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giovedì 7 maggio 2009

CRISALIDE: DIECI ANNI DI BLUFF INVOLONTARIO

CRISALIDE: DIECI ANNI DI BLUFF INVOLONTARIO
Dimenticate tutto quel che ho scritto a riguardo di “cultura transgender”, di nativi americani e “two spirits”, “Winkte”, ecc.
Dimenticate che esista realmente, in Italia, un movimento transgender capace di esprimere una, anche vaga, propria cultura alternativa rispetto a quella socialmente dominante, basata sui “dualismi”.
Dimenticate che le persone “trans” italiane, assomiglino, anche vagamente, a come spesso io le ho dipinte.
Non che io abbia mentito consapevolmente. Un po’ sono stata ingannata da una serie di eventi, un po’ mi sono aggrappata – all’ultimo disperatamente – a quel che io stessa avevo costruito come immagine delle persone transgender.
Capita, quando ci si sbaglia e si investe tutta la propria vita su un errore di valutazione iniziale, di attaccarsi a quell’errore per non ammettere di non avere capito. Per non ammettere di avere costruito una realtà che non esiste o meglio, che esiste come fenomeno marginale, elitario, ed ormai completamente privato.
Le persone transgender che in Italia avevano qualcosa di importante da dire sono, ormai, tutte fuori dai “giochi”. O perché ritiratesi a vita privata o perché si occupano di altro. Mi permetto di fare io dei nomi: Davide Tolu, Matteo Manetti, Diana Nardacchione, Helena Velena, Alex Barbieri. E’ triste che l’elenco finisca qui, potrei dimenticarne un paio, ma gli altri nomi “noti” sono solo costruzioni artificiose (talvolta al limite del plagio) basate sulle idee di chi ho menzionato. Idee riportate ma non elaborate, quindi non vissute. In altro “post” ho già citato un libro di altra autrice che dovrebbe essere ascritto a me perché riporta al 90% elaborazioni da me scritte su web da anni.
Altre persone continuano a sciacquarsi la bocca con le idee di un movimento transgender ma praticano una vita da manager maschilista e venale.
AzioneTrans è, con la volontà di Francesca, ormai un’associazione di “transessuali primarie”, che lotta per leggi più giuste, ma che trascura l’elemento culturale che è poi quello che forma le persone e, successivamente, i movimenti. Ottimo lavoro ma anche lei credo stia iniziando a chiedersi: “per chi lo faccio?”.
Se non lo stesse facendo, mi preoccuperei.
Crisalide nacque proprio dall’incontro fra me e Manetti. Poco dopo si aggiunse Davide Tolu.
Non conoscevo gran che dell’”altro” prevalente. Conobbi loro (e più tardi gli altri nomi citati) e mi feci un’idea molto ottimistica a riguardo della profondità delle persone transgender.
Quando iniziai a vedere cosa invece facevano, come vivevano, cosa pensavano, la stragrande maggioranza delle persone “trans”, capii che gli sparuti altri che avevo conosciuto all’inizio del mio percorso di transizione, erano un’intellighenzia che per caso era entrata in contatto con me e che mi fece avere suggestioni errate.
La realtà è che una grande maggioranza di trans non è affatto interessata al “transgender”, alla rottura dei ruoli “binari” maschio/femmina e tutto quel che ne consegue anche in termini di diritti civili (si pensi all’istituto del matrimonio o all’istituto dell’anagrafe come sarebbero stravolti); vuole solo passare da uno stereotipo all’altro. Chiede non un diritto che provenga da un’elaborazione culturale e scientifica, ma il privilegio di transitare da un sesso all’altro senza mettere in discussione la binarietà dei sessi (per questo lo chiamo “privilegio”, perché la binarietà non prevede che si passi da una parte all’altra tanto allegramente).
La grande maggioranza delle persone trans italiane, non sa neppure chi siano le persone intersessuate, ovvero quelle persone a noi “sorelle” (o fratelli) maggiori.
La stragrande maggioranza delle trans MtF, non scende in piazza per il diritto al lavoro, ma si mobilita in massa (con la benedizione delle “associazioni” riunite in “coordinamento”) a Napoli per chiedere che si preservi il “diritto a prostituirsi”, motivandolo con il fatto che «noi trans non abbiamo altro lavoro per mantenerci».
Non interessa il diritto al lavoro, ma il diritto a restare marginali (ma ricche) riconoscendo che il vero lavoro (pre)destinato alle trans, è la prostituzione.
Non sono opinioni, ma fatti. A Napoli sono scese in piazza molte più trans di quante ne scesero a Sanremo, quando si manifestò contro la fine dei pregiudizi contro le persone transgender sul lavoro (gli altri, non la prostituzione).


“Transfemminismo”? “Uomo Nuovo” (de-maschilizzato e proveniente dal movimento internazionale FtM)?. Si, si… esistono le transfemministe ed anche uomini FtM che rifiutano gli stereotipi di genere maschilisti. Una percentuale irrisoria rispetto alle trans “maschie” nel cuore e nelle modalità di vivere il rapporto sesso/sentimento e agli FtM che sognano di diventare i migliori strapazzapapere dell’universo.

L’altro giorno parlavo con un’amica transgender americana del mio libro “Translesbismo: istruzioni per l’uso” (ormai davvero vicino alla pubblicazione italiana…) come di una novità assoluta nel panorama librario nazionale, per i temi trattati. Lei era molto stupita perché i temi del translesbismo e ancora di più del transfemminismo, sono oggetto di numerosissime pubblicazioni in USA e sono temi centrali nel dibattito dei movimenti femminista, lesbico, transgender.
Mi viene da ridere (o da piangere) se penso allo sparuto numero di translesbiche che associano al proprio orientamento sessuale lesbico, una coscienza di dignità femminile, di “femminismo transgender”.


Crisalide è stato un grande bluff che, per un certo periodo, ha quasi convinto una parte dei “media” italiani che le persone transgender potessero avere qualcosa di speciale, di utile alla società.
La realtà è che ancora oggi la maggioranza delle trans MtF SCEGLIE (dichiara di) la strada e ne rivendica grande dignità.


Mi sono vergognata a leggere su un bel libro femminista come “Altri Femminismi”, un intervento di Porpora Marcasciano che inneggiava alla prostituzione come strumento di indagine e conoscenza socio/psicologica e rivendicava alle trans questo ruolo di mediatrice tra i sessi che, chissà perché, dovrebbe avvenire facendo pompini o altri splendori della sessualità mercificata.

Mi vergogno ancora a leggere la sua approvazione ad affermazioni di sex worker americane e mistress (sadomaso in ruolo dominante) che giustificano il proprio mestiere e voglia di far soldi con frasi del tipo: «facciamo agli uomini quello che gli uomini hanno fatto da sempre alle donne».
Non capire che tali spiegazioni erano mere giustificazioni al proprio business, da parte di una trans; non capire la differenza tra chi ti paga per farsi frustare e la violenza perpetrata contro le donne per millenni, per me può significare soltanto che si è restate uomini e pure un po’ “stronzi”, dentro. Ovviamente è un’opinione personale derivante dalla mentalità che esce da certe dichiarazioni.
Oh, per carità… si sa che «le trans sono ottime prostitute…»
E’ noto, specie fra i clienti affezionati: «le donne lo fanno per lavoro, la trans per proprio piacere». Farsi pagare per il desiderio sessuale come conferma di una femminilità raggiunta, dimenticando un paio di particolari: che le donne raramente provano soddisfazione nel prostituirsi e che questi uomini che pagano le trans, pretendono l’”uccello” e possibilmente attivo e funzionante. Sai che conferma di femminilità!! Uno stereotipo? In parte sì, ma gli stereotipi, l’ho imparato, non nascono dal nulla. E reale che per molte trans che si prostituiscono, farlo è fonte di autostima e piacere. Se non bastasse la mia parola, la presidente di Libellula 2001 di Roma, ha dichiarato cose analoghe in una tv romana. Si, è così: una rappresentante vera (non come me, che rappresentavo me stessa e pochissime decine di altre persone) delle trans, ha affermato che prostituirsi ha anche un valore di crescita nella propria nuova condizione femminile (sic!).


L’”Uomo Nuovo”? Oh, basta frequentare per un’ora Davide Tolu o Matteo Manetti per accorgersi che esiste e per capire quanto è differente dallo stereotipo classico maschile/ista.

Certo è, però, che dall’altra parte sono decine le mie conoscenze di “nuovi uomini” (in senso temporale, in questo caso), che con la crescita dei primi peletti di barba hanno fatto impennare la loro stronzaggine testosteronica, prendendo e lasciando ragazze come fossero fazzoletti di carta. Ragazze incantate e inebetite da questi apparenti nuovi uomini “senza pene” che evocano il maschio non prevaricatore.
Quanti FtM maschietti perfetti, in tiro, alla continua ricerca dell’affermazione sociale nel lavoro, nel sesso, nei soldi… e nell’insopprimibile desiderio di far conquiste su conquiste! Quanti FtM yuppy anche ora che lo “yuppismo” è morto negli anni ‘90!


Non volevamo essere un “bidone”, noi di Crisalide… anzi non credevamo di esserlo, nei primi anni di attività. Pensavamo che il nostro fosse un sentire diffuso e comune e che magari noi avessimo semplicemente più voglia di comunicare e di farlo politicamente. Dopo un paio di anni, già sapevamo di esserci sbagliati ma pensavamo ancora che il nostro stimolo avrebbe potuto svegliare le nuove generazioni transgender ad una propria dignità in quanto tali. “Two spirits”, uomini e donne “come gli altri”, ma con un proprio specifico culturale, dovuto alla realtà oggettiva della propria condizione, realtà, biografia di transito fra i generi.

Ci abbiamo provato con tutte le forze per anni. Al massimo siamo stati ingannati da qualche falsa/o “discepola/o” della prima associazione transgender (e non transessuale) italiana, che ha usato la “novità” a proprio uso e consumo.

Solo io – di quel gruppo - ho resistito così a lungo (segno di minor intelligenza, di maggior impegno o di mera testardaggine? A chi legge la scelta) nel perseverare con la cultura transgender in Italia.
Sia chiaro: la cultura transgender esiste eccome! In USA, in UK, in Spagna, in Olanda, in quasi tutta Europa, ma non ha scalfito lo status di “italiota” che non ci distingue dal resto della popolazione, anzi, spesso, pur di piacere, ci rende, noi “trans”, più italioti degli italioti.


In tutto il mondo, le cure di cui necessitano le persone trans, sono fornite dai Sistemi Sanitari Nazionali (così come sono organizzati) tranne che negli USA, dove però il problema delle cure mediche a carico dello Stato è generalizzato.

In Italia, una classe politica (di sinistra) squallida e di un’ignoranza abissale, alleata a squali transgender che cercavano la via individuale alla ricchezza, magari stanche di dar via il culo, sta “dando vita” ai cosiddetti “consultori”, gestiti dalle Associazioni.
Non consultori che diano informazioni utili - come ci sono in tutto il mondo - ma che proprio gestiscono la salute e la transizione medica delle trans, ovviamente con personale medico, ma decontestualizzato dalla multi specializzazione che offre un ospedale.

Così le trans ed i trans “utenti” fanno più favori (a proprie spese): si tolgono dai coglioni negli ospedali dove ci sono “i malati veri” , spendono molti più soldi che con i ticket, e non hanno l’assistenza – normale negli ospedali – delle consulenze gratuite di eventuali altri specialisti per altri ambiti della salute che possono derivare proprio dalla terapia ormonale. Il tutto per mantenere vive queste Associazioni e soprattutto chi le dirige.

Complimenti alle soluzioni all’Italiana. Poi abbiamo protocolli diversi da quelli internazionali perché noi siamo più furbi di tutti ed infatti le ed i trans italiani si devono sorbire a volte anni di psicoterapia (quasi sempre pagata) per avere l’ok agli “ormoni” (nel mondo si eseguono test psichiatrici e si ha una diagnosi in pochi mesi).
Ci si potrebbe immaginare una rivolta popolare di fronte a questi abusi: «vogliamo essere seguite/i negli ospedali che offrono maggiori garanzie e sicurezza, in cui spendiamo meno e sostiamo meno a lungo nella terra di nessuno delle indagini psicologiche senza diagnosi».
Niente di niente di niente. Piegare il capo e obbedire: questa è l’attitudine prevalente in ambito trans, salvo poi scatenarsi di notte (per le MtF) nelle discoteche ad offrire il proprio corpo conquistato, come un trofeo di silicone o, per gli FtM, darsi finalmente alla “dolce vita” fatta di alcool e tanta più figa possibile…

Insomma Crisalide ha per anni falsificato la realtà. Io, in prima persona, ho raccontato a giornali, riviste, radio e tv, una realtà di persone meravigliose che in realtà non esistono, se non in una percentuale inferiore rispetto al resto della popolazione.
Di me un ex dirigente di Arcigay, ora presidente onorario (e che non è Grillini), so che disse: “è l’unica trans con il cervello”, o qualcosa del genere.

Mi offesi allora perché derideva una “categoria” che credevo esistere. Oggi, sebbene non pensi di essere l’unica, comprendo molto meglio tale affermazione. Ripeto non sono l’unica e poi “nel movimento” c’è tanta “merda” che ovviamente, anche una persona di media onestà intellettuale, fa già un figurone!
E poi, non sono così convinta che ripeterebbe tale affermazione, leggendomi oggi, negli ultimi periodi in genere.
Mi pento di avere rappresentato una realtà come prevalente, quando invece è ultra minoritaria? No, perché alla fine è bene rappresentare anche le minoranze. Perché è bene conoscere Stalin ma anche Trotzky, Bush ma anche Luther King.

Certo gente come King sembrava rappresentare il sentire comune dei neri d’America… ma era un falso. Tolto di mezzo lui, tutto si è perduto. E questa è la prova che tante belle menti, rappresentano solo se stesse, anche se a volte, godono di una certa popolarità. Perché anche gli stronzi, a volte, sognano d’essere buoni e si scelgono un leader che li rappresenti per continuare a farsi i propri affari (più o meno sporchi).
Succede ovunque? Vero. Tanto vero che molti anni fa ebbi a dichiarare in pubblico che le persone transgender avranno conquistato pari diritti solo il giorno in cui avranno diritto alla “mediocrità”.
Cioè che per riuscire a trovare un lavoro non fosse più necessario essere talmente brave/i e redditizie/i da far superare i pregiudizi, in nome del Dio “convenienza”.
In quella frase c’era la mia consapevolezza della realtà in cui mi muovevo ma che non potevo dichiarare come realtà prevalente.
Continuo a pensare che le persone transgender debbano avere accesso ai diritti di tutti, anche se non particolarmente brillanti, ma quel pensiero non mi sarebbe mai venuto in mente se non avessi già capito in che ambito mi muovevo.
Perché la mediocrità – lo dico perché è la verità, non perché sono diventata una vecchia acida – in ambito trans è molto più diffusa che altrove.
In un certo senso è normale che sia così. Lo è in genere per tutte le comunità emarginate al punto da portare chi vi appartiene ad auto ghettizzarsi pur di avere qualche vantaggio (vedi la vocazione alla prostituzione) Perché la comunità trans avrebbe dovuto fare eccezione?
Perché una cinquantina è riuscita a vincere l’emarginazione per fortuna o per merito?

Non è così, non lo è stato e non è.
Orgoglio transgender? Mi viene da ridere (o ancora da piangere). Esistono talmente tante trans che dopo avere completato la transizione, cambiano città, e nascondono la loro ex condizione persino ai loro partner, da far tristezza. In gergo si dice “vivere in modo stealth”. Ecco l’orgoglio transgender! Oppure esiste l’orgoglio” che vanta il diritto a prostituirsi come una bandiera dell’essere transgender. O l’orgoglio di corpi totalmente sintetici e denudati alle parate dei Pride.
Poco, pochissimo orgoglio rispetto alla propria intelligenza, sensibilità, ecc.
Anni fa a Matteo Manetti capitò di polemizzare con un CTU che faceva eseguire il Quoziente di Intelligenza alle ed ai trans, per avere l’ok all’intervento. La risposta che lo psichiatra gli diede fu laconica. Disse: “faccio questo test, lo ammetto, per una ricerca mia personale, perché il riscontro, rispetto al resto della popolazione, di capacità intellettive delle persone trans – specie da maschio a femmina – sono sconfortanti. Sono felice che lei faccia eccezione e “alzi” la media”. Al tempo, quando mi riferì l’episodio, sia io sia lui, rifiutammo ideologicamente l’affermazione dello psichiatra… Mentiva.. doveva per forza mentire. Oggi mi chiedo: “perché avrebbe dovuto farlo? A che pro, dato che era persona supportiva e non ideologicamente contraria alla transizione?”
Non che io creda poi molto al test del Q.I….. certo però che la cosa fa pensare

Un’amica lesbica, leggendo la bozza di quanto scritto fino a qui, mi ha contestato varie cose: che le situazioni di cui parlo sono comuni a tutte le realtà, che – ad esempio - anche la maggior parte delle lesbiche pensa a scoparsi qualcuna e non certo ai documenti programmatici di ArciLesbica, ma ci si iscrive perché delega all’Associazione il “pensare sociale” per i suoi diritti.
Mi dice che sbaglio a ritirarmi e soprattutto che è grave che io diffonda questi messaggi a tutti e non, magari, solo all’interno del “movimento”.
Sono anni che dico tante cose, all’interno del movimento, invano (forse le mie controparti non hanno mai effettuato un Q.I.? ).
In realtà non voglio dire che sono scontenta del lavoro fatto in Crisalide. Credo che l’Associazione abbia prodotto tanta qualità al punto che oggi, a sito fermo (dagli aggiornamenti) mi è arrivata una proposta di pubblicità sulle pagine del sito di Crisalide AzioneTrans. Segno che è ancora letto e visitato. Non è questo il punto. Il punto è che io ho rappresentato all’esterno una realtà transgender italiana che semplicemente non esiste. Ho proiettato su tutte le ed i trans l’identità mia e di uno sparuto gruppo di “intellettuali transgender”, forse un po’ segaiole/i, visti i risultati. Questo è il bluff, non certo le nostre proposte, articoli, interviste, lettere, proteste, ecc. Sono orgogliosa della produzione di Crisalide e semmai potranno essere altri a contestarne la qualità o validità.
Il bluff è solo la rappresentazione in “collettiva” di una realtà poco più che individuale.
Questo, secondo la mia amica, non va detto a tutti: «ci sarà chi utilizzerà le tue parole per gettare fango sulla “categoria”».
A parte che non mi ritengo così “seguita” da far sì che le mie parole vengano usate contro “la categoria”, il punto per me è un altro. Qualsiasi conquista di diritti, nella storia, passa attraverso una realtà vera di movimento e non attraverso rappresentazioni fantasiose, proiezioni dei propri desiderata.
E’ bene dire la verità sulla realtà trans italiana. Una realtà pessima come pessimo è quasi tutto, oggi, in Italia. Siamo diventati un popolo razzista, intollerante, abbuffino, senza ideali.
Chi li ha gli ideali, non è più rappresentativo. Capita a Crisalide come è capitato ai sognatori di “uguaglianza e fraternità” di Rifondazione Comunista e come capiterà anche ai sognatori di una destra rinnovata (penso a “Casa Pound”, se ne ricordo la dizione esatta). Siamo un popolo forcaiolo che però si commuove tanto se si raccontano storie strappalacrime. Diritti niente, ma solo gentili concessioni che portano, magari, Luxuria a vincere “L’Isola dei Famosi” o poche altre “transfortunate” a godere di un certo appeal mediatico.
Non potrei “andarmene” senza avere dichiarato prima il “bluff”.
Non perché voglia far del male alla “categoria”… questa il male se lo fa già da sola inseguendo il nulla, semmai per lanciare il mio ultimo “allarme”.
Se non si impara a “muovere il culo” diversamente da come si fa in discoteca, se non si impara a studiare, pensare, elaborare, leggere e poi, solo poi, lottare, beh, se le cose poi andranno male, ci sarà solo da fare un enorme e collettivo “mea culpa” perché si perderà, senza lottare, senza verificare se ci poteva essere una chance, un futuro diverso e migliore.
Tutte cose che non mi toccheranno gran che personalmente dato che lo status di persona con handicap è infinitamente più pressante, nella vita reale, di quello di transgender.
Già è noto cosa io pensi di chi oggi rappresenta il movimento trans in Italia. Mi basta aggiungere che tutte, ma proprio tutte, le persone perbene e soprattutto capaci, si sono ritirate a vita privata, alcune sconsolate, altre depresse, altre con un «andate a dar via il culo» represso per anni passati ad ascoltare pretese senza mettere mai in campo un millimetro di impegno, di assunzione di responsabilità.
Quel che fa rabbia è che questa non è la realtà transgender, ma quella italiana.
Basterebbe varcare il confine per accorgersi che di “Mirella Izzo” non ce ne è una sola, che non è né “mitica”, né “pazza”, ma che sarebbe una fra tante che provano ad usare cuore e cervello (maschile o femminile che sia… se non lo si usa, non si nota la differenza).
Di libri sul translesbismo e transfemminismo o riguardanti le riflessioni di trans FtM rispetto ad un modello maschile non maschilista, è pieno il mondo. Non in lingua italiana però.
Perché non ne vengono scritti e neppure vengono tradotti i tanti provenienti da paesi civili, senza scomodare le fatiche di pochissime/i italiane/i appartenenti a questa Repubblica delle Banane.
Non avrei finito ma sono stanca e poi «non si scrive così tanto su internet… dovresti fare un riassunto».
Beh, io alle elementari odiavo i riassunti, ma se qualcun* si vuole dilettare, che ci provi .
IMPORTANTE PRECISAZIONE: i nomi delle persone transgender che ho fatto, come esempio di bontà intellettuale (e non solo), non implicano alcuna condivisione – da parte loro – del mio pensiero, passato ed attuale, né l’appartenenza a Crisalide AzioneTrans. Sono nomi che io ho fatto per la stima che porto verso di loro e che non necessariamente è ricambiata, salvo – credo di poterlo dire – il caso di Davide e Matteo.

Mirella Izzo

PS: non so cosa rispondere a questa Azienda che vuol fare pubblicità sul sito di un’associazione abbandonata…

giovedì 2 aprile 2009

ADDIO MOVIMENTO. VADO IN PENSIONE (con buona pace di tanti)

ADDIO "MOVIMENTO", IO VADO IN PENSIONE
(Con buona pace di tanti)


1999-2009
, la data di un epitaffio. 10 anni di vita che accompagnano un sogno, diventato poi speranza, infine realtà. Il sogno "Crisalide" che nacque nelle teste mia, di Matteo M., di Daniele M. a cui, un anno dopo si aggiunse Davide T.
Matteo e Davide, in particolare, che oggi cito solo con le iniziali del cognome per ragioni di privacy, sono i responsabili della nascita in Italia di una visibilità, ancor prima che movimento, dei transgender FtM (da Femminile a Maschile). Il Coordinamento Italiano Trans FtM, seguì di pochi anni Crisalide e ne fu un sogno complementare, aggiuntivo.

Dal 2000 al 2006, Crisalide e Coordinamento FtM hanno prodotto più materiale divulgativo, informativo e culturale di quanto non ne fosse stato prodotto in tutti gli anni precedenti (ed anche concomitanti) da tutto il resto del "movimento trans" italiano.

Dietro il progetto Crisalide c'era un sogno. Un sogno che - nella parte concettuale - è riversato nelle pagine del Manifesto AzioneTrans, ma che era qualcosa di più di un programma politico. Era un modo di intendere il volontariato sociale per le persone "trans".

Non più i ghetti dei "consultori" gestiti dalle Associazioni, ma il Sistema Sanitario Nazionale che tratti al meglio le persone transgender, con i protocolli più sicuri, più adeguati, più rispettosi della persona.

Non più Associazioni Trans che equivalevano a sindacati delle prostitute transgender, ma la voglia di attingere a quel poco o tanto che era riuscito a passare tra le maglie della ghettizzazione, per allargarle sempre di più, affinché la prostituzione potesse diventare davvero una libera scelta e non una nuova versione de "la volpe e l'uva" come appaiono oggi le dichiarazioni delle trans che "scelgono" la prostituzione.

Un modo diverso di stare insieme: non più diffidenza tra MtF e FtM, ma collaborazione, non più separazioni tra chi si opera e chi no, chi guadagna bene e chi no, chi è italiana chi no, ecc. ecc..

Un modo che prima non si era mai visto.

Infatti Crisalide crebbe a vista d'occhio, dopo il primo anno di assestamento... E la "leadership" mia, di Matteo e di Davide, era incontrastata perché chi si avvicinava a noi sentiva la verità del nostro sogno.
Noi però ci eravamo dati un tempo: sapevamo che avremmo vinto solo se l'Associazione sopravviveva a noi, senza perderne lo spirito di trasparenza e idealità. Ma Crisalide stava diventando importante e quindi, come la storia di tutti i tempi insegna, iniziava ad attrarre persone non particolarmente nobili ma a caccia di visibilità... Che i tempi stessero iniziando a cambiare, che l'afflato dei fondatori non fosse stato raccolto da alcuno, se ne resero conto Davide e Matteo.
Nel 2005 già non ci credevano più e nel 2006, "abbandonarono la causa", correndo il rischio di passare la "visione" di Crisalide in altre e nuove mani. A causa del mio aneurisma, anche io feci un passo indietro, ma ci credevo ancora, al contrario di loro. Fu così che venne eletta F.T..

Due anni per me infernali. Tutto quanto era stato per Crisalide "fiore all'occhiello" veniva distrutto in pochi mesi. Nessuna contabilità, nessuna trasparenza sui soldi che ci venivano dai soci. Nessuna iniziativa politica, nessun documento politico (e quei pochi, riscritti in italiano da me). La rabbia prevalse. Una rabbia resa "cieca" dalla mia difficoltà umana e psicologica di accettare un handicap che mi decimava (letteralmente) le forze, che mi condannava ad una sofferenza fisica (dolore) permanente, 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno, dal 2004/2005. Vedere distruggere un sogno in pochi mesi, costruiti con anni di vero amore per la causa, e sentire che non avevo più le forze per ridare dignità all'Associazione, era troppo per me. In quel periodo commisi degli errori.

Esagerai non tanto nei contenuti, ma nelle forme. Individuai falsi "bersagli", nel senso che mi sono fatta ingannare dai sorrisi di facciata, dietro cui giaceva la malafede. Individuai in altre persone la "minaccia". Non avevo torto e forse non aveva torto Daniele Bocchetti, a comprendere che mi dovevo davvero fare da parte anche se neppure lui stava capendo chi davvero minacciava l'Associazione. Non io, per quanto "pazza" (momentanea), ma in buona fede.


A lui, a Daniele Bocchetti e, indirettamente a Nicole I., devo delle scuse. A lui gliele ho fatte personalmente già anni fa ed ora pubblicamente le rinnovo, includendo Nicole.

Allora non furono accettate e Crisalide perse un'ottima testa pensante ed una militante appassionata con grandi prospettive.

Per colpa mia sicuramente. In realtà il mio era solo strabismo ed un'esasperazione dovuta all'handicap che solo un paio di anni dopo, con fatica, ho iniziato a imparare a gestire.

Intanto il "buon nome di Crisalide" era stato trattato come uno straccio per cloache. Fummo d'accordo, io, Davide e Matteo. Così non poteva andare avanti e se così volevano andare avanti che lo facessero con un altro nome. Che il sogno "Crisalide", se doveva interrompersi per mancato cambio generazionale, che altri non pisciassero su quel nome che rappresentava il nostro lavoro serio e appassionato per il quale avevamo rinunciato a tantissima parte del nostro tempo libero.

Non era un desiderio - a rigor di legge - legittimo: le associazioni vanno avanti senza sciogliersi se trovano chi continua. Ma politicamente, piuttosto che vedere avanzare "il marcio", ero ancora in grado di sbarrargli la strada, anche se a costo di ridurre Crisalide a poco e nulla... Ma meglio ripartire da zero puliti o "morire" (già... Donchisciotte ... )
.

Poi, all'ultimo "Milano" si offrì a gestire l'Associazione, ma dopo neppure un mese un altro scandalo macchiò il nostro nome che per sei anni era stato tenuto immacolato. Nel nuovo Direttivo persone andavano scrivendo frasi razziste contro le transessuali "primarie", contro uomini e donne "genetici" (nati tali), sia etero, sia gay, sia lesbiche, in nome di una presunta "superiorità razziale transgender".

Una follia che si spinse fino al consigliare a chi si rivolgeva all'Associazione, di lasciare eventuali partner "non trans".

Potevo permettere tale follia a nome di Crisalide? Non ce l'ho fatta. Chiesi, da presidente onoraria, alla neopresidente milanese di far fare un passo indietro a chi aveva scritto pubblicamenti tali aberrazioni ma.... macché... Non avevo capito che non era stato eletto un Direttivo ma una
Regina con la sua corte e nessuno della corte poteva essere sacrificato.

Una Regina che poi ha pubblicato un libro, preso di pacca dai miei scritti (gratuiti) on line e riscritto nella forma ed i riferimenti a me sono stati tutti cambiati in un generico "cfr. Crisalide AzioneTrans", quando era ben noto che in Crisalide, il diritto sui contenuti erano della persona, prima che dell'Associazione!

Insomma, il libro della M.R. a me piace... peccato dovrebbe riportare prima la mia firma e poi la sua! Chissà, ora che ho tempo, magari mi prendo lo sfizio di fare un dossier e mandarlo alla SIAE o altro ente sulla proprietà intellettuale...

Sta di fatto che fu la seconda diaspora in pochi mesi. Fu quella che io ritenevo la fine. Ok, si chiudeva. All'ultimo arrivò Francesca Busdraghi, attuale presidente di AzioneTrans che voleva assolutamente non far morire il patrimonio di questa Associazione. Con lei un altro paio di militanti, volenterose ma troppo indietro con la transizione per potersi esporre, cedetti alla mia voglia di allontanarmi per passare da sognatrice a "Don(na) Chisciotte" e nel 2008 rifondammo in 4 gatti AzioneTrans.

Non più Crisalide, ma solo AzioneTrans.

Tornai ad essere presidente nonostante io sia ufficialmente dichiarata "
inabile per qualsiasi proficuo lavoro" e lo sia davvero. Lavoro è qualcosa che richiede un impegno costante, piccolo o grande, ma costante. E mai come in quel momento AzioneTrans richiedeva un grande impegno quotidiano. Giocai la scommessa a carte scoperte. Scrissi chiaro e tondo alle persone transgender: se AzioneTrans andrà avanti con il mio contributo, non lo deciderò io ma voi. Se arriveranno tante iscrizioni e soprattutto TANTA MILITANZA, ad affiancare le poche mie forze e quelle che diventeranno presto poche, di Francesca (Francesca Eugenia, lei preferisce) a causa di problemi medici, ora per fortuna superati ma che hanno occupato un anno cruciale in cui ero sola senza le forze per farcela.

Nel frattempo succedono una quantità di cose vomitevoli per il mio concetto di etica e morale. Nel movmento trans ma anche nel movimento LGBTQI spezzato in due da un'ala che vorrebbe far tornare indietro il tempo al 1977 (di queste cose ho già scritto).

Le Associazioni Trans, intanto, si riuniscono dentro un "Coordinamento che chiamano "Sylvia Rivera", una grande militante transgender americana, ora morta. Quella che diede il via alla rivolta di Stonewall, quella con cui io, Matteo ed Helena (Velena) passammo una intera notte svegli a parlare. Noi e non costoro che si fregiano del suo nome (e so che Silvia - o Sylvia - si rivolterebbe nella tomba).

Una roba di puro interesse. Consultori finanziati con soldi pubblici che tengono le persone trans all'infinito per gonfiare le spese. Costi superiori a quelli offerti dal Sistema Sanitario Nazionale (ad esempio a Genova, dopo un accordo con il Dipartimento Endocrinologico dell'Università di Genova, dove non si paga neppure il ticket perché le visite sono in Day Hospital). Gente che ci fa uscire di che vivere (e bene) alle spalle delle persone che dovrebbero difendere. In Toscana poi succede persino l'incredibile. Un'Associazione nasce dopo il consultorio voluto da una super ingenua "Regione Toscana" per gestirlo. Manco a dirlo, là ci si butta chi azzerò i conti di Crisalide in soli sei mesi (noi ci autofinanziavamo con le tessere e basta e il 5 per mille e basta).

Paura di denunce a dire ste cose? Ma no... io ho le carte che cantano (tipo i resoconti del conto corrente e le spese prevalentemente in ristoranti e treni per Roma) e chi mi dovesse denunciare rischierebbe di fare la fine di quei naziskin che anni fa, proprio a Genova, partirono per una spedizione punitiva contro le ragazze nigeriane che lavoravano in strada e finirono tutti al pronto soccorso (conosco bene le ragazze nigeriane, sono fantastiche ma hanno delle mani belle pesanti :D).

Anzi lancio una sfida alle neo dirigenti delle altre Ass.ni Trans: pubblichiamo tutte (e tutti) le nostre dichiarazioni dei redditi e paragoniamole allo stile di vita che conduciamo.... Io ci sto a mettere il mio CUD (non ho altro).

Si arriva a fine 2008 e nasce il progetto "Pride Nazionale a Genova". Sempre più "Don(na) Chisciotte" accetto di metterci nome, faccia, lavoro, documenti.. insomma tutto meno che il culo.... Anzi no, a dire il vero ci metto anche un po' di culo perché sappiamo tutti che il GenovaPride nasce con un vizio di forma piuttosto grave. Il mio culo l'ho messo quando ho accettato di far epurare un documento ufficiale del GenovaPride (scritto da me) della parte in cui si chiedeva pubblicamente scusa per quell'errore. Forse l'essere "PROUD" è stato frainteso...?

Pensavo che comunque, a parte quella falsa partenza, Genova poteva offrire un'ottima uscita dalla crisi del movimento.

Certo dovevano cambiare alcune cose. Una su tutte: se si fa un documento con delle rivendicazioni, ebbene, accanto ad esse, ci si deve scrivere come reagiremmo, di fronte ad un rifiuto alle nostre istanze tutte. C'era da studiarci un po' perché non siamo lavoratori di un'Azienda che possono fare sciopero... ma esistevano spazi per "scioperi" d'altro genere, che potevano fare male allo Stato (e allo sputtanamento dell'Italia in ambito UE), se messi in atto da una o due milionate di persone...

Peraltro la gente gay e lesbica, oggi è stufa dei Pride "parata" e vuole agire.... Forse solo ora è arrivato il momento che una forma di protesta raccoglierebbe consenso, se messa in atto in modo giusto, coinvolgendo la gente e non per "farsi belli".

Ma vallo a fare capire alla dirigenza LGBT italiana (giuro che ci ho provato cento volte, a parole e per iscritto, anche se privatamente).

Infatti la mia proposta non passa. Passa solo un acronimo più lungo di LGBT. Una Q ed una I che probabilmente non troveranno adeguata attenzione nelle iniziative concrete del Pride (anche se io spero di cuore di no). Non ho forze per le lotte interne. Mi dimetto: io socia fondatrice del Comitato GenovaPride mi tolgo da ogni responsabilità nel GenovaPride...

Non ho avuto neppure la presentazione (tra gli eventi del GenovaPride) del mio libro "Translesbismo: istruzioni per l'uso" che sta per uscire, finalmente, in edizione italiana e finale (insomma sarà acquistabile anche nelle nostre librerie, magari ordinandolo, con il codice ISBN italiano) e quella nausea che non capivo cosa fosse, che aveva preso a Davide e Matteo, me la sono ritrovata addosso, con gli interessi di quasi tre anni di inutile militanza. Tutto quel che è stato fatto di importante da Crisalide, è accaduto prima del 2006. Dopo ci sono stati scandali e poi alla fine una sopravvivenza da testimonianza.


Per queste e tante altre ragioni che mi porterebbero a scrivere un libro e non un "post",
ho deciso di lasciare ogni impegno in ambito politico, in particolar modo in ambito LGBT (Il QI sparirà subito dopo il GenovaPride).

Ho pensato di tirare avanti ancora con Crisalide, associazione mai chiusa, in ambito solo genovese, ma non ho voglia di far finta di spacciare una persona per un'Associazione.

Voglio chiudere pulita, chiedendo scusa a chi dovevo chiedere scusa, spiegando in breve i perché della mia scelta.

Francesca Eugenia Busdraghi, a Roma, porta avanti AzioneTrans. La sua nuova AzioneTrans. Spero con risultati migliori di quelli ottenuti da me. Non so come andrà avanti ma le auguro ogni bene.
Un'altra cosa.. e ..... e sì... 'sta cosa ora la posso/devo proprio dire alle persone transgender italiane: bene, ora avete le Associazioni che meritate.... le "dirigenze" che meritate. Statevene anni a convincere le psicoterapeute del MIT che siete trans.. così si spenderanno un sacco di quattrini (metà vostri, metà della Regione) e voi non transizionate per anni.... alla faccia dei protocolli internazionali sulla diagnosi e cura della condizione trans, che dichiarano come opzionale la psicoterapia negli adulti e non obbligatoria e... a vita (o quasi).

Noi ci abbiamo provato a ribellarci ma eravamo i soliti generali senza esercito....


Del resto ogni movimento di liberazione, si è liberato quando si è messo in gioco, non quando si è affidato a madrine e/o padrini che "pensano loro a tutto".

Io lascio i miei tantissimi scritti on line e i miei libri che spero di riuscire a continuare a scrivere.

Per il resto, su di me, non si conti più (cambierò anche il telefono, presto, che ancora squilla a ripetizione nonostante io dica che mi sono ritirata e dò altri numeri di altre associazioni e poi mi richiamano il giorno dopo perché non sono state considerate o sono state trattate con poca umanità).


Ogni gruppo, ogni movimento storico ha avuto quel che si meritava, scegliendosi i suoi leader.

Del resto di Giordano Bruno ce ne sono tanti e hanno quasi sempre perso, mentre i papi e le papesse, magari con le mani sporche di sangue, hanno quasi sempre vinto.

Questo accadrà finche la gente si fa gregge (pecora) e chi ha ideali si fa idealista, dimenticando troppo la realtà.

In fin dei conti il Comunismo che aveva di sbagliato? Una società che prevede che "ognuno dà secondo le proprie capacità e ognuno prende secondo i propri bisogni" è quasi evangelica.
Peccato che non teneva conto dell'avidità umana tra i nemici esterni del comunismo ma ancora di più tra quelli interni, che hanno trasformato un sogno in un incubo. In piccolo, molto in piccolo, è quel che è accaduto a Crisalide che resterà comunque sempre nel mio cuore per le centinaia di persone che ha aiutato a rendere la transizione un po' meno dura di quel che è.
Amen
Mirella Izzo

Genova 2 Aprile 2009

P.S.: ma che farò ora delle mie giornate, senza gli impegni del "movimento"? Innanzitutto i "casi miei" e pubblicamente continuerò a scrivere (qui o sui libri o su mirellaizzo.it o altrove) e farò del sito di Crisalide, delle sue 1000 pagine, un'enciclopedia aggiornata al 2008.
Chissà, magari ne regalo i contenuti a Wikipedia.it...


giovedì 22 gennaio 2009

MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE: ALCUNI CHIARIMENTI

MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE: ALCUNI CHIARIMENTI

Sebbene mi paia alquanto strano che un messaggio letto al massimo da 30 persone (secondo i motori di ricerca) possa determinare alcunché, sembra che il mio precedente "messaggio alla (trans)nazione" abbia creato qualche problema a chi sta lavorando in AzioneTrans per portare avanti alcuni progetti già in itere o in fase di decollo.
Mi corre l'obbligo pertanto di chiarire alcune cose:
  • le considerazioni da me espresse erano e restano di natura personale. Il mio continuare o meno la militanza in AzioneTrans è INNANZITUTTO dovuta a ragioni di salute e, proprio a causa di questo, credo di avere il diritto di metterla a rischio solo in virtù di progetti che ritengo importantissimi e che contemporaneamente mi vedano, in questi progetti, figura indispensabile;
  • Il numero di tesserati in AzioneTrans nel 2008 supera le 30 persone e rappresenta il minimo storico dell'Associazione. A parte gli "anni horribilis" 2006-2007 di cui non ho neppure una contabilità precisa (non ero nel Direttivo), negli anni 2000-2005, AzioneTrans è costantemente cresciuta nel consenso, fino ad avvicinarsi a quota 100 iscritti;
  • Se la "rappresentanza" di AzioneTrans (sotto i cento soci) sembra bassa, invito chiunque a verificare quella di altre associazioni trans. La "famosa" Arcitrans Nazionale non ha mai raggiunto 50 soci negli anni in cui è stata in vita, ad esempio. La rappresentanza delle nostre Associazioni è data più dalle utenze che non da chi si impegna direttamente. Peraltro impegnarsi mentre si vive in una condizione di stigma non è cosa semplice e da tutti. AzioneTrans tiene in vita fino al 29 gennaio un Forum frequentato da 400 persone, molte delle quali transgender. Per il 2009 si prevede altra forma di aggregazione di supporto on line.
  • Iscritti, volontari e utenti non sono la stessa cosa. AzioneTrans ha avuto un calo di iscritti nel 2008 per vicende ormai note (per chi segue l'Associazione) avvenute nel biennio precedente e non imputabili a nessuna persona attualmente impegnata in Associazione. AzioneTrans anche nel 2008 ha servito centinaia e centinaia di utenti transgender attraverso: consulenze telefoniche 24 ore su 24, gruppi di auto aiuto, forum internet, email, incontri personali, sito web, ecc. La contrazione di iscritti è fisiologica dopo una scissione (tra l'altro si parla di un solo anno di contrazione) mentre è vero che vi è una grave carenza di "volontari/e". La causa della riduzione di volontariato è intrinseca ai motivi che hanno portato alla scissione. AzioneTrans ha infatti cacciato (o messo nelle condizioni di andarsene) chiunque facesse "volontariato" con secondi fini personali. Che in Italia vi siano poche persone transgender disponibili ad un volontariato puro, è stata un'amara considerazione che mi ha portata anche a dare la mia disponibilità a "preparare" nuove leve di persone trans che abbiano in cuor loro di aiutare gli altri e non sé stess* innanzitutto (disponibile a mettere in pubblico i CUD o altre dichiarazioni fiscali di tutte le "cariche" trans e verifica della qualità di vita goduta)
  • Nonostante il prosciugamento totale delle casse dell'Associazione, avvenuto a fine 2007, ad inizio 2009 AzioneTrans può contare su circa 4- 500 euro (già "ripuliti" dai debiti accumulati dall'Associazione nei confronti di quei soci/e che hanno anticipato soldi) da investire per le proprie attività;
  • Il tesseramento per il 2009 non sarà curato da me e pertanto non subirà i ritardi del 2008. Semplicemente l'Associazione ha circa un mese di ritardo nell'avviare la campagna 2009 che sarà più semplice (ma non posso anticipare cose che non saranno ovviamente decise solo da me);
  • AzioneTrans e solo AzioneTrans, nella scorsa legislatura ha fornito l'ossatura del pdl Luxuria sulla questione Transgender (un giorno pubblicheremo la bozza del progetto di legge come lo avevamo in mente noi e come comunque è stato raccolto e ovviamente modificato dalla ex on. Luxuria e dal partito in cui militava).
  • AzioneTrans è l'unica Associazione Transgender ad avere portato in Italia il Transgender Day Of Remembrance International in Italia
  • AzioneTrans e non altri, ha importato il termine transfobia, prima omologato alla parola omofobia che invece è altra cosa, pur con simili conseguenze;
  • AzioneTrans, e solo AzioneTrans si batte perché in Italia si utilizzino i protocolli diagnostici di cura internazionali e non quelli italiani che assoggettano le persone transgender a iter umilianti e "infiniti". Non solo si batte ma ha collaborato affinché in Italia due centri pubblici utilizzassero tali protocolli, prima sconosciuti in Italia (sic!)
Potrei continuare a lungo per spiegare che AzioneTrans non è morta ma che Mirella Izzo può continuare a lavorare solo in un contesto più ampio di quello attuale riguardante TUTTE le Ass.ni Trans italiane. Io ho proposto una sfida perché io possa "pensionarmi" e lasciare un'Associazione forte nel massimo numero di persone possibili.
La logica "monarchica" sembra colpire anche chi ci legge: io non sono AzioneTrans, AzioneTrans non è Mirella Izzo (o non solo e comunque non per sempre).
Infine, per parlare di rappresentatività, mi permetto di ricordare che in Italia poche migliaia di iscritti Radicali hanno portato in Italia leggi che regolamentano Divorzio e Aborto. Cosa che un Partito Comunista con MILIONI di iscritti non era riuscito a fare.
Chi non sa discernere qualità da quantità forse non merita neppure di essere preso in considerazione come interlocutore, ma questo è un mio pensiero. Il pensiero di una persona stanca e malata. Non è giusto che tali considerazioni possano essere confuse con il pensiero dell'Associazione tutta. Infatti altre persone in AzioneTrans hanno ancora voglia di raccontare e spiegare e portare a casa quei risultati che il primo gruppo dirigente dell'Associazione non è riuscita a portare.
Insomma voglio chiarire che il mio ritiro è il mio ritiro e non l'annuncio di morte di AzioneTrans che, tanto per aggiungerne una, detiene il portale internet assolutamente più ricco di contenuti in Italia (è anche linkato dal sito del Governo Italiano, o perlomeno lo era nel Governo scorso per una pagina di descrizione di "transessualismo". Oltre SEICENTO pagine piene di notizie, informazioni scientifiche, opinioni, arte (abbiamo prodotto uno spettacolo teatrale e un documentario, terminato nel 2008 ed in via di diffusione), traduzioni di saggistica e di leggi e di sentenze europee sull'argomento e quant'altro.
Abbiamo dovuto aprire un motore di ricerca solo per il nostro sito.
Non si confonda quindi una mia esigenza con le sorti dell'Associazione.
Soprattutto non si confonda un messaggio che tenta di lanciare l'Associazione più in alto, per il suo contrario.
Spero di avere rimediato al danno involontariamente creato a chi lavora nell'Associazione (nella quale sto comunque ancora - ad oggi - lavorando anche io).
Genova 22 gennaio 2009
Mirella Izzo

mercoledì 21 gennaio 2009

MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE

2009: MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE
DI MIRELLA IZZO
SOCIA FONDATRICE DI CRISALIDE E AZIONETRANS
21/01/2009

Dopo 10 anni di militanza fortemente impegnativa con la fondazione di Crisalide, il Manifesto AzioneTrans e la recente "rifondazione" di AzioneTrans, dopo avere lavorato sia sul fronte del counselling, dei gruppi AMA, ma soprattutto delle iniziative politiche volte a migliorare la qualità della vita delle persone "trans", è arrivato il momento, per me, di fare il punto della situazione e di farlo pubblicamente.
Per ragioni di "comunicazione", invertirò la mia abituale modalità di scrivere: prima spiegare le ragioni e, solo dopo, esprimere le decisioni che ne derivano.
E' mia intenzione ritirarmi a vita privata. La ragione fondamentale sta dentro il "combinato disposto" delle mie condizioni di salute poco compatibili con il "servizio", con la "situazione" attuale del "movimento trans" e di AzioneTrans.
Spero che ritirarmi oggi non debba significare la fine dell'unico esperimento "non monarchico" di associazionismo trangender: AzioneTrans. Se così fosse, vuol dire che sono stata anche io "monarca", mio malgrado e, in tal caso, è una motivazione in più per il mio ritiro.
Credo però che sarà questo 2009 l'anno cruciale che dirà se questo esperimento iniziato nel 1999 finirà o potrà continuare.
Non sono più in grado di sostenere lo stress e l'impegno che richiede gestire in quasi solitudine un'intera Associazione, ma non posso escludere che, di fronte ad un "aut aut" (obbligato), altre nuove forze, oggi "dormienti", decidano di attivarsi.

Per il 2009 resterò come punto di riferimento per aiutare (se ve ne saranno) il formarsi di nuove forze alla gestione di un'Associazione come AzioneTrans. Metto già da ora un obbiettivo minimo da raggiungere affinché - io garantisca - l'impegno di "formazione" per il 2009.

70 tessere di persone transgender, entro il 30 giugno 2009 (100 entro fine anno) e almeno 500 euro di donazioni.


Sotto questa soglia, io riterrò che alle persone Transgender e Transessuali, vada bene l'attuale Status Quo, le altre Associazioni Transgender Italiane. Senza rappresentatività, AzioneTrans non ha ragione di esistere (per me) proprio perché è alternativa al modo di intendere l'associazionismo di tutte le altre Ass.ni transgender nazionali e non.
Sotto questa soglia, saranno eventualmente altre persone ad occuparsi della cosa.

Renderò più semplice l'adesione on line (ma dobbiamo sottostare alla legge) di quanto non sia stato fino ad ora, proprio per non dare l'alibi della "pigrizia" a nessun*. Le tessere verranno mandate agli iscritti? Nel 2008 non siamo riuscit* a inviare a tutt* le tessere, ma la stessa tessera non è di per sé indispensabile. Chi non l'ha ricevuta nel 2008, la riceverà per il 2009 a carico dell'Associazione (senza ulteriore esborso). Certamente ci sarà una ricevuta a comprova e certamente sarà la tessera. Ne stamperò personalmente 70. Se non finiranno entro giugno, io avrò raccolto il messaggio chiaro di non essere necessaria e che non è più necessaria AzioneTrans. In ogni caso le tessere arriveranno sicuramente se ci sarà qualcun* dispost* a prendersi questo piccolo onere "d'ufficio".
Ovviamente altre persone potranno portare avanti l'Associazione comunque, se lo vorranno, perché io non voglio diventare l'ennesima "monarca" trans. Certo è che se dovesse accadere che, a seguito del mio pensionamento volontario dall'attivismo organizzato, AzioneTrans non riuscisse a sopravvivere, allora vorrà dire che il "popolo trans" vuole essere suddito e non cittadino. Vuole solo delegare e chiedere aiuti, senza mettere in gioco un millesimo delle proprie energie. Forse basta a chi ci fa uscire lo stipendio dal fare Associazionismo. Per chi lo fa per puro volontariato, no.
Ho parlato di monarchia: due parole di spiegazione ci vogliono. Guardatevi attorno: quante associazioni trans hanno avuto un cambio di presidenza, negli anni? Il MIT? La Fenice di Milano ex Crisalide Milano? Libellula 2001? Altre? Rivelo una cosa che pochi sanno. Quando nacque Arcitrans (presidente Deborah Lambillotte), vi era un articolo dello Statuto che prevedeva che fino al raggiungimento di 1000 (MILLE) soci, non vi sarebbero state elezioni di un nuovo Direttivo. Mille soci, quando nessuna associazione ha mai toccato quota cento!!! Un bel modo per garantirsi la presidenza a vita!
Crisalide ha fatto eccezione, con due anni di presidenza diversa dalla mia, dovuta alla decisione del gruppo fondatore di non ricandidarsi proprio per garantire un cambiamento nella continuità dei valori ideali dell'Associazione. Purtroppo l'esperimento è fallito e dopo quei due anni, AzioneTrans si è ritrovata senza un soldo e "sputtanata". Altro indizio favorevole al fatto che le persone transgender amino la Monarchia, specie se assoluta (così non c'è bisogno di pensare per fare ma solo per criticare) e cerchino le "cariche" solo per visibilità personale.
Forse in condizioni di salute medie, per la mia ostinazione caratteriale, continuerei a cercare di far capire perché le monarchie non vanno bene, ma non ho più le forze e neppure "le armi" a disposizione. Non posso viaggiare per farmi sentire in un Ministero o per partecipare alla trasmissione tv "pincopallo" o per partecipare alle varie Assemblee del movimento.
E devo dire che le mie condizioni di salute sono così peggiorate anche per la mia insistenza a "voler rimanere a cavallo" dell'Associazione. Una tra le mie tante patologie richiede una vita tranquilla, senza stress, a ritmi lenti... Tutt'altro da quel che ho dovuto fare in questi anni, per la maggior parte, tra l'altro, in scontri "interni" per salvaguardare la cristallina trasparenza che era caratteristica prima di Crisalide AzioneTrans. Mi arrendo. Attendo fino a Giugno 2009 per verificare se esiste una nuova generazione che si identifica nello spirito di AzioneTrans. Se non ci sarà, lascerò il compito di trovarla a chi resterà.
Ed il mio impegno nel Comitato Genova Pride resterà fino alla stessa data, con il profilo più basso possibile.
Genova, 21 gennaio 2009

E ora qualche spiegazione per chi voglia approfondire il mio punto di vista che mi spinge al ritirarmi anche al di là delle mie condizioni di salute.
Di seguito le spiegazioni che scrissi tra natale e capodanno e che poi non pubblicai, ma che più esaustivamente spiegano e raccontano.

Il "movimento trans" nel suo insieme, in Italia, non ha ottenuto grandi benefici di legge, anzi nessuno, se non forse un inizio di applicazione diversa di leggi pre esistenti riguardanti le "pari opportunità" in ambito lavorativo. Un obbiettivo raggiunto però solo parzialmente, molto parzialmente. Solo nei grandi Centri Urbani, solo per le professioni meno qualificate, solo nelle tipologie di lavoro con scarso o nullo rapporto con la clientela. Davvero poco.
E' però cambiata, almeno in parte, la percezione generale della nostra realtà ed in questo, Crisalide e AzioneTrans, hanno fatto tanto. Quando dico tanto, intendo un "tanto" relativo, ovviamente. Relativo alle forze che avevamo in campo, anno dopo anno.
Sicuramente abbiamo fatto di più di qualsiasi altra Associazione Trans.
Abbiamo saputo sfruttare al meglio le "finestre mediatiche" che si sono aperte dei casi "Lapo" e "Sircana" e dell'omicidio della povera Manuela Di Cento. Tre casi scandalistici e pietosamente trattati dai media, che siamo stati in grado di ribaltare con comunicati stampa duri che si sono trasformati in interesse da parte dei media e quindi in interviste, articoli sui giornali, spazi nelle radio e nelle tv.
In questi spazi abbiamo tentato di spezzare una lunga serie di pregiudizi che gravavano (e gravano ancora, ma meno di 10 anni fa) su di noi.
Lentamente, una percentuale sempre meno esigua di italiani, si è posta qualche domanda sulla nostra condizione, senza più liquidarla come un fenomeno da baraccone o peggio. Certo, parliamo di una minoranza di italiani, ma in costante seppur lento aumento, e che partiva da una realtà di stigma generalizzato, assoluto e da un'ignoranza diffusa ad ogni livello sociale e culturale.
A questo fenomeno ha poi contribuito l'elezione di Luxuria in Parlamento. Non tanto per il fatto di essere stata eletta (la legge elettorale in vigore non prevedeva né prevede oggi le "preferenze" e l'eleggibilità o meno di una persona dipende in gran parte da "dove" e "come" un partito decide di candidare una persona. Non si spiegherebbe altrimenti come possibile che due anni dopo, con una popolarità enormemente aumentata, Luxuria non sia stata eletta, perché messa in un collegio impossibile), quanto per la sua personale capacità di semplificare la propria condizione "particolare" nella realtà di una persona "come tante altre" e dotata di intellilgenza, sensibilità, aspettative personali, analoghe a quelle di chiunque. Una condizione umana e non un "capriccio" per far parlare di sé.
Anche in questo caso Crisalide si è mossa in prima linea, per aiutare Luxuria - da qualche anno lontana dall'associazionismo - ad aggiornarsi su ogni tema che riguardava l'evoluzione della realtà trans in Italia. Non solo: dopo avere verificato che nessuna associazione trans stava aiutando Luxuria per la stesura di un progetto di legge che riguardasse non solo la transizione, ma anche le pari opportunità, la garanzia dell'assistenza sanitaria ed altro ancora, in prima persona mi sono offerta di stendere una bozza di un possibile progetto di legge "omnicomprensivo" di tutte le problematiche più gravi che colpivano (e colpiscono) le persone transgender ed anche le persone intersessuate.
L'accanimento contro la mia persona da parte del Coordinamento Trans Sylvia Rivera e parzialmente (poi fatto sparire da ogni verbale) contro Luxuria che si era permessa di consultare la mia persona senza prima dirlo alle altre associazioni (che però erano state contattate mesi prima da Luxuria per darle una mano e rimasero silenti), fu il primo ma decisivo colpo alla cosiddetta "unità del movimento" trans.
Non era possibile che un progetto di legge che avrebbe potuto cambiare in meglio la qualità della vita delle persone trans, potesse venire rifiutato, per mere ragioni di invidie personali (e aggiungerei di incapacità "tecnica" a produrre un progetto di legge, seppur in bozza).
Altri eventi sono accaduti successivamente: tradimenti della fiducia da parte di nuove presidenti (ufficialmente mai registratesi come tali) che però hanno dilapidato le pochissime "fortune" dell'Associazione per pranzi e viaggi a Roma che... guarda caso... hanno fatto da preludio all'elezione della stessa in un "plenum" di Partito Politico (non temo denunce: carta, anzi, estratti conto cantano). Senza un soldo ma con la convinzione di essere nel giusto, si organizzò un'Assemblea dei Soci a Milano. Sebbene fosse richiesta la mia presenza, io pensai che, per le mie condizioni di salute, fosse meglio spostare ogni dirigenza a Milano, sede dove peraltro avevamo il maggior numero di soci. Purtroppo, mentre veniva eletto questo Direttivo Nazionale, alcune delle persone candidate per le quali io mi spesi per la loro elezione, a mia insaputa e ad insaputa di un po' tutti, scrivevano su un forum pubblico e aperto e con continui riferimenti al Forum di Crisalide (con 400 iscrizioni) contenuti riguardanti una presunta"superiorità transgender", di stupidità delle transessuali che rifiutavano il concetto di "due spiriti" e si sentivano donne (o uomini). Affermazioni condite con minacce di hackeraggio del sito dell'associazione di cui erano diventati i responsabili. Polemiche che portarono sul quel forum tanta gente che poteva leggere che i principali esponenti di Crisalide propagandavano una sorta di "separatismo transgender" invitando le persone trans ad abbandonare i loro affetti con persone non transgender per stare solo fra "simili", fra "eletti"...
Mi sentii di intervenire, come presidente onoraria. Chiesi alla nuova Presidente di far fare un passo indietro a chi (due persone) era stat* elett* nel Direttivo e si era espost* in tali termini. Semplici dimissioni, senza scandali.
La risposta fu negativa e a seguito di questo fatto, il Direttivo abbandonò Crisalide senza rispettare alcun passaggio Statutario e senza mai più restituire materiale, libri dei verbali di Assemblea e bilanci.
Decidemmo, noi che restavamo fedeli ai principi del Manifesto AzioneTrans (che oltre all'onestà, mai ha propugnato una superiorità delle persone transgender rispetto alle altre, mai ha propagandato il "separatismo trans", ma solo diritto alla pari dignità), rifondammo AzioneTrans (privata dal prefisso Crisalide), ad inizio anno. 2008.
Restammo in pochi. Sebbene avessimo scelto di non denunciare alla Magistratura i vari illeciti di cui avevamo sufficienti indizi, per evitare un trauma ai nostri utenti che mai più avrebbero immaginato che nella nostra Associazione potessero verificarsi fatti di questo genere, le voci corsero e ovviamente, molti titubarono. Chi diceva la verità? Nel dubbio meglio aspettare...
Nel 2008 infatti abbiamo avuto il più basso numero di tessere di sempre (eccetto i primi 3-4 anni) e una "militanza" ridotta all'osso.
Nonostante i miei "guai personali", ho ripreso la presidenza dell'Associazione e - in pochissime persone - abbiamo comunque fatto tutto quanto ci era possibile. Abbiamo puntato soprattutto sulla qualità dei nostri interventi presso le autorità, lottando contro i protocolli ONIG che riducono a zero la dignità della persona transgender per accedere alla terapia di transizione, a favore di protocolli internazionali, usati in tutto il mondo civile.
Ci siamo battuti con poche forze per favorire l'ingresso al lavoro delle persone trans. Pur di dare evidenza a questa priorità (senza soldi non esiste possibilità di una vita dignitosa e indipendente, in questo mondo), abbiamo rifiutato di aderire alla manifrestazione contro la pur scadente legge contro la Prostituzione. Al contrario delle altre Associazioni trans, abbiamo pensato che fosse fortemente confusivo aderire come associazioni trans, ad una manifestazione con l'esclusivo "focus" di garantire la prostituzione. Giusto vi aderissero le associazioni delle prostitute ed altre che lavorano specificatamente in quel campo. Noi non possiamo chiedere contemporaneamente di avere accesso al lavoro e di facilitare la prostituzione.
Sempre al contrario del resto delle Associazioni trans italiane (specie quelle riunite sotto la dicitura "Coordinamento Trans "Sylvia Rivera"), ci siamo pronunciati contro i consultori gestiti direttamente dalle Associazioni e finanziati da Enti Pubblici.
L'interesse della persona trans è di non aspettare anni prima di accedere alla terapia ormonale. L'interesse di un Consultorio finanziato è, potenzialmente, l'opposto. Tanto più una persona resta in trattamento, tanto maggiori saranno i fondi necessari al finanziamento.
Non a caso i Centri gestiti dalle Associazioni, seguono i protocolli Onig che prevedono sei mesi (rinnovabili all'infinito) di psicoterapia (chiamata accompagnamento, ma è un falso perché precede l'inizio della terapia ormonale, quindi non l'accompagna), mentre a Genova, dove ha operato da anni Crisalide, le persone transessuali possono rivolgersi ad un Centro Ospedaliero, gratuitamente (in Day Hospital) e con protocolli internazionali che prevedono l'inizio della terapia dopo una indagine che escluda la presenza di patologie psichiatriche che pregiudichino la capacità di intendere e di volere della persona e verifichino la persistenza del desiderio di transizionare. Un approccio che risparmia molti mesi se non anni di attesa snervante e persino pericolosa. Ci risulta infatti che molte persone che sono state tenute ferme anche per anni, nei consultori MIT e SAIFIP, rispettivamente di Bologna e Roma, hanno poi iniziato ad assumere ormoni in privato e senza controlli.
Far attendere anni una persona con "Disforia di Genere" significa non capire nulla di questa realtà. E' un'urgenza tale (quando si matura di iniziare il percorso) che nessun ostacolo burocratico potrà fermarla. La prova è che prima dell'approvazione della legge 164/82, nonostante la totale illegalità dell'essere transessuali, moltissime persone trans rischiavano il carcere, ma andavano ad operarsi all'estero (la mitica Casablanca).
E' quindi successo che la nostra politica si distaccasse sempre di più dal resto delle Ass.ni Trans, in particolar modo quelle del Coordinamento Trans Sylvia Rivera (MIT, Ireos Trans, Gruppo Luna Torino, per quel che ci risulta).
Non solo si distaccasse ma talvolta si scontrasse. Non potevamo permettere che continuassero ad arrivarci lamentele per gli anni che molte persone trans attendevano presso il consultorio del MIT e contemporaneamente vedere che quell'Associazione si poteva permettere più persone che facevano attivismo "a tempo pieno", come un lavoro. Qualcosa non ci quadrava e non ci quadra.
Mentre nel 2008, attraverso articoli pubblicati e il nostro sito internet, arricchitosi di un Blog e di un altro blog "collaterale" mio personale (dove mi permetto qualche libertà di pensiero in più, dove mi preoccupo meno del "politically correct"), abbiamo visto calare la militanza e le adesioni.
Per questa ragione, e chiedo personalmente scusa, perché è colpa mia, le poche iscrizioni giunte non hanno visto arrivare la tessera di socia/o.
Non ce l'abbiamo fatta a seguire tutto e la parte "burocratica" è stata, forse ovviamente, non so, quella che ha patito maggiormente.
Premesso che chi non ha ricevuto la tessera nel 2008 sarà, se lo vorrà, automaticamente iscritt* per il 2009 senza nulla dovere all'Associazione, è il momento che ogni persona transgender, gay, lesbica, intersessuata, eterosessuale che abbia a cuore i diritti delle persone transgender, transessuali, intersessuate, si pongano una domanda fondamentale.
E la domanda è la conseguenza di una decisione che, personalmente ho già preso, ma che penso potrebbe riguardare tutta l'Associazione.
AzioneTrans è diversa da tutte le altre Associazioni Trans italiane. Ha un approccio alla rivendicazione dei diritti, diversa, talvolta in opposizione e non vorrebbe diventare una monarchia con "presidenze" a vita.
Non vogliamo essere un'associazione ideologica ma "parasindacale" (pur avendo ogni socio diritto alle sue opinioni politiche che potrà esprimere nelle sedi adeguate), siamo contrari ai protocolli di diagnosi Onig perché consentono di tenere le persone in "attesa" anche per anni e siamo favorevoli a quelli internazionali (WPATH). Siamo contrari alla gestione diretta di Consultori per la transizione da parte di Associazioni Trans per tre fondamentali ragioni:

  • evocano potenziali conflitti di interesse;
  • non garantiscono la stessa qualità di cura di un Ente Ospedaliero che può avvalersi delle consulenze di qualsiasi specialità medica, nel caso di complicazioni durante la terapia ormonale sostitutiva);
  • non garantiscono la gratuità del trattamento, possibile invece nelle strutture del Sistema Sanitario Nazionale, attraverso l'uso del Day Hospital.
Molte altre cose ci hanno differenziato dalle altre Associazioni: abbiamo usato strumenti di democrazia interna e di discussione. Prima delle secessioni che hanno comportato il grave danno della non restituzione delle carte, ora disperse, abbiamo sempre presentato e pubblicamente, i bilanci dell'Associazione, abbiamo aperto forum dove anche personalmente ci siamo mess* in discussione fossimo presidenti o quant'altro, esponendoci alle critiche e rispondendone.
Crisalide prima, AzioneTrans ora, insomma, sono su un altro pianeta.

Può piacere o non piacere ma la considerazione fondamentale che oggi faccio è la seguente: qualsiasi "missione" si voglia portare avanti, essa non ha significato se non ha séguito fra la gente, se non è supportata dalle persone per le quali si agisce e si parla.

Tenuto conto l'anno di "transizione" dopo le varie batoste ricevute, oggi non è più tempo di "sopravvivenza". O AzioneTrans ha un significato agli occhi della "nostra gente", o - se non ce l'ha - se ritiene di essere ben rappresentata dal MIT o dal Coordinamento Sylvia Rivera, allora non ha più senso il nostro impegno. O perlomeno il mio.

Per questo motivo personalmente sto predisponendo un sistema per il quale le "tessere" arrivino a destinazione MA sarà il 2009 a dare l'importante risposta alla domanda che mi pongo: ha senso il mio impegno? Il nostro impegno come AzioneTrans? Siamo ritenuti importanti o utili alla causa? I modi per rispondere a questa domanda sono pochi ma facilmente "visualizzabili".

Ritengo di poter affermare che la continuazione del mio impegno, oltre il 2009 e "a dio piacendo, sarà in conseguenza di un'importante verifica.

Se AzioneTrans non sarà in grado di raccogliere almeno 70 adesioni trans e 500 Euro di donazioni (5 euro per 100 persone o 10 per 50, da parte di chi non si iscrive) entro fine giugno 2009, vorrà dire che il mio impegno nell'associazionismo trans è soltanto una mia "fissa" e non corrisponde ad una espressione di rappresentanza di un gruppo di persone. Per esprimersi personalmente non c'è bisogno di un'Associazione (ammesso che avrei ancora voglia di farlo).

Per dirla in slogan:

SI VUOLE CHE IO CONTINUI AD IMPEGNARMI IN AZIONETRANS?
PERCHE' ACCADA E' NECESSARIO CHE AZIONETRANS RAGGIUNGA QUOTA 70 TESSERE (TRANS)
ENTRO FINE GIUGNO 2009.

Se non accadrà mi dimetterò immediatamente e mi ritirerò definitivamente a vita privata e il sogno di AzioneTrans, di Crisalide potrà sopravvivere o meno, ma senza il mio impegno personale.
Perché per quanto mi riguarda, un'Associazione o esprime degli interessi legittimi significativi o non è Associazione, ma solo un "vestito" da indossare per darsi importanza... Importanza di cui - mi si perdoni il bisticcio di parole - non mi importa gran che... sono già abbastanza conosciuta per soddisfare il mio ego.. Insomma non ne ho bisogno e ho anche da pensare al mio privato, che "gode" di un'aspettativa di vita ridotta, rispetto a persone più sane di me.
Genova 01 gennaio 2009

giovedì 20 novembre 2008

Un TDOR Internazionale? In Italia il Coordinamento Trans "Sylvia Rivera" sceglie l'autarchia

Pesa farlo. Pesa parlare di un evento che commemora nostre "sorelle e fratelli", ammazzati per transfobia, in termini polemici. Sembra un'offesa alla loro memoria. Ma tacere, per me, lo sarebbe di più.
Sì, perché in Italia tutto deve essere piegato alla politica ideologica: anche i morti.
Il Transgender Day of Remembrance International, è un evento, nato in america, che si è gradualmente sviluppato in tutto il mondo. In Italia fui io a portarlo nel 2002. Ero presidente di Crisalide ma questa iniziativa fu sempre aperta per ogni associazione. Noi ci lavoravamo volentieri e volentieri offrivamo questo servizio a chiunque lo chiedesse e il Coordinamento per il TDOR era paritario fra chiunque "ci stava". Vi fu un'adesione sempre crescente negli anni seguenti, sia in Italia, sia nel mondo. Molte Associazioni LGBT hanno organizzato eventi, veglie, candle light per questa data, utilizzando, anche l'ultimo giorno, i dati forniti da noi e a disposizione di chiunque. "Belli pronti" ed in Italiano.
Tutto il lavoro preparatorio svolto ogni anno (dai dati raccolti degli omicidi italiani segnalati al resto del mondo a quelli del resto del mondo segnalati anche agli italiani, in italiano), in tutti questi anni, è gravato personalmente sulle mie spalle.
Nonostante ripetuti inviti alla collaborazione, inviati alle altre Associazioni Trans italiane, nessuno si è mai iscritto alla mailing list internazionale "remembering", che raccoglie il coordinamento mondiale di chiunque voglia celebrare questa pur triste ricorrenza. Quindi da sempre ho segnalato gli eventi organizzati da chiunque ed in ogni città; da sempre ho preparato per tutte le Associazioni i files tradotti in Italiano con brevi biografie delle vittime di tutto il mondo indispensabile strumento per effettuare un decente candle light; da sempre, il sito di Crisalide ospitava pagine e pagine dedicate al TDOR copiabili e mirrorabili ovunque. Da sempre, infine, un comunicato stampa firmato coordinamento italiano TDOR International, veniva da me inviato per conto di tutte le Associazioni aderenti, con un testo condiviso, con il nome in evidenza di ogni ente, associazione organizzante.
Da sempre inoltre, mi preoccupavo che tutto il mondo sapesse che in Italia si effettuavano tot eventi, attraverso il sito che raccoglie i dati di tutto il mondo.
Nel 2006, l'unico anno in cui il Gruppo Luna Transessuali di Torino, volle avocare su di sé il TDOR International, perchè quell'anno cadeva a Torino il Pride Nazionale, accadde ciò che pochi intimi sanno, ma che suona incredibile. Avevo dato al responsabile del Gruppo Luna, tutti gli elementi per lavorare sul TDOR 2006, fin dall'anno prima. Neppure seguivo più la lista internazionale "Remembering", perché avevo dato ogni indicazione ad iscriversi al responsabile del Gruppo in questione. Il 19 mattina (se non erro era mattina) ricevo una telefonata concitata da chi avevo istruito: "non ci sono i dati delle vittime italiane sul sito del TDOR!!" mi sento dire. Strabilio ma mi metto al lavoro e anche utilizzando i canali preferenziali di chi da anni lavorava fianco a fianco con l'allora responsabile del sito mondiale (Gwen Smith), riuscii a far pubblicare ogni cosa in tempo.
Bastasse. L'anno precedente, tra tutte le ass.ni che facevano un TDOR italiano avevo aperto una lista proprio per coordinare alla pari e decidere insieme il Comunicato Stampa. In esso vi erano elencati TUTTI i TDOR Italiani, con evidenziate le città e le Ass.ni organizzatrici. Il documento riportava le firme di tutte le Associazioni.
L'ineffabile Porpora Marcasciano (vicepresidente del MIT) pensò fosse cosa buona - da una parte dare l'ok al comunicato stampa nazionale - e dall'altra farne uno solo per il MIT, inviandolo IL GIORNO PRIMA di quello stabilito insieme per il TDOR Nazionale.
Chi capisce anche una "sticchia" (come direbbe Totò) di "comunicazione", sa che quel comunicato di Bologna, bruciò quello nazionale. Su molti giornali venne riportato solo l'evento di Bologna.
Protestai con Porpora per questo comportamento. La risposta fu secca: "tu non sei la padrona del TDOR e io ho solo pubblicizzato Bologna, come MIT!". Peccato che si era d'accordo che prima partisse il nazionale e poi ognuno lanciasse le proprie iniziative locali. Peccato che si sapeva la data e l'ora dell'invio del Comunicato di tutti. Peccato che era difficile già allora non leggere malafede in quell'atteggiamento. Allora era anche però possibile credere alla buona fede (poi sono successi tanti altri fatti che - sotto gli occhi di tutti - forse hanno fatto capire meglio i concetti di democrazia del "personaggio", come al Bologna Pride... Insomma è democratico tutto quanto è esproprio (di eventi, di palchi ecc.).
Da allora la signora suddetta iniziò una battaglia personale contro di me ed anche contro l'Ass.ne che ho rappresentato ad anni alterni, con azioni che esulano dal topic di oggi. Certo da allora, dopo tanti anni di collaborazione e positiva competizione tra MIT (quello di Marcella Di Folco) e Crisalide, i rapporti erano cambiati, mentre tante altre cose stavano cambiando.
La storia si ripete ma con un sapore sempre nuovo e - in certi casi - sempre più amaro, quando le ire funeste personali prevalgono su ogni cosa, anche sui morti. Inoltre la "coorte" del Coordinamento Trans" si è arricchito di personaggi che in Crisalide sono stati prima tristemente noti per gestioni disastrose...
Entro nel merito.
Molti avranno ricevuto nei giorni precedenti il 20 novembre, una comunicazione relativa ad eventi TDOR International in Italia e nelle città di Milano, Bologna, Torino, Roma e Viareggio (potrei dimenticar qualcosa o ricordare male). Tutti eventi organizzati dal "Coordinamento delle Associazioni Transgender Italiane Sylvia Rivera". Trascuro per un attimo la scelta di un nome che - mancando AzioneTrans, tra gli aderenti a questo Coordinamento, mancando la Fenice di Milano, l'AIT di Firenze (almeno così risulta dal sito dello stesso Coordinamento), mancando altre ass.ni GLBT che si occupano anche di tematiche trans - risulta decisamente pomposo e fuorviante. Il punto è che il fantomatico Coordinamento Trans taliano, ha pensato bene di lavorare in totale slinkaggio (disarticolazione) con il resto del mondo, in questo 2008, pur di evitare contatti con il virus AzioneTrans (ci sono arrivate anche minacce da chi potremmo denunciare con buone probabilità di vincere....). Incredibile? Vero. Parola mia, ma anche documenti che, se del caso, saranno mostrati a chi di dovere.
Se andate sul sito che viene letto in tutto il mondo, il Transgenderdor.org, troverete centinaia di eventi in tutto il mondo e solo due in Italia. Uno a Genova e l'altro a Padova. Guarda caso due eventi non pubblicizzati dal "coordinamento italiano".
Comprendo che la logica dell'esproprio proletario sia alla radice di tale coordinamento trans italiano, politicizzato e schierato, ma un evento mondiale è tale solo se coordinato. Altrimenti è solo un po' di pubblicità per farsi belli agli occhi degli sprovveduti in Italia, ma nessuno al mondo saprà nulla.
Eppure per segnalare i TDOR è sufficiente iscriversi ad una mailing list. Neanche: basta inviare una email al sito americano. Non c'è bisogno di passare attraverso la tanto odiata (dal coordinamento trans) AzioneTrans...
Certo c'è da lavorare: cercare fra le notizie, quelle brutte, per tutto l'anno. Tradurle e comunicarle in USA dove c'è il sito centrale (si agli amerikani!!). Raccogliere i dati che vengono via via raccolti nel resto del mondo e - prima del TDOR - tradurre la "black list" delle vittime in Italiano e metterla a disposizione di tutti.
Ma anche qui, il lavoro è sfruttamento dell'uomo sull'uomo (vale anche per le trans, si sa) e la logica luddista del coordinamento trans italiano, non ama internet e le macchine: più difficile far sentire la pressione ambientale e psicologica in una videoconferenza che non faccia a faccia, nella sede giusta, con il clima psicologico giusto ecc. ecc.- e poi, dato l'assunto di base riguardo il lavoro come sfruttamento, perché avrebbero mai dovuto lavorare per organizzare un TDOR vero, quando se ne può fare uno AUTARCHICO (certo suona poco di sinistra... le contraddizioni del sistema!!!) con poca fatica e tanta pubblicità?
Peccato che poi... alla vigilia del TDOR... questo fantomatico coordinamento italiano, si rende conto di non avere "la lista dei nomi" delle vittime, tradotta.
Con un coraggio davvero invidiabile, il 19 ottobre 2008, mi arrivano due mail molto gentili, da un paio di persone attigue ma non leader del già citato supergruppo italiano, che chiedono di dar loro questa lista. Costoro chiedono il lavoro fatto da altri e che non viene riconosciuto (ricordo che gli eventi UFFICIALI del TDOR NON sono segnalati dal Coordinamento forse perché organizzati dalla (s)fascista AzioneTrans e da un circolo della potente lobby imperialista gay (Arcigay).
Vero è che neppure noi abbiamo segnalato i loro eventi.. ma c'è un ma. Questi ultimi NON sono stati inviati né ad AzioneTrans, né al Transgenderdor International e solo casualmente sono venuta a conoscenza di questi documenti, forwardatemi da spie "negre e vendute" (come direbbero i fan di Bin Laden)... Peccato perché se l'avessero fatto, io avrei lavorato anche per loro, segnalando io i loro eventi, nonostante tutto.
Ma piuttosto che parlare con il nemico (si ,il nemico è sempre chi ti sta vicino per gli stalinisti di ogni epoca), si svende un evento importante e tragico come il TDOR.
Che tristezza... che ulteriore infinita vergogna italiana. Non basta Berlusconi a farci fare brutte figure. Ci voleva anche, nel suo estremamente piccolo, il "coordinamento trans" a far sembrare l'Italia (peraltro da anni prima della lista tra le vittime, se"pesate" rispetto allapopolazione di ogni paese, nel mondo) l'ultima ruota del carro, con soli due eventi a Genova e Padova. Niente Bologna, niente Milano, niente Torino, niente Roma.
Si dirà "chissenefrega" se - puta caso - in Olanda non sanno che ci sono stati 10 Tdor invece che due in Italia! E l'internazionalismo proletario... pardon.. transgender?
Il Coordinamento trans in due anni di vita non ha fatto una sola cosa utile davvero alle persone trans. Non ha scritto una riga di proposte di legge (noi ed altri ci abbiamo provato), non denuncia, anzi utilizza percorsi diagnostici che violano ogni elementare diritto all'autodeterminazione delle persone trans.... Niente di niente.
O meglio, hanno fatto ogni cosa in virtù di un solo elemento: la visibilità immediata in Italia.
Il TDOR fa figo, ma smascherare dei protocolli che obbligano le persone a stare anni e anni senza una diagnosi, non va bene.. anzi.. se restano immutati, aumentano i finanziamenti ai "consultori" semiprivati, gestiti da queste Associazioni di stampo "comunista", che non disdegnano quei "soldi" che Marx avrebbe voluto aboliti, dopo la rivoluzione proletaria.
Beh.. sia chiaro, le ed i trans non sono scemi e vengono da tutta Italia a Genova perché qui, grazie a Crisalide AzioneTrans ed al suo intervento presso le strutture sanitarie pubbliche, si può andare in un normale Ospedale, in Day Hospital (gratis), dove abbiamo discusso con il Centro medico affinché utilizzassero i protocolli INTERNAZIONALI (again) che - pur contemplando un controllo psichiatrico ad escludere serie patologie che possono mascherare una genuina realtà transgender - non obbligano ad anni di psicoterapia (pagata sia dagli utenti, sia dai finanziamenti pubblici).
Il TDOR fa figo e convince qualche intellettuale gay di sinistra scarsamente informato (presumo in assoluta buona fede ma schierato, quindi tendente alla non obbiettività) a scriverne sui giornali nei termini graditi al "coordinamento trans" sconosciuto in tutto il mondo. Lavorare e scrivere un progetto di legge, fianco a fianco di una ex onorevole transgender, invece era "sfruttamento" e lo si è lasciato volentieri a chi, come me, si lascia amorevolmente sfruttare per una giusta causa (gratis ovviamente.. non ho fatto carriera in quel partito).
Insomma, il malcostume di questo "coordinamento" è roba ormai vecchia e sinistramente parallela alla gemella "Facciamo Breccia". Gli usi e costumi del Consultorio MIT sono ben noti a molte/i transgender italiane/i, la ricerca affannosa di finanziamenti sui quali mai si relaziona pubblicamente, è nota.. ma con questo TDOR - pur non avendo, in fin dei conti, leso nessuno, se non se stesso - il coordinamento trans ha raggiunto il più basso livello etico/morale da quando è nato.
Ad ognuno il suo. Certo è, che se il lavoro è sfruttamento, allora non lo si venga a chiedere a chi si considera il nemico. Al nemico non si chiedono favori. Perchè come minimo, risponde "picche". Così ho fatto con chi, ruffianamente, dopo anni di silenzio, ha chiesto "il favore". Certamente ho dato loro il nome del sito dove c'erano tutti i nomi delle vittime, in inglese, anche quelle italiane (segnalate da me). Ma mi sono permessa di indurli allo sfruttamento, inducendoli a lavorare per fare il loroTDOR autarchico.

Brutto questo pezzo. Non mi ha dato alcun piacere, scriverlo. Ma è davvero la verità ed io ho deciso di non nasconderla più. Del resto, questo modesto blog ha un nome non casuale: "Di Tra(ns)verso" perché sono troppe le cose che non vanno e che pochi sanno. Perché la gente sappia, perché, egoisticamente, io non debba accumulare nausea senza che - chi è meno addentro - possa capire, sentendo un'altra campana. Una campana che il tempo dimostrerà essere quella non "fessa" (da fendere, fenditura, rottura).
Mirella Izzo
Genova, 21 novembre 2008.
PS: per i ritardatari, ricordo che a Genova, per motivi organizzativi, il Candle Light per il TDOR sarà stasera alle 21.30. I dettagli sul sito http://www.azionetrans.it

lunedì 26 maggio 2008

La nostra Glasnost (AzioneTrans)

LA NOSTRA GLASNOST (trasparenza)
LEGGE MANCINO: SOTTO ATTACCO L'INSERIMENTO DELLA
IDEALI, IDEOLOGIE, POLITICA E "PERSONALE"
LE DIFFICOLTA' E SOFFERENZE DI CRISALIDE

DISCLAIMER: questo intervento della presidenza onoraria di Crisalide precede l'Assemblea Straordinaria di rifondazione prossima ventura dell'Associazione e pertanto rappresenta il punto di vista di chi scrive e che sarà oggetto di dibattito nel corso della stessa Assemblea
Soltanto chi arriva su queste pagine per la prima volta e trova una mole di oltre 500 pagine tutte dedicate al transgender, ai servizi, alle battaglie politico/sindacali, ai testi di riferimento del movimento transgender, ma non ha mai seguito l'andamento continuo dell'Associazione può oggi non accorgersi che Crisalide sta attraversando un momento delicato e - con la franchezza che ho sempre cercato di usare in rispetto di chi legge - per certi versi, critico.
Il tutto in un panorama associazionistico transgender sempre più frazionato e poco unitario.
Non basta darsi un nome di Coordinamento per arrestare questo processo. Un coordinamento è tale nella realtà solo quando vi è rispetto reciproco di ogni singolo componente (associazione) e quando vi è un progetto ideale con una base comune e quando manchino logiche di supremazia o annessione.
Purtroppo tutta Crisalide ha sperimentato che il cosiddetto Coordinamento Trans non ha avuto nessuna delle caratteristiche richieste perché funzionasse in modo dignitoso, rispettoso, non ideologico. Crisalide si è sempre mostrata come un'Associazione con delle specificità diverse dal resto del panorama dell'Associazionismo Trans. Non per questo si è mai permessa atteggiamenti monopolistici o di scontro con altre Associazioni o con loro rappresentanti. E' sufficiente scorrere queste stesse pagine per verificarlo. Fino ad un paio di anni fa, molti dei documenti prodotti, dei comunicati stampa, portavano almeno la firma di Crisalide, MIT e spesso CGIL Nuovi Diritti, insieme. Paradossalmente proprio il "Coordinamento" ha ridotto la produzione di materiale realmente condiviso, di una politica che - rispettando le diversità - trovasse momenti e battaglie davvero comuni, realmente condivise, su cui spendersi.
Questo è accaduto perché, a mio parere, l'unità va cercata e non idealizzata come un dogma. Quando questo avviene vi è sempre una parte che tende a dominare sull'altra. Crisalide si è sentita spesso trattata come l'avversario (se non il nemico) all'interno di questo Coordinamento e non come una utile e competente risorsa.
Tutto ciò non spiega il momento critico che sta attraversando la nostra Associazione. Semmai è un monito a favore della trasparenza come dato imprescindibile per intraprendere qualsiasi discorso di unità, ed infatti, per le ragioni sopraddette il danno ha riguardato tutto il movimento transgender, non (o non solo) Crisalide. C'è quindi dell'altro - specifico - che si sovrappone ad un quadro generale mai così in basso negli ultimi 10 anni.
Quando ho scritto "Crisalide è diversa dal resto dell'Associazionismo Trans", non ho voluto marcare un territorio, ma più semplicemente (ma anche più complessamente) constatare che per ispirazione ideale, scelte di politica transgender, modus operandi, rapporto con i nostri soci e con l'esterno, democrazia interna e molte altre "cose" - pur lavorando spesso per progetti analoghi - l'animus di Crisalide è stato spesso diverso e come tale determinava modalità espressive diverse.
Queste diversità hanno fatto di Crisalide un'Associazione unica in Italia. Non è neppure possibile fare paragoni fra le produzioni in tema, sia di politica generale, sia di dibattito, informazioni, proposte concrete, fra Crisalide ed il resto del movimento T* italiano. La mole di documenti prodotta è enorme e talvolta ha determinato cambi di agenda politica di tutto il movimento LGBT italiano. A volte abbiamo dovuto persino lottare contro posizioni di altre ass.ni transgender, come nel caso dell'abbandono della richiesta della "piccola soluzione" e a favore di una legge all'inglese (o alla spagnola) o, anche, come per la situazione dei protocolli di diagnosi e cura vigenti in Italia per la cosiddetta "disforia di genere" - la "patologia" impostaci per poter avere una seppur parziale copertura del SSN.
Non abbiamo mai creduto che fosse salutare per un'Associazione che difenda i diritti delle persone "trans", costituire in proprio consultori finanziati dalla politica. Lo abbiamo sempre considerato un "conflitto di interessi". Abbiamo un SSN e ci siamo battuti e ci battiamo perché funzioni anche per noi attraverso strutture pubbliche.
La nostra battaglia per cambiare i protocolli di diagnosi e cura italiani, a favore di quelli internazionali (che sta iniziando ad avere successi anche clamorosi), Crisalide l’ha potuta portare avanti facilmente anche perché non gestisce direttamente strutture sanitarie o consultori. Chiedere che per la diagnosi non debba essere obbligatorio un periodo coatto e prestabilito di almeno sei mesi (ripetibili) di psicoterapia (o come lo chiamano per mascherarlo "accompagnamento psicologico"); sostenere che debba essere ritenuta sufficiente una diagnosi psichiatrica che fondamentalmente escluda patologie psichiatriche che minino la capacità di intendere e volere, così come prevedono i protocolli internazionali, significa ridurre drasticamente il periodo di "latenza" e di "permanenza" delle persone "disforiche" presso i centri o consultori che seguono le persone transgender. Ridurre questo tempo è un obbiettivo fondamentale per le persone disforiche e quindi per Crisalide, ma costituirebbe un potenziale problema per strutture in proprio, che vedrebbero in questo modo ridursi i finanziamenti.
Inoltre, pur non simpatizzando con una destra italiana filoclericale o postfascista che di noi ha opinioni irripetibili, come Associazione (ovviamente i singoli soci non perdono il diritto di partecipare attivamente alla vita politica come meglio credono, stando in Crisalide) non abbiamo mai voluto fare una scelta finale e definitiva verso il partito x o quello y, o il movimento "no global" o altri antagonismi sociali. Ogni volta che si sono presentate delle elezioni, abbiamo valutato programmi e intenzioni, abbiamo contattato quei partiti che dichiaravano di volersi occupare delle nostre tematiche e problematiche e - conseguentemente a queste verifiche - dato delle indicazioni di voto. Non che questo ci abbia riparato dalla possibilità di errore, ma di certo se è accaduto è stato perché siamo stati ingannati fra promesse ed impegno reale profuso. Non per questo abbiamo chiuso le porte a quei partiti che abbiano sinceramente voluto aiutarci e aiutare la causa che portiamo avanti. Lo dimostrano le nostre azioni compiute anche nel passato recentissimo. Abbiamo collaborato con il PdCI per la detassazione delle procedure legali di rettificazione anagrafica, ho personalmente lavorato per mesi sul testo del pdl Luxuria (Prc), pur essendo, il testo finale elaborato dall’onorevole, in alcune parti diverso da quello da me proposto, abbiamo dato indicazione di voto a favore della Rosa nel Pugno quando ci è sembrato mettesse in primo piano le battaglie per leggi di cui abbiamo bisogno (anche se in questo caso ci siamo poi resi conto di avere almeno parzialmente sbagliato analisi).
Abbiamo collaborato con decine di associazioni e movimenti anche politici, senza mai però decidere di appartenervi o rinunciare al diritto di critica (come è stato il caso del movimento "Facciamo Breccia").
Un ideale di fondo che è ben scritto nel Manifesto AzioneTrans, ma anche un forte pragmatismo nella politica reale. Siamo e ci siamo sempre sentiti più un "sindacato" che un "partito" e come tale abbiamo cercato di spegnere la sete di diritti delle persone transgender italiane, laddove ci è sembrato di trovare risposte adeguate. Senza un "colore" di fondo, se non l'arcobaleno LGBT e i mandati statutari (politicamente chiari).
Eppure oggi, a distanza di otto anni dalla sua fondazione ed incredibile crescita, Crisalide sta attraversando una crisi.
La risposta non è difficile da trovare e sta proprio nella costituzione ideale dell'Associazione. Crescendo la diffusione territoriale e numerica di Crisalide, è diventato via via più complesso trovare soluzioni che garantissero contemporaneamente la massima trasparenza e uno spirito realmente volontaristico. Inoltre l'improvvisa indisponibilità - nel 2006 - di 2/3 dei soci che guidavano l'associazione (Matteo Manetti e Davide Tolu) e la mia disponibilità soltanto "virtuale" e di pensiero, dovuta, quest'ultima a noti problemi di salute, hanno costretto ad un'accelerazione di rinnovamento dei "quadri". Un'accelerazione forzata prima che si fosse formata una nuova "leva" in grado di conoscere ed utilizzare tutti gli strumenti che erano patrimonio dell'associazione e delle singole esperienze poltico-sociali precedenti di chi aveva dato vita a Crisalide, hanno contribuito a far emergere difficoltà sia di gestione politica, sia di etica interna a Crisalide.
Prima di analizzare, però, perché proprio nel nostro stesso modo di essere associazione è sorto il terreno in cui sono nati i nostri problemi (risolvibili ma attualmente complessi) credo sia importante ricordare anche i risultati che questo stesso modo di essere ha portato alle persone trans italiane (residenti o domiciliate in Italia) fino ad ora. Altrimenti dovremmo semplicemente cambiare le nostre specificità, abbandonarle ed adeguarci ad un modo di far politica che non ci appartiene e facilmente reperibile altrove.
Come già ricordato, Crisalide ha proposto e ottenuto la detassazione delle istanze per la rettificazione sessuale nei Tribunali (finanziaria 2000), sebbene questa vittoria ci è stata poi scippata parzialmente da successive finanziarie.
Crisalide - inizialmente da sola e ancora oggi con alcuni dissensi di altre ass.ni (Libellula di Roma) - si è battuta per abbandonare false soluzioni al problema "documenti" (la già citata "piccola soluzione") e spingere per una nuova legge che si ispirasse ai modelli inglese e/o spagnolo ed il risultato è stato che fino a ieri (non potevamo prevedere la crisi di Governo attuale) sono stati presentati ben tre progetti di legge che in diversa misura raccolgono queste istanze (di cui uno con un diretto coinvolgimento della sottoscritta in funzione di “esperta” e “ghost writer” del pdl) e nessun progetto di legge che invece (ri)proponesse la piccola soluzione. Certo un pdl se non viene calendarizzato resta lettera morta, ma comunque segna un passo in avanti importante verso il parlamento e – comunque vada a finire l’attuale crisi di governo – vigileremo perché questi siano o ripresentati e calendarizzati al più presto nella prossima ormai probabilissima legislatura. Prescindendo per un attimo da ciò che sfugge alla nostra possibilità di intervento (quale una crisi di governo), possiamo comunque dire di essere almeno passati dalla richiesta di una elemosina (quali erano le ipotesi di solo cambio di nome, senza cambio di "identificativo di genere" all'anagrafe in assenza di operazione chirurgica sui genitali), ad una richiesta di diritti che derivano sia dal movimento culturale transgender, sia dalla conoscenza più approfondita che anche la scienza ha verificato su sesso, genere e identità di genere delle persone (ed anche degli animali).
Crisalide ha discusso e portato – sin dal 2001 - almeno un Centro Nazionale importante quale è il DISEM di Genova, all'adozione di protocolli internazionali che non stabiliscano una psicoterapia coatta, come invece accade per i protocolli italiani Onig. Una mossa che oggi sta dando i suoi frutti. E' bastato far sapere che è possibile in Italia trovare un Centro che non metta il destino delle persone, nelle mani delle opinioni personali e spesso arbitrarie, di uno psicologo per anni senza un "si" o un "no", quindi senza una diagnosi, perché decine e decine di persone transgender emigrassero da tutta Italia verso Genova. Questo flusso migratorio ha però determinato un precedente importante. I Centri con protocolli "Onig" hanno iniziato a subire una emorragia di consensi. Senza l'intervento di Crisalide (vedi lettera al Ministero della Salute e agli Ordini di medici e psicologi) però sarebbe stato gioco facile per i tanti centri Onig attaccare il Disem e i protocolli internazionali che segue, con l'assurda accusa di favorire la transizione (come fossimo "di default" persone incapaci di intendere e di volere!). Le nostre ragioni hanno impedito il propagarsi di queste accuse e non solo. E' notizia recente che anche uno dei Centri più grandi d'Italia, il Saifip di Roma, sta per abbandonare i criteri "onig" per abbracciare quelli WPTAH (internazionali), già da anni in uso al citato Centro genovese).
Infine, gli unici documenti del movimento LGBT italiano unitari includono tutti la partecipazione attiva alla costruzione degli stessi e non una semplice firma per adesione...

Questa è la politica di Crisalide: creare esempi positivi e favorirne la propagazione, non fermarsi ad uno "status quo" vecchio di decenni e che favoriva solo le lobby psicologiche e non "i pazienti" transgender.
Credere nei gruppi di Auto Aiuto veri (con personale pari e preparato con corsi ufficiali al ruolo di facilitatore dei gruppi) è stata un'altra caratteristica propria di Crisalide che ha dato grandi frutti e aiutato realmente centinaia di persone ad uscire dall'isolamento, a raccogliere informazioni, a chiarirsi le idee, a scegliere la via migliore per la propria realtà.
Credere nell'informazione "povera" del web, piuttosto che quella - teoricamente più nobile ma meno accessibile - del libro, è un altro specifico di Crisalide. Il web perché offre strumenti gratuiti di informazione ed interattività, perché basta andare in un internet point per accedere alle informazioni piuttosto che cercare libri - peraltro spesso costosi e difficilmente reperibili nelle librerie, quasi mai esposti in vetrina, quasi sempre sconosciuti ai librai se non sai riferire esattamente titolo, autore ed editore (e magari codice ISBN).
Crisalide i propri libri li ha scritti (gratuitamente) su web e - per quanto riguarda le mie modeste produzioni - esse torneranno presto on line, se la prossima Assemblea non stravolgerà totalmente il senso per cui Crisalide è nata. Come primo passo, da oggi è disponibile per la prima volta la settima ed 'ultima versione del Manifesto AzioneTrans©, in formato "e-book" scaricabile gratuitamente per tutti.
Altre cose meno visibili hanno fatto la differenza fra Crisalide e altre Associazioni. La mailing list dei nostri soci non è mai stata una sorta di newsletter che dall'alto informa i soci e che mal sopporta gli interventi – anche critici – dal basso, ma una vera lista di discussione dove i soci hanno sempre potuto partecipare e talvolta hanno anche preso decisioni attraverso lo strumento del "polling". Una lista dove la presidenza e "l'ultimo dei soci" avevano pari dignità di parola e di ascolto. Dove la critica era sempre legittima, se motivata e dove le varie "dirigenze" non potevano sottrarsi al dibattito o alle critiche. Trasparenza totale contro la logica del "i panni sporchi si lavano in famiglia", così diffuso in Italia.
Inoltre siamo stati fedeli alle proposte culturali del movimento transgender internazionale che arricchisce il panorama delle identità umane possibili e rivendica le pari opportunità per TUTTE le diverse identità di genere e di espressione di orientamento sessuale ed affettivo. Certo quando dico "tutte", intendo ovviamente anche chi si sente in perfetta sintonia con il proprio genere assegnato, con il proprio ruolo nel genere assegnato e chi è eterosessuale. La diffusione della cultura "two spirits", ereditata dalla saggezza delle popolazioni indiane d'America, è stata una priorità di Crisalide per far comprendere come la nostra presenza nella società possa essere non solo accettabile, ma addirittura utile per tutte e tutti. Non per questo abbiamo mai voluto diffondere una sorta di “superiorità” razziale delle persone transgender rispetto alle altre. E se questo è avvenuto da parte di persone appartenenti o rappresentanti di Crisalide, beh, oggi non ne fanno più parte! Niente razzismi capovolti in Crisalide.
Molte cose "dimentico" e che hanno costituito l'essenza di Crisalide, quali la non ricerca di "fondi" presso enti nazionali o europei se non quando aprivano degli spazi alla realtà dell'identità di genere, come è stato per il progetto Equal "EMDGS", al quale abbiamo deciso di aderire solo dopo aver posto la condizione che si inserisse - fra le differenze - anche l'Identità di Genere dimenticata dalla UE e dai primi propositori del progetto. Oggi abbiamo un docente transgender in questi corsi di Golden Standard sulle differenze che si rivolgono a datori di lavoro, ai dirigenti delle risorse umane aziendali, alle università dove si formano i futuri dirigenti aziendali, per spiegare gli specifici di una realtà ben meno conosciuta rispetto all'handicap o all'orientamento sessuale: quella della transizione da maschio a donna o da femmina a uomo.
Eppure, proprio queste regole ideali e non ideologiche che ci hanno fatto fare tanta strada ed avere tanto consenso, sono le stesse che oggi ci piegano ad un passaggio critico.
Il volontariato puro, il ruolo delle dirigenze in Crisalide inteso come responsabilità (responsabili sono le definizioni da noi usate per chi si assume l'onere di una qualsiasi autonomia decisionale), servizio e non potere (quindi la contestabilità legittima, se motivata, da parte di chiunque fosse soci*), la sfida totale contro ogni possibile formazione o facilitazione verso uno sviluppo egoico del proprio ruolo, contro ogni possibile "famiglia" da difendere che sovente nasce quando si formano anche i più piccoli centri di potere, centrali o locali, contro ogni forma di gerarchia fra sedi, contro ogni forma di "separatismo in casa" che porta alla fine a non sapere più "la mano destra cosa faccia la mano sinistra" e viceversa.
Per "starci dentro" comodamente su questo letto con più spine che petali profumati, bisogna avere una formazione culturale e una solidità psicologica non facile da trovare.
Il tutto in un panorama di una minoranza estrema, con problemi estremi.
Non obbiettivi politici o strategici (o non solo) hanno via via creato alcuni mal di pancia in Crisalide, ma più semplicemente il senso dato al proprio ruolo nell'associazione. Ci sono modi e modi di "fare servizio". Quello di Crisalide non chiede in cambio asservimenti psicologici verso l'associazione o chi la rappresenta. Un qualsiasi responsabile di questa associazione, legittimamente può aspettarsi che l'utenza che serve gratuitamente possa iscriversi e diventare socia. Niente di più. Nessuna riverenza o coorte può e deve circondare chi in Crisalide ha ruoli di gestione. Non per sadismo, ma perché quando si formano "clan", "coorti" legate al servizio svolto, alla fine vi sono appunto fornitori e servitori, padroni e servi (anche solo psicologici). Noi siamo per la liberazione dell'essere umano da ogni forma di controllo dell'uomo sull'uomo, perché gli scambi di cose, di affetti, sentimenti, ecc. siano liberi e liberati da ogni tipo di dovere di riconoscenza. Facciamo un servizio, non siamo "madri(ne) o padri(ni)" delle persone transgender che supportiamo.
I soci fondatori di questa associazione rivendicano la specificità di Crisalide allo stremo e hanno giocato una partita dura perché questo spirito iniziale non cambiasse e non cambi in futuro. Ad ogni costo. Anche quello di "perdere qualche pezzo". E' la qualità che ci ha fatto diventare una grande associazione e sarà sempre la qualità a renderci tali in futuro (o piuttosto lasciar cadere un esperimento forse troppo avanzato?), a prescindere da momentanee flessioni o impennate di consenso, dovute a fatti contestuali, liti da condominio, famiglie da difendere.
Oggi la ex sede di Milano di Crisalide ha fondato una nuova associazione lombarda. Lo ha fatto a pochi mesi dall'avere ricevuto la fiducia dell'Assemblea Nazionale perché "Milano" costituisse il "Direttivo" di tutta l'Associazione e quindi del suo spirito, dei suoi ideali, dell'unità di tutti i territori dove l'Associazione è presente.
Purtroppo mentre venivano candidati gli eleggibili, alcuni degli stessi, postavano, in un forum extra associativo, messaggi che esprimevano idee di superiorità razziale delle persone transgender rispetto alle altre, lanciavano pesanti accuse di stupidità umana verso chi di noi intenda la transizione come un passaggio netto e radicale da un estremo all'altro rispetto alle possibili varianti dell'Identità di Genere. Il tutto condito da minacce contro Crisalide stessa. Purtroppo queste cose sono state note a tutti ad elezioni avvenute. Alla richiesta di fare un passo indietro, dimettendosi dalla carica di Consigliere Nazionale almeno da parte di chi aveva promosso forum e scritto post quantomeno dal sapore razzista contro le persone non transgender (quindi anche contro le persone che si definiscono transessuali e hanno una visione binaria di sesso e genere). Contro le persone, ribadisco, e non, dialetticamente, contro le loro opinioni; cosa che sarebbe invece stata legittima.
Questa richiesta in primis mia personale, seguita a ruota dal resto della militanza di altri territori e di una parte della stessa Milano, di convincere due soli consiglieri su sette a dimettersi, ha ricevuto un secco no da parte della ormai ex presidente eletta da poche settimane e - compattamente - da tutto il neo eletto Direttivo Nazionale, in una logica che a molt*, tropp* è sembrata di difesa aprioristica del proprio "clan", senza accettare di entrare gran che nel merito della questione.
Non si poteva rendere tutta Crisalide (che non è solo a Milano) ricattabile in qualsiasi momento, in qualsiasi dibattito pubblico dove sosteniamo la liberazione dal modello genderista ed eterosessista, per una libertà globale dell'individuo, con l'accusa di avere fra i nostri rappresentanti nazionali persone che hanno per mesi propagandato una sorta di super razza trans in un forum che si era fatto pubblicità (e spam) proprio sul forum di Crisalide. Ce ne sarebbe stato abbastanza per una espulsione a norma di Statuto, ma fu chiesto solo un passo indietro almeno per la durata di un mandato. Dopo il no - ribadito più volte nonostante il massimo possibile della dialettica per far comprendere il danno che determinava il difendere un ruolo di rappresentanza dato a persone che avevano tradito lo spirito stesso di Crisalide, il suo sentire comune, le sue fondamenta ideali - si è proposta un'Assemblea Straordinaria dove chiarire il tutto. Neppure questa proposta è stata accettata. Del resto la gestione lombarda della ex sede di Crisalide ha recentemente avuto connotati "autonomisti" piuttosto forti. Crisalide Milano quasi fosse una cosa diversa dal resto di Crisalide (diversa e migliore?).
Il resto è cronaca (seppur oscura(ta) ai più). Annuncio di dimissioni da parte del Direttivo milanese, senza però compiere l'atto dovuto finale di indire la nuova Assemblea dopo le dimissioni (con ciò creando volutamente problemi procedurali a chi voleva continuare in Crisalide) e la formazione di una nuova associazione dal nome che richiama un triste ventennio del nostro paese ed il terrorismo post fascista dell'Italia repubblicana.
Collaboreremo? Presto per dirlo ora. Quando ci si separa lo si può fare in tanti modi: in pace o strappando - prima di uscire - tutta la tapezzeria di casa. Senza l'atto finale di remissioni nelle mani dell'Assemblea Nazionale del proprio mandato, l'ex presidente di Crisalide e tutto il resto dell'ex Direttivo, hanno, fino ad oggi, stracciato la carta e rotto quanto più fosse possibile, i mobili. Certo esiste una via d'uscita legale ed il modo di non far mancare lo spirito di Crisalide (anche a Milano). Ma il "dispetto" resta – ci ha fatto perdere molto tempo – e non può non lasciare strascichi.
Aver linkato il nostro sito sul loro nuovo web, non lo consideriamo un atto di pace. Non metterlo, nella sezione delle ass.ni transgender italiane, sarebbe un falso storico, non una cortesia averlo aggiunto. Noi considereremo amichevoli i nostri rapporti solo quando da parte di chi ha liberamente scelto di andarsene, saranno compiuti quegli atti dovuti che non trasformano una separazione consensuale in una concorrenza dispettosa e pure poco leale.

In ultimo ho una cosa da dire a chi, leggendo, si stesse o si fosse già scandalizzat* per quanto accaduto o vedesse smitizzato il nome di questa Associazione. L'unica vera differenza fra le cose che avete letto qui e quanto avviene in altri ambiti, è che qui, ancora una volta, laviamo i panni sporchi in pubblico. La "gente" deve sapere. Da altre parti, troppo spesso in questi anni, ho visto sorrisi finti davanti e stilettate alle spalle dietro. Nel movimento LGBT è in atto da anni una lotta di poteri che non si è ancora trasformata in diaspora per motivi meramente tattici. Quel che è accaduto in Crisalide - a confronto - è ben piccola cosa. Ma sembra grande perché siamo i primi, noi, a volerla rendere nota.
E non posso nascondere che persino questo documento ha subito un lungo stop e il bisogno di un disclaimer iniziale perché ancora ora c'è chi pensa a Crisalide in termini "politici" di "piazzamento" o "gradimento/isolamento" nell'ambito delle comunità transgender o LGBT.
Opinioni smentite dalle decine di mail e telefonate che ancora giungono alla sottoscritta per richieste svariate di aiuto o informazioni (e così come accade a me accade ad altre persone di Crisalide). Secondo noi a costoro e solo a costoro dobbiamo rendere conto delle nostre azioni e comportamenti (approfitto per scusarmi con chi si sia recentemente rivolt* a me senza ricevere risposta... Ora forse il motivo è più chiaro ed in ogni caso prometto di tornarci sopra al più presto).

Ed ora, date le spiegazioni che sentivo di dovere a chi ci segue e a chi ha creduto in questa Associazione (senza atti di fede perché non ci siamo mai sognat* superpoteri che non abbiamo), non resta che rimboccarsi le maniche e ripartire, rifondare, anche se con una ferita. Rimarginerà. E questo è anche il momento giusto per chi fino ad oggi magari è stat* alla finestra a guardare, per iniziare a contribuire a dare forza alle nostre idee - se le condivide - magari passando prima per una lettura approfondita del nostro Manifesto.
Arrivederci a tra un mese o poco più, all'Assemblea di Crisalide, forse la più importante della sua storia decennale.
Genova 15 gennaio 2008
Mirella Izzo