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sabato 25 luglio 2015

MICHELE SERRA, L'AMACA, DEL 25/07/15, ISMAELE E IL MASCHILISMO MORTALE

MICHELE SERRA, L'AMACA DEL 25 LUGLIO, ISMAELE
E IL MASCHILISMO MORTALE


Non posso riportare le parole di una rubrica coperta da copyright, ma oggi, sabato 25 luglio, Michele Serra dedica la sua rubrica quotidiana al caso di quel ragazzo, Ismaele, che ha ucciso un suo coetaneo (per l'esattezza uno ancora più giovane di lui) per gelosia. Una gelosia cieca e folle a cui si accompagnano le stridenti parole della ragazza "del contendere" che perdona l'assassino, condanna il morto (ci provava ma a me non interessava) e dice che aspetterà Ismaele fino alla fine della sua inevitabile carcerazione. Michele afferma che "la barbarie" di questo crimine affonda le sue radici in profondissime, cruente abitudini, in sottomissioni mai discusse (,,,) "in prepotenze orribili spacciate per amore". Si rende conto che combattere la battaglia contro queste "radici" (chiamiamolo maschilismo patriarcale) è qualcosa di difficile. L'autore la chiama "preistoria", in realtà è sempre la stessa Storia che, nel tempo, ha cambiato modi di esprimersii. Conclude affermando che i delitti passionali non dovrebbero costituire una attenuante nei processi, bensì un'aggravante. L'ultima frase di Serra afferma che questi sono delitti politici veri e propri.

martedì 10 agosto 2010

Trans: problema o risposta?

CHI E COSA SIAMO?
Siamo in agosto, mese di scarso desiderio di impegnarsi e di preoccuparsi per le vicende del mondo intero. Molte persone desidererebbero una "pausa" da ogni problema... Purtroppo ci si può solo isolare dal resto del mondo non seguendo tv, giornali, internet, ecc., ma i problemi personali e familiari restano: soldi, salute, amore, umore, autostima ecc.. Problemi o concreti o esistenziali che in comune hanno solo il fatto di "inseguirci" anche sulla punta dell'Everest.
Dico "Inseguirci" perché noi vorremmo scappare, spesso da tutte le difficoltà pratiche (ecco perché si dice che "la ricchezza non fa la felicità ma l'aiuta molto") e da noi stess* e dalle dinamiche relazionali che abbiamo messo in gioco o che abbiamo ereditato per nascita (la famiglia di sangue o adottiva).
Noi transgender siamo specialist* nelle questioni esistenziali ("Chi e cosa sono?"), ma, più sovente di quanto non si creda, diamo risposte molto diverse alla stessa domanda.. «Sono un maschio uomo o sono un errore biologico e sono maschio per errore ma donna?» «Non sono né maschio né femmina, né uomo né donna? Sono, al contrario, sia uomo sia donna?».
Domande che - di norma - restano oscure al "grande pubblico" di chi non vive sulla pelle questa opportunità che la vita ci ha posto davanti. Non la chiamo né sfortuna fortuna proprio per il motivo accennato: diamo risposte diverse alla stessa domanda, C'è chi ritiene una fortuna avere in sé "entrambe le "anime" del maschile e del femminile", c'è chi la ritiene una grave ferita e tenta in ogni modo di cancellare "l'errore originale", chi, ancora, nega di essere "due anime" e ritiene la propria condizione un errore meramente biologico che non porta affatto ad essere sia uomo sia donna, ma "donna intrappolata in un corpo maschile" o, viceversa "uomo intrappolato in un corpo femminile".
Chi ha ragione? Chi dà la risposta corretta? Chi sono io o chiunque altro, per dare una risposta univoca nel decretare chi sbaglia e chi è nel giusto? Al di là di alcuni punti fermi strettamente biologici (alcuni noti altri ancora no) che negare sarebbe una falsificazione evidente - e cioè, per esempio, che nasciamo maschi o femmine in termini genetici anche se ci sentiamo e sappiamo d'essere l'opposto di quel che ci dice il corpo e non possiamo modificare questa differenza nelle sue parti più "funzionali" come l'impossibilità a far transizionare delle ovaie in testicoli e viceversa, un utero in prostata e viceversa, ecc. - il resto appartiene più all'intimo sentire che non ad una oggettiva realtà. Perlomeno allo stato attuale delle nostre conoscenze psicobiologiche.
Alcuni studi (troppo pochi per diventare scientificamente accertabili) sembrano dimostrare che a livello di neuroscienze, effettivamente qualcosa di diverso vi sia anche nelle funzionalità biologiche fra noi trans e chi non lo è. Studi che sembrano dimostrare che i cervelli di tutte le persone trans analizzate  "funzionino" e abbiano caratteristiche tipiche del sesso opposto a quello di nascita. Qualora dovesse arrivare uno studio, replicato, di massa e con "cieco", fatto su persone trans prima che inizino la terapia ormonale e che desse lo stesso risultato di difformità tra corpo e cervello, ci troveremmo di fronte ad un nuovo affascinante enigma scientifico che però, nella correlazione inestricabile tra psiche e soma (PNI) non modificherebbe in modo determinante la "risposta individuale" che si darebbe alla citata domanda e, in questo caso, anche alla successiva «cosa significa avere un corpo maschile e una mente femminile (o viceversa)... Mi rende donna (o viceversa) o una via di mezzo, una sorta di terzo sesso, una sorta di intersessuale cerebro-somatico?»
L'aspetto "esistenziale" e - come tale - individuale, non credo potrà essere spazzato via mai. Anche qualora si trovassero aspetti genetici predisponenti (e se ce ne fossero anche altri, ignoti, che annulla o rinforzano o sostituiscano quelli scoperti?), il "kit diagnostico" di transgenderismo non credo sarà mai disopnibile. 
Non è come essere in cinta o meno o la misurazione dell'insulina. Nell'identità di genere entrano fattori "esistenziali" tali da mettere persino in dubbio l'attuale caratterizzazione patologico/psichiatrica della condizione stessa.
L'attuale bisogno di "ormoni/chirugie" ecc., questo sì, potrebbe diventare un obsoleto ricordo qualora gli studi attuali sulle staminali e sulla terapia genica dessero risultati per ora solo sperati. Il ricorso alla medicalizzazione "pesante" (mi riferisco alla chirurgia e a farmaci con impatto pesante) renderebbe ancora più difficile giustificare il già ingiustificabile inquadramento di patologia psichiatrica curabile con farmaci non psichiatrici e chirurgia non neuropsicologica.

In realtà, a ben guardare, la nostra realtà è così evidenziata e caricata di significati, esclusivamente per motivi culturali che vedono nell'appartenenza all'uno o all'altro sesso la prima e più importante discriminante per spiegare la natura umana. Esigenza di "classificazioni" chiare, inequivocabili per spartirsi gli "oneri" di una vita sociale, basata sul sesso di appartenenza. 

Senza questi aspetti, il nostro interrogarci sul "chi e cosa sono" non dovrebbe essere poi così diverso dalle domande ancestrali e universali che dovrebbe porsi ogni essere umano, da sempre. I classici "chi sono", "perché sono", "da dove provengo", "dove vado".
Proprio questi motivi culturali che ci fanno balzare in testa agli interessi "popolari" sia in termini morbosi, sia in termini di condanna dogmatica, sia in termini positivi, di curiosità verso il confronto con una realtà "altra" rispetto all'imposto dualismo sessuale, rende - di fatto - la nostra condizione un qualcosa che, pur partendo da uno specifico territorio dell'identità umana, diventa di valore universale per ogni essere umano.
Per questo subiamo un carico di stigma sociale vergognoso.
Per questo siamo l'oggetto del desiderio di molti studiosi della natura umana.
Per questo siamo altrettanto interessanti per chi si occupa di psiche o di sistema neuroendocrinologico, di genetica ed epigenetica.
Per questo raccogliamo tanto successo sia con uomini sia con donne in ambito sensuale.
Per questo sempre più raccogliamo l'interesse di sociologi e studiosi di diritto.
Per questo la nostra presenza fa sempre alzare lo "share" nelle tv.
Generalmente non ne siamo pienamente consapevoli noi, non lo sono né i ricercatori che ci studiano per trovare delle risposte, né - tantomeno - il "pubblico popolare" di tv e giornali,
ma di fatto, la nostra realtà, per via dei dogmi culturali che spezza e corrode, rappresenta un universale "remind", valido per tutte e tutti alle domande essenziali che chiunque dovrebbe porsi per vivere una vita consapevole e che la cutlura di una vita tutta esoversa (rivolta all'esterno, alle merci, al denaro, all'accumulo di beni materiali e umani, alla carriera, al bisogno di arrivare a fine mese o di arricchirsi, ecc) rende così difficile da praticare.
Viviamo in un mondo che non lascia molto spazio e tempo ad interrogarsi su di sé e per questo suscitiamo scandalo o morboso o appassionato interesse.
In fondo, non lo sappiamo, ma abbiamo una grande responsabilità sulle spalle: ricordare al mondo degli uomini e donne, che per vivere bisogna prima essere e per essere bisogna prima capire chi e cosa siamo.
Non c'è che dire: una bella grande responsabilità.... di cui, prevedo, l'umanità diventerà più consapevole tra qualche decennio (2012 permettendo).


Mirella Izzo
Genova 10 agosto 2010, ore 12


PS: questo scritto doveva, in partenza, essere una breve presentazione alla riproposizione "in casa" di una mia vecchia intervista rilasciata a blog esterni, che ritenevo ancora attuale e importante per la natura divulgativa del suo contenuto.
Poi, come talvolta mi accade, le mani hanno iniziato ad andare da sole, spinte da sinapsi che si formavano via via scrivendo e quindi, il pezzo ha assunto una sua autonoma natura e come tale ve lo presento

domenica 15 giugno 2008

L'ONIG (OSSERVATORIO NAZIONALE SULL'IDENTITA' DI GENERE) CI RIPENSA?

STANDARD DIAGNOSTICI E DI CURA ITALIANI E TUTTO D'UN TRATTO ARRIVERANNO I "NUOVI" PROTOCOLLI ITALIANI?

Per chi fosse a digiuno, la storia è lunga e proverò a raccontarla in estrema sintesi. In Italia, da molti anni, sono in vigore, nel 90% dei Centri medici che seguono le persone transgender (terapia ormonale ed eventuale relazione di "ok" per l'intervento sui genitali per chi intende operarsi), dei protocolli di diagnosi e cura "ideati" da un ente privato il cui nome è Onig (Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere).
A questo osservatorio aderiscono la maggior parte dei centri clinici pubblici e privati di tutta Italia ed inoltre, la maggior parte delle Associazioni Trans Italiane, con l'eccezione di AzioneTrans (ed anche della ex Crisalide).
Perché noi non abbiamo mai aderito? Perché contestiamo all'Onig di avere introdotto dei protocolli (o linee guida o standard of care) di diagnosi e cura che violano un tot di leggi, che introducono una sorta di "abuso della professione medica" da parte degli psicologi e che soprattutto includono una sorta di psicoterapia coatta (contraria alla base stessa del concetto di psicoterapia, perché posssa ritenersi strumento utile).
Inoltre, anche volendolo, per iscriversi all'ONIG è necessario condividere gli stessi protocolli di cura. Chiunque sia iscritt* di fatto deve approvare quei protocolli.
Il fatto che Marcella di Folco, presidente del Movimento Identità Transessuale (MIT) sia vicepresidente nazionale anche dell'Onig spiega che questi protocolli, di fatto, allungando all'infinito la fase diagnostica che è lasciata all'arbitrio di uno psicologo a tempo indeterminato (prima violazione di legge), procura un bell'aumento di capitali da fornire a quei centri che praticano tali protocolli. Guarda caso il MIT ne gestisce uno a Bologna molto conosciuto e finanziato pubblicamente. Tanto più le persone restano in "diagnosi" tanto più aumentano le spese e quindi anche le richieste di finanziamento. Di questo abbiamo già più volte detto. Le Ass.ni non dovrebbero mai gestire in proprio Centri di diagnosi perché entrano in conflitto d'interessi. Diversi sono consultori di accompagnamento, gruppi di auto mutuo aiuto, ecc. ma non sostituirsi al Sistema Sanitario Nazionale con centri che poi diventano pure ghetti. Come a dire che per noi il SSN non esiste e quindi si finanziano alcune ass.ni perché facciano quel che non fa lo Stato.
In realtà molti centri medici in Italia seguono gratuitamente le persone trans e non si comprende la ragione di questi consultori privati, se non come sistema di acquisizione di consenso e di denaro.
Quindi la polemica è grande e ha portato ad una incomunicabilità fra Crisalide prima e AzioneTrans ora ed il MIT ed altre ass.ni che ambiscono a tali strutture.
Ma cosa hanno di così terribile questi protocolli italiani? Per chi voglia approfondire l'argomento, rimando alla lettera (e relativo comunicato stampa)che AzioneTrans inviò a vari indirizzi e che - pezzo per pezzo - dimostrava le contraddizioni di questi "standard" con alcuni passaggi che noi riteniamo illegittimi e lesivi della persona umana. Tutto questo, attraverso la comparazione degli stessi con i protocolli della World Professional Association for Transgender Care (WPATH), ex Harry Benjamin Foundation, redatti da professionisti di tutto il mondo e considerati in tutto il mondo civile (quindi eccetto l'Italia) gli standard internazionali.
Molte sono le differenze fra i due protocolli. Una su tutte è quella che brevemente riassumo qui, per chi non ha voglia di leggersi la lettera di cui sopra. Di fatto la nostra condizione umana di transgender viene considerata una patologia psichiatrica in tutto il mondo. Ci piaccia o non ci piaccia è così. Esiste una battaglia di tutte le ass.ni transgender nel mondo civile contro questa impostazione diagnostica... ovviamente mondo civile che esclude l'Italia dove invece le ass.ni mai hanno fatto una battaglia contro la psichiatrizzazione della nostra condizione, altrimenti addio Centri diagnostici privati più o meno gratuiti e più o meno finanziati.
In ogni caso finché questa è la realtà, chi dovrebbe farci la diagnosi è ovviamente un medico psichiatra. Lo psichiatra, per diagnosticare una patologia non ci mette mai anni. Di norma ha strumenti che gli consentono diagnosi nell'arco di pochi mesi anche in casi di patologie ben più reali e gravi della presunta "nostra". In Italia questo compito è invece stato lasciato agli psicologi (non obbligatoriamente laureati in medicina) che utilizzano la psicoterapia. I protocolli italiani stabiliscono un periodo MINIMO di sei mesi di psicoterapia prima di avere una diagnosi e quindi l'accesso alle terapie ormonali. Conosciamo casi di persone tenute per due anni in psicoterapia, senza uno straccio di diagnosi (fosse anche negativa, ma che vi sia). Chi si ribella a questo stato di cose viene di fatto minacciato con il fatto che questa è l'unica via per arrivare alla terapia ormonale e che se si interrompe la psicoterapia nessun centro medico autorizzerà mai l'inizio della terapia ormonale. Di fatto un ricatto bello e buono di fronte a persone per le quali, iniziare la transizione è la fine di un incubo lungo spesso decenni.
I protocolli internazionali invece per la diagnosi degli adulti prevedono un passaggio dallo psichiatra (fondamentalmente per escludere patologie psichiatriche che possano minare la capacità di intendere e volere) e l'inizio della terapia ormonale. In rari casi di dubbio lo psichiatra può chiedere un periodo LIMITATO (deve proprio indicare per iscritto quante sedute e il motivo dei suoi dubbi) di analisi psicologica che - secondo noi - dovrebbe comunque accompagnare l'inizio della terapia ormonale e non bloccarla. Anche perché è noto che i primi tre-sei mesi di terapia ormonale sono reversibili, al contrario di quanto dichiara l'ONIG per giustificare le eterne permanenze in fase di diagnosi.
Molte bugie sono contenute nei protocolli italiani per giustificare la psicoterapia coercizzata, ma per questo rimando alla lettera.
Ma perché ho raccontato tutto questo? Perché già dopo la lettera uno dei centri onig più importanti, il SAIFIP di Roma, aveva promesso una revisione dei propri protocolli; promessa che poi svanì nel nulla. Poi, recentemente, è arrivata un'intervista alla nostra Francesca Busdraghi con qualche mia dichiarazione aggiuntiva, pubblicata su Liberazione dove si poteva intuire l'intenzione di sottoporre questi protocolli ad un vaglio della magistratura.. e... tutto d'un tratto... a pochi giorni di distanza, arriva una email a Francesca, segretaria naz. di AzioneTrans, di un noto Centro Onig italiano, una persona onesta e per bene, nonostante l'adesione a protocolli sbagliati (ma loro non abusano dei "sei mesi" rinnovandoli in eterno), un professore medico di cui non riveliamo il nome per motivi di privacy che però sostanzialmente notifica a Francesca (quindi ad AzioneTrans, visto il suo ruolo) una novità inaspettata.
Dice l'email:

Cara Francesca Busdraghi, La informo che l’ONIG ha nominato al suo interno una commissione (di cui fanno parte anche esponenti del MIT) che ha il compito di rivedere le linee guida a cui fanno riferimento i vari servizi a cui si rivolgono le persone che fanno richiesta di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali.. Queste linee guida, che tengono conto dell’esperienza maturata dall’ONIG e si rifanno ai principi ribaditi dalla World Professional Association for Transgender Health accolgono alcune delle istanze da lei avanzate e sono finalizzate a garantire il rispetto della persona e la tutela della salute delle persone trans che si accingono a sottoporsi a interventi medici e/o chirurgici. Saluti cordiali. Prof. (omissis)
Oh hoooo! Cosa ha rotto l'ostracismo verso le nostre posizioni? Convinzione della giustezza delle nostre istanze o consapevolezza e paura che gli attuali protocolli sianodavvero illeciti come noi sostenevamo anche con l'ONIG?
Sappiamo che la lettera aveva già provocato un po' di subbugli all'interno di qualche "Società" di medici specialisti, sapevamo che all'interno dell'Onig si era necessariamente aperta una discussione, pur non avendo mai ricevuto una risposta. L'invio dell'email a Francesca piuttosto che a me, in qualità di Presidente, fa capire che è l'articolo pubblicato su Liberazione (oltre che un impegno personale su questa specifica battaglia, condotta negli ultimi mesi dalla nostra segretaria nazionale) ad avere fatto traboccare il vaso.
Su questi protocolli non si poteva più stare fermi di fronte ad un'associazione che minacciava di andare fino in fondo (e l'avremmo fatto o lo faremo se la montagna partorirà un topolino).
Di certo non ci tranquillizza la presenza di esponenti del MIT per questa revisione, perché, come già detto, il conflitto di interessi in cui si trova de facto, non garantisce che quest'associazione si batta perché in Italia si faccia come nel resto del mondo: si applichino i protocolli WPATH.
Ovviamente AzioneTrans non è stata invitata al tavolo della Commissione. Non siamo iscritti e - di più - neppure potremmo farlo anche volendolo perché da poco, l'Onig ha inserito come pre requisito per l'iscrizione, l'adesione ai protocolli che noi contestiamo (sic!).
Facciano come vogliono ma sappiano fin d'ora una cosa.
Qualsiasi pastrocchio all'italiana che cerchi di salvare capra (il business degli psicologi) e cavolo (i diritti delle persone trans ad una diagnosi rapida, come nel resto del mondo), non cambierà di una virgola il nostro atteggiamento e la nostra intenzione di arrivare ad un giudizio super partes su questi protocolli.
Quel che noi chiediamo è l'applicazione integrale di quanto scritto nella pluri citata lettera. Non una virgola di meno.
Considero l'email di provenienza Onig, una vittoria della sola AzioneTrans e non del movimento transgender italiano, perché siamo sempre stat* sol* in questa battaglia. O meglio una potenziale vittoria perché non abbiamo l'abitudine di "dire quattro se non è nel sacco" e appunto attenderemo, volenti o nolenti, alla finestra il "difficile parto" che si accinge a fare l'ONIG. Difficile perché applicare i protocolli internazionali significa ridurre quasi a zero alcune competenze che si sono costruite la carriera sulle nostre spalle. La psicoterapia dovrà essere un sostegno su base volontaria (come è ovvio che sia!!!!) e alcune carriere, alcuni finanziamenti si perderanno A FAVORE delle persone transgender che hanno bisogno di protocolli di diagnosi, non di trattamenti che di norma si applicano solo alle persone dichiarate incapaci di intendere e di volere!

Un dettaglio tragicomico. Una volta, parlando con l'attuale presidente ONIG in via informale, mentre contestavo la psicoterapia coercitiva, mi rispose: "ma non è psicoterapia... è solo un accompagnamento psicoterapeutico". Peccato che se davvero si trattasse di accompagnamento, sarebbe su base volontaria perché con il ricatto dell'ok alla transizione, il 90% delle persone trans che vanno in psicoterapia, pur di non rischiare di avere un "no", danno risposte che corrispondono alle aspettative dello psicoterapeuta più che raccontare la verità. Ed è questa la ragione principale per la quale una psicoterapia può funzionare solo se volontaria, solo se non ne conseguano "punizioni" o "premi". Una cosa elementare per ogni laureato in psicologia.. ma i soldi sono soldi... Poi magari ci si scrive qualche libro... Solita solfa italiana.
Ma visto che non ci vogliono "dentro" la commissione, anche solo come osservatori di chi contesta i loro protocolli, facciano quel che vogliono, cambino come meglio credano i protocolli italiani.
Per noi saranno ben accetti solo laddove ricopieranno quelli internazionali.
Vedremo cosa accadrà, ma tutta la vicenda dimostra che di AzioneTrans c'è bisogno e che le persone trans (ma non solo) forse dovrebbero darci un po' più sostegno di quanto non facciano, per darci forza ed impulso morale ed economico (noi che non abbiamo finanziamenti per consultori), attraverso l'iscrizione. Anche per questo, vedremo.
Mirella Izzo

lunedì 26 maggio 2008

Luxuria, otto marzo e considerazioni politiche

"Io, Luxuria, l'otto marzo, il passato, il presente e le prospettive del futuro"
un approfondimento che spazia dai rapporti personali, alle relazioni politiche fra la nostra idea di associazionismo e l'idea di politica dell'on. Luxuria. Considerazioni sulle prossime elezioni

Era da tanto tempo che io e Vladi (l'on. Luxuria) avevamo in mente di conoscerci personalmente in modo più approfondito di quanto fosse avvenuto in precedenza nei saluti veloci di un Pride. Lo era perché fin dai primi mesi dopo la sua elezione in Parlamento abbiamo lavorato insieme per molte cose. Una su tutte, il progetto di legge sulla "qualità di vita delle persone transgenere" che prevedeva - fra tante altre cose - la possibilità di cambiare "sesso" sui documenti anche senza interventi chirurgici, oggi coatti. Prevedeva anche che tale procedimento fosse amministrativo e non più giudiziario (salvo l'autorizzazione agli interventi chirurgici che necessitano - a causa di altre leggi - di una sorta di deroga al reato di mutilazione). Non solo questo ovviamente. Il pdl Luxuria è frutto di una sintesi effettuata in piena autonomia da lei stessa, su un testo che le avevo proposto. Un testo più ampio e che prevedeva anche disposizioni sulle persone intersessuate e il riconoscimento di un risarcimento alle persone transgender vissute prima dell'approvazione della legge 164/82, che hanno subito trattamenti ben oltre i minimi previsti dalla Dichiarazione Universale sui diritti umani.
Alcuni capitoli di quel mio progetto sono stati necessariamente tagliati. Avevano costi per lo Stato che avrebbero reso il suo "passaggio" ancora più impervio di quanto comunque già non fosse con un parlamento "impestato" da deputati dipendenti direttamente dal Vaticano e dai suoi violenti attacchi alla nostra condizione.
Ciononostante qualche chance ci sarebbe pur stata se non fosse caduto il governo. Forse quel testo sarebbe stato emendato in peggio, forse però qualcosa di meglio della 164/82 sarebbe emerso... Del resto il "futuribile" è esercizio mentale piuttosto inutile. Il Governo è caduto. Il pdl con esso.
Per il pdl ed altre ragioni che esporrò, in parte, tra poco, mi sento di invitare questa volta a votare Luxuria. Questa volta più che mai, in quanto seconda di lista in Sicilia. Donne siciliane... sappiate che in Luxuria avete una alleata sincera e vera e che proprio il fatto di essersi conquistata con unghie e denti la condizione di donna, ha particolarmente a cuore tutte le questioni che riguardano i vostri, i nostri diritti. Perché dico "questa volta"? Perché in passato non lo feci questo invito (se non in seconda battuta) e so di avere commesso un errore, pur con qualche giustificazione in merito a come avvenne la sua candidatura.
Ritengo di dover raccontare il rapporto umano e politico (soprattutto il secondo se visto in termini di tempo speso) tra me e "Vladi" perché è stato l'origine di un "sacco di cose", alcune belle, altre, purtroppo, deprimenti.
Fra tutte le cose deprimenti, la peggiore è stata la reazione di TUTTE le altre Ass.ni transgender italiane, riunite sotto il nome di "Coordinamento Trans Silvia Rivera" (pace alla tua anima Silvia... rimarrà sempre nei miei ricordi la serata, la notte ed il mattino della sera del World Pride a Roma a discutere insieme in casa di Helena e con la tua compagna e il mio compagno transgender di allora, nonché co-fondatore di Crisalide, Matteo Manetti). Si perché dopo mesi che Vladi aveva chiesto alle Ass.ni di portare dei contributi per il pdl che intendeva scrivvere e dopo mesi di silenzio e dopo che casualmente venni a sapere di questa situazione parlando al telefono con lei e mi offrii quindi io di aiutarla con le mie piccole o grandi competenze, si scatenò la furia generale di chi non sa fare ma non vuole che altri facciano. Una riunione del Coordinamento vide interventi che volevano rifiutare il pdl di Luxuria senza neppure leggerlo a causa del fatto che si era rivolta a me senza "l'autorizzazione del Coordinamento" (sic!) e che io mi sarei esposta per carrierismo o chissà quali altri privilegi (in realtà ho solo riempito un vuoto di capacità elaborativa dell'intellighentia associazionistica trans). Anche Luxuria ebbe le sue pesanti critiche perché non avrebbe consultato il Coordinamento su chi doveva essere demandato a collaborare con lei. In realtà Luxuria aveva chiesto da mesi al Coordinamento documenti e proposte che non arrivarono mai. Quando Luxuria si lamentò con me del fatto, solo in quel momento mi offrii. Ma ad una condizione: che il mio nome non dovesse mai uscire fuori all'interno del "Gotha" associativo trans. Conoscevo "le mie pollastre" e prevedevo cosa sarebbe successo. Infatti poi il mio nome venne fuori (non da me, non da Luxuria ma da una persona che sapeva interna alla di allora Crisalide) e quanto prevedevo accadde puntualmente. Forse peggio di quanto mi aspettassi, ma accadde (anche se i verbali furono poi ripuliti da questi eccessi, ma non totalmente).
E' buffa la vita. Io fui forse l'unica presidente di Associazioni Trans italiane a NON dare la mia preferenza a Luxuria quando si presentò candidata.
Ritenevo che Rifondazione Comunista si fosse comportata male dopo che Bertinotti aveva scritto che l'Associazionismo Transgender (e gay e lesbico) doveva essere protagonista anche nelle liste del suo partito. Ritenevo che Luxuria da troppi anni si era allontanata dall'associazionismo di "base", dal contatto con le tante diverse realtà transgender (non solo quelle della Mucca Assassina)... Insomma la ritenevo più un "personaggio" che una trans in grado di dare un contributo alla nostra fame di diritti. Fu eletta e da quel giorno presi atto delle cose. Ebbi un primo abboccamento con lei e nel giro di poco tempo modificai drasticamente le mie idee. Certo era pur vero che non era aggiornatissima sulle nostre istanze, ma aveva due qualità piuttosto rare sia in ambito "dirigenziale" dell'Associazionismo LGBT, sia in ambito politico che sopperivano più che egregiamente a questo "problema" : umiltà e voglia di prepararsi al meglio.
Fu così, che già prima della questione pdl, io mi resi disponibile a fornirle tutto il materiale che la di allora Crisalide aveva acquisito come conoscenze, istanze ecc.. Lei ne fu felice e non solo. Lesse e imparò le questioni sulle quali non era più aggiornata ad una velocità incredibile. Sia chiaro... Vladi pensa con la sua testa... Semplicemente le mancavano alcuni dati. La gestione degli stessi è stata poi sua, integrata alle sue conoscenze e capacità. Il mio ruolo è stato quello di supporto informativo. Nient'altro... (scherzosamente mi ha definita la sua Wikipedia transgender) almeno fino al pdl dove ho avuto un ruolo più propositivo (ma comunque sempre con la sua ultima parola e l'ultimissima dell'Ufficio Legale del suo partito).
Per me Luxuria è stata una delle più belle sorprese che ho ricevuto nei miei anni di militanza. Anni in cui ho avuto forse più delusioni che entusiasmi, rispetto a tanta "dirigenza" trans. Da lei non ho ricevuto né soldi, né altro tipo di "pagamento". Nessuna contrattazione di vantaggi per me o per l'Associazione. Nessuna "candidatura" o ruolo nel partito (almeno fino ad oggi e per mutua e reciproca convinzione). Enttrambe abbiamo collaborato senza altri fini che non riguardassero il miglioramento della qualità di vita delle persone trans. Tutto questo lavoro e consultazione reciproche è avvenuto per email o per telefono. Da qui è nato il reciproco desiderio di guardarci in faccia, di parlare "tete a tete" (tette a tette, se preferite!).
Mirella Izzo, Vladimir Luxuria, Chiara Masini
7 marzo 2008: da sx a dx: Mirella Izzo, Vladimir Luxuria, Chiara Masini
Tornando al resoconto, questo incontro tanto atteso è finalmente accaduto il 7 marzo e poi si è replicato l'8 marzo per la "celebrazione mondiale sui diritti delle donne" nota ai più e al sistema industriale come "festa della donna".
Una cena di finanziamento avvenuta dentro una sede di Rifondazione Comunista il sette sera, è stata la prima occasione per "sentire" quel che prima erano opinioni o pensieri. Una serata per me e la mia compagna Chiara molto piacevole. La sede era ovviamente piena di molta eterogenea gente. Molti comunisti di "vecchio stampo" che erano anni che io non vedevo dopo i "cambiamenti" del PCI e delle sue mutazioni successive in PDS, DS ed infine "Democratici". Molte bandiere rosse con le insegne delle sedi del PCI. Molte persone anche anziane. Il fatto che più mi ha colpita al cuore è stato vedere queste persone educate nel passato sicuramente alla totale incomprensione verso i Diritti Civili di minoranze come la nostra, avvicinarsi a Luxuria, darle la mano, complimentarsi per il suo lavoro, chiederle una "foto ricordo". Non solo... essendo state, io e Chiara, invitate da Luxuria, analogo atteggiamento abbiamo ricevuto anche noi... Ed anche i nostri piccoli contatti affettivi (qualche bacio in bocca) è passato nella totale accettazione di queste persone che parlavano in genovese stretto: fra loro molti operai, portuali e operaie e casalinghe. Categorie che fino ad una decina d'anni fa erano ben poco sensibili alle "diversità" in ambito sessuale, arricchite da questa rivoluzione culturale. L'apertura mentale di queste persone, abituate da decenni alla lotta per altri diritti, è stata una piacevolissima esperienza. Verificare quanto sia stato tutto sommato facile per loro comprendere che i diritti sono o tutti o nessuno, mi ha fatto pensare molto. Molto anche alla chiusura mentale di altre fasce di popolazione: dell'intellighetia, degli intellettuali, dei giornalisti (con qualche rara eccezione), dei politici. Emozionante esperienza. Cose che magari potevo intuire, sapendo quanto Luxuria è amata fra la base del suo partito, ma che a vederle e "respirarle" ha fatto tutto un altro effetto.
Il Giorno dopo, di pomeriggio, al Museo di Sant'Agostino, un importante dibattito organizzato dall'Associazione "Usciamo dal Silenzio". L'otto marzo a parlare di prostituzione. Un atto tanto coraggioso quanto ignorato dai media locali, nonostante la presenza di un onorevole del nostro Parlamento.
Anche in questa circostanza ho avuto modo di sentire quel che da un po' avevo capito intellettualmente. Il pubblico era davvero tanto per la capienza della sala. Sicuramente più di cento persone. Quasi (ma non) tutte donne di ogni età e ceto. Molte femministe storiche e nuove, molte lesbiche. Dopo l'interessante intervento della Sociologa E. Abbatecola, dell'Università di Genova è stata la volta di Luxuria. Il suo intervento è stato un qualcosa che probabilmente anche solo 5 anni fa sarebbe stato vissuto con molta diffidenza dal pubblico in gran parte femminile a causa del fatto che avrebbe avuto difficoltà a riconoscere in lei una donna come loro, nella sostanza. Un lungo excursus storico sulle violenze contro le donne, fatti e commenti sulla deprivazione di diritti delle donne nel mondo. E ovviamente poi anche il tema della prostituzione. Più volte è stata interrotta da applausi a scena aperta e soprattutto la sensazione che il pubblico femminile non percepisse la minima distanza fra lei, transgender, e loro, donne nate tali. Forse proprio a causa di questa bella novità che però si manifestava verso una persona nota, in qualche modo famosa, e a causa del tempo a disposizione per la sala che scarseggiava, il mio intervento (tagliato del 90% per dare spazio ad altre persone rispetto agli appunti che avevo preso) si è fondamentalmente basato sui temi che a me stanno più a cuore. Ho scelto di non parlare dell'epifenomeno prostituzione (sul quale peraltro avrei avuto da dire), ma delle origini che a mio parere hanno determinato tutte le discriminazioni contro le donne: il maschilismo, la cultura maschilista.

L'intervento di Mirella Izzo
E mi sono soffermata sul rischio di un maschilismo inconsapevole introiettato da parte di una certa quantità di donne "vendute" inconsapevolmente (o per stato di necessità.. si deve pur mangiare) alle logiche di una economia scritta al maschile e quindi assorbite ai valori della concorrenza e dell'emarginazione, del denaro come metro di valutazione del valore di una persona, rispetto al valore dell'inclusione e del "taking care", che appartengono storicamente, culturalmente e forse anche fisicamente, alle donne.
nfine mi sono permessa di appellarmi affinché tutte le donne presenti comprendessero l'importanza dell'apporto transgender (specie MtF, ma non solo) alle cause della donna. Proprio le nostre "differenze" sono un patrimonio strategico a disposizione del movimento femminista ed anche lesbico. Non sia solo la pur bravissima Luxuria ad essere considerata "pari", ma che cadano tanti separatismi ancora presenti sia in ambito femminista, sia in quello lesbico, verso le persone come me e Luxuria. Noi siamo una risorsa e non spie maschili. Semmai lo siamo state quando vivevamo, costrette dalla biologia, a vivere da "maschi" fra "maschi". Là siamo state, nostro malgrado, agenti femminili in "copertura" e la copertura era l'apparenza maschile dei nostri corpi. Mentirei se non dicessi che anche il mio intervento ha ricevuto molti applausi.
Un otto marzo delle donne, a Genova, in cui, forse per la prima volta, l'apporto di donne transgender è stato trainante nell'elaborazione del senso di questa giornata, del senso identitario di donne.
Un enorme ringraziamento va anche alle donne associate in Usciamo dal Silenzio che coraggiosamente hanno fatto una scelta che poche altre avrebbero fatto, sia per il tema trattato, sia per la scelta degli ospiti. Una bella esperienza di vita, un bel momento politico, un bel ricordo da conservare nel cuore.
Mirella Izzo
presidente AzioneTrans
Genova, 9 marzo 2008