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giovedì 19 febbraio 2009

LUCA ERA TRANS, non Gay!

Finalmente, come tutti, ho avuto modo di ascoltare la canzone di Povia Luca era Gay, tanto contestata dal movimento LGBT italiano.
Per quanto mi riguarda - e l'ho
già espresso altrove - era fondamentale conoscere il testo della canzone, prima di potere esprimere un giudizio di merito.
Che un Luca qualsiasi possa essersi creduto gay per una cattiva analisi di se stesso, è un fatto possibile e che accade, sebbene con una percentuale molto più bassa del percorso opposto, ovvero di un Luca etero che scopre di essere gay.
Non per ragioni biologiche ma sociologiche.
La pressione sociale esterna è, fin dal primo vagito, molto chiara e netta, per ogni essere umano: «se sei maschio ti piacciono le femmine e se sei femmina ti piacciono i maschi».
Questa è la norma che viene insegnata e che viene anche indirettamente considerata l'unica possibilità (basti pensare ai libri, agli spot, ai film, ecc.).
E' quindi più facile che una persona si indirizzi inizialmente verso quella che viene considerata "normalità", piuttosto che affrontare tutti i casini del dichiararsi gay o lesbica, piuttosto che affrontare, solo per seguire la propria natura, un declassamento di diritti civili notevole, in Italia.
Di fatto ci sono tanti Luca e tante Lucie che ad un certo punto della loro vita mollano il condizionamento e seguono la propria Voce Interiore. Talvolta capita il contrario.
Se questa fosse stata la storia raccontata da Povia, non ci sarebbe stato nulla da ridire e soprattutto nulla da manifestare. AzioneTrans, l'associazione che ho fondato, non ha infatti aderito alla manifestazione prima di avere i testi sottomano. Il rischio era di far casino per nulla e di diventare noi "repressivi" della libera espressione artistica.
La storia di Luca poteva e aveva il diritto di essere raccontata come quella di tanti altri Luca che hanno fatto il percorso contrario. Ma se a Povia piaceva raccontare quella storia, nessuno avrebbe avuto il diritto di contestarglielo.

Dopo avere però letto e sentito i testi di Luca era Gay, davvero qualcosa non funziona. Davvero non è una "storia personale" ma ripropone uno stereotipo molto diffuso fino a qualche anno fa in ambito psicologico e che ora è stato abbandonato perché non ha trovato riscontri nella realtà: "padre assente e madre assillante" producono figli che più probabilmente diventeranno.... gay? A dire il vero no, l'ipotesi era prevalentemente riservata a noi trans. Insomma "padre assente e madre iperprotettiva = figlio (maschio) che diventa trans (che transiziona da maschio a femmina).
La storia raccontata da Povia avrebbe quindi dovuto produrre un Luca era Trans, perché la teoria - ormai abbandonata - che propone Povia era quella.
E' vero - bisogna ammetterlo - da quando si è dimostrata sbagliata per noi trans (troppe trans non avevano quella situazione familiare alle spalle), hanno provato a riciclarla con gli omosessuali.
Un riciclo di una teoria che funziona per una percentuale inferiore al 50%, non è considerabile scientifica. Molti, troppi etero con identità di genere chiaramente maschile, hanno avuto padri assenti e madri oppressive, perché questa storia fosse significativa, esemplare.
Riproporre LE MOTIVAZIONI per cui Luca si sarebbe sbagliato e si era pensato Gay, attingendo ad un'ipotesi psicologica abbandonata, è il punto critico della canzone di Povia.
Perché? Perché ideologicamente propone che l'omosessualità sia figlia di disagi familiari, quindi una "opzione" non naturale ma indotta da particolari condizioni negative subite nell'infanzia. Il passo da questa ipotesi alla "patologizzazione" dell'omosessualità, è breve, anzi ci siamo già dentro.
E questo contrasta con la scienza ufficiale, con la medicina moderna, con le disposizioni dell'OMS che chiariscono inequivocabilmente che l'omosessualità è una variante umana naturale e non una risposta ad un disagio subito (e lo stabiliscono dopo tanti studi non per benevolenza verso la stupidamente presunta "lobby gay"... Magari ci fosse!).
Diverso è per la transessualità, ancora oggi considerata patologica e psichiatrica. Per noi, ogni scienziato pazzo può proporre la sua ipotesi, senza che lo si possa condannare più di tanto.
Quindi Povia doveva cantare LUCA ERA TRANS per potere poi difendere i suoi testi che rappresentano una condizione figlia di un disagio, di un disturbo (noi siamo considerate e considerati sofferenti di Disturbo dell'Identità di Genere).
Ed il 2009, poteva anche essere l'ultima occasione per farlo, perché sembra proprio che dall'anno prossimo, anche la condizione transgender verrà diversamente inquadrata e non potrà essere più considerata un disagio personale, ma semmai un disagio sociale di deprivazione della propria naturale indole (secondo le voci che stanno uscendo riguardo il prossimo venturo DSM V, manuale diagnostico mondiale per le patologie psichiatriche).
Quindi, oggi, dopo avere letto i testi, posso finalmente dire quel che altri già sospettavano, che anche io sospettavo, ma di cui non avevo prova.
Luca era gay è una canzone ideologica che, dietro una storia personale, in realtà nasconde la spiegazione sul perché si diventa gay ed anche l'informazione che si può guarire. Lo spiega con teorie superate e applicate per le persone trans da maschio a femmina soltanto (perché per chi transiziona da Femmina a Maschio, la teoria, ovviamente, inverte i termini dei fattori: padre materno e madre assente).
In ambito trans è reale che una certa percentuale di noi ha avuto alle spalle una situazione familiare di questo genere, ma non ha che sporadici riscontri in ambito gay/lesbico. Tanto sporadici da essere considerati casuali perché accade anche a tante/i etero, di avere una situazione familiare di questo genere.
Se poi si pensa all'industrializzazione e all'aumento vertiginoso dei "padri assenti", si dovrebbe assistere, secondo la teoria, ad un aumento vertiginoso di gay (o meglio di trans), mentre la percentuale resta stabile da quando ha iniziato ad essere studiata.
Semmai è l'assenza di oppressione a rendere più visibile la % di persone gay o lesbiche.
Per le trans, invece, la percentuale si eleva, per cui la teoria ha qualcosa di possibilmente vero come concausa fra tante. Perché una teoria sia scientifica bisogna raggiungere percentuali molto elevate di casi che seguono la teoria. Persino quei genetisti che avrebbero trovato una particolare sequenza di DNA che si ripete, solo nelle persone trans studiate, si guardano bene dal generalizzare quella scoperta, come "marker" della transessualità.
In psicologia - spiace dirlo - c'è molta meno serietà ed ogni giorno qualcuno si sveglia per spiegare "il mondo" secondo propri stereotipi spacciati per "modelli".
Questo è anche il caso di Povia. Sgradevole e per di più sbagliato nella mira: LUCA ERA TRANS e non gay. Posso affermare di avere io stessa "fermato" dall'idea della transizione sessuale, decine di persone che proiettavano sul "cambio di sesso" problematiche totalmente diverse. Tra "pari" non c'è bisogno di generalizzazioni. Si riconoscono facilmente le "proiezioni" dai desideri intimi profondi. Contemporaneamente ho visto tante trans con situazioni famigliari simili a quelle descritte da Povia. Una buona metà, diciamo. Il punto è che anche quelle persone con quella situazione familiare, non sono affatto più propense a cambiare idea, a "guarire".
Ed anche i propugnatori di quella tesi psicologica del "padre assente", e pubblicizzata per la transessualità e non per l'omosessualità, hanno sempre dichiarato che quella situazione familiare rappresenta un "imprinting" che, come tale, non guarisce.
Per queste ragioni, oggi, mi sento di dare il mio sostegno personale, alla Manifestazione "Se m'innamoro" di sabato 21 febbraio, alle 15.00 a SanRemo, indetta da Arcigay, ArciLesbica, Famiglie Arcobaleno e non so quali altre associazioni.
Mirella Izzo
Genova 19 febbraio 2009

giovedì 22 gennaio 2009

MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE: ALCUNI CHIARIMENTI

MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE: ALCUNI CHIARIMENTI

Sebbene mi paia alquanto strano che un messaggio letto al massimo da 30 persone (secondo i motori di ricerca) possa determinare alcunché, sembra che il mio precedente "messaggio alla (trans)nazione" abbia creato qualche problema a chi sta lavorando in AzioneTrans per portare avanti alcuni progetti già in itere o in fase di decollo.
Mi corre l'obbligo pertanto di chiarire alcune cose:
  • le considerazioni da me espresse erano e restano di natura personale. Il mio continuare o meno la militanza in AzioneTrans è INNANZITUTTO dovuta a ragioni di salute e, proprio a causa di questo, credo di avere il diritto di metterla a rischio solo in virtù di progetti che ritengo importantissimi e che contemporaneamente mi vedano, in questi progetti, figura indispensabile;
  • Il numero di tesserati in AzioneTrans nel 2008 supera le 30 persone e rappresenta il minimo storico dell'Associazione. A parte gli "anni horribilis" 2006-2007 di cui non ho neppure una contabilità precisa (non ero nel Direttivo), negli anni 2000-2005, AzioneTrans è costantemente cresciuta nel consenso, fino ad avvicinarsi a quota 100 iscritti;
  • Se la "rappresentanza" di AzioneTrans (sotto i cento soci) sembra bassa, invito chiunque a verificare quella di altre associazioni trans. La "famosa" Arcitrans Nazionale non ha mai raggiunto 50 soci negli anni in cui è stata in vita, ad esempio. La rappresentanza delle nostre Associazioni è data più dalle utenze che non da chi si impegna direttamente. Peraltro impegnarsi mentre si vive in una condizione di stigma non è cosa semplice e da tutti. AzioneTrans tiene in vita fino al 29 gennaio un Forum frequentato da 400 persone, molte delle quali transgender. Per il 2009 si prevede altra forma di aggregazione di supporto on line.
  • Iscritti, volontari e utenti non sono la stessa cosa. AzioneTrans ha avuto un calo di iscritti nel 2008 per vicende ormai note (per chi segue l'Associazione) avvenute nel biennio precedente e non imputabili a nessuna persona attualmente impegnata in Associazione. AzioneTrans anche nel 2008 ha servito centinaia e centinaia di utenti transgender attraverso: consulenze telefoniche 24 ore su 24, gruppi di auto aiuto, forum internet, email, incontri personali, sito web, ecc. La contrazione di iscritti è fisiologica dopo una scissione (tra l'altro si parla di un solo anno di contrazione) mentre è vero che vi è una grave carenza di "volontari/e". La causa della riduzione di volontariato è intrinseca ai motivi che hanno portato alla scissione. AzioneTrans ha infatti cacciato (o messo nelle condizioni di andarsene) chiunque facesse "volontariato" con secondi fini personali. Che in Italia vi siano poche persone transgender disponibili ad un volontariato puro, è stata un'amara considerazione che mi ha portata anche a dare la mia disponibilità a "preparare" nuove leve di persone trans che abbiano in cuor loro di aiutare gli altri e non sé stess* innanzitutto (disponibile a mettere in pubblico i CUD o altre dichiarazioni fiscali di tutte le "cariche" trans e verifica della qualità di vita goduta)
  • Nonostante il prosciugamento totale delle casse dell'Associazione, avvenuto a fine 2007, ad inizio 2009 AzioneTrans può contare su circa 4- 500 euro (già "ripuliti" dai debiti accumulati dall'Associazione nei confronti di quei soci/e che hanno anticipato soldi) da investire per le proprie attività;
  • Il tesseramento per il 2009 non sarà curato da me e pertanto non subirà i ritardi del 2008. Semplicemente l'Associazione ha circa un mese di ritardo nell'avviare la campagna 2009 che sarà più semplice (ma non posso anticipare cose che non saranno ovviamente decise solo da me);
  • AzioneTrans e solo AzioneTrans, nella scorsa legislatura ha fornito l'ossatura del pdl Luxuria sulla questione Transgender (un giorno pubblicheremo la bozza del progetto di legge come lo avevamo in mente noi e come comunque è stato raccolto e ovviamente modificato dalla ex on. Luxuria e dal partito in cui militava).
  • AzioneTrans è l'unica Associazione Transgender ad avere portato in Italia il Transgender Day Of Remembrance International in Italia
  • AzioneTrans e non altri, ha importato il termine transfobia, prima omologato alla parola omofobia che invece è altra cosa, pur con simili conseguenze;
  • AzioneTrans, e solo AzioneTrans si batte perché in Italia si utilizzino i protocolli diagnostici di cura internazionali e non quelli italiani che assoggettano le persone transgender a iter umilianti e "infiniti". Non solo si batte ma ha collaborato affinché in Italia due centri pubblici utilizzassero tali protocolli, prima sconosciuti in Italia (sic!)
Potrei continuare a lungo per spiegare che AzioneTrans non è morta ma che Mirella Izzo può continuare a lavorare solo in un contesto più ampio di quello attuale riguardante TUTTE le Ass.ni Trans italiane. Io ho proposto una sfida perché io possa "pensionarmi" e lasciare un'Associazione forte nel massimo numero di persone possibili.
La logica "monarchica" sembra colpire anche chi ci legge: io non sono AzioneTrans, AzioneTrans non è Mirella Izzo (o non solo e comunque non per sempre).
Infine, per parlare di rappresentatività, mi permetto di ricordare che in Italia poche migliaia di iscritti Radicali hanno portato in Italia leggi che regolamentano Divorzio e Aborto. Cosa che un Partito Comunista con MILIONI di iscritti non era riuscito a fare.
Chi non sa discernere qualità da quantità forse non merita neppure di essere preso in considerazione come interlocutore, ma questo è un mio pensiero. Il pensiero di una persona stanca e malata. Non è giusto che tali considerazioni possano essere confuse con il pensiero dell'Associazione tutta. Infatti altre persone in AzioneTrans hanno ancora voglia di raccontare e spiegare e portare a casa quei risultati che il primo gruppo dirigente dell'Associazione non è riuscita a portare.
Insomma voglio chiarire che il mio ritiro è il mio ritiro e non l'annuncio di morte di AzioneTrans che, tanto per aggiungerne una, detiene il portale internet assolutamente più ricco di contenuti in Italia (è anche linkato dal sito del Governo Italiano, o perlomeno lo era nel Governo scorso per una pagina di descrizione di "transessualismo". Oltre SEICENTO pagine piene di notizie, informazioni scientifiche, opinioni, arte (abbiamo prodotto uno spettacolo teatrale e un documentario, terminato nel 2008 ed in via di diffusione), traduzioni di saggistica e di leggi e di sentenze europee sull'argomento e quant'altro.
Abbiamo dovuto aprire un motore di ricerca solo per il nostro sito.
Non si confonda quindi una mia esigenza con le sorti dell'Associazione.
Soprattutto non si confonda un messaggio che tenta di lanciare l'Associazione più in alto, per il suo contrario.
Spero di avere rimediato al danno involontariamente creato a chi lavora nell'Associazione (nella quale sto comunque ancora - ad oggi - lavorando anche io).
Genova 22 gennaio 2009
Mirella Izzo

mercoledì 21 gennaio 2009

MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE

2009: MESSAGGIO ALLA (TRANS)NAZIONE
DI MIRELLA IZZO
SOCIA FONDATRICE DI CRISALIDE E AZIONETRANS
21/01/2009

Dopo 10 anni di militanza fortemente impegnativa con la fondazione di Crisalide, il Manifesto AzioneTrans e la recente "rifondazione" di AzioneTrans, dopo avere lavorato sia sul fronte del counselling, dei gruppi AMA, ma soprattutto delle iniziative politiche volte a migliorare la qualità della vita delle persone "trans", è arrivato il momento, per me, di fare il punto della situazione e di farlo pubblicamente.
Per ragioni di "comunicazione", invertirò la mia abituale modalità di scrivere: prima spiegare le ragioni e, solo dopo, esprimere le decisioni che ne derivano.
E' mia intenzione ritirarmi a vita privata. La ragione fondamentale sta dentro il "combinato disposto" delle mie condizioni di salute poco compatibili con il "servizio", con la "situazione" attuale del "movimento trans" e di AzioneTrans.
Spero che ritirarmi oggi non debba significare la fine dell'unico esperimento "non monarchico" di associazionismo trangender: AzioneTrans. Se così fosse, vuol dire che sono stata anche io "monarca", mio malgrado e, in tal caso, è una motivazione in più per il mio ritiro.
Credo però che sarà questo 2009 l'anno cruciale che dirà se questo esperimento iniziato nel 1999 finirà o potrà continuare.
Non sono più in grado di sostenere lo stress e l'impegno che richiede gestire in quasi solitudine un'intera Associazione, ma non posso escludere che, di fronte ad un "aut aut" (obbligato), altre nuove forze, oggi "dormienti", decidano di attivarsi.

Per il 2009 resterò come punto di riferimento per aiutare (se ve ne saranno) il formarsi di nuove forze alla gestione di un'Associazione come AzioneTrans. Metto già da ora un obbiettivo minimo da raggiungere affinché - io garantisca - l'impegno di "formazione" per il 2009.

70 tessere di persone transgender, entro il 30 giugno 2009 (100 entro fine anno) e almeno 500 euro di donazioni.


Sotto questa soglia, io riterrò che alle persone Transgender e Transessuali, vada bene l'attuale Status Quo, le altre Associazioni Transgender Italiane. Senza rappresentatività, AzioneTrans non ha ragione di esistere (per me) proprio perché è alternativa al modo di intendere l'associazionismo di tutte le altre Ass.ni transgender nazionali e non.
Sotto questa soglia, saranno eventualmente altre persone ad occuparsi della cosa.

Renderò più semplice l'adesione on line (ma dobbiamo sottostare alla legge) di quanto non sia stato fino ad ora, proprio per non dare l'alibi della "pigrizia" a nessun*. Le tessere verranno mandate agli iscritti? Nel 2008 non siamo riuscit* a inviare a tutt* le tessere, ma la stessa tessera non è di per sé indispensabile. Chi non l'ha ricevuta nel 2008, la riceverà per il 2009 a carico dell'Associazione (senza ulteriore esborso). Certamente ci sarà una ricevuta a comprova e certamente sarà la tessera. Ne stamperò personalmente 70. Se non finiranno entro giugno, io avrò raccolto il messaggio chiaro di non essere necessaria e che non è più necessaria AzioneTrans. In ogni caso le tessere arriveranno sicuramente se ci sarà qualcun* dispost* a prendersi questo piccolo onere "d'ufficio".
Ovviamente altre persone potranno portare avanti l'Associazione comunque, se lo vorranno, perché io non voglio diventare l'ennesima "monarca" trans. Certo è che se dovesse accadere che, a seguito del mio pensionamento volontario dall'attivismo organizzato, AzioneTrans non riuscisse a sopravvivere, allora vorrà dire che il "popolo trans" vuole essere suddito e non cittadino. Vuole solo delegare e chiedere aiuti, senza mettere in gioco un millesimo delle proprie energie. Forse basta a chi ci fa uscire lo stipendio dal fare Associazionismo. Per chi lo fa per puro volontariato, no.
Ho parlato di monarchia: due parole di spiegazione ci vogliono. Guardatevi attorno: quante associazioni trans hanno avuto un cambio di presidenza, negli anni? Il MIT? La Fenice di Milano ex Crisalide Milano? Libellula 2001? Altre? Rivelo una cosa che pochi sanno. Quando nacque Arcitrans (presidente Deborah Lambillotte), vi era un articolo dello Statuto che prevedeva che fino al raggiungimento di 1000 (MILLE) soci, non vi sarebbero state elezioni di un nuovo Direttivo. Mille soci, quando nessuna associazione ha mai toccato quota cento!!! Un bel modo per garantirsi la presidenza a vita!
Crisalide ha fatto eccezione, con due anni di presidenza diversa dalla mia, dovuta alla decisione del gruppo fondatore di non ricandidarsi proprio per garantire un cambiamento nella continuità dei valori ideali dell'Associazione. Purtroppo l'esperimento è fallito e dopo quei due anni, AzioneTrans si è ritrovata senza un soldo e "sputtanata". Altro indizio favorevole al fatto che le persone transgender amino la Monarchia, specie se assoluta (così non c'è bisogno di pensare per fare ma solo per criticare) e cerchino le "cariche" solo per visibilità personale.
Forse in condizioni di salute medie, per la mia ostinazione caratteriale, continuerei a cercare di far capire perché le monarchie non vanno bene, ma non ho più le forze e neppure "le armi" a disposizione. Non posso viaggiare per farmi sentire in un Ministero o per partecipare alla trasmissione tv "pincopallo" o per partecipare alle varie Assemblee del movimento.
E devo dire che le mie condizioni di salute sono così peggiorate anche per la mia insistenza a "voler rimanere a cavallo" dell'Associazione. Una tra le mie tante patologie richiede una vita tranquilla, senza stress, a ritmi lenti... Tutt'altro da quel che ho dovuto fare in questi anni, per la maggior parte, tra l'altro, in scontri "interni" per salvaguardare la cristallina trasparenza che era caratteristica prima di Crisalide AzioneTrans. Mi arrendo. Attendo fino a Giugno 2009 per verificare se esiste una nuova generazione che si identifica nello spirito di AzioneTrans. Se non ci sarà, lascerò il compito di trovarla a chi resterà.
Ed il mio impegno nel Comitato Genova Pride resterà fino alla stessa data, con il profilo più basso possibile.
Genova, 21 gennaio 2009

E ora qualche spiegazione per chi voglia approfondire il mio punto di vista che mi spinge al ritirarmi anche al di là delle mie condizioni di salute.
Di seguito le spiegazioni che scrissi tra natale e capodanno e che poi non pubblicai, ma che più esaustivamente spiegano e raccontano.

Il "movimento trans" nel suo insieme, in Italia, non ha ottenuto grandi benefici di legge, anzi nessuno, se non forse un inizio di applicazione diversa di leggi pre esistenti riguardanti le "pari opportunità" in ambito lavorativo. Un obbiettivo raggiunto però solo parzialmente, molto parzialmente. Solo nei grandi Centri Urbani, solo per le professioni meno qualificate, solo nelle tipologie di lavoro con scarso o nullo rapporto con la clientela. Davvero poco.
E' però cambiata, almeno in parte, la percezione generale della nostra realtà ed in questo, Crisalide e AzioneTrans, hanno fatto tanto. Quando dico tanto, intendo un "tanto" relativo, ovviamente. Relativo alle forze che avevamo in campo, anno dopo anno.
Sicuramente abbiamo fatto di più di qualsiasi altra Associazione Trans.
Abbiamo saputo sfruttare al meglio le "finestre mediatiche" che si sono aperte dei casi "Lapo" e "Sircana" e dell'omicidio della povera Manuela Di Cento. Tre casi scandalistici e pietosamente trattati dai media, che siamo stati in grado di ribaltare con comunicati stampa duri che si sono trasformati in interesse da parte dei media e quindi in interviste, articoli sui giornali, spazi nelle radio e nelle tv.
In questi spazi abbiamo tentato di spezzare una lunga serie di pregiudizi che gravavano (e gravano ancora, ma meno di 10 anni fa) su di noi.
Lentamente, una percentuale sempre meno esigua di italiani, si è posta qualche domanda sulla nostra condizione, senza più liquidarla come un fenomeno da baraccone o peggio. Certo, parliamo di una minoranza di italiani, ma in costante seppur lento aumento, e che partiva da una realtà di stigma generalizzato, assoluto e da un'ignoranza diffusa ad ogni livello sociale e culturale.
A questo fenomeno ha poi contribuito l'elezione di Luxuria in Parlamento. Non tanto per il fatto di essere stata eletta (la legge elettorale in vigore non prevedeva né prevede oggi le "preferenze" e l'eleggibilità o meno di una persona dipende in gran parte da "dove" e "come" un partito decide di candidare una persona. Non si spiegherebbe altrimenti come possibile che due anni dopo, con una popolarità enormemente aumentata, Luxuria non sia stata eletta, perché messa in un collegio impossibile), quanto per la sua personale capacità di semplificare la propria condizione "particolare" nella realtà di una persona "come tante altre" e dotata di intellilgenza, sensibilità, aspettative personali, analoghe a quelle di chiunque. Una condizione umana e non un "capriccio" per far parlare di sé.
Anche in questo caso Crisalide si è mossa in prima linea, per aiutare Luxuria - da qualche anno lontana dall'associazionismo - ad aggiornarsi su ogni tema che riguardava l'evoluzione della realtà trans in Italia. Non solo: dopo avere verificato che nessuna associazione trans stava aiutando Luxuria per la stesura di un progetto di legge che riguardasse non solo la transizione, ma anche le pari opportunità, la garanzia dell'assistenza sanitaria ed altro ancora, in prima persona mi sono offerta di stendere una bozza di un possibile progetto di legge "omnicomprensivo" di tutte le problematiche più gravi che colpivano (e colpiscono) le persone transgender ed anche le persone intersessuate.
L'accanimento contro la mia persona da parte del Coordinamento Trans Sylvia Rivera e parzialmente (poi fatto sparire da ogni verbale) contro Luxuria che si era permessa di consultare la mia persona senza prima dirlo alle altre associazioni (che però erano state contattate mesi prima da Luxuria per darle una mano e rimasero silenti), fu il primo ma decisivo colpo alla cosiddetta "unità del movimento" trans.
Non era possibile che un progetto di legge che avrebbe potuto cambiare in meglio la qualità della vita delle persone trans, potesse venire rifiutato, per mere ragioni di invidie personali (e aggiungerei di incapacità "tecnica" a produrre un progetto di legge, seppur in bozza).
Altri eventi sono accaduti successivamente: tradimenti della fiducia da parte di nuove presidenti (ufficialmente mai registratesi come tali) che però hanno dilapidato le pochissime "fortune" dell'Associazione per pranzi e viaggi a Roma che... guarda caso... hanno fatto da preludio all'elezione della stessa in un "plenum" di Partito Politico (non temo denunce: carta, anzi, estratti conto cantano). Senza un soldo ma con la convinzione di essere nel giusto, si organizzò un'Assemblea dei Soci a Milano. Sebbene fosse richiesta la mia presenza, io pensai che, per le mie condizioni di salute, fosse meglio spostare ogni dirigenza a Milano, sede dove peraltro avevamo il maggior numero di soci. Purtroppo, mentre veniva eletto questo Direttivo Nazionale, alcune delle persone candidate per le quali io mi spesi per la loro elezione, a mia insaputa e ad insaputa di un po' tutti, scrivevano su un forum pubblico e aperto e con continui riferimenti al Forum di Crisalide (con 400 iscrizioni) contenuti riguardanti una presunta"superiorità transgender", di stupidità delle transessuali che rifiutavano il concetto di "due spiriti" e si sentivano donne (o uomini). Affermazioni condite con minacce di hackeraggio del sito dell'associazione di cui erano diventati i responsabili. Polemiche che portarono sul quel forum tanta gente che poteva leggere che i principali esponenti di Crisalide propagandavano una sorta di "separatismo transgender" invitando le persone trans ad abbandonare i loro affetti con persone non transgender per stare solo fra "simili", fra "eletti"...
Mi sentii di intervenire, come presidente onoraria. Chiesi alla nuova Presidente di far fare un passo indietro a chi (due persone) era stat* elett* nel Direttivo e si era espost* in tali termini. Semplici dimissioni, senza scandali.
La risposta fu negativa e a seguito di questo fatto, il Direttivo abbandonò Crisalide senza rispettare alcun passaggio Statutario e senza mai più restituire materiale, libri dei verbali di Assemblea e bilanci.
Decidemmo, noi che restavamo fedeli ai principi del Manifesto AzioneTrans (che oltre all'onestà, mai ha propugnato una superiorità delle persone transgender rispetto alle altre, mai ha propagandato il "separatismo trans", ma solo diritto alla pari dignità), rifondammo AzioneTrans (privata dal prefisso Crisalide), ad inizio anno. 2008.
Restammo in pochi. Sebbene avessimo scelto di non denunciare alla Magistratura i vari illeciti di cui avevamo sufficienti indizi, per evitare un trauma ai nostri utenti che mai più avrebbero immaginato che nella nostra Associazione potessero verificarsi fatti di questo genere, le voci corsero e ovviamente, molti titubarono. Chi diceva la verità? Nel dubbio meglio aspettare...
Nel 2008 infatti abbiamo avuto il più basso numero di tessere di sempre (eccetto i primi 3-4 anni) e una "militanza" ridotta all'osso.
Nonostante i miei "guai personali", ho ripreso la presidenza dell'Associazione e - in pochissime persone - abbiamo comunque fatto tutto quanto ci era possibile. Abbiamo puntato soprattutto sulla qualità dei nostri interventi presso le autorità, lottando contro i protocolli ONIG che riducono a zero la dignità della persona transgender per accedere alla terapia di transizione, a favore di protocolli internazionali, usati in tutto il mondo civile.
Ci siamo battuti con poche forze per favorire l'ingresso al lavoro delle persone trans. Pur di dare evidenza a questa priorità (senza soldi non esiste possibilità di una vita dignitosa e indipendente, in questo mondo), abbiamo rifiutato di aderire alla manifrestazione contro la pur scadente legge contro la Prostituzione. Al contrario delle altre Associazioni trans, abbiamo pensato che fosse fortemente confusivo aderire come associazioni trans, ad una manifestazione con l'esclusivo "focus" di garantire la prostituzione. Giusto vi aderissero le associazioni delle prostitute ed altre che lavorano specificatamente in quel campo. Noi non possiamo chiedere contemporaneamente di avere accesso al lavoro e di facilitare la prostituzione.
Sempre al contrario del resto delle Associazioni trans italiane (specie quelle riunite sotto la dicitura "Coordinamento Trans "Sylvia Rivera"), ci siamo pronunciati contro i consultori gestiti direttamente dalle Associazioni e finanziati da Enti Pubblici.
L'interesse della persona trans è di non aspettare anni prima di accedere alla terapia ormonale. L'interesse di un Consultorio finanziato è, potenzialmente, l'opposto. Tanto più una persona resta in trattamento, tanto maggiori saranno i fondi necessari al finanziamento.
Non a caso i Centri gestiti dalle Associazioni, seguono i protocolli Onig che prevedono sei mesi (rinnovabili all'infinito) di psicoterapia (chiamata accompagnamento, ma è un falso perché precede l'inizio della terapia ormonale, quindi non l'accompagna), mentre a Genova, dove ha operato da anni Crisalide, le persone transessuali possono rivolgersi ad un Centro Ospedaliero, gratuitamente (in Day Hospital) e con protocolli internazionali che prevedono l'inizio della terapia dopo una indagine che escluda la presenza di patologie psichiatriche che pregiudichino la capacità di intendere e di volere della persona e verifichino la persistenza del desiderio di transizionare. Un approccio che risparmia molti mesi se non anni di attesa snervante e persino pericolosa. Ci risulta infatti che molte persone che sono state tenute ferme anche per anni, nei consultori MIT e SAIFIP, rispettivamente di Bologna e Roma, hanno poi iniziato ad assumere ormoni in privato e senza controlli.
Far attendere anni una persona con "Disforia di Genere" significa non capire nulla di questa realtà. E' un'urgenza tale (quando si matura di iniziare il percorso) che nessun ostacolo burocratico potrà fermarla. La prova è che prima dell'approvazione della legge 164/82, nonostante la totale illegalità dell'essere transessuali, moltissime persone trans rischiavano il carcere, ma andavano ad operarsi all'estero (la mitica Casablanca).
E' quindi successo che la nostra politica si distaccasse sempre di più dal resto delle Ass.ni Trans, in particolar modo quelle del Coordinamento Trans Sylvia Rivera (MIT, Ireos Trans, Gruppo Luna Torino, per quel che ci risulta).
Non solo si distaccasse ma talvolta si scontrasse. Non potevamo permettere che continuassero ad arrivarci lamentele per gli anni che molte persone trans attendevano presso il consultorio del MIT e contemporaneamente vedere che quell'Associazione si poteva permettere più persone che facevano attivismo "a tempo pieno", come un lavoro. Qualcosa non ci quadrava e non ci quadra.
Mentre nel 2008, attraverso articoli pubblicati e il nostro sito internet, arricchitosi di un Blog e di un altro blog "collaterale" mio personale (dove mi permetto qualche libertà di pensiero in più, dove mi preoccupo meno del "politically correct"), abbiamo visto calare la militanza e le adesioni.
Per questa ragione, e chiedo personalmente scusa, perché è colpa mia, le poche iscrizioni giunte non hanno visto arrivare la tessera di socia/o.
Non ce l'abbiamo fatta a seguire tutto e la parte "burocratica" è stata, forse ovviamente, non so, quella che ha patito maggiormente.
Premesso che chi non ha ricevuto la tessera nel 2008 sarà, se lo vorrà, automaticamente iscritt* per il 2009 senza nulla dovere all'Associazione, è il momento che ogni persona transgender, gay, lesbica, intersessuata, eterosessuale che abbia a cuore i diritti delle persone transgender, transessuali, intersessuate, si pongano una domanda fondamentale.
E la domanda è la conseguenza di una decisione che, personalmente ho già preso, ma che penso potrebbe riguardare tutta l'Associazione.
AzioneTrans è diversa da tutte le altre Associazioni Trans italiane. Ha un approccio alla rivendicazione dei diritti, diversa, talvolta in opposizione e non vorrebbe diventare una monarchia con "presidenze" a vita.
Non vogliamo essere un'associazione ideologica ma "parasindacale" (pur avendo ogni socio diritto alle sue opinioni politiche che potrà esprimere nelle sedi adeguate), siamo contrari ai protocolli di diagnosi Onig perché consentono di tenere le persone in "attesa" anche per anni e siamo favorevoli a quelli internazionali (WPATH). Siamo contrari alla gestione diretta di Consultori per la transizione da parte di Associazioni Trans per tre fondamentali ragioni:

  • evocano potenziali conflitti di interesse;
  • non garantiscono la stessa qualità di cura di un Ente Ospedaliero che può avvalersi delle consulenze di qualsiasi specialità medica, nel caso di complicazioni durante la terapia ormonale sostitutiva);
  • non garantiscono la gratuità del trattamento, possibile invece nelle strutture del Sistema Sanitario Nazionale, attraverso l'uso del Day Hospital.
Molte altre cose ci hanno differenziato dalle altre Associazioni: abbiamo usato strumenti di democrazia interna e di discussione. Prima delle secessioni che hanno comportato il grave danno della non restituzione delle carte, ora disperse, abbiamo sempre presentato e pubblicamente, i bilanci dell'Associazione, abbiamo aperto forum dove anche personalmente ci siamo mess* in discussione fossimo presidenti o quant'altro, esponendoci alle critiche e rispondendone.
Crisalide prima, AzioneTrans ora, insomma, sono su un altro pianeta.

Può piacere o non piacere ma la considerazione fondamentale che oggi faccio è la seguente: qualsiasi "missione" si voglia portare avanti, essa non ha significato se non ha séguito fra la gente, se non è supportata dalle persone per le quali si agisce e si parla.

Tenuto conto l'anno di "transizione" dopo le varie batoste ricevute, oggi non è più tempo di "sopravvivenza". O AzioneTrans ha un significato agli occhi della "nostra gente", o - se non ce l'ha - se ritiene di essere ben rappresentata dal MIT o dal Coordinamento Sylvia Rivera, allora non ha più senso il nostro impegno. O perlomeno il mio.

Per questo motivo personalmente sto predisponendo un sistema per il quale le "tessere" arrivino a destinazione MA sarà il 2009 a dare l'importante risposta alla domanda che mi pongo: ha senso il mio impegno? Il nostro impegno come AzioneTrans? Siamo ritenuti importanti o utili alla causa? I modi per rispondere a questa domanda sono pochi ma facilmente "visualizzabili".

Ritengo di poter affermare che la continuazione del mio impegno, oltre il 2009 e "a dio piacendo, sarà in conseguenza di un'importante verifica.

Se AzioneTrans non sarà in grado di raccogliere almeno 70 adesioni trans e 500 Euro di donazioni (5 euro per 100 persone o 10 per 50, da parte di chi non si iscrive) entro fine giugno 2009, vorrà dire che il mio impegno nell'associazionismo trans è soltanto una mia "fissa" e non corrisponde ad una espressione di rappresentanza di un gruppo di persone. Per esprimersi personalmente non c'è bisogno di un'Associazione (ammesso che avrei ancora voglia di farlo).

Per dirla in slogan:

SI VUOLE CHE IO CONTINUI AD IMPEGNARMI IN AZIONETRANS?
PERCHE' ACCADA E' NECESSARIO CHE AZIONETRANS RAGGIUNGA QUOTA 70 TESSERE (TRANS)
ENTRO FINE GIUGNO 2009.

Se non accadrà mi dimetterò immediatamente e mi ritirerò definitivamente a vita privata e il sogno di AzioneTrans, di Crisalide potrà sopravvivere o meno, ma senza il mio impegno personale.
Perché per quanto mi riguarda, un'Associazione o esprime degli interessi legittimi significativi o non è Associazione, ma solo un "vestito" da indossare per darsi importanza... Importanza di cui - mi si perdoni il bisticcio di parole - non mi importa gran che... sono già abbastanza conosciuta per soddisfare il mio ego.. Insomma non ne ho bisogno e ho anche da pensare al mio privato, che "gode" di un'aspettativa di vita ridotta, rispetto a persone più sane di me.
Genova 01 gennaio 2009

martedì 23 dicembre 2008

HA RAGIONE IL PAPA.....

IL PAPA HA RAGIONE:

E’ DIO (O LA NATURA, PER CHI NON CREDE) A STABILIRE I SESSI E GLI ORIENTAMENTI SESSUALI

Peccato che il giusto enunciato venga immediatamente contraddetto in ogni giudizio espresso sulla natura umana, se rapportato alla verità scientifica, quindi naturale, quindi, per chi crede, anche divina.

Qualsiasi etologo è oggi in grado di affermare che il comportamento omosessuale negli animali - tra cui molti mammiferi e quasi tutti i primati - è molto diffuso.

Ugualmente incontestabile è la scoperta che la monogamia è una eccezione rarissima fra tutti gli animali considerati in passato fedeli dopo l’introduzione dello studio del genoma su uova e feti animali.

Analogamente naturali sono comportamenti tipicamente transessuali in una certa quantità di animali, tra cui i nostri simili “orangu”, che, in un certo numero, invece di praticare sesso omosessuale anale, premono il loro pube che forma un incavo simil vaginale ed esprimono la loro sessualità al femminile.

Disegno naturale o divino, il creato smentisce costantemente le posizioni Vaticane che non hanno più alcun appiglio nel “reale”, nella semplice osservazione della Natura.

E se questo è vero per gli animali, ancora di più vale per l’essere umano.

Premesso che “naturale” e “culturale”, sono, nell’uomo, elementi inscindibili sin dall’istante in cui si è coperto di pelli provenienti da altri animali e che non vogliamo legarci mani e piedi alla genetica o all’etologia per stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato”, proprio perché l’essere umano è animale culturale e come tale non risponde solo alla genetica ma anche alla cosiddetta“epigenetica” (variazioni psicologiche e culturali), non possiamo però – come fa la Chiesa Cattolica– far finta che la scienza non esista o che sia ferma all’ottocento.

E’ Dio o la Natura a far nascere un bambino su mille con caratteri sessuali misti (intersessuati) e solo una “cultura umana” antinaturale li obbliga ad appartenere obbligatoriamente ad uno dei due sessi “riconosciuti” dalla morale cattolica, attraverso interventi chirurgici e ormonali, fin dalla nascita, quindi ben prima che il bimbo intersessuato possa sviluppare la propria indole maschile, femminile o mista. E’ Dio o la Natura a dichiarare che non è vero che esistono solo due sessi, ma semmai che due di essi sono numericamente prevalenti.

E’ Dio o la Natura a far nascere una certa percentuale di bambini con un corpo maschile ed un cervello femminile e viceversa, come dimostrano ormai molti studi accreditati e mai smentiti. Bambini che per questa o altre ragioni ambientali, culturali, familiari, diventeranno più facilmente “transgender”.

Il Papa si appella a Dio ma nega ogni realtà del suo creato. Prende in considerazione solo i fenomeni maggioritari e condanna quelli minoritari che però appartengono al disegno della vita o di Dio, in egual misura. Se esistiamo una ragione c’é. E’ la Chiesa Cattolica a non capirlo.

Papa Ratzinger critica il “gender” ed il “transgender”, come elementi inventati dall’uomo per sottrarsi alla “matematica” divina che prevede due soli sessi prestabiliti, ma la verità è che la matematica dell’universo è ben più complessa di una interpretazione, semmai aritmetica e duale.

Che i sessi non siano due è provato. Che nascano o si sviluppino persone con una psicologia di genere, opposta al corpo, anche. In questi casi correggere assecondando la natura prevalente è un dovere, non un’invenzione. Il bambino intersessuato NON dovrebbe essere operato prima che sviluppi una propria identità e la persona transgender dovrebbe poter adeguare il corpo alla propria psiche, mente, sensibilità, al proprio cervello, sede della coscienza di sé a 360 gradi. Sebbene non siamo noi a cercare un “marker” biologico di prova perché siamo “oltre”, come esseri umani, la genetica, non possiamo neppure “bere” interpretazioni che contraddicono quel che emerge dallo studio della natura umana.

Il “gender” non è un’invenzione ideologica, ma una lettura più approfondita e realistica del disegno divino o naturale, per l’uomo e per la maggioranza degli animali.

Il gender è la risultanza di sesso cromosomico e sesso psicologico (e forse neurocerebrale e forse epigenetico e genetico) che, talvolta, divergono fra loro.

Al di là degli studi scientifici è comunque l’antropologia culturale, la storia dell’uomo fin dai suoi primordi a dimostrare come naturale, come interna al disegno divino, seppur minoritaria, la condizione transgender. Così come minoritaria è la condizione intersessuata di cui il Papa non parla perché è prova provata, anche geneticamente certa, che i sessi non sono solo due, ma prevalentemente due.

Anche il comportamento omosessuale è minoritario rispetto a quello eterosessuale, ma quanto questa prevalenza sia naturale o culturale è difficile da stabilire, così come difficile è stabilire la loro coesistenza.

Negli animali sottoposti all’estro femminile, si nota che è il comportamento omosessuale ad essere più diffuso di quello eterosessuale durante tutto il periodo di infertilità, mentre diventa prevalente quello eterosessuale, durante l’estro femminile.
Due le verità che ci dicono queste conoscenze: che il sesso non è, nei disegni divini, un mezzo esclusivamente procreativo, ma anche culturale, comunicativo ed affettivo (le leonesse formano famiglie lesbiche stabili con i loro piccoli, basta chiedere a qualsiasi documentarista) e che non esiste un orientamento sessuale “giusto” e uno “sbagliato” nel creato.

Forse il Papa non è mai stato un contadino: altrimenti saprebbe che ogni tanto, nel pollaio, qualche gallo si rifiuta di far chicchirichì e cerca invece le uova delle galline per covarle. Se però lo sa, saprà anche che per questa ragione, perché infertili per identità di genere, questi galli sono i primi a finire nella “pentola”.

Lo sa perché nella stessa pentola vorrebbe finissero tutte le differenze naturali che riguardano l’orientamento sessuale o l’identità di genere sessuale (il “gender”).

Auspichiamo che i media, globalmente, vogliano riportare le voci del dissenso dalle interpretazioni che la Chiesa cattolica continua a ribadire su sesso e genere, senza alcun legame con i suoi testi sacri (a meno di non seguire alla lettera il Levitico che considera alla pari “abominio” tanto l’omosessualità, quanto il mangiare crostacei… e sotto Natale saranno tanti a commettere abominio senza saperlo) e soprattutto con lo studio obbiettivo della natura.

Sia Dio, quindi la Natura ed il suo studio obbiettivo, a decidere cosa è in un “disegno” naturale e non la Chiesa Romana che sembra sempre più dimostrare immense ed evidenti discrepanze di intendimento, nel suo compito di vicariato di un uomo che ha insegnato ad amare prima di ogni altra cosa, persino i “nemici”, come noi sembriamo essere, agli occhi di questo Papa e della sua gerarchia gerontocratica e sessuofobica.

Sinceramente, non ci sentiamo affatto amati.

Mirella Izzo

Presidenza nazionale AzioneTrans

giovedì 20 novembre 2008

Un TDOR Internazionale? In Italia il Coordinamento Trans "Sylvia Rivera" sceglie l'autarchia

Pesa farlo. Pesa parlare di un evento che commemora nostre "sorelle e fratelli", ammazzati per transfobia, in termini polemici. Sembra un'offesa alla loro memoria. Ma tacere, per me, lo sarebbe di più.
Sì, perché in Italia tutto deve essere piegato alla politica ideologica: anche i morti.
Il Transgender Day of Remembrance International, è un evento, nato in america, che si è gradualmente sviluppato in tutto il mondo. In Italia fui io a portarlo nel 2002. Ero presidente di Crisalide ma questa iniziativa fu sempre aperta per ogni associazione. Noi ci lavoravamo volentieri e volentieri offrivamo questo servizio a chiunque lo chiedesse e il Coordinamento per il TDOR era paritario fra chiunque "ci stava". Vi fu un'adesione sempre crescente negli anni seguenti, sia in Italia, sia nel mondo. Molte Associazioni LGBT hanno organizzato eventi, veglie, candle light per questa data, utilizzando, anche l'ultimo giorno, i dati forniti da noi e a disposizione di chiunque. "Belli pronti" ed in Italiano.
Tutto il lavoro preparatorio svolto ogni anno (dai dati raccolti degli omicidi italiani segnalati al resto del mondo a quelli del resto del mondo segnalati anche agli italiani, in italiano), in tutti questi anni, è gravato personalmente sulle mie spalle.
Nonostante ripetuti inviti alla collaborazione, inviati alle altre Associazioni Trans italiane, nessuno si è mai iscritto alla mailing list internazionale "remembering", che raccoglie il coordinamento mondiale di chiunque voglia celebrare questa pur triste ricorrenza. Quindi da sempre ho segnalato gli eventi organizzati da chiunque ed in ogni città; da sempre ho preparato per tutte le Associazioni i files tradotti in Italiano con brevi biografie delle vittime di tutto il mondo indispensabile strumento per effettuare un decente candle light; da sempre, il sito di Crisalide ospitava pagine e pagine dedicate al TDOR copiabili e mirrorabili ovunque. Da sempre, infine, un comunicato stampa firmato coordinamento italiano TDOR International, veniva da me inviato per conto di tutte le Associazioni aderenti, con un testo condiviso, con il nome in evidenza di ogni ente, associazione organizzante.
Da sempre inoltre, mi preoccupavo che tutto il mondo sapesse che in Italia si effettuavano tot eventi, attraverso il sito che raccoglie i dati di tutto il mondo.
Nel 2006, l'unico anno in cui il Gruppo Luna Transessuali di Torino, volle avocare su di sé il TDOR International, perchè quell'anno cadeva a Torino il Pride Nazionale, accadde ciò che pochi intimi sanno, ma che suona incredibile. Avevo dato al responsabile del Gruppo Luna, tutti gli elementi per lavorare sul TDOR 2006, fin dall'anno prima. Neppure seguivo più la lista internazionale "Remembering", perché avevo dato ogni indicazione ad iscriversi al responsabile del Gruppo in questione. Il 19 mattina (se non erro era mattina) ricevo una telefonata concitata da chi avevo istruito: "non ci sono i dati delle vittime italiane sul sito del TDOR!!" mi sento dire. Strabilio ma mi metto al lavoro e anche utilizzando i canali preferenziali di chi da anni lavorava fianco a fianco con l'allora responsabile del sito mondiale (Gwen Smith), riuscii a far pubblicare ogni cosa in tempo.
Bastasse. L'anno precedente, tra tutte le ass.ni che facevano un TDOR italiano avevo aperto una lista proprio per coordinare alla pari e decidere insieme il Comunicato Stampa. In esso vi erano elencati TUTTI i TDOR Italiani, con evidenziate le città e le Ass.ni organizzatrici. Il documento riportava le firme di tutte le Associazioni.
L'ineffabile Porpora Marcasciano (vicepresidente del MIT) pensò fosse cosa buona - da una parte dare l'ok al comunicato stampa nazionale - e dall'altra farne uno solo per il MIT, inviandolo IL GIORNO PRIMA di quello stabilito insieme per il TDOR Nazionale.
Chi capisce anche una "sticchia" (come direbbe Totò) di "comunicazione", sa che quel comunicato di Bologna, bruciò quello nazionale. Su molti giornali venne riportato solo l'evento di Bologna.
Protestai con Porpora per questo comportamento. La risposta fu secca: "tu non sei la padrona del TDOR e io ho solo pubblicizzato Bologna, come MIT!". Peccato che si era d'accordo che prima partisse il nazionale e poi ognuno lanciasse le proprie iniziative locali. Peccato che si sapeva la data e l'ora dell'invio del Comunicato di tutti. Peccato che era difficile già allora non leggere malafede in quell'atteggiamento. Allora era anche però possibile credere alla buona fede (poi sono successi tanti altri fatti che - sotto gli occhi di tutti - forse hanno fatto capire meglio i concetti di democrazia del "personaggio", come al Bologna Pride... Insomma è democratico tutto quanto è esproprio (di eventi, di palchi ecc.).
Da allora la signora suddetta iniziò una battaglia personale contro di me ed anche contro l'Ass.ne che ho rappresentato ad anni alterni, con azioni che esulano dal topic di oggi. Certo da allora, dopo tanti anni di collaborazione e positiva competizione tra MIT (quello di Marcella Di Folco) e Crisalide, i rapporti erano cambiati, mentre tante altre cose stavano cambiando.
La storia si ripete ma con un sapore sempre nuovo e - in certi casi - sempre più amaro, quando le ire funeste personali prevalgono su ogni cosa, anche sui morti. Inoltre la "coorte" del Coordinamento Trans" si è arricchito di personaggi che in Crisalide sono stati prima tristemente noti per gestioni disastrose...
Entro nel merito.
Molti avranno ricevuto nei giorni precedenti il 20 novembre, una comunicazione relativa ad eventi TDOR International in Italia e nelle città di Milano, Bologna, Torino, Roma e Viareggio (potrei dimenticar qualcosa o ricordare male). Tutti eventi organizzati dal "Coordinamento delle Associazioni Transgender Italiane Sylvia Rivera". Trascuro per un attimo la scelta di un nome che - mancando AzioneTrans, tra gli aderenti a questo Coordinamento, mancando la Fenice di Milano, l'AIT di Firenze (almeno così risulta dal sito dello stesso Coordinamento), mancando altre ass.ni GLBT che si occupano anche di tematiche trans - risulta decisamente pomposo e fuorviante. Il punto è che il fantomatico Coordinamento Trans taliano, ha pensato bene di lavorare in totale slinkaggio (disarticolazione) con il resto del mondo, in questo 2008, pur di evitare contatti con il virus AzioneTrans (ci sono arrivate anche minacce da chi potremmo denunciare con buone probabilità di vincere....). Incredibile? Vero. Parola mia, ma anche documenti che, se del caso, saranno mostrati a chi di dovere.
Se andate sul sito che viene letto in tutto il mondo, il Transgenderdor.org, troverete centinaia di eventi in tutto il mondo e solo due in Italia. Uno a Genova e l'altro a Padova. Guarda caso due eventi non pubblicizzati dal "coordinamento italiano".
Comprendo che la logica dell'esproprio proletario sia alla radice di tale coordinamento trans italiano, politicizzato e schierato, ma un evento mondiale è tale solo se coordinato. Altrimenti è solo un po' di pubblicità per farsi belli agli occhi degli sprovveduti in Italia, ma nessuno al mondo saprà nulla.
Eppure per segnalare i TDOR è sufficiente iscriversi ad una mailing list. Neanche: basta inviare una email al sito americano. Non c'è bisogno di passare attraverso la tanto odiata (dal coordinamento trans) AzioneTrans...
Certo c'è da lavorare: cercare fra le notizie, quelle brutte, per tutto l'anno. Tradurle e comunicarle in USA dove c'è il sito centrale (si agli amerikani!!). Raccogliere i dati che vengono via via raccolti nel resto del mondo e - prima del TDOR - tradurre la "black list" delle vittime in Italiano e metterla a disposizione di tutti.
Ma anche qui, il lavoro è sfruttamento dell'uomo sull'uomo (vale anche per le trans, si sa) e la logica luddista del coordinamento trans italiano, non ama internet e le macchine: più difficile far sentire la pressione ambientale e psicologica in una videoconferenza che non faccia a faccia, nella sede giusta, con il clima psicologico giusto ecc. ecc.- e poi, dato l'assunto di base riguardo il lavoro come sfruttamento, perché avrebbero mai dovuto lavorare per organizzare un TDOR vero, quando se ne può fare uno AUTARCHICO (certo suona poco di sinistra... le contraddizioni del sistema!!!) con poca fatica e tanta pubblicità?
Peccato che poi... alla vigilia del TDOR... questo fantomatico coordinamento italiano, si rende conto di non avere "la lista dei nomi" delle vittime, tradotta.
Con un coraggio davvero invidiabile, il 19 ottobre 2008, mi arrivano due mail molto gentili, da un paio di persone attigue ma non leader del già citato supergruppo italiano, che chiedono di dar loro questa lista. Costoro chiedono il lavoro fatto da altri e che non viene riconosciuto (ricordo che gli eventi UFFICIALI del TDOR NON sono segnalati dal Coordinamento forse perché organizzati dalla (s)fascista AzioneTrans e da un circolo della potente lobby imperialista gay (Arcigay).
Vero è che neppure noi abbiamo segnalato i loro eventi.. ma c'è un ma. Questi ultimi NON sono stati inviati né ad AzioneTrans, né al Transgenderdor International e solo casualmente sono venuta a conoscenza di questi documenti, forwardatemi da spie "negre e vendute" (come direbbero i fan di Bin Laden)... Peccato perché se l'avessero fatto, io avrei lavorato anche per loro, segnalando io i loro eventi, nonostante tutto.
Ma piuttosto che parlare con il nemico (si ,il nemico è sempre chi ti sta vicino per gli stalinisti di ogni epoca), si svende un evento importante e tragico come il TDOR.
Che tristezza... che ulteriore infinita vergogna italiana. Non basta Berlusconi a farci fare brutte figure. Ci voleva anche, nel suo estremamente piccolo, il "coordinamento trans" a far sembrare l'Italia (peraltro da anni prima della lista tra le vittime, se"pesate" rispetto allapopolazione di ogni paese, nel mondo) l'ultima ruota del carro, con soli due eventi a Genova e Padova. Niente Bologna, niente Milano, niente Torino, niente Roma.
Si dirà "chissenefrega" se - puta caso - in Olanda non sanno che ci sono stati 10 Tdor invece che due in Italia! E l'internazionalismo proletario... pardon.. transgender?
Il Coordinamento trans in due anni di vita non ha fatto una sola cosa utile davvero alle persone trans. Non ha scritto una riga di proposte di legge (noi ed altri ci abbiamo provato), non denuncia, anzi utilizza percorsi diagnostici che violano ogni elementare diritto all'autodeterminazione delle persone trans.... Niente di niente.
O meglio, hanno fatto ogni cosa in virtù di un solo elemento: la visibilità immediata in Italia.
Il TDOR fa figo, ma smascherare dei protocolli che obbligano le persone a stare anni e anni senza una diagnosi, non va bene.. anzi.. se restano immutati, aumentano i finanziamenti ai "consultori" semiprivati, gestiti da queste Associazioni di stampo "comunista", che non disdegnano quei "soldi" che Marx avrebbe voluto aboliti, dopo la rivoluzione proletaria.
Beh.. sia chiaro, le ed i trans non sono scemi e vengono da tutta Italia a Genova perché qui, grazie a Crisalide AzioneTrans ed al suo intervento presso le strutture sanitarie pubbliche, si può andare in un normale Ospedale, in Day Hospital (gratis), dove abbiamo discusso con il Centro medico affinché utilizzassero i protocolli INTERNAZIONALI (again) che - pur contemplando un controllo psichiatrico ad escludere serie patologie che possono mascherare una genuina realtà transgender - non obbligano ad anni di psicoterapia (pagata sia dagli utenti, sia dai finanziamenti pubblici).
Il TDOR fa figo e convince qualche intellettuale gay di sinistra scarsamente informato (presumo in assoluta buona fede ma schierato, quindi tendente alla non obbiettività) a scriverne sui giornali nei termini graditi al "coordinamento trans" sconosciuto in tutto il mondo. Lavorare e scrivere un progetto di legge, fianco a fianco di una ex onorevole transgender, invece era "sfruttamento" e lo si è lasciato volentieri a chi, come me, si lascia amorevolmente sfruttare per una giusta causa (gratis ovviamente.. non ho fatto carriera in quel partito).
Insomma, il malcostume di questo "coordinamento" è roba ormai vecchia e sinistramente parallela alla gemella "Facciamo Breccia". Gli usi e costumi del Consultorio MIT sono ben noti a molte/i transgender italiane/i, la ricerca affannosa di finanziamenti sui quali mai si relaziona pubblicamente, è nota.. ma con questo TDOR - pur non avendo, in fin dei conti, leso nessuno, se non se stesso - il coordinamento trans ha raggiunto il più basso livello etico/morale da quando è nato.
Ad ognuno il suo. Certo è, che se il lavoro è sfruttamento, allora non lo si venga a chiedere a chi si considera il nemico. Al nemico non si chiedono favori. Perchè come minimo, risponde "picche". Così ho fatto con chi, ruffianamente, dopo anni di silenzio, ha chiesto "il favore". Certamente ho dato loro il nome del sito dove c'erano tutti i nomi delle vittime, in inglese, anche quelle italiane (segnalate da me). Ma mi sono permessa di indurli allo sfruttamento, inducendoli a lavorare per fare il loroTDOR autarchico.

Brutto questo pezzo. Non mi ha dato alcun piacere, scriverlo. Ma è davvero la verità ed io ho deciso di non nasconderla più. Del resto, questo modesto blog ha un nome non casuale: "Di Tra(ns)verso" perché sono troppe le cose che non vanno e che pochi sanno. Perché la gente sappia, perché, egoisticamente, io non debba accumulare nausea senza che - chi è meno addentro - possa capire, sentendo un'altra campana. Una campana che il tempo dimostrerà essere quella non "fessa" (da fendere, fenditura, rottura).
Mirella Izzo
Genova, 21 novembre 2008.
PS: per i ritardatari, ricordo che a Genova, per motivi organizzativi, il Candle Light per il TDOR sarà stasera alle 21.30. I dettagli sul sito http://www.azionetrans.it

mercoledì 12 novembre 2008

AVVELENATA: IN MORTE DEL MOVIMENTO LGBT ITALIANO

Mi spiace per tutte le amiche e gli amici di un decennio di lotte comuni, persone che ancora ci credono (poche) e sono disposte a tutto fuorché ad aprire gli occhi.Meno, invece, mi spiace per altre persone, magari anche amiche, che, per il loro ruolo, hanno tutti gli strumenti per capire e vanno avanti lo stesso, pur di mantenere in piedi un baraccone.Di cosa parlo? Dell’ormai fantomatico “movimento LGBT” italiano.Alcune riflessioni.Perché in Italia i gay e le lesbiche non hanno riconosciuti i diritti civili relativi alle loro unioni d’amore? Perché in Italia le persone transgender/transessuali, devono portare in pegno un pezzo di carne allo Stato in cambio di documenti anagrafici congrui alla propria identità di genere? Perché le stesse transgender non trovano lavoro, a causa della loro realtà di vita, nonostante che lo Stato Italiano, in conformità alle linee guida dell’OMS, consideri questa condizione una malattia? Accetteremmo con uguale serenità se domani non si desse più lavoro agli allergici al polline?Perché? Perché questo ed altro? Perché gay e lesbiche continuano ad essere cittadini di serie B e le persone transgender, di un paio di serie sotto?Per colpa della “destra fascista”? per colpa della “sinistra” inquinata dalla “lobby cattolica” e, quindi, ultimo e primo, a causa dell’etica sessuale della Chiesa cattolica?Diventiamo sempre più bravi nel dare colpe agli altri, senza la benché minima seria autocritica, senza mai chiederci se – fallendo da decenni – non si stia (anche?) noi sbagliando qualcosa!Eppure la Spagna dei matrimoni omosessuali è cattolicissima, o no? La Cuba comunista non garantisce i diritti civili, giusto? L’Argentina degli ex colonnelli non è certo più socialista del PD, o sbaglio?Tutti paesi che contemplano più diritti rispetto all’Italia, per gay e lesbiche e/o trans.E il “movimento italiano”? Poverini, noi… Noi “dirigenti” e militanti di associazioni che vorremmo “tanto tanto”, i diritti che hanno in quasi tutto il mondo, ma non ci riusciamo.Perché? Eh, è noto: perché siamo gli unici a doverci battere contro il mostro Ratzinga. Si, quello che si incontra all’ultimo livello dell’impossibile, irrisolvibile videogioco “The bananas State: Italy”.Neppure le riviste specializzate hanno trovato la soluzione a questo gioco… Cosa ci possiamo fare noi, poveri dirigenti (sia chiaro, chiamo dirigenti anche quelli che rifiutano questa dizione per motivi ideologici, ma che esercitano, nei fatti, questo ruolo)?Ma davvero vogliamo credere, e soprattutto far credere ai nostri interlocutori, ai nostri “rappresentati”, che la colpa non sia fondamentalmente nostra?Davvero vogliamo continuare a far finta di non guardarci in casa (perché lo facciamo, eh se lo facciamo, ma guai a parlarne in pubblico.. sarebbe come annunciare che ci sono gli extraterrestri: si diffonderebbe il panico tra i nostri “protetti”).Davvero possiamo far finta di niente e non paragonarci agli altri movimenti LGBT internazionali?Possibile che, una Chiesa Cattolica che ha dovuto ingoiare una legge sull’Aborto, abbia questo strapotere che le consente di impedire i matrimoni omosessuali o impedire il cambio di genere (che, peraltro, già subisce attraverso una legge del 1982 e che, ingoiata per ingoiata, si potrebbe pur migliorare nella parte in cui chiede prepuzi o grandi labbra in cambio di una carta d’identità)?Riusciamo a renderci conto di quanto sia più grave l’aborto - per la Chiesa - rispetto ai matrimoni gay? L’aborto, per l’etica cattolica, è omicidio!Ma noi diamo la colpa a Ratzinger, l’onnipotente e ci basta chiamarlo Natzinger o andare in piazza con la tiara in testa e il culo di fuori e la scritta “NO VAT(icano)” per sentirci “fighi” e politicamente alternativi.Ratzinger?Onnipotente un tubo!Ah la legge sulle staminali.. vero. Quella è stata scritta dal Vaticano!Ma quella c’è perché il nostro “movimento lgbt” fa pur parte del “popolo italiano” che non è andato a votare in numero sufficiente per abolire quella legge.Voglio dire: come movimento siamo bassini in classifica del peggio del “carattere italiano” medio, ma il “popolo” non è che sia così innocente se, pur essendo contrario all’80% va a votare in poco meno del 50.Perché, diciamolo, il papa non è ascoltato da decenni quando i governi scrivono le leggi sull’immigrazione, quando critica il capitalismo liberista, quando parla di redistribuzione delle ricchezze a livello mondiale. E’ vero: neppure lui si ascolta quando parla di “dignità di ogni essere umano” e poi la vuole negare agli omosessuali, alle lesbiche, alle persone transgender… Ma che questo papa ci includa o meno tra gli esseri umani, davvero ci riguarda così tanto, al punto da renderci impotenti?Quest’uomo è ben poco ascoltato anche da una enorme maggioranza di cattolici, rispetto all’uso della pillola anticoncezionale, dei preservativi, del sesso prematrimoniale, della fedeltà di coppia, e persino della legge che ha “vinto” sul ricorso alla fecondazione assistito, “vietata” in Italia, libera a un metro oltre ogni nostro confine!Secondo alcuni sondaggi non sarebbe neppure ascoltato dalla maggioranza dei suoi fedeli, riguardo le “Unioni Civili” gay….Possibile? Tutti fanno quel che vogliono, anche qui, in Italia, a dispetto dell’etica cattolica, ma non noi LGBT. Ce l’ha a morte con noi? O siamo (anche?) noi degli emeriti incapaci?Non mi interessa, in questa circostanza, capire se e quanto Ratzinger ce l’abbia a morte con noi e i suoi apparentemente reconditi perché. Credo però, dopo un decennio di assidua frequentazione, di sapere con certezza che il movimento LGBT è profondamente incapace e spesso agisce con poca limpidezza.Ce ne è per tutti i gusti, ma partiamo da uno a caso: siamo l’unico movimento LGBT al mondo che deve essere necessariamente ideologizzato: deve essere di sinistra, preferibilmente comunista, decisamente “antagonista” (ad ogni potere se non quello “del popolo”).Bastasse! Eh no… C’è da chiarire: quale sinistra, quale comunismo? Perché queste sono le vere lotte senza quartiere dentro il nostro “movimento”, mica le piattaforme rivendicative. Quelle sono facili da scrivere, data la macroscopicità dei diritti negati. No, solo (o quasi) ideologie. In piccolo, molto piccolo, siamo ai livelli di “Stalin vs/ Trotzky” o “Lenin vs/ la Comune di Odessa” o – ancora di più - “bolscevichi vs/ menscevichi”.Un “movimento” costretto a provare ogni giorno quanto sia antifascista, attraverso le proprie azioni. Abbiamo un vero e proprio “fascistometro”, che però dà misurazioni diverse a seconda della purezza ideologica di chi lo usa. Avete presente il film “La bussola d’oro”? Uguale. Quindi capita: chiedi un incontro con il Sindaco di Roma che è notoriamente un post fascista? Sei colluso!Tutto qui? No perché davvero siamo un “movimento” pieno di sorprese e varietà (forse abbiamo malinteso la bandiera arcobaleno?).Se mezzo movimento va a “fascistometro”, ed è tanto irriducibile da dimenticarsi di fare battaglie specifiche per le questioni che interessano la gente che dovremmo rappresentare, dall’altra parte, un altro pezzetto di movimento, per reazione, ha preso la via dell’ accondiscendenza ad ogni “puzzetta” del centro destra, che chissà quali risultati darà (perché, mio dio, questo dovrebbe essere il nostro vero parametro per il quale sentirci esistenti: i risultati e sapere come ottenerli!).Quindi i “duri e soprattutto puri” da una parte e dall’altra chi confonde l’equidistanza dai governi - dovuta per associazioni “di fatto” sindacali - con una sorta di fiducia cieca che neppure al “centrosinistra” fu mai concessa. Per riuscirci ci si è spinti fino ad un vero e proprio revisionismo storico e sociale, pur di giustificare i molti decenni di omotransfobia della destra. Pur di dimostrarsi collaborativi, si è arrivati a dire sui giornali ad altissima diffusione, che in Italia non esiste una discriminazione contro gli omosessuali e le lesbiche (e, immaginiamo, anche transessuali e transgender?). La storia, i fatti, la cronaca smentiscono clamorosamente queste affermazioni, cui sono seguite mezze smentite quasi peggiori delle dichiarazioni.Siamo così, noi del movimento LGBT.I difetti tipicamente italiani, all’ennesima potenza.Ideologizzare anche un pezzo di pane, e considerare nemici i “vicini di casa”.Dentro questa logica perversa, che nulla conta per chi attende leggi e normative di Diritto, arrivano mille giochetti: si è collusi con il fascismo, parlando con Alemanno e chi dà il benvenuto ai DIDORE’ è un vero fascista o comunque un vero traditore?Non esprimo un giudizio qui, ora, ma faccio una domanda: forse che i DIDORE’ dei fascisti sono tanto peggio dei DICO dei socialcomunisdemocristiani “prodiani”?Eppure è semplice: i DICO erano come i DIDORE’ perché sinistra e destra italiane sono entrambe dominate dai cattolici. Vero. Peccato che siamo stati noi a chiedere i PACS e non i matrimoni. Ogni sindacalista sa che - nel momento in cui viene chiesto un diritto dimezzato, un compromesso differenziato rispetto ai “normali” - non si potrà più mettere un argine certo sul “quanto compromissorio” sarà un accordo. Chiedi i Pacs? Ti arrivano di DICO o i DIDORE.Non dico che se avessimo chiesto il Matrimonio, avremmo avuto i Pacs, perché esiste un altro punto chiave della stupidità cronica del nostro movimento, rispetto a qualsiasi altro movimento di liberazione mai esistito sulla terra.C’è spazio per una “terza via”, “sindacale”, laica e che guarda le cose e cerca le soluzioni? Poco, pochissimo. Un esempio che non mi riguarda direttamente. Ben poco si parla di una delle rarissime iniziative interessanti nate dal “movimento” o quasi. Il ricorso giuridico e non legislativo per ottenere la legittimità dovuta ai matrimoni omosessuali – se del caso – arrivando fino alle Corti Europee. E’ una iniziativa intelligente, ma richiede tempo, laboriosità e fa poca mobilitazione di massa (eppure i movimentisti dovrebbero sapere che sindacati come i Cobas hanno fatto la loro fortuna, proprio attraverso i ricorsi giuridici).Sui blog se ne parlerà 1000 volte meno che della lite fra Facciamo Breccia e BolognaPride 2008. Una prova della nostra stupidità. Chi ha proposto questa iniziativa che si chiama “AAA Cercasi Coppie”?? “Certi Diritti” e… guarda caso… non è proprio un’Associazione indipendente, ma legata a chi? Dopo decenni ecco che rispuntano, con il pragmatismo di sempre, i radicali. “Ma sono liberisti!! No, non si può mica collaborare con loro”. E’ un’iniziativa che potrebbe portare a dei risultati? Chi se ne fotte dei risultati… Sono liberisti… Ma puoi votare comunista alle elezioni e dare il sostegno ad una iniziativa specifica anche se proviene da liberisti? Non sia mai che ci si sporca l’immacolata identità! Io, nel mio piccolo, offrirò il link dell’iniziativa a fondo pagina.Dato per scontato che uno stato civile e laico dovrebbe avere UN solo istituto che contempli diritti e doveri di una coppia. Etero, gay… che importa allo Stato? Concediamo di più, diamo per vero un falso storico incontestabile: facciamo finta che il matrimonio nasca come sacramento fondante del Cristianesimo e che – come tale - deve essere solo fra uomo e donna. Perfetto.. che si salvaguardi questa sensibilità religiosa. A questo punto però, lo Stato chiami diversamente il complesso giuridico CIVILE che riguarda i diritti/doveri delle coppie, dei figli ecc. Lo chiami come vuole ma che sia uguale per tutti i cittadini che decidono, per amore adulto e includente l’eros, di “coniugare” le loro vite. Il Matrimonio è un sacramento? Allora si considerino sposati solo quelli che sono passati dal matrimonio cattolico (o d’altra religione che lo contempli) e la parte civile assuma un nome diverso per tutti. Chi si sposa in Chiesa potrà comunque aderire automaticamente anche al complesso civile di “Unioni Affettive” dello Stato. Non credo neppure che vìoli i Patti Lateranensi.Lla Costituzione? Sicuramente ci sarebbero dubbi in merito, ma visto come è stata stiracchiata da tutte le parti, non so se esistano veri impedimenti.Abbiamo chiesto i Pacs (e mica si era tutti d’accordo…) e forse avremo i DIDORE’, ma siamo noi ad avere detto: a noi basta un diritto di serie B.Ok, lo ammetto. E’ vero che siamo penalizzati perché l’Italia è l’unico paese europeo in cui in entrambi i Poli (centro sinistra e centro destra), dettano legge le componenti cattoliche. Eppure divorzio e aborto sono passati con una DC che da sola aveva la maggioranza relativa…Davvero questa può essere una valida giustificazione ai ZERO risultati ottenuti dal nostro “movimento” negli ultimi 25 anni?Se non riusciamo neppure più ad organizzare Pride unitari, cosa pretendiamo? Non sei “antagonista”? Con te non ci faccio nulla. Hai parlato con i “fascisti”? Sei fuori. Se collabori con la destra democristiana, neppure ti vogliamo. Arcigay ed altri lanciano un Pride a Genova, in totale assenza di concorrenti? Antidemocratici!Ma, ancora e ancora, non basta! Siamo un movimento poco credibile che – da una parte fa della purezza ideologica, la conditio sine qua non per considerare gli altri, “compatibili” - dall’altra parte mischiamo bellamente lotta per i diritti con interessi commerciali, in un modo a volte decente (giusto il fund rising, sia chiaro), a volte meno, molto meno.L’esempio che verrà in mente a tutti è Arcigay. Ha tante tessere perché obbliga ad iscriversi le persone che fruiscono dei loro locali quali discoteche, saune, ecc.A dire il vero, però, non è tanto ad Arcigay che mi riferisco. L’ipocrisia non ha confini né limiti. Una parte di quegli stessi gruppi che accusano Arcigay di mischiare militanza e commercio, hanno ben fornite attività commerciali. Arcigay, negli ultimi anni, sta almeno iniziando a dare diverso “peso” decisionale agli iscritti provenienti dal settore commerciale e quelli provenienti dal circuito associativo e dovrà prima o poi separare totalmente i servizi a pagamento con il diritto al voto. Altrove invece, le connessioni tra Associazioni senza fini di lucro ed iniziative commerciali, stanno dentro una logica di interpretazione legislativa da “commercialisti” (con tutto il rispetto per il mestiere) e non degna per chi propugna una militanza “pura e dura”.Altrove, ancora, si usano le pioggerelle di finanziamenti di qualche “regione rossa” per fornire servizi che si pagano e servono a mantenere vive strutture (e persone) che altrimenti cadrebbero come un castello di carte o metterebbero alla fame chi le gestisce.Non abbiamo remore a sfruttare la più piccola visibilità mediatica per carriere politiche (e non parlo di Luxuria, che non faceva parte da tempo del movimento, ma si è prestata alla politica provenendo dall’arte e da un passato più remoto di Art Director del Muccassassina che finanziava il Mieli)… Fateci caso: quasi tutti i partiti del centro sinistra e persino qualche “regione rossa”, hanno qualche responsabile stipendiato gay o lesbica o trans, quasi tutti con dei passati di basso profilo o “inesistenti” all’interno del movimento. Gente che si è avvicinata alle Associazioni e, in un attimo, ha fatto carriera politica. Risolto il “problema egoico” (e spesso economico).. fanculo le Associazioni che hanno dato loro la possibilità di farsi “un nome”, per usarlo a fini personali.Vogliamo dirlo che facciamo schifo? Vogliamo dirlo che di fronte alla proposta di un Pride a Genova, con un documento d’intenti bello e innovativo, la risposta del movimento è stata semplicemente vergognosa?Silenzio, battutine o netto rifiuto perché “non è stato deciso collegialmente”. Ma cosa si decide quando vi è un candidato unico? E quale collegialità doveva decidere, dopo il Pride di Bologna, in cui le Associazioni dei vari schieramenti, si sono solo fatte la guerra? Meglio sarebbe stato “obliare” quel Pride e piuttosto verificare i contenuti dei pochi coraggiosi che si sono proposti in un “annus terribilis” del movimento e su quello decidere. Invece, “i volenterosi”, sono stati totalmente ignorati.Non che Genova si stia poi comportando così bene, proponendosi e - a distanza di mesi - non riuscendo a mettere su un sito e un blog (o forum), come era stato promesso. Molte le attenuanti, vista l’accoglienza, ma disaccordi e diffidenze persino tra le Associazioni storicamente amiche hanno reso il lavoro estenuante e lasciano la sensazione dell’inutilità.Vogliamo i diritti ma siamo un movimento che oscilla tra l’ignobile, l’infantile e l’incompetente. Sia chiaro, non mi riferisco alle tante persone, ad ogni livello di militanza, che si spremono sinceramente, che quasi rinunciano alla propria vita privata, per battersi per i giusti diritti…E’ anche la mia storia. Si riconoscono quasi sempre facilmente dal fatto che, dalla militanza, non hanno tratto grandi vantaggi, non hanno fatto carriera nei partiti… ecc. ecc.Non parlo di chi lavora in buona fede e sono tanti. Semmai costoro hanno solo gli occhi chiusi e continuano ad essere “follower” di “leader” che – in buona parte - dovrebbero essere presi a calci nel culo (mi escludo? Per niente, ma non sta a me deciderlo e poi io non “leaderizzo” che poche decine di persone, ormai).Costoro – gli attuali “folllower” - dovrebbero proporsi come leader di un movimento LGBT che guardi agli unici interessi di chi dovrebbe rappresentare: i diritti e le battaglie e le strategie per ottenerli, oltre all’assistenza, il mutuo aiuto, l’informazione. Che altro si deve fare come movimento? Discoteche? Centri di cura e terapia fuori dal SSN e finanziati dalle Regioni, ma senza i controlli che hanno gli ospedali? Ghetti dove le persone trans vadano a farsi fare diagnosi e cura di nascosto dagli ospedali? Centri dove le diagnosi non arrivano mai per rimpinguare i finanziamenti?Vogliamo i PACS, vogliamo il diritto a prostituirci perché non troviamo lavoro, vogliamo gestire consultori perché il SSN non segue bene le persone trans…. Siamo impazziti?Che movimento di merda è questo? Non possono essere quelli gli obbiettivi! E’ come se Mandela avesse chiesto, per i Neri, il diritto ad avere qualche ora in più di riposo, in quanto schiavi. Dobbiamo lottare per il matrimonio, perché le trans trovino pari opportunità nel lavoro e non per ottenere il diritto a restare nel ghetto della prostituzione (a meno che non sia una vera libera scelta, ma questa esiste solo quando esistono le pari opportunità), perché il Sistema Sanitario Nazionale tratti l’aspetto medico-chirurgico della transessualità, alla pari di tutte le patologie o situazioni di necessità (tipo maternità, parto, post parto, ecc.): reparti, cure e carico del SSN. Altro che “consultori-ghetto”!Non sappiamo neppure cosa la gente vuole e ci permettiamo di fare la leadership? Poi ci stupiamo se diamo indicazione di voto a X e il 99% di coloro i quali dovremmo rappresentare, votano Y?Fanno bene, se sappiamo solo litigare fra noi dimenticandoci il motivo per cui esistiamo.Fanno bene, se enunciamo istanze senza la disponibilità ad alcun sacrificio…E qui, dulcis in fundo sta la “madre di tutti i difetti” del nostro “movimento. Il più grave. Un vero e proprio “nonsense”, inesistente in qualsiasi movimento di liberazione o anche solo rivendicativo.Che facciamo noi di così grave? Scriviamo piattaforme e scendiamo in piazza. E poi? Neppure sappiamo immaginarcelo. Scriviamo dei bei documenti, dopo mesi di liti, facciamo la manifestazione e poi… finisce tutto lì (o se prosegue, meglio non parlarne). Non salta agli occhi di chiunque che manca qualcosa? I sindacati fanno le loro richieste rivendicative e se non ottengono risposte adeguate, cosa fanno? Scioperano fino a raggiungere un accordo.I Radicali (una sparuta minoranza, allora) per Divorzio, Aborto e altre cose, hanno fatto scioperi della fame e della sete. Gandhi e gli Indiani per ottenere l’indipendenza sono solo scesi in piazza? Mandela contro l’apartheid?Noi?Se proponi anche un semplice sciopero della Nutella, scappano tutti! Credetemi, non mento.Solo scendere in piazza e far un po’ di casino è ok. Casino o carnevale. Sai quanto facciamo paura!!!!La Spagna del cambio di sesso senza interventi chirurgici è un sogno per noi italiani perché loro hanno un leader come Zapatero e noi Prodi ed i Berlusconi?Palle!!!! Le persone trans, in Spagna hanno dovuto organizzare scioperi della fame e della sete in tutta la nazione - e con grande seguito - per ottenere quella legge!!!! Altrimenti Zapatero si era già dimenticato della nostra super minoranza e gay e lesbiche, ottenuto il matrimonio, non è che avessero tanta voglia di protestare, dopo quell’incredibile incasso politico e sociale.E comunque il movimento LGBT spagnolo ha fatto accordi chiari, prima delle elezioni, consapevole di poter muovere milioni di voti, non decine, come in Italia.Noi siamo fermi al “Tutto subito vogliamo avere” e ovviamente, senza pagare… (essere pagati magari sì…)Cosa facciamo? Facciamo le nostre istanze: matrimonio allargato alle coppie omosessuali; cambio di genere sessuale che non si riduca a pochi centimetri di carne estroflessa piuttosto che introflessa e quant’altro scritto nelle nostre “piattaforme”. E poi? Poi, se non ci ascoltano, stiamo zitti e buoni! Ah, no.. è vero, siamo coraggiosi, noi, con ciò che non controlliamo minimamente. Diciamo: non vi votiamo più! Poi verifichiamo che non spostiamo neppure i voti del totale degli iscritti a tutte le associazioni e cosa succede? Ci dimettiamo in massa? Ci separiamo dalle nostre contraddizioni e “vinca il migliore” nelle strategie per arrivare ai risultati? Come fanno tutti, sindacati compresi? Il caso Alitalia non ci dice nulla, sul fatto che non conta tanto una unità formale, quanto quella che raccoglie le vere esigenze di chi rappresenta? Macché… siamo ridicoli, patetici e continuiamo a “guardare il bruscolino negli occhi di Ratzinger senza vedere la trave nei nostri occhi”. E se il papa non ha un bruscolino, come non lo ha, ma una trave, allora non vediamo la bomba atomica nei nostri occhi, rappresentata dalla stupidità ideologica o l’interesse personale, nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Questo movimento è morto con il Pride di Bologna.
Non ve lo dicono ma vi assicuro che è così. Non posso spiegarne le ragioni perché dovrebbero spiegarle ognuna delle Associazioni (Crisalide l’ha fatto, pubblicando tutto sul proprio sito, con la diaspora del 2008-2009)
Ora abbiamo due possibilità davanti per il 2009:
  • Fare a Genova (o altrove) il Pride del funerale del movimento;
  • fare nascere un movimento nuovo, magari con una classe dirigente il più possibile rinnovata.
Via dalle ovaie/palle chi “si rifiuta di trattare” a seconda di chi è la nostra controparte: non fa gli interessi delle persone, ma ha solo fondato un partito politico.
Via dalle ovaie/palle chi mischia lotte e interessi economici senza separarli nettamente!
Via dalle ovaie/palle gli arrivisti e le arriviste, “entristi” a tutti i costi a sinistra, nel centro sinistra ed ora anche a destra.
Spazio alle ONLUS VERE, a chi si batte senza fare carriere e soprattutto a chi – ogniqualvolta propone una lotta - mette davanti anche il “prezzo da pagare” per la stessa…Che sia un rischio per il proprio corpo (sciopero della fame), di bruciarsi la “condizionale” per disubbidienza civile (sciopero fiscale perché meno diritti = meno doveri e meno soldi da dare a chi non spende questi soldi anche per i nostri diritti, e quant’altro la fantasia ci suggerisca), economica (intentare cause, ecc).I diritti non ce li regaleranno. Sembra non capirlo nessuno: né nelle associazioni né il nostro “popolo”, forse ormai rincoglionito dalla nostra inettitudine.Ci vorrebbe un rinnovamento anche generazionale… ma le vecchie generazioni hanno, per far soldi e sopravvivere, aperto discoteche, saune, centri di cura lenti e costosi.Hanno offerto svago e aggregazione o rincoglionito le nuove generazioni? Non sta a me rispondere. Sta di fatto che si fa fatica a trovare – tra i giovani – chi abbia voglia di studiare, imparare e poi proporsi per guidare il movimento con idee nuove e vincenti.Questo sarebbe l’unico movimento LGBTQI in cui mi riconoscerei.Qui, dove sono, mi sento sempre più aliena ed alienata.Probabilmente considerata “sfascista” da chi vuole a tutti i costi un “movimento” tenuto insieme con il chewing gum, probabilmente definita “Cassandra” da chi crede di poter vivere di rendita all’infinito, quando il nostro “popolo” ci ha abbandonati da anni.Non è “essere Cassandre”, vedere quel che è sotto gli occhi di chiunque “bazzichi” il movimento, non è sfascismo proporre di chiudere un’epoca per aprirne un’altra, anticipare la “caduta dell’Impero”, per non trovarci dispersi dopo.Sarò “psichiatrica”, ma non sono pochi i “matti” che si sono rivelati giusti visionari. Semmai sarà il tempo a dire…Per quanto mi riguarda, il mio abbraccio a chi voglia partecipare alla creazione di un nuovo movimento LGBT che mandi a casa tutte le ideologie ed i “partiti presi”, a favore di obiettivi chiari, comprensibili e resi tali dalla nostra capacità dialettica e che siano l’unico (o quasi) argomento di discussione fra diverse anime unite in un progetto.Altrimenti io, a livello personale, posso anche “chiudere bottega”, ritirarmi a vita privata. Non ci rimetterei un centesimo e ci guadagnerei una vita piena (compatibilmente con i miei infiniti acciacchi). E per dare corpo alle parole, per non somigliare ai tanti che sanno solo far polemiche a parole, preannuncio un comportamento. Un impegno: se nel 2009, AzioneTrans non raccoglierà almeno 50 iscritti e 500 euro di fund rising, il 31 dicembre dell’anno prossimo mi dimetterò. Non da Crisalide o AzioneTrans, ma dal “movimento”. Con buona pace dei tanti che non amano sentirmi e, forse, meno speranze per quelle poche persone consapevoli che per vedere realizzati, un giorno non lontano, i propri diritti, è necessario assumersi delle responsabilità che le relative lotte comportano SEMPRE dei prezzi da pagare, dei rischi. Quelle poche persone che pensano che comunque ne valga la pena, se fai la cosa giusta.Non mi aspetto di raggiungere l’obiettivo perché le colpe, alla fine, non sono solo delle Associazioni, ma anche di chi le “vota”, del “popolo che si fa pecora”. Vero che non esiste un voto ma solo una partecipazione possibile attraverso tesseramenti e partecipazione, ma siamo il paese che adora Berlusconi come politico, ancor più della sua coalizione di governo. Senza di me, le trans ed i trans italiani, potranno comunque rivolgersi ad altri servizi ed altre persone che a ritirarsi non ci pensano proprio.
Giusto che ognuno abbia quel che si merita e che chi si propone come “riferimento” sappia ritirarsi in assenza di consenso. Questa è democrazia e antifascismo reale. Almeno per me.
Mirella Izzo
Iniziativa “AAA Cercasi Coppie”:
http://www.certidiritti.it/index.php?option=com_content&view=category&id=3&Itemid=56