domenica 5 febbraio 2012

IO TRANSGENDER?

IO TRANSGENDER?
(contiene la poesia "Valium II (L'invidia)"
Oggi ho guardato un paio di trasmissioni americane sui bambini transgender e le loro famiglie. In tutti i casi questi bambini manifestavano la loro convinzione di essere bambine (o viceversa) a 4 anni, persino 3 e comportamenti tipicamente femminili già a 2 anni. In tutti i casi esprimevano un forte fastidio di avere il pene (o di avere la vagina per gli FtM). La loro consapevolezza, in tutti i casi esaminati, era ferrea al punto di confessare alla loro madre che «io non sono un ragazzo, ma una ragazza e prego Dio che domani mi faccia svegliare ragazza» (il viceversa per i casi di FtM d'ora in poi si consideri implicito). 
Ascoltare e vedere mi ha obbligata a pensare a me e alla mia infanzia, dopo tanto tempo che non lo facevo (cioè a 39 anni mentre mi sottoponevo a psicoterapia per avere la diagnosi di "Disturbo dell'Identità di Genere", per iniziare la mia terapia ormonale).
I ricordi dei miei 3 o 4 anni sono sepolti forse per sempre tranne qualche flash che emerge e che non so datare esattamente nel tempo, ma che sento antichi, i più antichi ricordi. 
Ricordo un bambino magrolino, quasi sempre triste e insoddisfatto di sé e della vita, ricordo quanto mi facesse soffrire quando mi chiamavano «grissino», ricordo quante storie facessi a mia madre ogni volta che mi voleva comprare un vestitino (ovviamente tipicamente maschile) e quanto adorassi le "macchinine" che mia nonna materna mi portava in regalo ogni volta che veniva a farci visita. Le chiamavo "brumme" le automobiline ed è stato per anni il mio gioco preferito. Fino a quando, a 10 anni, i miei non si trasferirono in un quartiere periferico dove era possibile giocare fuori casa. Prima però ricordo che giocavo a "pallone" tirando una palla contro il muro e "tuffandomi" come se io fossi il portiere e con la voce facevo sia la telecronaca, sia il tipico rumore da stadio. Ricordo che ero quasi sempre solo e che quando mia madre mi portava ai giardinetti, io regolarmente provavo, con una estrema timidezza, a fare amicizia con altri maschietti e, regolarmente, dopo un po', tornavo piangente dalla mamma perché qualcuno mi aveva picchiato o - magari - prepotentemente, non mi aveva lasciato salire sulle giostre... e ricordo molto bene cosa succedeva a quel punto: mi beccavo una sberla condita dalla frase: «cosa piangi, non sei mica una femminuccia, vergognati e vai e fatti rispettare». Non intervenne mai a mia difesa. Oggi dico per fortuna, ma allora ne soffrivo molto. "Sei un maschietto", me lo sono sentita ripetere centinaia di volte nell'infanzia. Un remind continuo ogni volta che manifestavo la mia tendenza più a piangere che a lottare o fare la lotta o usare la prepotenza o impormi con gli altri bambini. Anche per i vestiti ricordo che mia madre non mi comprava mai quelli che piacevano a me. Ora, se fossi la classica bambina transgender, dovrei aggiungere che io volevo la gonna o il vestitino. Invece no. Io volevo solo abiti che non mi facevano sentire un "ometto", quei tipici abiti che usavano negli anni '60 con pantaloncini corti, ma già con la riga maschile e gilet, giacchette-miniature degli abiti di mio padre & co. Volevo abiti da bambin*, maglioncini e jeans, roba neutra (ma vivacemente colorata) e tipicamente infantile. Invece, in molte foto, sfoggiavo persino un farfallino odioso e capelli rigidamente con la riga e "leccati". Un po' più avanti, nella prima adolescenza, avrei gradito capelli lunghi come i "capelloni" ma mio padre era chiaro: «se ti fai crescere i capelli, esci da questa casa» e poi, o mi ci picchiavo o dovevo sottostare al giorno in cui decidevano che dovevo tagliarli. Ricordo che odiavo andare in spiaggia e spogliarmi. Perché ero mascolino? No, perché ero "grissino" e mi vergognavo del mio corpo ghandiano, lungo lungo, secco secco. E mi vergognavo della nudità ed anche che con i costumi si intravvedesse la forma del pisello. Perché lo odiavo? No, perché mi faceva vergognare che si vedesse una parte del corpo così intima, dopo che mi era stata insegnata la più rigida educazione su cosa erano le cose "sporche". Ricordo anche - e sono ricordi che sono usciti dalla nebbia dopo anni di rimozione - che qualche volta, quando mia madre, ossessionata dall'ordine, usciva di casa io mi vestivo con le sue scarpe e tentavo di farlo anche con i suoi abiti, riuscendoci malamente essendo lei abbastanza in forma e io "grissino". I ricordi sono emersi, mano a mano, da uno principale: io che rimettevo a posto le cose di mamma esattamente come le avevo prese.

sabato 10 settembre 2011

PRIMO GLOBAL FORUM INTERSEX INTERNAZIONALE


PRIMO GLOBAL FORUM INTERSEX INTERNAZIONALE
Bruxelles 3 - 5 settembre 2011
Comunicato Stampa


Con piacere pubblico il Comunicato Stampa del primo forum internazionale intersessuale. 

Un comunicato che, finalmente, rispecchia il nostro pensiero pangender sulle identità di genere. Di seguito il testo:



5 Settembre 2011

Bruxelles, Belgio



Il primo Forum Intersex Internazionale a livello globale si è tenuto a Bruxelles dal 3 al 5 settembre 2011.
Questo evento storico ha riunito 24 attivisti in rappresentanza di 17 diverse organizzazioni impegnate sulle tematiche intersex, da tutti i continenti.

In troppe parti del mondo le persone intersex  sono ancora sottoposte a procedure inumane e degradanti,  operazioni chirurgiche e trattamenti ormonali senza il consenso del diretto interessato e invece a discrezione dei medici, al di fuori di ogni regolamentazione legislativa.

Tutto questo viene fatto per “normalizzare” i genitali e i corpi delle persone intersex per condurle all'interno dello stretto binarismo sessuale maschio/femmina.

La patologizzazione delle persone intersex porta a enormi violazioni dei diritti umani e ad un abuso dell'integrità fisica e della dignità personale.

Il Forum concorda  sugli obiettivi di porre fine alle discriminazioni contro le persone intersex e di garantire loro il diritto all'integrità del proprio corpo e all’autodeterminazione:

1. Porre fine alle pratiche di “normalizzazione” e mutilazione, quali la chirurgia ai  genitali, i trattamenti medici e psicologici, gli infanticidi e gli aborti selettivi (sulla base dell’intersessualità) che ancora avvengono in alcune parti del mondo.

2. Assicurare che il consenso informato, individuale, libero, prioritario e pienamente consapevole da parte delle persone intersex sia un requisito obbligatorio in tutte le pratiche mediche e nei protocolli sanitari.

3. Creare e facilitare lo svilupparsi di ambienti favorevoli, sicuri e di supporto per le persone intersex, per i loro familiari e amici.

Questa nuovo network informale che si è costituito si batterà per il rispetto dei diritti umani delle persone intersessuali a livello internazionale, nazionale e regionale. Il prossimo incontro del Forum è previsto entro la fine del 2012.

Il Forum è stato facilitato e sponsorizzato da ILGA (Associazione Internazionale Lesbica Gay Trans e Intersex) e dalla sua sezione europea ILGA - Europe. Il Forum ha visto anche la presenza di alcuni rappresentanti di TGEU (Transgender Europe) e IGLYO (International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Queer Youth and Student Organisation), e continuerà a costruire alleanze più ampie anche con altre organizzazioni per  l’uguaglianza e i diritti umani che operano nelle aree dei diritti delle donne, dei diritti delle popolazioni indigene e delle persone con disabilità.
Per maggiori informazioni
Africa:
Sally Gross +27 827884205 coordinator@intersex.org.za
Latin America:
Mauro Isaac Cabral +54 (9) 351 5589876 maulesel@gmail.com 
North America:
Jim Bruce +1 707-793-1190 jim@aiclegal.org
Asia:
Hiker Chiu +886 0923868653 hiker@oii.tw
Australia & Pacific:
Gina Wilson +61 418290336 or +61 2 97499989 oiiaustralia@bigpond.com
Europe:
Del LaGrace Volcano +46 7626 88 312 or +46 19 33 52 03 dellagracevolcano@me.com
International:
Sebastian Rocca (ILGA) +32 471 80 20 99 director@ilga.org
Silvan Agius (ILGA-Europe) +32 2 609 54 17 or +32 496 708 370 silvan@ilga-europe.org
Traduzione Italiana di Michela Balocchi
Qui il comunicato stampa in versione originale:

         photograph from INTERSEX ACTIVISTS FORUM 3-5 September 2011, Brussels photocredit: Del LaGrace Volcano

domenica 21 agosto 2011

PARLA MARRAZZO: UN REMIND

PARLA MARRAZZO: UN REMIND
UN'INTERVISTA DI MIRELLA IZZO 
A SEGUITO DELLO SCOPPIO DELLO "SCANDALO"

A pochi giorni dall'intervista rilasciata dall'ex governatore della regione Lazio, Marrazzo e dalle evidenti contraddizioni delle sue parole - sospinte dal bisogno di "perdono" e dalla difesa della propria dignità (laddove ci scappa anche una controversa difesa della dignità delle persone trans con cui aveva a che fare), ritengo utile pescare dal dimenticatoio una

Recentemente, invece, nel merito della recenteintervista a Marrazzo, ho, a caldo, avuto modo di scrivere su facebook vari interventi che riassumo nelle seguenti (non letterali) parole:
"Io credo che, nell'ignoranza dell'argomento, Marrazzo abbia colto anche una verità che ha espresso secondo gli stereotipi dominanti a riguardo della "transessuale = iperdonna" (così contestato dalle femministe e dalle stesse trans con motivazioni opposte). La verità di cui parlo è che Marrazzo ha voluto specificare che per lui "iperdonna" non significava il corpo o la disponibilità alla sessualità, ma alla psiche... secondo una logica di "accudimento del maschio" propria della cultura (per quanto subita) delle donne latinoamericane in genere e delle trans sudamericane nello specifico.
Ed è in questo che Marrazzo, pur nella confusione tra verità e autodifesa, coglie una verità/novità: le trans (come i trans ma il tema è questo) conoscono entrambi i mondi, maschile e femminile, e - VOLENDOLO e se ne sono portate (quindi non ha un valore "erga omnes") - possono essere vissute da alcuni uomini come donne "rilassanti" (parole sue) perché si sentono compresi nei loro bisogni.
Questa, rispetto a tutte le altre interviste che hanno visto coinvolte prostitute transgender (o, anche solo compagne trans), è un'obiettiva novità: la trans non più come "iperdonna sexualis", ma come individuo pensante e donna.
Una "promozione", per quanto sconclusionata in molte parti, da oggetto sessuale a soggetto umano che prima non si era mai letto. Non a caso proprio queste sue parole sono quelle che hanno dato il via alla maggior parte dei commenti sia su internet, sia su carta. 
Ma come... "iperdonna" perché rilassante? Quelle donne con l'uccello, rilassanti? 
C'è solo un pizzico di verità, ovviamente. Più che altro la novità di considerare le trans brasiliane come esseri umani."

sabato 20 agosto 2011

QUANTE BUGIE SULLA MANOVRA: PAGARE LE TASSE

(off topic)
BASTA BALLE 
C'E' UNA SOLA MANOVRA:
PAGARE LE TASSE TUTTI
ED E' FACILE RIUSCIRCI

Mamma mia quante proposte si accavallano per la prossima ventura manovra bis (tris?) per "salvare l'Italia". L'Italia si salva solo in un modo ma nessuno, ma proprio nessuno ci pensa. Il recupero del 50% dell'evasione ed elusione fiscale, da solo, rimetterebbe i conti a posto e per sempre (strutturale).
"Eh ma come fare a scovare gli evasori e gli elusori... Sono 30 anni che ci provano e non ci è mai riuscito nessuno".
E tutti credono a questa PALLA cosmica grande come il buco nero supergigante al centro della nostra Galassia.
Si, per calmare i mercati si possono fare ste manovre, che, cambiate o non cambiate, daranno ossigeno all'Italia per pochi mesi, forse settimane. Poi? Poi c'è un'unica vera risorsa SESQUIPEDALE che l'Italia non utilizza: l'evasione e l'elusione fiscale.
Hanno rincoglionito mezza Italia con i "tagli alla politica". Non che non siano giusti, ma non risolvono la crisi neppure per un 5%. Basterebbe inserirli, sti tagli, senza troppre chiacchiere. Dimezzare i parlamentari fa comodo a chi non ama molto la democrazia diffusa e fa risparimare il "GNENTE".

E allora? Come si fa a scovare gli evasori/elusori? 

Difficile?
Sentite qua l'idea della gnorante di economia (vero):
  • mandare a cagare il reato di omicidio automobilistico e introdurre il REATO DI EVASIONE FISCALE (PENALE)
  • Il reato di evasione fiscale venga considerato in base al danno (l'importo) seguendo i criteri  e LE PENE del reato di "tentato omicidio" (intenzionale, ovviamente)
  • Il reato di "elusione fiscale" (pagare meno) segua il criterio della legge sulle lesioni alle persone. Se la cifra supera un tot, siano le pene delle lesioni gravi.
  • Introdurre un'aggravante rispetto ai reati di tentato omicidio e procurate lesioni perché il danno procurato dagli evasori/elusori è contro 60.000000 di persone e non una o due
  • Carcere? Certo e, per ora almeno, non quelli che vorrebbero costruire, carceri "light". Non per ora, non in un paese in cui questo è il reato PIU' GRAVE IN ASSOLUTO perché perpetrato contro tutta l'Italia.
  • Polizia, Polizia Municipale, forestale, provinciale, Carabinieri offrano alla Guardia di Finanza una % di forze per 3 anni alle indagini fiscali
  • Assunzione a tempo indeterminato di quanto serve per una struttura funzionale + assunzioni a tempo determinato per il periodo del setacciamento del territorio
Questo sarebbe un costo, è vero, ma davvero più importante del "quoziente familiare", nell'arco di un paio di anni. 
DIffusione del concetto che l'evasione fiscale e l'evasore/elusore fiscale sia un criminale peggio di chi ti ruba la borsetta o il portafogli. Campagne pubblicitarie forti in questo senso.
Possibilità dell'arresto in flagranza di reato per mancata emissione di scontrino o fattura con una semplice telefonata e accettazione di filmati originali (cioè non manipolati, ancora sui cellulari, smartphone) con audio come elemento di prova.
Le proposte tipo "senza fattura le costa x, se vuole la fattura Y" siano considerabili reato alla pari della non concessione di uno scontrino.
Educazione a chi gli scontrini non li richiede ma penalizzazione solo per chi gode di redditi superiori ai 2500 euro procapite (poi la cosa si può limare al meglio) perché chi non arriva a fine mese, chi prende pensioni inferiori ai 1000 euro (ma anche di poco superiori) è SOTTO RICATTO e non può essere condannato perché superbenestanti offrono centinaia di euro di sconto senza fattura. In questi casi potrebbe proprio scattare il reato di ricatto economico.

Misure dure? Ma siamo a cifre allucinanti di evasione/elusione. Una naziona sta cadendo a picco esclusivamente per questo comportamento. Lo sanno tutti. Nessuno fa una (come si dice da qualche parte) emerita "cippa di min..."

domenica 14 agosto 2011

MATRIMONIO GAY A CUBA? COM. STAMPA

NESSUN MATRIMONIO GAY A CUBA
COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA
NESSUN MATRIMONIO GAY A CUBA
NEL GIORNO DEL COMPLEANNO DI FIDEL CASTRO

Si fa fatica a contare le pagine web (spesso di quotidiani) che annunciano il primo matrimonio gay a Cuba, con tanto di foto degli sposi. Ma uno degli sposi è UNA sposa. Una ex transessuale diventata donna per la legge di Cuba. Se una donna sposa un uomo NON E’ MATRIMONIO GAY
Non volete pubblicare questo comunicato? Bene, ma vi prego, fate tesoro delle parole che scriverò da qui in poi. Ne và della vostra professionalità. I vostri colleghi americani, spagnoli, britannici stanno ridendo dei vostri titoli e articoli. Non conviene a nessuno fare certe confusioni.

CUBA HA DA QUALCHE ANNO APPROVATO UNA LEGGE CHE PREVEDE IL CAMBIO DI SESSO
CUBA NON HA ANCORA APPROVATO I MATRIMONI OMOSESSUALI
CAMBIARE SESSO NON E’ UN SOTTERFUGIO PER SPOSARSI TRA OMOSESSUALI.
QUALE UOMO RINUCEREBBE AI PROPRI GENITALI?

E’ molto probabile che il marito della sposa abbia un passato eterosessuale. Ad un omosessuale non possono piacere un viso ed un corpo ed un seno così femminili. Non sarebbe più omosessuale.
I regimi di derivazione militare (di sinistra o di destra) di norma non sopportano l’omosessualità che tradisce il machismo maschilista delle basi della loro cultura.
Diverso è per quegli uomini che tali non sono, non si sentono d’essere, non vogliono essere pur avendo una “xy” che li rende “maschi” ma non “uomini”.  I regimi sono più tolleranti perché quell’uomo, diventando donna, non metterà più in crisi quei valori. Non è uomo. L’omofobia è più diffusa della transfobia eccetto che nei paesi di derivazione Cristiana e Islamico Sciita. In Iran lapidano i gay e le lesbiche e hanno una clinica per il “cambio chirurgico di sesso” che fa invidia al mondo intero. I paesi più transfobici che omofobici sono gli USA, l’Italia, e molto occidente, perché un conto è un comportamento “sbagliato”, peggio è disubbidire a Dio che ti ha fatto maschio (o femmina).
Semplice da capire e semplice da capire che se uno Stato dichiara che due persone che si sposano sono uno maschio e l’altra femmina (sarebbe meglio dire donna, ma le leggi non distinguono sesso da genere in tutto il mondo), il matrimonio è eterosessuale.
Perché allora le bandierine arcobaleno e la gran festa anche  dei gay?
Perché a Cuba il movimento è Lesbico, Gay e Trans, quindi una festa diventa festa per tutti e c’è la speranza che i diritti si estendano. Tutto lì.

Essere transessuali (meglio transgender) è altra cosa dall’essere omosessuali.

Anche se, nel caso specifico, la neo donna gradisce gli uomini alla pari di un omosessuale. Fare l’amore tra una neodonna e un uomo è molto diverso che farlo tra due uomini. Anche se la donna non fosse operata ai genitali.
Vivere una vita di coppia dove la relazione è tra due caratteri maschili ed un’altra dove la relazione è tra un carattere femminile ed uno maschile è molto diverso. Lo sanno proprio tutti.
Al massimo, in un matrimonio eterosessuale tra un uomo e una donna ex trans, i ricordi, la memoria della donna ex trans, potrebbero aiutare a comprendere quelle differenze  (talvolta abissali) tra i bisogni maschili e quelli femminili. Capire, non condividere. E non è neppure detto perché chi nasce maschio e vuole essere donna, spesso, nel proprio percorso di transizione, ha subito talmente tanto stigma machista da finire con odiare tali comportamenti anche nei loro amanti o mariti o conviventi.
Grazie infinite per l’attenzione.
Disponibile ad ulteriori chiarimenti.

Mirella Izzo
Genova 14 agosto 2011

Internet:
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