
sabato 11 luglio 2009
martedì 23 giugno 2009
Ipotesi di Art. 2 dello Statuto di Crisalide
IPOTESI DI ARTICOLO 2 DELLO
STATUTO DI CRISALIDE GENDERBENDER
N.B.: IL NOME “CRISALIDE
GENDERBENDER” E’ ASSOLUTAMENTE PROVVISORIO, COSI’ COME PERALTRO E’ EMENDABILE
IL TESTO PROPOSTO
Crisalide Genderbender ha per scopi la tutela e la promozione del diritto all'Identità personale di coloro che aderiscono agli ideali di questo Statuto, sintesi delle idee che animano l'Associazione. In particolar modo intende opporsi agli “stereotipi di genere e sessuali” , figli di una cultura predominante che determina - anche attraverso l’assenza o la presenza di leggi dello Stato - l’esclusione parziale o totale di molte persone dal godimento dei diritti elementari, discriminazioni sociali, familiari, lavorative e – non raramente – violenze sia psicologiche, sia fisiche.
Crisalide Genderbender si pone l’obbiettivo di lottare contro ogni restrizione e disuguaglianza di trattamento derivanti da:
·
Maschilismo, che teorizza l’inferiorità della donna rispetto all’uomo;
·
Eterosessimo, che sostiene l’orientamento eterosessuale come unica affettività accettabile tra quelle con implicazioni sensuali/sessuali;
·
Genderismo, secondo il quale i generi sessuali sono due, senza alcuna possibilità intermedia, non possono essere modificati per volontà o esigenza della persona;
·
Determinismo Genetico per il quale sono socialmente accettabili solo le combinazioni cromosomiche XY (maschio) o XX (femmina) e che differenti combinazioni che producano effetti di intersessualità fisica e psicologica, debbano essere “normalizzati” ai due modelli accettati, per via chirurgica in età neonatale;
·
Imposizione di ruoli di genere stereotipati differenziati fra Uomini e Donne (e quant’altro), per i quali devono conseguire comportamenti, modi di vestire o atteggiarsi, interessi, passioni, sensibilità differenziate fra i generi e non mescolabili;
·
Trisessismo, che prevede come unici orientamenti sessuali possibili quelli eterosessuali,
omosessuali e bisessuali, con ciò negando forme di identità di genere intermedie ed il loro diritto ad una vita sessuale accettata.
Crisalide Genderbender si propone di diffondere una cultura che esalti le differenze, come qualità primaria dell’essere umano in ogni ambito ed in particolar modo a riguardo dei temi di Genere e di Orientamento Affettivo.
Chiunque, fra “Donne Eterosessuali”, “Uomini Eterosessuali non Maschilisti”, “Donne Lesbiche”, Uomini Gay, Uomini e Donne Pansessuali o Bisessuali, Transgender, Intersessuati , persone con Varianti di Genere e che si batte per una Società laica, per l’uguaglianza dei diritti civili derivanti da sesso, genere, identità di genere, è potenziale socia/o dell’Associazione e/o suo utente.
In particolare, Crisalide Genderbender promuove i diritti:
·
delle persone transgender, gender variant, genderqueer e/o transessuali, anche definiti con i termini clinici di “Disforia di Genere” e “Disturbo dell’Identità di Genere” (DIG) - d’ora in poi indicati conl'acronimo " T* " sia per la realizzazione della pari dignità e delle pari opportunità tra tutti gli individui e per la tutela della privacy del percorso di transizione di genere.
·
delle persone che rientrano nella definizione di Intersessuati (indicati con l’acronimo “I*”), sia per ciò che attiene al lavoro di socializzazione e aggregazione della comunità T* e I*, sia per ciò che riguarda il diritto alla salute fisica e psicologica del singolo, sia per l'affermazione dei diritti civili delle persone I* ed il divieto assoluto di assegnazione ad un genere sessuale in età precedente alla formazione di una Identità di Genere personale maschile, femminile, neutra o intermedia
·
delle donne, femministe o non, che [qualche donna femminista/lesbica o quant’altro vuole scrivere questo punto?]
·
degli uomini che non si riconoscono nella cultura maschilista…. [qualche uomo etero/gay non maschilista vuole scrivere questo punto?]
·
degli esseri umani (donne, uomini, transgender, intersessuali) che non si identificano con i Ruoli di Genere imposti dai costumi e dalla Società e che determinano dileggio o discriminazioni (le cosiddette donne mascoline, i cosiddetti uomini effeminati, di qualunque orientamento sessuale).
Si batte per la realizzazione di leggi che prevedano:
1.
la possibilità di modificazione dell’identificativo di genere (sesso) delle persone transgender, a prescindere da interventi medico-chirurgici, eventualmente autorizzabili;
2.
una modificazione dell’istituto dell’Anagrafe, nella quale siano presenti:
a.
l’aggiunta del genere “neutro” per le persone Intersessuali
b.
la possibilità di assegnazione di “sesso” temporanee per i bambini e adolescenti
intersessuali
c.
la possibilità di cambiare identificativo di Genere e Nome nel rispetto delle
norme sulla privacy
3.
leggi stringenti sull’assoluta parità di trattamento fra le persone (pari opportunità) d’ogni appartenenza di genere e/o di orientamento affettivo
4.
un unico strumento legislativo che disciplini diritti e doveri delle famiglie delle persone di qualunque orientamento affettivo o identità di genere
5.
leggi che istituiscano “l’aggravante per odio o pregiudizio” per i reati contro le persone che non si identificano con gli stereotipi di “maschio eterosessuale” e “donna eterosessuale”;
6.
[altro?]
Crisalide Genderbender promuove inoltre la libera espressione delle relazioni affettive e sentimentali consensuali tra ogni tipologia di persona.
Promuove la libera e riconosciuta espressione dei cosiddetti orientamenti sessuali (o affettivi), in modo particolare rispetto alla: omosessualità (o omoaffettività) maschile e femminile (lesbismo), la bisessualità, la pansessualità, la a-sessualità.
Crisalide Genderbender si prefigge di intervenire nel campo della cultura e nell'informazione, nel dialogo e confronto con istituzioni, partiti e sindacati, nell'alleanza con altri movimenti che condividano – anche in parte - i suoi obiettivi e principi.
Crisalide Genderbender è un’organizzazione democratica, apartitica, non violenta, ecologista, antirazzista, antitotalitaria, libertaria, (trans)femminista e per l’affermazione di un “Uomo Nuovo” liberato dai condizionamenti di supremazia e dominio maschilista. Ha inoltre lo scopo di opporsi
dialetticamente e democraticamente contro i seguenti atteggiamenti:
maschilismo – sessismo - etero sessismo – genderismo – trans fobia – omolesbofobia - a-bi-pan-sessuofobia, ed ogni sorta di separatismo derivante da condizioni di “genere” e/o “orientamento sessuale” consensuale.
Crisalide Genderbender persegue finalità di solidarietà sociale, supporto e socializzazione nei confronti delle persone che si identificano nel presente articolo dello Statuto e di informazione nei confronti di terzi al fine di fornire una migliore e realistica conoscenza della realtà delle persone
“gender variant” e difenderne dignità, diritti ed esigenze."
L’Associazione valuterà nel suo insieme, le priorità di azione in base alla maggiore o minore urgenza rispetto alle discriminazioni subite dalle diverse soggettività che rappresenta.
Le priorità non dovranno comunque mai trasformarsi in “esclusività” e le attività associative saranno frutto della collegialità delle diverse componenti interne all’Associazione.
Auspica che tali componenti, nel tempo, possano sviluppare una coscienza comune che si identifica con la parola inglese “genderbender”, che significa “piegamento, allargamento dei Generi sessuali”.
lunedì 15 giugno 2009
One New Man Show a Genova!!
PRESENTA:
ONE NEW MAN SHOW
atto unico per solo uomo nuovo
Genova Sabato 20 Giugno, ore 21
Teatro Hop Altrove
Piazzetta Cambiaso 1
Sabato 20 giugno alle 21, al teatro Hop Altrove di Genova va in scena "One New Man Show" di Davide Tolu con Matteo Manetti. "Atto unico per solo uomo nuovo" recita il sottotitolo. L' "uomo nuovo" è colui che uomo non nasce e che deve conquistare la propria identità maschile lottando contro il mondo e un destino deciso nei geni. Nato in un paesino di provincia, Pietro rievoca i protagonisti del suo passato per spiegare la propria vita, a se stesso innanzitutto. Alla fine, troverà un solo modo per fuggire dalla sua prigione. La storia è ambientata negli anni '70, quando non esisteva ancora la legge 164/82 che permette la rettificazione sessuale. "One New Man Show", interamente prodotto da persone transgender, è finora l'unico spettacolo italiano a toccare la tematica del transgenderismo da donna a uomo e mira a portare lo spettatore nei panni del protagonista per aprire la strada alla comprensione e al rispetto.
One New Man Show
con: Matteo Manetti
luci: Luca Riggio
consulenza: Marco Pasquinucci
musiche, drammaturgia e regia: Davide Tolu
produzione: Officine Papage
giovedì 7 maggio 2009
CRISALIDE: DIECI ANNI DI BLUFF INVOLONTARIO
Dimenticate tutto quel che ho scritto a riguardo di “cultura transgender”, di nativi americani e “two spirits”, “Winkte”, ecc.
Dimenticate che esista realmente, in Italia, un movimento transgender capace di esprimere una, anche vaga, propria cultura alternativa rispetto a quella socialmente dominante, basata sui “dualismi”.
Dimenticate che le persone “trans” italiane, assomiglino, anche vagamente, a come spesso io le ho dipinte.
Non che io abbia mentito consapevolmente. Un po’ sono stata ingannata da una serie di eventi, un po’ mi sono aggrappata – all’ultimo disperatamente – a quel che io stessa avevo costruito come immagine delle persone transgender.
Capita, quando ci si sbaglia e si investe tutta la propria vita su un errore di valutazione iniziale, di attaccarsi a quell’errore per non ammettere di non avere capito. Per non ammettere di avere costruito una realtà che non esiste o meglio, che esiste come fenomeno marginale, elitario, ed ormai completamente privato.
Le persone transgender che in Italia avevano qualcosa di importante da dire sono, ormai, tutte fuori dai “giochi”. O perché ritiratesi a vita privata o perché si occupano di altro. Mi permetto di fare io dei nomi: Davide Tolu, Matteo Manetti, Diana Nardacchione, Helena Velena, Alex Barbieri. E’ triste che l’elenco finisca qui, potrei dimenticarne un paio, ma gli altri nomi “noti” sono solo costruzioni artificiose (talvolta al limite del plagio) basate sulle idee di chi ho menzionato. Idee riportate ma non elaborate, quindi non vissute. In altro “post” ho già citato un libro di altra autrice che dovrebbe essere ascritto a me perché riporta al 90% elaborazioni da me scritte su web da anni.
Altre persone continuano a sciacquarsi la bocca con le idee di un movimento transgender ma praticano una vita da manager maschilista e venale.
AzioneTrans è, con la volontà di Francesca, ormai un’associazione di “transessuali primarie”, che lotta per leggi più giuste, ma che trascura l’elemento culturale che è poi quello che forma le persone e, successivamente, i movimenti. Ottimo lavoro ma anche lei credo stia iniziando a chiedersi: “per chi lo faccio?”.
Se non lo stesse facendo, mi preoccuperei.
Crisalide nacque proprio dall’incontro fra me e Manetti. Poco dopo si aggiunse Davide Tolu.
Non conoscevo gran che dell’”altro” prevalente. Conobbi loro (e più tardi gli altri nomi citati) e mi feci un’idea molto ottimistica a riguardo della profondità delle persone transgender.
Quando iniziai a vedere cosa invece facevano, come vivevano, cosa pensavano, la stragrande maggioranza delle persone “trans”, capii che gli sparuti altri che avevo conosciuto all’inizio del mio percorso di transizione, erano un’intellighenzia che per caso era entrata in contatto con me e che mi fece avere suggestioni errate.
La realtà è che una grande maggioranza di trans non è affatto interessata al “transgender”, alla rottura dei ruoli “binari” maschio/femmina e tutto quel che ne consegue anche in termini di diritti civili (si pensi all’istituto del matrimonio o all’istituto dell’anagrafe come sarebbero stravolti); vuole solo passare da uno stereotipo all’altro. Chiede non un diritto che provenga da un’elaborazione culturale e scientifica, ma il privilegio di transitare da un sesso all’altro senza mettere in discussione la binarietà dei sessi (per questo lo chiamo “privilegio”, perché la binarietà non prevede che si passi da una parte all’altra tanto allegramente).
La grande maggioranza delle persone trans italiane, non sa neppure chi siano le persone intersessuate, ovvero quelle persone a noi “sorelle” (o fratelli) maggiori.
La stragrande maggioranza delle trans MtF, non scende in piazza per il diritto al lavoro, ma si mobilita in massa (con la benedizione delle “associazioni” riunite in “coordinamento”) a Napoli per chiedere che si preservi il “diritto a prostituirsi”, motivandolo con il fatto che «noi trans non abbiamo altro lavoro per mantenerci».
Non interessa il diritto al lavoro, ma il diritto a restare marginali (ma ricche) riconoscendo che il vero lavoro (pre)destinato alle trans, è la prostituzione.
Non sono opinioni, ma fatti. A Napoli sono scese in piazza molte più trans di quante ne scesero a Sanremo, quando si manifestò contro la fine dei pregiudizi contro le persone transgender sul lavoro (gli altri, non la prostituzione).
“Transfemminismo”? “Uomo Nuovo” (de-maschilizzato e proveniente dal movimento internazionale FtM)?. Si, si… esistono le transfemministe ed anche uomini FtM che rifiutano gli stereotipi di genere maschilisti. Una percentuale irrisoria rispetto alle trans “maschie” nel cuore e nelle modalità di vivere il rapporto sesso/sentimento e agli FtM che sognano di diventare i migliori strapazzapapere dell’universo.
L’altro giorno parlavo con un’amica transgender americana del mio libro “Translesbismo: istruzioni per l’uso” (ormai davvero vicino alla pubblicazione italiana…) come di una novità assoluta nel panorama librario nazionale, per i temi trattati. Lei era molto stupita perché i temi del translesbismo e ancora di più del transfemminismo, sono oggetto di numerosissime pubblicazioni in USA e sono temi centrali nel dibattito dei movimenti femminista, lesbico, transgender.
Mi viene da ridere (o da piangere) se penso allo sparuto numero di translesbiche che associano al proprio orientamento sessuale lesbico, una coscienza di dignità femminile, di “femminismo transgender”.
Crisalide è stato un grande bluff che, per un certo periodo, ha quasi convinto una parte dei “media” italiani che le persone transgender potessero avere qualcosa di speciale, di utile alla società.
La realtà è che ancora oggi la maggioranza delle trans MtF SCEGLIE (dichiara di) la strada e ne rivendica grande dignità.
Mi sono vergognata a leggere su un bel libro femminista come “Altri Femminismi”, un intervento di Porpora Marcasciano che inneggiava alla prostituzione come strumento di indagine e conoscenza socio/psicologica e rivendicava alle trans questo ruolo di mediatrice tra i sessi che, chissà perché, dovrebbe avvenire facendo pompini o altri splendori della sessualità mercificata.
Mi vergogno ancora a leggere la sua approvazione ad affermazioni di sex worker americane e mistress (sadomaso in ruolo dominante) che giustificano il proprio mestiere e voglia di far soldi con frasi del tipo: «facciamo agli uomini quello che gli uomini hanno fatto da sempre alle donne».
Non capire che tali spiegazioni erano mere giustificazioni al proprio business, da parte di una trans; non capire la differenza tra chi ti paga per farsi frustare e la violenza perpetrata contro le donne per millenni, per me può significare soltanto che si è restate uomini e pure un po’ “stronzi”, dentro. Ovviamente è un’opinione personale derivante dalla mentalità che esce da certe dichiarazioni.
Oh, per carità… si sa che «le trans sono ottime prostitute…»
E’ noto, specie fra i clienti affezionati: «le donne lo fanno per lavoro, la trans per proprio piacere». Farsi pagare per il desiderio sessuale come conferma di una femminilità raggiunta, dimenticando un paio di particolari: che le donne raramente provano soddisfazione nel prostituirsi e che questi uomini che pagano le trans, pretendono l’”uccello” e possibilmente attivo e funzionante. Sai che conferma di femminilità!! Uno stereotipo? In parte sì, ma gli stereotipi, l’ho imparato, non nascono dal nulla. E reale che per molte trans che si prostituiscono, farlo è fonte di autostima e piacere. Se non bastasse la mia parola, la presidente di Libellula 2001 di Roma, ha dichiarato cose analoghe in una tv romana. Si, è così: una rappresentante vera (non come me, che rappresentavo me stessa e pochissime decine di altre persone) delle trans, ha affermato che prostituirsi ha anche un valore di crescita nella propria nuova condizione femminile (sic!).
L’”Uomo Nuovo”? Oh, basta frequentare per un’ora Davide Tolu o Matteo Manetti per accorgersi che esiste e per capire quanto è differente dallo stereotipo classico maschile/ista.
Certo è, però, che dall’altra parte sono decine le mie conoscenze di “nuovi uomini” (in senso temporale, in questo caso), che con la crescita dei primi peletti di barba hanno fatto impennare la loro stronzaggine testosteronica, prendendo e lasciando ragazze come fossero fazzoletti di carta. Ragazze incantate e inebetite da questi apparenti nuovi uomini “senza pene” che evocano il maschio non prevaricatore.
Quanti FtM maschietti perfetti, in tiro, alla continua ricerca dell’affermazione sociale nel lavoro, nel sesso, nei soldi… e nell’insopprimibile desiderio di far conquiste su conquiste! Quanti FtM yuppy anche ora che lo “yuppismo” è morto negli anni ‘90!
Non volevamo essere un “bidone”, noi di Crisalide… anzi non credevamo di esserlo, nei primi anni di attività. Pensavamo che il nostro fosse un sentire diffuso e comune e che magari noi avessimo semplicemente più voglia di comunicare e di farlo politicamente. Dopo un paio di anni, già sapevamo di esserci sbagliati ma pensavamo ancora che il nostro stimolo avrebbe potuto svegliare le nuove generazioni transgender ad una propria dignità in quanto tali. “Two spirits”, uomini e donne “come gli altri”, ma con un proprio specifico culturale, dovuto alla realtà oggettiva della propria condizione, realtà, biografia di transito fra i generi.
Ci abbiamo provato con tutte le forze per anni. Al massimo siamo stati ingannati da qualche falsa/o “discepola/o” della prima associazione transgender (e non transessuale) italiana, che ha usato la “novità” a proprio uso e consumo.
Solo io – di quel gruppo - ho resistito così a lungo (segno di minor intelligenza, di maggior impegno o di mera testardaggine? A chi legge la scelta) nel perseverare con la cultura transgender in Italia.
Sia chiaro: la cultura transgender esiste eccome! In USA, in UK, in Spagna, in Olanda, in quasi tutta Europa, ma non ha scalfito lo status di “italiota” che non ci distingue dal resto della popolazione, anzi, spesso, pur di piacere, ci rende, noi “trans”, più italioti degli italioti.
In tutto il mondo, le cure di cui necessitano le persone trans, sono fornite dai Sistemi Sanitari Nazionali (così come sono organizzati) tranne che negli USA, dove però il problema delle cure mediche a carico dello Stato è generalizzato.
In Italia, una classe politica (di sinistra) squallida e di un’ignoranza abissale, alleata a squali transgender che cercavano la via individuale alla ricchezza, magari stanche di dar via il culo, sta “dando vita” ai cosiddetti “consultori”, gestiti dalle Associazioni.
Non consultori che diano informazioni utili - come ci sono in tutto il mondo - ma che proprio gestiscono la salute e la transizione medica delle trans, ovviamente con personale medico, ma decontestualizzato dalla multi specializzazione che offre un ospedale.
Così le trans ed i trans “utenti” fanno più favori (a proprie spese): si tolgono dai coglioni negli ospedali dove ci sono “i malati veri” , spendono molti più soldi che con i ticket, e non hanno l’assistenza – normale negli ospedali – delle consulenze gratuite di eventuali altri specialisti per altri ambiti della salute che possono derivare proprio dalla terapia ormonale. Il tutto per mantenere vive queste Associazioni e soprattutto chi le dirige.
Complimenti alle soluzioni all’Italiana. Poi abbiamo protocolli diversi da quelli internazionali perché noi siamo più furbi di tutti ed infatti le ed i trans italiani si devono sorbire a volte anni di psicoterapia (quasi sempre pagata) per avere l’ok agli “ormoni” (nel mondo si eseguono test psichiatrici e si ha una diagnosi in pochi mesi).
Ci si potrebbe immaginare una rivolta popolare di fronte a questi abusi: «vogliamo essere seguite/i negli ospedali che offrono maggiori garanzie e sicurezza, in cui spendiamo meno e sostiamo meno a lungo nella terra di nessuno delle indagini psicologiche senza diagnosi».
Niente di niente di niente. Piegare il capo e obbedire: questa è l’attitudine prevalente in ambito trans, salvo poi scatenarsi di notte (per le MtF) nelle discoteche ad offrire il proprio corpo conquistato, come un trofeo di silicone o, per gli FtM, darsi finalmente alla “dolce vita” fatta di alcool e tanta più figa possibile…
Insomma Crisalide ha per anni falsificato la realtà. Io, in prima persona, ho raccontato a giornali, riviste, radio e tv, una realtà di persone meravigliose che in realtà non esistono, se non in una percentuale inferiore rispetto al resto della popolazione.
Di me un ex dirigente di Arcigay, ora presidente onorario (e che non è Grillini), so che disse: “è l’unica trans con il cervello”, o qualcosa del genere.
Mi offesi allora perché derideva una “categoria” che credevo esistere. Oggi, sebbene non pensi di essere l’unica, comprendo molto meglio tale affermazione. Ripeto non sono l’unica e poi “nel movimento” c’è tanta “merda” che ovviamente, anche una persona di media onestà intellettuale, fa già un figurone!
E poi, non sono così convinta che ripeterebbe tale affermazione, leggendomi oggi, negli ultimi periodi in genere.
Mi pento di avere rappresentato una realtà come prevalente, quando invece è ultra minoritaria? No, perché alla fine è bene rappresentare anche le minoranze. Perché è bene conoscere Stalin ma anche Trotzky, Bush ma anche Luther King.
Certo gente come King sembrava rappresentare il sentire comune dei neri d’America… ma era un falso. Tolto di mezzo lui, tutto si è perduto. E questa è la prova che tante belle menti, rappresentano solo se stesse, anche se a volte, godono di una certa popolarità. Perché anche gli stronzi, a volte, sognano d’essere buoni e si scelgono un leader che li rappresenti per continuare a farsi i propri affari (più o meno sporchi).
Succede ovunque? Vero. Tanto vero che molti anni fa ebbi a dichiarare in pubblico che le persone transgender avranno conquistato pari diritti solo il giorno in cui avranno diritto alla “mediocrità”.
Cioè che per riuscire a trovare un lavoro non fosse più necessario essere talmente brave/i e redditizie/i da far superare i pregiudizi, in nome del Dio “convenienza”.
In quella frase c’era la mia consapevolezza della realtà in cui mi muovevo ma che non potevo dichiarare come realtà prevalente.
Continuo a pensare che le persone transgender debbano avere accesso ai diritti di tutti, anche se non particolarmente brillanti, ma quel pensiero non mi sarebbe mai venuto in mente se non avessi già capito in che ambito mi muovevo.
Perché la mediocrità – lo dico perché è la verità, non perché sono diventata una vecchia acida – in ambito trans è molto più diffusa che altrove.
In un certo senso è normale che sia così. Lo è in genere per tutte le comunità emarginate al punto da portare chi vi appartiene ad auto ghettizzarsi pur di avere qualche vantaggio (vedi la vocazione alla prostituzione) Perché la comunità trans avrebbe dovuto fare eccezione?
Perché una cinquantina è riuscita a vincere l’emarginazione per fortuna o per merito?
Non è così, non lo è stato e non è.
Orgoglio transgender? Mi viene da ridere (o ancora da piangere). Esistono talmente tante trans che dopo avere completato la transizione, cambiano città, e nascondono la loro ex condizione persino ai loro partner, da far tristezza. In gergo si dice “vivere in modo stealth”. Ecco l’orgoglio transgender! Oppure esiste l’orgoglio” che vanta il diritto a prostituirsi come una bandiera dell’essere transgender. O l’orgoglio di corpi totalmente sintetici e denudati alle parate dei Pride.
Poco, pochissimo orgoglio rispetto alla propria intelligenza, sensibilità, ecc.
Anni fa a Matteo Manetti capitò di polemizzare con un CTU che faceva eseguire il Quoziente di Intelligenza alle ed ai trans, per avere l’ok all’intervento. La risposta che lo psichiatra gli diede fu laconica. Disse: “faccio questo test, lo ammetto, per una ricerca mia personale, perché il riscontro, rispetto al resto della popolazione, di capacità intellettive delle persone trans – specie da maschio a femmina – sono sconfortanti. Sono felice che lei faccia eccezione e “alzi” la media”. Al tempo, quando mi riferì l’episodio, sia io sia lui, rifiutammo ideologicamente l’affermazione dello psichiatra… Mentiva.. doveva per forza mentire. Oggi mi chiedo: “perché avrebbe dovuto farlo? A che pro, dato che era persona supportiva e non ideologicamente contraria alla transizione?”
Non che io creda poi molto al test del Q.I….. certo però che la cosa fa pensare
Un’amica lesbica, leggendo la bozza di quanto scritto fino a qui, mi ha contestato varie cose: che le situazioni di cui parlo sono comuni a tutte le realtà, che – ad esempio - anche la maggior parte delle lesbiche pensa a scoparsi qualcuna e non certo ai documenti programmatici di ArciLesbica, ma ci si iscrive perché delega all’Associazione il “pensare sociale” per i suoi diritti.
Mi dice che sbaglio a ritirarmi e soprattutto che è grave che io diffonda questi messaggi a tutti e non, magari, solo all’interno del “movimento”.
Sono anni che dico tante cose, all’interno del movimento, invano (forse le mie controparti non hanno mai effettuato un Q.I.? ).
In realtà non voglio dire che sono scontenta del lavoro fatto in Crisalide. Credo che l’Associazione abbia prodotto tanta qualità al punto che oggi, a sito fermo (dagli aggiornamenti) mi è arrivata una proposta di pubblicità sulle pagine del sito di Crisalide AzioneTrans. Segno che è ancora letto e visitato. Non è questo il punto. Il punto è che io ho rappresentato all’esterno una realtà transgender italiana che semplicemente non esiste. Ho proiettato su tutte le ed i trans l’identità mia e di uno sparuto gruppo di “intellettuali transgender”, forse un po’ segaiole/i, visti i risultati. Questo è il bluff, non certo le nostre proposte, articoli, interviste, lettere, proteste, ecc. Sono orgogliosa della produzione di Crisalide e semmai potranno essere altri a contestarne la qualità o validità.
Il bluff è solo la rappresentazione in “collettiva” di una realtà poco più che individuale.
Questo, secondo la mia amica, non va detto a tutti: «ci sarà chi utilizzerà le tue parole per gettare fango sulla “categoria”».
A parte che non mi ritengo così “seguita” da far sì che le mie parole vengano usate contro “la categoria”, il punto per me è un altro. Qualsiasi conquista di diritti, nella storia, passa attraverso una realtà vera di movimento e non attraverso rappresentazioni fantasiose, proiezioni dei propri desiderata.
E’ bene dire la verità sulla realtà trans italiana. Una realtà pessima come pessimo è quasi tutto, oggi, in Italia. Siamo diventati un popolo razzista, intollerante, abbuffino, senza ideali.
Chi li ha gli ideali, non è più rappresentativo. Capita a Crisalide come è capitato ai sognatori di “uguaglianza e fraternità” di Rifondazione Comunista e come capiterà anche ai sognatori di una destra rinnovata (penso a “Casa Pound”, se ne ricordo la dizione esatta). Siamo un popolo forcaiolo che però si commuove tanto se si raccontano storie strappalacrime. Diritti niente, ma solo gentili concessioni che portano, magari, Luxuria a vincere “L’Isola dei Famosi” o poche altre “transfortunate” a godere di un certo appeal mediatico.
Non potrei “andarmene” senza avere dichiarato prima il “bluff”.
Non perché voglia far del male alla “categoria”… questa il male se lo fa già da sola inseguendo il nulla, semmai per lanciare il mio ultimo “allarme”.
Se non si impara a “muovere il culo” diversamente da come si fa in discoteca, se non si impara a studiare, pensare, elaborare, leggere e poi, solo poi, lottare, beh, se le cose poi andranno male, ci sarà solo da fare un enorme e collettivo “mea culpa” perché si perderà, senza lottare, senza verificare se ci poteva essere una chance, un futuro diverso e migliore.
Tutte cose che non mi toccheranno gran che personalmente dato che lo status di persona con handicap è infinitamente più pressante, nella vita reale, di quello di transgender.
Già è noto cosa io pensi di chi oggi rappresenta il movimento trans in Italia. Mi basta aggiungere che tutte, ma proprio tutte, le persone perbene e soprattutto capaci, si sono ritirate a vita privata, alcune sconsolate, altre depresse, altre con un «andate a dar via il culo» represso per anni passati ad ascoltare pretese senza mettere mai in campo un millimetro di impegno, di assunzione di responsabilità.
Quel che fa rabbia è che questa non è la realtà transgender, ma quella italiana.
Basterebbe varcare il confine per accorgersi che di “Mirella Izzo” non ce ne è una sola, che non è né “mitica”, né “pazza”, ma che sarebbe una fra tante che provano ad usare cuore e cervello (maschile o femminile che sia… se non lo si usa, non si nota la differenza).
Di libri sul translesbismo e transfemminismo o riguardanti le riflessioni di trans FtM rispetto ad un modello maschile non maschilista, è pieno il mondo. Non in lingua italiana però.
Perché non ne vengono scritti e neppure vengono tradotti i tanti provenienti da paesi civili, senza scomodare le fatiche di pochissime/i italiane/i appartenenti a questa Repubblica delle Banane.
Non avrei finito ma sono stanca e poi «non si scrive così tanto su internet… dovresti fare un riassunto».
Beh, io alle elementari odiavo i riassunti, ma se qualcun* si vuole dilettare, che ci provi .
IMPORTANTE PRECISAZIONE: i nomi delle persone transgender che ho fatto, come esempio di bontà intellettuale (e non solo), non implicano alcuna condivisione – da parte loro – del mio pensiero, passato ed attuale, né l’appartenenza a Crisalide AzioneTrans. Sono nomi che io ho fatto per la stima che porto verso di loro e che non necessariamente è ricambiata, salvo – credo di poterlo dire – il caso di Davide e Matteo.
Mirella Izzo
PS: non so cosa rispondere a questa Azienda che vuol fare pubblicità sul sito di un’associazione abbandonata…


