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martedì 23 dicembre 2008

HA RAGIONE IL PAPA.....

IL PAPA HA RAGIONE:

E’ DIO (O LA NATURA, PER CHI NON CREDE) A STABILIRE I SESSI E GLI ORIENTAMENTI SESSUALI

Peccato che il giusto enunciato venga immediatamente contraddetto in ogni giudizio espresso sulla natura umana, se rapportato alla verità scientifica, quindi naturale, quindi, per chi crede, anche divina.

Qualsiasi etologo è oggi in grado di affermare che il comportamento omosessuale negli animali - tra cui molti mammiferi e quasi tutti i primati - è molto diffuso.

Ugualmente incontestabile è la scoperta che la monogamia è una eccezione rarissima fra tutti gli animali considerati in passato fedeli dopo l’introduzione dello studio del genoma su uova e feti animali.

Analogamente naturali sono comportamenti tipicamente transessuali in una certa quantità di animali, tra cui i nostri simili “orangu”, che, in un certo numero, invece di praticare sesso omosessuale anale, premono il loro pube che forma un incavo simil vaginale ed esprimono la loro sessualità al femminile.

Disegno naturale o divino, il creato smentisce costantemente le posizioni Vaticane che non hanno più alcun appiglio nel “reale”, nella semplice osservazione della Natura.

E se questo è vero per gli animali, ancora di più vale per l’essere umano.

Premesso che “naturale” e “culturale”, sono, nell’uomo, elementi inscindibili sin dall’istante in cui si è coperto di pelli provenienti da altri animali e che non vogliamo legarci mani e piedi alla genetica o all’etologia per stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato”, proprio perché l’essere umano è animale culturale e come tale non risponde solo alla genetica ma anche alla cosiddetta“epigenetica” (variazioni psicologiche e culturali), non possiamo però – come fa la Chiesa Cattolica– far finta che la scienza non esista o che sia ferma all’ottocento.

E’ Dio o la Natura a far nascere un bambino su mille con caratteri sessuali misti (intersessuati) e solo una “cultura umana” antinaturale li obbliga ad appartenere obbligatoriamente ad uno dei due sessi “riconosciuti” dalla morale cattolica, attraverso interventi chirurgici e ormonali, fin dalla nascita, quindi ben prima che il bimbo intersessuato possa sviluppare la propria indole maschile, femminile o mista. E’ Dio o la Natura a dichiarare che non è vero che esistono solo due sessi, ma semmai che due di essi sono numericamente prevalenti.

E’ Dio o la Natura a far nascere una certa percentuale di bambini con un corpo maschile ed un cervello femminile e viceversa, come dimostrano ormai molti studi accreditati e mai smentiti. Bambini che per questa o altre ragioni ambientali, culturali, familiari, diventeranno più facilmente “transgender”.

Il Papa si appella a Dio ma nega ogni realtà del suo creato. Prende in considerazione solo i fenomeni maggioritari e condanna quelli minoritari che però appartengono al disegno della vita o di Dio, in egual misura. Se esistiamo una ragione c’é. E’ la Chiesa Cattolica a non capirlo.

Papa Ratzinger critica il “gender” ed il “transgender”, come elementi inventati dall’uomo per sottrarsi alla “matematica” divina che prevede due soli sessi prestabiliti, ma la verità è che la matematica dell’universo è ben più complessa di una interpretazione, semmai aritmetica e duale.

Che i sessi non siano due è provato. Che nascano o si sviluppino persone con una psicologia di genere, opposta al corpo, anche. In questi casi correggere assecondando la natura prevalente è un dovere, non un’invenzione. Il bambino intersessuato NON dovrebbe essere operato prima che sviluppi una propria identità e la persona transgender dovrebbe poter adeguare il corpo alla propria psiche, mente, sensibilità, al proprio cervello, sede della coscienza di sé a 360 gradi. Sebbene non siamo noi a cercare un “marker” biologico di prova perché siamo “oltre”, come esseri umani, la genetica, non possiamo neppure “bere” interpretazioni che contraddicono quel che emerge dallo studio della natura umana.

Il “gender” non è un’invenzione ideologica, ma una lettura più approfondita e realistica del disegno divino o naturale, per l’uomo e per la maggioranza degli animali.

Il gender è la risultanza di sesso cromosomico e sesso psicologico (e forse neurocerebrale e forse epigenetico e genetico) che, talvolta, divergono fra loro.

Al di là degli studi scientifici è comunque l’antropologia culturale, la storia dell’uomo fin dai suoi primordi a dimostrare come naturale, come interna al disegno divino, seppur minoritaria, la condizione transgender. Così come minoritaria è la condizione intersessuata di cui il Papa non parla perché è prova provata, anche geneticamente certa, che i sessi non sono solo due, ma prevalentemente due.

Anche il comportamento omosessuale è minoritario rispetto a quello eterosessuale, ma quanto questa prevalenza sia naturale o culturale è difficile da stabilire, così come difficile è stabilire la loro coesistenza.

Negli animali sottoposti all’estro femminile, si nota che è il comportamento omosessuale ad essere più diffuso di quello eterosessuale durante tutto il periodo di infertilità, mentre diventa prevalente quello eterosessuale, durante l’estro femminile.
Due le verità che ci dicono queste conoscenze: che il sesso non è, nei disegni divini, un mezzo esclusivamente procreativo, ma anche culturale, comunicativo ed affettivo (le leonesse formano famiglie lesbiche stabili con i loro piccoli, basta chiedere a qualsiasi documentarista) e che non esiste un orientamento sessuale “giusto” e uno “sbagliato” nel creato.

Forse il Papa non è mai stato un contadino: altrimenti saprebbe che ogni tanto, nel pollaio, qualche gallo si rifiuta di far chicchirichì e cerca invece le uova delle galline per covarle. Se però lo sa, saprà anche che per questa ragione, perché infertili per identità di genere, questi galli sono i primi a finire nella “pentola”.

Lo sa perché nella stessa pentola vorrebbe finissero tutte le differenze naturali che riguardano l’orientamento sessuale o l’identità di genere sessuale (il “gender”).

Auspichiamo che i media, globalmente, vogliano riportare le voci del dissenso dalle interpretazioni che la Chiesa cattolica continua a ribadire su sesso e genere, senza alcun legame con i suoi testi sacri (a meno di non seguire alla lettera il Levitico che considera alla pari “abominio” tanto l’omosessualità, quanto il mangiare crostacei… e sotto Natale saranno tanti a commettere abominio senza saperlo) e soprattutto con lo studio obbiettivo della natura.

Sia Dio, quindi la Natura ed il suo studio obbiettivo, a decidere cosa è in un “disegno” naturale e non la Chiesa Romana che sembra sempre più dimostrare immense ed evidenti discrepanze di intendimento, nel suo compito di vicariato di un uomo che ha insegnato ad amare prima di ogni altra cosa, persino i “nemici”, come noi sembriamo essere, agli occhi di questo Papa e della sua gerarchia gerontocratica e sessuofobica.

Sinceramente, non ci sentiamo affatto amati.

Mirella Izzo

Presidenza nazionale AzioneTrans

giovedì 20 novembre 2008

Un TDOR Internazionale? In Italia il Coordinamento Trans "Sylvia Rivera" sceglie l'autarchia

Pesa farlo. Pesa parlare di un evento che commemora nostre "sorelle e fratelli", ammazzati per transfobia, in termini polemici. Sembra un'offesa alla loro memoria. Ma tacere, per me, lo sarebbe di più.
Sì, perché in Italia tutto deve essere piegato alla politica ideologica: anche i morti.
Il Transgender Day of Remembrance International, è un evento, nato in america, che si è gradualmente sviluppato in tutto il mondo. In Italia fui io a portarlo nel 2002. Ero presidente di Crisalide ma questa iniziativa fu sempre aperta per ogni associazione. Noi ci lavoravamo volentieri e volentieri offrivamo questo servizio a chiunque lo chiedesse e il Coordinamento per il TDOR era paritario fra chiunque "ci stava". Vi fu un'adesione sempre crescente negli anni seguenti, sia in Italia, sia nel mondo. Molte Associazioni LGBT hanno organizzato eventi, veglie, candle light per questa data, utilizzando, anche l'ultimo giorno, i dati forniti da noi e a disposizione di chiunque. "Belli pronti" ed in Italiano.
Tutto il lavoro preparatorio svolto ogni anno (dai dati raccolti degli omicidi italiani segnalati al resto del mondo a quelli del resto del mondo segnalati anche agli italiani, in italiano), in tutti questi anni, è gravato personalmente sulle mie spalle.
Nonostante ripetuti inviti alla collaborazione, inviati alle altre Associazioni Trans italiane, nessuno si è mai iscritto alla mailing list internazionale "remembering", che raccoglie il coordinamento mondiale di chiunque voglia celebrare questa pur triste ricorrenza. Quindi da sempre ho segnalato gli eventi organizzati da chiunque ed in ogni città; da sempre ho preparato per tutte le Associazioni i files tradotti in Italiano con brevi biografie delle vittime di tutto il mondo indispensabile strumento per effettuare un decente candle light; da sempre, il sito di Crisalide ospitava pagine e pagine dedicate al TDOR copiabili e mirrorabili ovunque. Da sempre, infine, un comunicato stampa firmato coordinamento italiano TDOR International, veniva da me inviato per conto di tutte le Associazioni aderenti, con un testo condiviso, con il nome in evidenza di ogni ente, associazione organizzante.
Da sempre inoltre, mi preoccupavo che tutto il mondo sapesse che in Italia si effettuavano tot eventi, attraverso il sito che raccoglie i dati di tutto il mondo.
Nel 2006, l'unico anno in cui il Gruppo Luna Transessuali di Torino, volle avocare su di sé il TDOR International, perchè quell'anno cadeva a Torino il Pride Nazionale, accadde ciò che pochi intimi sanno, ma che suona incredibile. Avevo dato al responsabile del Gruppo Luna, tutti gli elementi per lavorare sul TDOR 2006, fin dall'anno prima. Neppure seguivo più la lista internazionale "Remembering", perché avevo dato ogni indicazione ad iscriversi al responsabile del Gruppo in questione. Il 19 mattina (se non erro era mattina) ricevo una telefonata concitata da chi avevo istruito: "non ci sono i dati delle vittime italiane sul sito del TDOR!!" mi sento dire. Strabilio ma mi metto al lavoro e anche utilizzando i canali preferenziali di chi da anni lavorava fianco a fianco con l'allora responsabile del sito mondiale (Gwen Smith), riuscii a far pubblicare ogni cosa in tempo.
Bastasse. L'anno precedente, tra tutte le ass.ni che facevano un TDOR italiano avevo aperto una lista proprio per coordinare alla pari e decidere insieme il Comunicato Stampa. In esso vi erano elencati TUTTI i TDOR Italiani, con evidenziate le città e le Ass.ni organizzatrici. Il documento riportava le firme di tutte le Associazioni.
L'ineffabile Porpora Marcasciano (vicepresidente del MIT) pensò fosse cosa buona - da una parte dare l'ok al comunicato stampa nazionale - e dall'altra farne uno solo per il MIT, inviandolo IL GIORNO PRIMA di quello stabilito insieme per il TDOR Nazionale.
Chi capisce anche una "sticchia" (come direbbe Totò) di "comunicazione", sa che quel comunicato di Bologna, bruciò quello nazionale. Su molti giornali venne riportato solo l'evento di Bologna.
Protestai con Porpora per questo comportamento. La risposta fu secca: "tu non sei la padrona del TDOR e io ho solo pubblicizzato Bologna, come MIT!". Peccato che si era d'accordo che prima partisse il nazionale e poi ognuno lanciasse le proprie iniziative locali. Peccato che si sapeva la data e l'ora dell'invio del Comunicato di tutti. Peccato che era difficile già allora non leggere malafede in quell'atteggiamento. Allora era anche però possibile credere alla buona fede (poi sono successi tanti altri fatti che - sotto gli occhi di tutti - forse hanno fatto capire meglio i concetti di democrazia del "personaggio", come al Bologna Pride... Insomma è democratico tutto quanto è esproprio (di eventi, di palchi ecc.).
Da allora la signora suddetta iniziò una battaglia personale contro di me ed anche contro l'Ass.ne che ho rappresentato ad anni alterni, con azioni che esulano dal topic di oggi. Certo da allora, dopo tanti anni di collaborazione e positiva competizione tra MIT (quello di Marcella Di Folco) e Crisalide, i rapporti erano cambiati, mentre tante altre cose stavano cambiando.
La storia si ripete ma con un sapore sempre nuovo e - in certi casi - sempre più amaro, quando le ire funeste personali prevalgono su ogni cosa, anche sui morti. Inoltre la "coorte" del Coordinamento Trans" si è arricchito di personaggi che in Crisalide sono stati prima tristemente noti per gestioni disastrose...
Entro nel merito.
Molti avranno ricevuto nei giorni precedenti il 20 novembre, una comunicazione relativa ad eventi TDOR International in Italia e nelle città di Milano, Bologna, Torino, Roma e Viareggio (potrei dimenticar qualcosa o ricordare male). Tutti eventi organizzati dal "Coordinamento delle Associazioni Transgender Italiane Sylvia Rivera". Trascuro per un attimo la scelta di un nome che - mancando AzioneTrans, tra gli aderenti a questo Coordinamento, mancando la Fenice di Milano, l'AIT di Firenze (almeno così risulta dal sito dello stesso Coordinamento), mancando altre ass.ni GLBT che si occupano anche di tematiche trans - risulta decisamente pomposo e fuorviante. Il punto è che il fantomatico Coordinamento Trans taliano, ha pensato bene di lavorare in totale slinkaggio (disarticolazione) con il resto del mondo, in questo 2008, pur di evitare contatti con il virus AzioneTrans (ci sono arrivate anche minacce da chi potremmo denunciare con buone probabilità di vincere....). Incredibile? Vero. Parola mia, ma anche documenti che, se del caso, saranno mostrati a chi di dovere.
Se andate sul sito che viene letto in tutto il mondo, il Transgenderdor.org, troverete centinaia di eventi in tutto il mondo e solo due in Italia. Uno a Genova e l'altro a Padova. Guarda caso due eventi non pubblicizzati dal "coordinamento italiano".
Comprendo che la logica dell'esproprio proletario sia alla radice di tale coordinamento trans italiano, politicizzato e schierato, ma un evento mondiale è tale solo se coordinato. Altrimenti è solo un po' di pubblicità per farsi belli agli occhi degli sprovveduti in Italia, ma nessuno al mondo saprà nulla.
Eppure per segnalare i TDOR è sufficiente iscriversi ad una mailing list. Neanche: basta inviare una email al sito americano. Non c'è bisogno di passare attraverso la tanto odiata (dal coordinamento trans) AzioneTrans...
Certo c'è da lavorare: cercare fra le notizie, quelle brutte, per tutto l'anno. Tradurle e comunicarle in USA dove c'è il sito centrale (si agli amerikani!!). Raccogliere i dati che vengono via via raccolti nel resto del mondo e - prima del TDOR - tradurre la "black list" delle vittime in Italiano e metterla a disposizione di tutti.
Ma anche qui, il lavoro è sfruttamento dell'uomo sull'uomo (vale anche per le trans, si sa) e la logica luddista del coordinamento trans italiano, non ama internet e le macchine: più difficile far sentire la pressione ambientale e psicologica in una videoconferenza che non faccia a faccia, nella sede giusta, con il clima psicologico giusto ecc. ecc.- e poi, dato l'assunto di base riguardo il lavoro come sfruttamento, perché avrebbero mai dovuto lavorare per organizzare un TDOR vero, quando se ne può fare uno AUTARCHICO (certo suona poco di sinistra... le contraddizioni del sistema!!!) con poca fatica e tanta pubblicità?
Peccato che poi... alla vigilia del TDOR... questo fantomatico coordinamento italiano, si rende conto di non avere "la lista dei nomi" delle vittime, tradotta.
Con un coraggio davvero invidiabile, il 19 ottobre 2008, mi arrivano due mail molto gentili, da un paio di persone attigue ma non leader del già citato supergruppo italiano, che chiedono di dar loro questa lista. Costoro chiedono il lavoro fatto da altri e che non viene riconosciuto (ricordo che gli eventi UFFICIALI del TDOR NON sono segnalati dal Coordinamento forse perché organizzati dalla (s)fascista AzioneTrans e da un circolo della potente lobby imperialista gay (Arcigay).
Vero è che neppure noi abbiamo segnalato i loro eventi.. ma c'è un ma. Questi ultimi NON sono stati inviati né ad AzioneTrans, né al Transgenderdor International e solo casualmente sono venuta a conoscenza di questi documenti, forwardatemi da spie "negre e vendute" (come direbbero i fan di Bin Laden)... Peccato perché se l'avessero fatto, io avrei lavorato anche per loro, segnalando io i loro eventi, nonostante tutto.
Ma piuttosto che parlare con il nemico (si ,il nemico è sempre chi ti sta vicino per gli stalinisti di ogni epoca), si svende un evento importante e tragico come il TDOR.
Che tristezza... che ulteriore infinita vergogna italiana. Non basta Berlusconi a farci fare brutte figure. Ci voleva anche, nel suo estremamente piccolo, il "coordinamento trans" a far sembrare l'Italia (peraltro da anni prima della lista tra le vittime, se"pesate" rispetto allapopolazione di ogni paese, nel mondo) l'ultima ruota del carro, con soli due eventi a Genova e Padova. Niente Bologna, niente Milano, niente Torino, niente Roma.
Si dirà "chissenefrega" se - puta caso - in Olanda non sanno che ci sono stati 10 Tdor invece che due in Italia! E l'internazionalismo proletario... pardon.. transgender?
Il Coordinamento trans in due anni di vita non ha fatto una sola cosa utile davvero alle persone trans. Non ha scritto una riga di proposte di legge (noi ed altri ci abbiamo provato), non denuncia, anzi utilizza percorsi diagnostici che violano ogni elementare diritto all'autodeterminazione delle persone trans.... Niente di niente.
O meglio, hanno fatto ogni cosa in virtù di un solo elemento: la visibilità immediata in Italia.
Il TDOR fa figo, ma smascherare dei protocolli che obbligano le persone a stare anni e anni senza una diagnosi, non va bene.. anzi.. se restano immutati, aumentano i finanziamenti ai "consultori" semiprivati, gestiti da queste Associazioni di stampo "comunista", che non disdegnano quei "soldi" che Marx avrebbe voluto aboliti, dopo la rivoluzione proletaria.
Beh.. sia chiaro, le ed i trans non sono scemi e vengono da tutta Italia a Genova perché qui, grazie a Crisalide AzioneTrans ed al suo intervento presso le strutture sanitarie pubbliche, si può andare in un normale Ospedale, in Day Hospital (gratis), dove abbiamo discusso con il Centro medico affinché utilizzassero i protocolli INTERNAZIONALI (again) che - pur contemplando un controllo psichiatrico ad escludere serie patologie che possono mascherare una genuina realtà transgender - non obbligano ad anni di psicoterapia (pagata sia dagli utenti, sia dai finanziamenti pubblici).
Il TDOR fa figo e convince qualche intellettuale gay di sinistra scarsamente informato (presumo in assoluta buona fede ma schierato, quindi tendente alla non obbiettività) a scriverne sui giornali nei termini graditi al "coordinamento trans" sconosciuto in tutto il mondo. Lavorare e scrivere un progetto di legge, fianco a fianco di una ex onorevole transgender, invece era "sfruttamento" e lo si è lasciato volentieri a chi, come me, si lascia amorevolmente sfruttare per una giusta causa (gratis ovviamente.. non ho fatto carriera in quel partito).
Insomma, il malcostume di questo "coordinamento" è roba ormai vecchia e sinistramente parallela alla gemella "Facciamo Breccia". Gli usi e costumi del Consultorio MIT sono ben noti a molte/i transgender italiane/i, la ricerca affannosa di finanziamenti sui quali mai si relaziona pubblicamente, è nota.. ma con questo TDOR - pur non avendo, in fin dei conti, leso nessuno, se non se stesso - il coordinamento trans ha raggiunto il più basso livello etico/morale da quando è nato.
Ad ognuno il suo. Certo è, che se il lavoro è sfruttamento, allora non lo si venga a chiedere a chi si considera il nemico. Al nemico non si chiedono favori. Perchè come minimo, risponde "picche". Così ho fatto con chi, ruffianamente, dopo anni di silenzio, ha chiesto "il favore". Certamente ho dato loro il nome del sito dove c'erano tutti i nomi delle vittime, in inglese, anche quelle italiane (segnalate da me). Ma mi sono permessa di indurli allo sfruttamento, inducendoli a lavorare per fare il loroTDOR autarchico.

Brutto questo pezzo. Non mi ha dato alcun piacere, scriverlo. Ma è davvero la verità ed io ho deciso di non nasconderla più. Del resto, questo modesto blog ha un nome non casuale: "Di Tra(ns)verso" perché sono troppe le cose che non vanno e che pochi sanno. Perché la gente sappia, perché, egoisticamente, io non debba accumulare nausea senza che - chi è meno addentro - possa capire, sentendo un'altra campana. Una campana che il tempo dimostrerà essere quella non "fessa" (da fendere, fenditura, rottura).
Mirella Izzo
Genova, 21 novembre 2008.
PS: per i ritardatari, ricordo che a Genova, per motivi organizzativi, il Candle Light per il TDOR sarà stasera alle 21.30. I dettagli sul sito http://www.azionetrans.it

mercoledì 12 novembre 2008

AVVELENATA: IN MORTE DEL MOVIMENTO LGBT ITALIANO

Mi spiace per tutte le amiche e gli amici di un decennio di lotte comuni, persone che ancora ci credono (poche) e sono disposte a tutto fuorché ad aprire gli occhi.Meno, invece, mi spiace per altre persone, magari anche amiche, che, per il loro ruolo, hanno tutti gli strumenti per capire e vanno avanti lo stesso, pur di mantenere in piedi un baraccone.Di cosa parlo? Dell’ormai fantomatico “movimento LGBT” italiano.Alcune riflessioni.Perché in Italia i gay e le lesbiche non hanno riconosciuti i diritti civili relativi alle loro unioni d’amore? Perché in Italia le persone transgender/transessuali, devono portare in pegno un pezzo di carne allo Stato in cambio di documenti anagrafici congrui alla propria identità di genere? Perché le stesse transgender non trovano lavoro, a causa della loro realtà di vita, nonostante che lo Stato Italiano, in conformità alle linee guida dell’OMS, consideri questa condizione una malattia? Accetteremmo con uguale serenità se domani non si desse più lavoro agli allergici al polline?Perché? Perché questo ed altro? Perché gay e lesbiche continuano ad essere cittadini di serie B e le persone transgender, di un paio di serie sotto?Per colpa della “destra fascista”? per colpa della “sinistra” inquinata dalla “lobby cattolica” e, quindi, ultimo e primo, a causa dell’etica sessuale della Chiesa cattolica?Diventiamo sempre più bravi nel dare colpe agli altri, senza la benché minima seria autocritica, senza mai chiederci se – fallendo da decenni – non si stia (anche?) noi sbagliando qualcosa!Eppure la Spagna dei matrimoni omosessuali è cattolicissima, o no? La Cuba comunista non garantisce i diritti civili, giusto? L’Argentina degli ex colonnelli non è certo più socialista del PD, o sbaglio?Tutti paesi che contemplano più diritti rispetto all’Italia, per gay e lesbiche e/o trans.E il “movimento italiano”? Poverini, noi… Noi “dirigenti” e militanti di associazioni che vorremmo “tanto tanto”, i diritti che hanno in quasi tutto il mondo, ma non ci riusciamo.Perché? Eh, è noto: perché siamo gli unici a doverci battere contro il mostro Ratzinga. Si, quello che si incontra all’ultimo livello dell’impossibile, irrisolvibile videogioco “The bananas State: Italy”.Neppure le riviste specializzate hanno trovato la soluzione a questo gioco… Cosa ci possiamo fare noi, poveri dirigenti (sia chiaro, chiamo dirigenti anche quelli che rifiutano questa dizione per motivi ideologici, ma che esercitano, nei fatti, questo ruolo)?Ma davvero vogliamo credere, e soprattutto far credere ai nostri interlocutori, ai nostri “rappresentati”, che la colpa non sia fondamentalmente nostra?Davvero vogliamo continuare a far finta di non guardarci in casa (perché lo facciamo, eh se lo facciamo, ma guai a parlarne in pubblico.. sarebbe come annunciare che ci sono gli extraterrestri: si diffonderebbe il panico tra i nostri “protetti”).Davvero possiamo far finta di niente e non paragonarci agli altri movimenti LGBT internazionali?Possibile che, una Chiesa Cattolica che ha dovuto ingoiare una legge sull’Aborto, abbia questo strapotere che le consente di impedire i matrimoni omosessuali o impedire il cambio di genere (che, peraltro, già subisce attraverso una legge del 1982 e che, ingoiata per ingoiata, si potrebbe pur migliorare nella parte in cui chiede prepuzi o grandi labbra in cambio di una carta d’identità)?Riusciamo a renderci conto di quanto sia più grave l’aborto - per la Chiesa - rispetto ai matrimoni gay? L’aborto, per l’etica cattolica, è omicidio!Ma noi diamo la colpa a Ratzinger, l’onnipotente e ci basta chiamarlo Natzinger o andare in piazza con la tiara in testa e il culo di fuori e la scritta “NO VAT(icano)” per sentirci “fighi” e politicamente alternativi.Ratzinger?Onnipotente un tubo!Ah la legge sulle staminali.. vero. Quella è stata scritta dal Vaticano!Ma quella c’è perché il nostro “movimento lgbt” fa pur parte del “popolo italiano” che non è andato a votare in numero sufficiente per abolire quella legge.Voglio dire: come movimento siamo bassini in classifica del peggio del “carattere italiano” medio, ma il “popolo” non è che sia così innocente se, pur essendo contrario all’80% va a votare in poco meno del 50.Perché, diciamolo, il papa non è ascoltato da decenni quando i governi scrivono le leggi sull’immigrazione, quando critica il capitalismo liberista, quando parla di redistribuzione delle ricchezze a livello mondiale. E’ vero: neppure lui si ascolta quando parla di “dignità di ogni essere umano” e poi la vuole negare agli omosessuali, alle lesbiche, alle persone transgender… Ma che questo papa ci includa o meno tra gli esseri umani, davvero ci riguarda così tanto, al punto da renderci impotenti?Quest’uomo è ben poco ascoltato anche da una enorme maggioranza di cattolici, rispetto all’uso della pillola anticoncezionale, dei preservativi, del sesso prematrimoniale, della fedeltà di coppia, e persino della legge che ha “vinto” sul ricorso alla fecondazione assistito, “vietata” in Italia, libera a un metro oltre ogni nostro confine!Secondo alcuni sondaggi non sarebbe neppure ascoltato dalla maggioranza dei suoi fedeli, riguardo le “Unioni Civili” gay….Possibile? Tutti fanno quel che vogliono, anche qui, in Italia, a dispetto dell’etica cattolica, ma non noi LGBT. Ce l’ha a morte con noi? O siamo (anche?) noi degli emeriti incapaci?Non mi interessa, in questa circostanza, capire se e quanto Ratzinger ce l’abbia a morte con noi e i suoi apparentemente reconditi perché. Credo però, dopo un decennio di assidua frequentazione, di sapere con certezza che il movimento LGBT è profondamente incapace e spesso agisce con poca limpidezza.Ce ne è per tutti i gusti, ma partiamo da uno a caso: siamo l’unico movimento LGBT al mondo che deve essere necessariamente ideologizzato: deve essere di sinistra, preferibilmente comunista, decisamente “antagonista” (ad ogni potere se non quello “del popolo”).Bastasse! Eh no… C’è da chiarire: quale sinistra, quale comunismo? Perché queste sono le vere lotte senza quartiere dentro il nostro “movimento”, mica le piattaforme rivendicative. Quelle sono facili da scrivere, data la macroscopicità dei diritti negati. No, solo (o quasi) ideologie. In piccolo, molto piccolo, siamo ai livelli di “Stalin vs/ Trotzky” o “Lenin vs/ la Comune di Odessa” o – ancora di più - “bolscevichi vs/ menscevichi”.Un “movimento” costretto a provare ogni giorno quanto sia antifascista, attraverso le proprie azioni. Abbiamo un vero e proprio “fascistometro”, che però dà misurazioni diverse a seconda della purezza ideologica di chi lo usa. Avete presente il film “La bussola d’oro”? Uguale. Quindi capita: chiedi un incontro con il Sindaco di Roma che è notoriamente un post fascista? Sei colluso!Tutto qui? No perché davvero siamo un “movimento” pieno di sorprese e varietà (forse abbiamo malinteso la bandiera arcobaleno?).Se mezzo movimento va a “fascistometro”, ed è tanto irriducibile da dimenticarsi di fare battaglie specifiche per le questioni che interessano la gente che dovremmo rappresentare, dall’altra parte, un altro pezzetto di movimento, per reazione, ha preso la via dell’ accondiscendenza ad ogni “puzzetta” del centro destra, che chissà quali risultati darà (perché, mio dio, questo dovrebbe essere il nostro vero parametro per il quale sentirci esistenti: i risultati e sapere come ottenerli!).Quindi i “duri e soprattutto puri” da una parte e dall’altra chi confonde l’equidistanza dai governi - dovuta per associazioni “di fatto” sindacali - con una sorta di fiducia cieca che neppure al “centrosinistra” fu mai concessa. Per riuscirci ci si è spinti fino ad un vero e proprio revisionismo storico e sociale, pur di giustificare i molti decenni di omotransfobia della destra. Pur di dimostrarsi collaborativi, si è arrivati a dire sui giornali ad altissima diffusione, che in Italia non esiste una discriminazione contro gli omosessuali e le lesbiche (e, immaginiamo, anche transessuali e transgender?). La storia, i fatti, la cronaca smentiscono clamorosamente queste affermazioni, cui sono seguite mezze smentite quasi peggiori delle dichiarazioni.Siamo così, noi del movimento LGBT.I difetti tipicamente italiani, all’ennesima potenza.Ideologizzare anche un pezzo di pane, e considerare nemici i “vicini di casa”.Dentro questa logica perversa, che nulla conta per chi attende leggi e normative di Diritto, arrivano mille giochetti: si è collusi con il fascismo, parlando con Alemanno e chi dà il benvenuto ai DIDORE’ è un vero fascista o comunque un vero traditore?Non esprimo un giudizio qui, ora, ma faccio una domanda: forse che i DIDORE’ dei fascisti sono tanto peggio dei DICO dei socialcomunisdemocristiani “prodiani”?Eppure è semplice: i DICO erano come i DIDORE’ perché sinistra e destra italiane sono entrambe dominate dai cattolici. Vero. Peccato che siamo stati noi a chiedere i PACS e non i matrimoni. Ogni sindacalista sa che - nel momento in cui viene chiesto un diritto dimezzato, un compromesso differenziato rispetto ai “normali” - non si potrà più mettere un argine certo sul “quanto compromissorio” sarà un accordo. Chiedi i Pacs? Ti arrivano di DICO o i DIDORE.Non dico che se avessimo chiesto il Matrimonio, avremmo avuto i Pacs, perché esiste un altro punto chiave della stupidità cronica del nostro movimento, rispetto a qualsiasi altro movimento di liberazione mai esistito sulla terra.C’è spazio per una “terza via”, “sindacale”, laica e che guarda le cose e cerca le soluzioni? Poco, pochissimo. Un esempio che non mi riguarda direttamente. Ben poco si parla di una delle rarissime iniziative interessanti nate dal “movimento” o quasi. Il ricorso giuridico e non legislativo per ottenere la legittimità dovuta ai matrimoni omosessuali – se del caso – arrivando fino alle Corti Europee. E’ una iniziativa intelligente, ma richiede tempo, laboriosità e fa poca mobilitazione di massa (eppure i movimentisti dovrebbero sapere che sindacati come i Cobas hanno fatto la loro fortuna, proprio attraverso i ricorsi giuridici).Sui blog se ne parlerà 1000 volte meno che della lite fra Facciamo Breccia e BolognaPride 2008. Una prova della nostra stupidità. Chi ha proposto questa iniziativa che si chiama “AAA Cercasi Coppie”?? “Certi Diritti” e… guarda caso… non è proprio un’Associazione indipendente, ma legata a chi? Dopo decenni ecco che rispuntano, con il pragmatismo di sempre, i radicali. “Ma sono liberisti!! No, non si può mica collaborare con loro”. E’ un’iniziativa che potrebbe portare a dei risultati? Chi se ne fotte dei risultati… Sono liberisti… Ma puoi votare comunista alle elezioni e dare il sostegno ad una iniziativa specifica anche se proviene da liberisti? Non sia mai che ci si sporca l’immacolata identità! Io, nel mio piccolo, offrirò il link dell’iniziativa a fondo pagina.Dato per scontato che uno stato civile e laico dovrebbe avere UN solo istituto che contempli diritti e doveri di una coppia. Etero, gay… che importa allo Stato? Concediamo di più, diamo per vero un falso storico incontestabile: facciamo finta che il matrimonio nasca come sacramento fondante del Cristianesimo e che – come tale - deve essere solo fra uomo e donna. Perfetto.. che si salvaguardi questa sensibilità religiosa. A questo punto però, lo Stato chiami diversamente il complesso giuridico CIVILE che riguarda i diritti/doveri delle coppie, dei figli ecc. Lo chiami come vuole ma che sia uguale per tutti i cittadini che decidono, per amore adulto e includente l’eros, di “coniugare” le loro vite. Il Matrimonio è un sacramento? Allora si considerino sposati solo quelli che sono passati dal matrimonio cattolico (o d’altra religione che lo contempli) e la parte civile assuma un nome diverso per tutti. Chi si sposa in Chiesa potrà comunque aderire automaticamente anche al complesso civile di “Unioni Affettive” dello Stato. Non credo neppure che vìoli i Patti Lateranensi.Lla Costituzione? Sicuramente ci sarebbero dubbi in merito, ma visto come è stata stiracchiata da tutte le parti, non so se esistano veri impedimenti.Abbiamo chiesto i Pacs (e mica si era tutti d’accordo…) e forse avremo i DIDORE’, ma siamo noi ad avere detto: a noi basta un diritto di serie B.Ok, lo ammetto. E’ vero che siamo penalizzati perché l’Italia è l’unico paese europeo in cui in entrambi i Poli (centro sinistra e centro destra), dettano legge le componenti cattoliche. Eppure divorzio e aborto sono passati con una DC che da sola aveva la maggioranza relativa…Davvero questa può essere una valida giustificazione ai ZERO risultati ottenuti dal nostro “movimento” negli ultimi 25 anni?Se non riusciamo neppure più ad organizzare Pride unitari, cosa pretendiamo? Non sei “antagonista”? Con te non ci faccio nulla. Hai parlato con i “fascisti”? Sei fuori. Se collabori con la destra democristiana, neppure ti vogliamo. Arcigay ed altri lanciano un Pride a Genova, in totale assenza di concorrenti? Antidemocratici!Ma, ancora e ancora, non basta! Siamo un movimento poco credibile che – da una parte fa della purezza ideologica, la conditio sine qua non per considerare gli altri, “compatibili” - dall’altra parte mischiamo bellamente lotta per i diritti con interessi commerciali, in un modo a volte decente (giusto il fund rising, sia chiaro), a volte meno, molto meno.L’esempio che verrà in mente a tutti è Arcigay. Ha tante tessere perché obbliga ad iscriversi le persone che fruiscono dei loro locali quali discoteche, saune, ecc.A dire il vero, però, non è tanto ad Arcigay che mi riferisco. L’ipocrisia non ha confini né limiti. Una parte di quegli stessi gruppi che accusano Arcigay di mischiare militanza e commercio, hanno ben fornite attività commerciali. Arcigay, negli ultimi anni, sta almeno iniziando a dare diverso “peso” decisionale agli iscritti provenienti dal settore commerciale e quelli provenienti dal circuito associativo e dovrà prima o poi separare totalmente i servizi a pagamento con il diritto al voto. Altrove invece, le connessioni tra Associazioni senza fini di lucro ed iniziative commerciali, stanno dentro una logica di interpretazione legislativa da “commercialisti” (con tutto il rispetto per il mestiere) e non degna per chi propugna una militanza “pura e dura”.Altrove, ancora, si usano le pioggerelle di finanziamenti di qualche “regione rossa” per fornire servizi che si pagano e servono a mantenere vive strutture (e persone) che altrimenti cadrebbero come un castello di carte o metterebbero alla fame chi le gestisce.Non abbiamo remore a sfruttare la più piccola visibilità mediatica per carriere politiche (e non parlo di Luxuria, che non faceva parte da tempo del movimento, ma si è prestata alla politica provenendo dall’arte e da un passato più remoto di Art Director del Muccassassina che finanziava il Mieli)… Fateci caso: quasi tutti i partiti del centro sinistra e persino qualche “regione rossa”, hanno qualche responsabile stipendiato gay o lesbica o trans, quasi tutti con dei passati di basso profilo o “inesistenti” all’interno del movimento. Gente che si è avvicinata alle Associazioni e, in un attimo, ha fatto carriera politica. Risolto il “problema egoico” (e spesso economico).. fanculo le Associazioni che hanno dato loro la possibilità di farsi “un nome”, per usarlo a fini personali.Vogliamo dirlo che facciamo schifo? Vogliamo dirlo che di fronte alla proposta di un Pride a Genova, con un documento d’intenti bello e innovativo, la risposta del movimento è stata semplicemente vergognosa?Silenzio, battutine o netto rifiuto perché “non è stato deciso collegialmente”. Ma cosa si decide quando vi è un candidato unico? E quale collegialità doveva decidere, dopo il Pride di Bologna, in cui le Associazioni dei vari schieramenti, si sono solo fatte la guerra? Meglio sarebbe stato “obliare” quel Pride e piuttosto verificare i contenuti dei pochi coraggiosi che si sono proposti in un “annus terribilis” del movimento e su quello decidere. Invece, “i volenterosi”, sono stati totalmente ignorati.Non che Genova si stia poi comportando così bene, proponendosi e - a distanza di mesi - non riuscendo a mettere su un sito e un blog (o forum), come era stato promesso. Molte le attenuanti, vista l’accoglienza, ma disaccordi e diffidenze persino tra le Associazioni storicamente amiche hanno reso il lavoro estenuante e lasciano la sensazione dell’inutilità.Vogliamo i diritti ma siamo un movimento che oscilla tra l’ignobile, l’infantile e l’incompetente. Sia chiaro, non mi riferisco alle tante persone, ad ogni livello di militanza, che si spremono sinceramente, che quasi rinunciano alla propria vita privata, per battersi per i giusti diritti…E’ anche la mia storia. Si riconoscono quasi sempre facilmente dal fatto che, dalla militanza, non hanno tratto grandi vantaggi, non hanno fatto carriera nei partiti… ecc. ecc.Non parlo di chi lavora in buona fede e sono tanti. Semmai costoro hanno solo gli occhi chiusi e continuano ad essere “follower” di “leader” che – in buona parte - dovrebbero essere presi a calci nel culo (mi escludo? Per niente, ma non sta a me deciderlo e poi io non “leaderizzo” che poche decine di persone, ormai).Costoro – gli attuali “folllower” - dovrebbero proporsi come leader di un movimento LGBT che guardi agli unici interessi di chi dovrebbe rappresentare: i diritti e le battaglie e le strategie per ottenerli, oltre all’assistenza, il mutuo aiuto, l’informazione. Che altro si deve fare come movimento? Discoteche? Centri di cura e terapia fuori dal SSN e finanziati dalle Regioni, ma senza i controlli che hanno gli ospedali? Ghetti dove le persone trans vadano a farsi fare diagnosi e cura di nascosto dagli ospedali? Centri dove le diagnosi non arrivano mai per rimpinguare i finanziamenti?Vogliamo i PACS, vogliamo il diritto a prostituirci perché non troviamo lavoro, vogliamo gestire consultori perché il SSN non segue bene le persone trans…. Siamo impazziti?Che movimento di merda è questo? Non possono essere quelli gli obbiettivi! E’ come se Mandela avesse chiesto, per i Neri, il diritto ad avere qualche ora in più di riposo, in quanto schiavi. Dobbiamo lottare per il matrimonio, perché le trans trovino pari opportunità nel lavoro e non per ottenere il diritto a restare nel ghetto della prostituzione (a meno che non sia una vera libera scelta, ma questa esiste solo quando esistono le pari opportunità), perché il Sistema Sanitario Nazionale tratti l’aspetto medico-chirurgico della transessualità, alla pari di tutte le patologie o situazioni di necessità (tipo maternità, parto, post parto, ecc.): reparti, cure e carico del SSN. Altro che “consultori-ghetto”!Non sappiamo neppure cosa la gente vuole e ci permettiamo di fare la leadership? Poi ci stupiamo se diamo indicazione di voto a X e il 99% di coloro i quali dovremmo rappresentare, votano Y?Fanno bene, se sappiamo solo litigare fra noi dimenticandoci il motivo per cui esistiamo.Fanno bene, se enunciamo istanze senza la disponibilità ad alcun sacrificio…E qui, dulcis in fundo sta la “madre di tutti i difetti” del nostro “movimento. Il più grave. Un vero e proprio “nonsense”, inesistente in qualsiasi movimento di liberazione o anche solo rivendicativo.Che facciamo noi di così grave? Scriviamo piattaforme e scendiamo in piazza. E poi? Neppure sappiamo immaginarcelo. Scriviamo dei bei documenti, dopo mesi di liti, facciamo la manifestazione e poi… finisce tutto lì (o se prosegue, meglio non parlarne). Non salta agli occhi di chiunque che manca qualcosa? I sindacati fanno le loro richieste rivendicative e se non ottengono risposte adeguate, cosa fanno? Scioperano fino a raggiungere un accordo.I Radicali (una sparuta minoranza, allora) per Divorzio, Aborto e altre cose, hanno fatto scioperi della fame e della sete. Gandhi e gli Indiani per ottenere l’indipendenza sono solo scesi in piazza? Mandela contro l’apartheid?Noi?Se proponi anche un semplice sciopero della Nutella, scappano tutti! Credetemi, non mento.Solo scendere in piazza e far un po’ di casino è ok. Casino o carnevale. Sai quanto facciamo paura!!!!La Spagna del cambio di sesso senza interventi chirurgici è un sogno per noi italiani perché loro hanno un leader come Zapatero e noi Prodi ed i Berlusconi?Palle!!!! Le persone trans, in Spagna hanno dovuto organizzare scioperi della fame e della sete in tutta la nazione - e con grande seguito - per ottenere quella legge!!!! Altrimenti Zapatero si era già dimenticato della nostra super minoranza e gay e lesbiche, ottenuto il matrimonio, non è che avessero tanta voglia di protestare, dopo quell’incredibile incasso politico e sociale.E comunque il movimento LGBT spagnolo ha fatto accordi chiari, prima delle elezioni, consapevole di poter muovere milioni di voti, non decine, come in Italia.Noi siamo fermi al “Tutto subito vogliamo avere” e ovviamente, senza pagare… (essere pagati magari sì…)Cosa facciamo? Facciamo le nostre istanze: matrimonio allargato alle coppie omosessuali; cambio di genere sessuale che non si riduca a pochi centimetri di carne estroflessa piuttosto che introflessa e quant’altro scritto nelle nostre “piattaforme”. E poi? Poi, se non ci ascoltano, stiamo zitti e buoni! Ah, no.. è vero, siamo coraggiosi, noi, con ciò che non controlliamo minimamente. Diciamo: non vi votiamo più! Poi verifichiamo che non spostiamo neppure i voti del totale degli iscritti a tutte le associazioni e cosa succede? Ci dimettiamo in massa? Ci separiamo dalle nostre contraddizioni e “vinca il migliore” nelle strategie per arrivare ai risultati? Come fanno tutti, sindacati compresi? Il caso Alitalia non ci dice nulla, sul fatto che non conta tanto una unità formale, quanto quella che raccoglie le vere esigenze di chi rappresenta? Macché… siamo ridicoli, patetici e continuiamo a “guardare il bruscolino negli occhi di Ratzinger senza vedere la trave nei nostri occhi”. E se il papa non ha un bruscolino, come non lo ha, ma una trave, allora non vediamo la bomba atomica nei nostri occhi, rappresentata dalla stupidità ideologica o l’interesse personale, nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Questo movimento è morto con il Pride di Bologna.
Non ve lo dicono ma vi assicuro che è così. Non posso spiegarne le ragioni perché dovrebbero spiegarle ognuna delle Associazioni (Crisalide l’ha fatto, pubblicando tutto sul proprio sito, con la diaspora del 2008-2009)
Ora abbiamo due possibilità davanti per il 2009:
  • Fare a Genova (o altrove) il Pride del funerale del movimento;
  • fare nascere un movimento nuovo, magari con una classe dirigente il più possibile rinnovata.
Via dalle ovaie/palle chi “si rifiuta di trattare” a seconda di chi è la nostra controparte: non fa gli interessi delle persone, ma ha solo fondato un partito politico.
Via dalle ovaie/palle chi mischia lotte e interessi economici senza separarli nettamente!
Via dalle ovaie/palle gli arrivisti e le arriviste, “entristi” a tutti i costi a sinistra, nel centro sinistra ed ora anche a destra.
Spazio alle ONLUS VERE, a chi si batte senza fare carriere e soprattutto a chi – ogniqualvolta propone una lotta - mette davanti anche il “prezzo da pagare” per la stessa…Che sia un rischio per il proprio corpo (sciopero della fame), di bruciarsi la “condizionale” per disubbidienza civile (sciopero fiscale perché meno diritti = meno doveri e meno soldi da dare a chi non spende questi soldi anche per i nostri diritti, e quant’altro la fantasia ci suggerisca), economica (intentare cause, ecc).I diritti non ce li regaleranno. Sembra non capirlo nessuno: né nelle associazioni né il nostro “popolo”, forse ormai rincoglionito dalla nostra inettitudine.Ci vorrebbe un rinnovamento anche generazionale… ma le vecchie generazioni hanno, per far soldi e sopravvivere, aperto discoteche, saune, centri di cura lenti e costosi.Hanno offerto svago e aggregazione o rincoglionito le nuove generazioni? Non sta a me rispondere. Sta di fatto che si fa fatica a trovare – tra i giovani – chi abbia voglia di studiare, imparare e poi proporsi per guidare il movimento con idee nuove e vincenti.Questo sarebbe l’unico movimento LGBTQI in cui mi riconoscerei.Qui, dove sono, mi sento sempre più aliena ed alienata.Probabilmente considerata “sfascista” da chi vuole a tutti i costi un “movimento” tenuto insieme con il chewing gum, probabilmente definita “Cassandra” da chi crede di poter vivere di rendita all’infinito, quando il nostro “popolo” ci ha abbandonati da anni.Non è “essere Cassandre”, vedere quel che è sotto gli occhi di chiunque “bazzichi” il movimento, non è sfascismo proporre di chiudere un’epoca per aprirne un’altra, anticipare la “caduta dell’Impero”, per non trovarci dispersi dopo.Sarò “psichiatrica”, ma non sono pochi i “matti” che si sono rivelati giusti visionari. Semmai sarà il tempo a dire…Per quanto mi riguarda, il mio abbraccio a chi voglia partecipare alla creazione di un nuovo movimento LGBT che mandi a casa tutte le ideologie ed i “partiti presi”, a favore di obiettivi chiari, comprensibili e resi tali dalla nostra capacità dialettica e che siano l’unico (o quasi) argomento di discussione fra diverse anime unite in un progetto.Altrimenti io, a livello personale, posso anche “chiudere bottega”, ritirarmi a vita privata. Non ci rimetterei un centesimo e ci guadagnerei una vita piena (compatibilmente con i miei infiniti acciacchi). E per dare corpo alle parole, per non somigliare ai tanti che sanno solo far polemiche a parole, preannuncio un comportamento. Un impegno: se nel 2009, AzioneTrans non raccoglierà almeno 50 iscritti e 500 euro di fund rising, il 31 dicembre dell’anno prossimo mi dimetterò. Non da Crisalide o AzioneTrans, ma dal “movimento”. Con buona pace dei tanti che non amano sentirmi e, forse, meno speranze per quelle poche persone consapevoli che per vedere realizzati, un giorno non lontano, i propri diritti, è necessario assumersi delle responsabilità che le relative lotte comportano SEMPRE dei prezzi da pagare, dei rischi. Quelle poche persone che pensano che comunque ne valga la pena, se fai la cosa giusta.Non mi aspetto di raggiungere l’obiettivo perché le colpe, alla fine, non sono solo delle Associazioni, ma anche di chi le “vota”, del “popolo che si fa pecora”. Vero che non esiste un voto ma solo una partecipazione possibile attraverso tesseramenti e partecipazione, ma siamo il paese che adora Berlusconi come politico, ancor più della sua coalizione di governo. Senza di me, le trans ed i trans italiani, potranno comunque rivolgersi ad altri servizi ed altre persone che a ritirarsi non ci pensano proprio.
Giusto che ognuno abbia quel che si merita e che chi si propone come “riferimento” sappia ritirarsi in assenza di consenso. Questa è democrazia e antifascismo reale. Almeno per me.
Mirella Izzo
Iniziativa “AAA Cercasi Coppie”:
http://www.certidiritti.it/index.php?option=com_content&view=category&id=3&Itemid=56

mercoledì 1 ottobre 2008

GenovaPride: critiche alla forma e silenzio sulla sostanza?

NOTA BENE: IL DOCUMENTO CHE SEGUE E' DI MIRELLA IZZO ED ESPRIME OPINIONI A TITOLO PERSONALE, NON DISCUSSE NEL COMITATO GENOVAPRIDE.

Sono passate settimane dall'invio a tutte le associazioni presenti sul territorio italiano con finalità di tutela e promozione delle persone lesbiche, gay, transgender, bisessuali, di una lettera di invito all'adesione al Pride genovese.
Ancor prima della nostra lettera, appena si è fatto il nome di Genova (l'ha fatto per primo Arcigay, quindi doveva esserci qualcosa di male, a priori), sono rimasta un po' stupita per le infinite reazioni su infiniti blog LGBT, contro i metodi di scelta della città di Genova, per il Pride. Non voglio neppure entrare nel merito di queste critiche. Qualcosa nella comunicazione, è sicuro, non ha funzionato benissimo, almeno nei primi giorni.
Quindi, in un certo senso, io stessa condividevo tutte le perplessità espresse, tranne quelle che imprimevano il marchio della "malafede" di Arcigay Nazionale, peraltro ignorando con grande nonchalance le associazioni locali, le vere promotrici del Pride.
In ogni caso, ok, in parte queste critiche potevano avere una ragione di esistere. Forse potevano essere più espresse come perplessità, in attesa di sviluppi (che seguiranno la prassi normale della candidatura e della discussione generale).
Quello che invece mi lascia davvero incredula è l'assoluto silenzio, direi quasi la censura, dell'unico documento ufficiale del Comitato Promotore. Eppure in esso vi erano molti elementi di sostanza, alcuni dei quali decisamente innovativi. Elementi di proposta, ovviamente, ma che in qualche modo potevano dare un segno alle altre Ass.ni di cosa le associazioni promotrici, volevano fare del Pride, se acccettato a Genova.
Fin dall'intestazione, Genova ha proposto delle novità importanti, che adeguerebbero il Pride Italiano a quelli internazionali più avanzati.
Da "Gay Pride" a "Pride GLBT" (anche se spesso chiamato comunque "Gay Pride" dai media), con il 2009, la nostra proposta dava un nuovo significato al Pride (nuovo per l'ITALIA). Parlando di Pride LGBTQI, quindi inserendo Queer ed Intersessuato (o Intersessuale) al Pride, segnalavamo la necessità di allargare gli orizzonti. Il movimento Queer, per quanto poco diffuso in Italia, non è del tutto assente ed ha portato - dopo il movimento transgender (quindi non più transessuale) - un grande contributo "teorico/pratico" al movimento. La destrutturazione degli orientamenti e dei generi, la libertà di essere anche al di fuori degli schemi classici della transessualità o dell'omosessualità stereotipate, la rottura con schemi rigidi di concezioni di omosessualità versus eterosessualità e di transessualità versus il dualismo "maschio/femmina", non è poca cosa e soprattutto risponde ad una realtà in crescita.
E' sufficiente frequentare locali e associazioni che si riferiscono al nostro ambiente, per verificare l'incredibile aumento (specie fra le nuove generazioni) di uomini e donne che non si definiscono rigidamente "omosex" (ma neppure bisex, quanto piuttosto pansessuali o che scelgono la persona come partner a prescindere dal loro sex o gender) e di "trans" che non intendono aderire al dualismo "maschio versus femmina" e piuttosto si sentono "two spirits" (nella tradizione dei nativi americani), quindi transgender, quindi non classificabili come neo donne o neo uomini stereotipati.
Inserire Queer nel Pride, avrebbe almeno potuto aprire una discussione. Invece silenzio. Genova si è proposta non democraticamente (in realtà non è così, a chi interessa di imporre un Pride alla nazione?) e questo basta. Nel merito neppure ci si entra. Genova = il Babau.
Ugualmente, avrebbe dovuto almeno suscitare curiosità, l'inserimento dell'Intersessualità. Certo un tema meno conosciuto in ambito gay e lesbico, ma che, spiegato (e ci sarebbe piaciuto farlo di fronte a domande di approfondimento), farà capire quanto questa realtà sia maltrattata in Italia e quanto sia vicina alla realtà trans.
Ma non sono solo nel nome le "novità" proposte al movimento.
Abbiamo indicato (come il dito che indica la luna) alcune priorità dimenticate nei Pride precedenti, o che sono diventate di attualità recentemente.
Abbiamo cercato di non comprimere la capacità di elaborazione culturale del movimento sulle sole battaglie delle "coppie" o del "riconoscimento di genere". Siamo portatori di più valori e più istanze. Semmai sarà poi politicamente che gestiremo le priorità, insieme. Ma in un documento di intenti, è bene che vi siano tutte le nostre elaborazioni e istanze.
Abbiamo proposto più attenzione alla gentiorialità LGBT, abbiamo proposto la gratuità e protocolli medici non illeciti per la transizione di genere, abbiamo anche proposto che lo Stato risarcisca quelle persone transessuali e travestite (dove esistevano anche gay effemminati) che, prima della legge dell'82 subivano trattamenti gravissimi, non per azioni compiute, ma per il fatto di essere quel che erano. Carcere, confino, perdita dei diritti civili, impossibilità ASSOLUTA a trovare un lavoro, ecc. Persone che hanno perso la salute fisica e mentale per essere state talvolta rinchiuse in manicomio... Una battaglia che dovrebbe onorare tutte e tutti. Di ogni scuola o tendenza o orientamento politico.
Abbiamo dato "corpo" al messaggio generico di "occuparsi di intersessualità" presente nelle precedenti piattaforme, con una rivendicazione che appartiene a tutto il movimento intersessuato mondiale (e se in Italia questo movimento non esiste, ci sono delle ragioni altrettanto gravi e che ci sarebbe piaciuto raccontare), con una proposta di divieto di attribuzione di sesso alla nascita di queste persone, attendendo lo sviluppo psicosessuale della persona ed anche l'eventuale scelta di genere e orientamento sessuale, in età adulta.
Vi sono altre proposte importanti, ma mi fermo qui perché già quelle elencate sono così rilevanti da risultare incredibile ai miei occhi, il silenzio del movimento LGBT nazionale ad ogni livello.
Inoltre, l'ultimo punto delle nostre proposte è un "..." come ad invitare chiunque all'elaborazione di altre proposte. Un manifesto deve essere completo e spiegare i "perché" della bontà delle nostre istanze. Ci aspettavamo un avvio di un dibattito sui contenuti, a prescindere dalla collocazione geografica del Pride. Silenzio assoluto.
Un silenzio assordante e triste. Certo c'è ancora da discutere se Genova è gradita o meno (dovrebbe essere sgradita? Ci sono altre candidature, a parte chi vuole il Pride solo e sempre a Roma e che renderebbe impossibile ai gay, alle lesbiche, alle ed ai trans "di provincia" di essere un giorno al centro del "mondo"?).
A Roma ci saranno pure le istituzioni (chiuse di Sabato e Domenica), ma, lo ripeto, una manifestazione a Genova, nel 1960, ha fatto cadere un governo (Tambroni), le proteste di Vicenza sulla base USA ha dato enormi spallate al governo Prodi, le manifestazioni contro la TAV raramente si sono svolte a Roma e potrei continuare con quelle sulla "spazzatura" e via via, quasi all'infinito... tipo il G8 di Genova, per rimanere a Genova.
Forma e sostanza. Figlie della disputa "ideologia/pragmatismo".
Quel che resta, se le cose non cambiano, è il gusto, il sapore di un movimento bloccato, inerte, incapace di dare corpo a istanze ormai di facciata, dietro cui in realtà scorrono lotte di egemonia che le nostre persone di riferimento (che sono almeno due milioni, non le poche centinaia di migliaia iscritte alle Ass.ni) non capiscono e non capiranno mai.
Anzi, mi correggo. Capiscono benissimo e ci abbandonano. Tutti. Dalle ass.ni antagoniste a quelle sindacali.
Se è questo che si vuole, si vada avanti così. Io mi defilo e con me, credo tutta AzioneTrans.
So che presto tutto il movimento sarà invitato a discutere la nostra candidatura. Noi ci siamo presentati (e intendo con noi: Le Ninfe di ArciLesbica, Crisalide di AzioneTrans e L'Approdo di Arcigay) con un primo documento. Farne un secondo dopo questo silenzio assordante... beh.. a titolo personale... a me passa la voglia...
Auspico di cuore che la questione "location" (come è di moda dire ora) si risolva e si entri nel merito delle proposte. Anche per provare a diventare credibili, tutte e tutti.
Mirella Izzo
Crisalide AzioneTrans - Genova

mercoledì 24 settembre 2008

sabato 20 settembre 2008

GENOVAPRIDE 2009: INVITO ALLE ASSOCIAZIONI

Sul Blog http://azionetrans.blogspot.com l'invito alle Associazioni LGBTQI al GenovaPride 2009 da parte del Comitato GenovaPride2009 composto da:
Crisalide AzioneTrans, Genova
Arcigay "L'Approdo", Genova
ArciLesbica "Le Ninfe", Genova

domenica 7 settembre 2008

Pride Nazionale 2009 a Genova

COMUNICATO STAMPA
A GENOVA IL PRIDE NAZIONALE 2009

Arcigay, Agedo, Azione Trans, Famiglie Arcobaleno, ribadiscono la loro volontà di promuovere con forza i valori di dignità, parità e laicità che costituiscono i fondamenti della loro azione sociale.

In questo contesto il Pride nazionale è la migliore occasione per sollecitare ed aiutare l’emersione della visibilità lgbt in tutto il paese. In questi anni il Pride ha percorso migliaia di chilometri toccando diverse città del nord, del centro e del sud Italia.

Intendiamo mantenere questa felice intuizione sociale e politica, che tra l’altro ha determinato un’impetuosa diffusione delle reti lgbt in tutta Italia. Per queste ragioni il Pride nazionale 2009 si terrà sabato 13 giugno a Genova.

Genova è medaglia d’ora alla Resistenza, già capitale europea della cultura, e storicamente laica, abituata all’incontro fra popoli, culture, individualità differenti.

Per questo fin d’ora invitiamo tutta Genova a partecipare alle iniziative e al corteo del Pride nazionale.

Le reti nazionali lgbt registrano l’attribuzione da parte dell’Epoa, associazione degli organizzatori di Pride europei, alla città di Roma dell’Euro Pride 2011.

Consapevoli dell’importanza di questo appuntamento nella capitale, sottolineano la necessità che siano condivisi l’impegno organizzativo e le proposte politiche.

Arcigay, Agedo, AzioneTrans, Famiglie Arcobaleno

mercoledì 9 luglio 2008

Dove sta la volgarità?

Tre video: Sabina Guzzanti alla manifestazione del NOCAV.
Molte polemiche su questo intervento per la sua presunta volgarità.
Io non condivido. Volgari sono i fatti che racconta. Volgari e squallidi.
Raccontare tali volgarità con parole dolci sarebbe come affrontare un esercito con una fionda. Grazie Sabina.
Mirella





martedì 24 giugno 2008

NESSUN CONSOCIATIVISMO SUI PROTOCOLLI DI DIAGNOSI

Prenderla da lontano:
La teoria del Big Bang, Lemeitre ed i nemici del progresso (civile)
delle persone "trans"
(revisione del 25 giugno, ore 20.00)
Chi era Georges Esouard Lemaître? Non credo lo sappiano in molti, oltre gli esperti del settore.
Può aiutare la foto qui sotto a capirlo:



Georges
Esouard Lemaître
Studioso, fisico, matematico e... prete (1894 - 1966)
Già...
era un prete. La Chiesa Cattolica da sempre si è opposta alle conquiste della Scienza perché trovava sempre meno spazio per il suo Dio e casi di alchimisti prima, scenziati poi, finiti male, sono così tanti da scoraggiare chiunque ne volesse fare l'elenco (anche se probabilmente sul web si troverà qualcosa).
Georges Esouard Lemaître però era anche qualcosa d'altro. Uno studioso.
Quello studioso che per primo, proprio grazie alla comprensione della teoria della relatività di Einstein, formulò la teoria dell'Universo Dinamico e quindi "non statico". Quello che gli scienziati d.o.c. come Fred Hoyle (anche grande scrittore di Fantascienza) chiamarono per deriderla, la teoria del "Big Bang" (in assenza di spazio e tempo nessun suono era possibile, ovviamente). Anche lo stesso Einstein rifiutò la teoria di Lemaître. La rifiutarono a priori perché erano scienziati e, come tali, non potevano ammettere che l'universo potesse avere avuto un inizio.
Se lo avesse avuto, allora significava che forse, da qualche parte, si poteva inserire il concetto di forza divina, di Dio che diede il "via" a quell'infinitesimo punto da cui, sembra, tutto nacque. Non a caso la teoria di Lemaître non dispiaceva invece al Papa. Un universo "sempre esistito" (come sostenevano Einstein prima ed Hoyle dopo, con la teoria dell'Universo Stazionario). Piaceva ma non al punto da farlo diventare santo o comunque una persona da ricordare tra i cristiani.
La teoria del Big Bang, pur essendo ancora una teoria per quanto riguarda gli istanti iniziali dell'universo, è accreditata ormai come scientifica almeno su due basi:
tutte le galassie e l'universo stesso si sta espandendo e allontanandosi da un "punto centrale"; è stato trovato ed ascoltato il "rumore di fondo" costante dell'energia sprigionata in quel momento.
Il resto è più matematica ed estrapolazione. Anche la semplice logica ci dice però che, se ora l'universo si sta espandendo, nel passato doveva essere più piccolo. Portando alle estreme conseguenze il tutto, ad un certo punto, nel profondo passato cosmico, l'intero universo doveva "stare" in un "punto" grande come la più piccola parte di un atomo. E l'"esplosione" avvenne fuori dalle leggi universali che conosciamo perché quando tutto era un puntino, le forze cosmiche portanti, erano un unica "megaforza" che sconfiggeva le leggi nate dopo la loro separazione. Quando -sembra, la forza di gravità - si separò dalle altre (chissà perché, come, quando.. ed ecco che torna l'ipotesi di una "intelligenza superiore"), avvenne il Big Bang e l'espansione avvenne a velocità superiore alla luce (teoria dell'inflazione cosmica), il che spiegherebbe come sia possibile che l'universo abbia mantenuto ovunque una temperatura costante.
Beh.. teorie su cui ci si scanneranno per decenni.
Come quella che ipotizzava un ritorno della prevalenza della forza di gravità e quindi un nuovo ritorno al punto iniziale di tutto l'universo che avrebbe portato ad un secondo Big Bang. Una cosa per noi comprensibile.
Il Big Bang come un cuore che ad ogni battito crea un diverso universo.
Sembra invece che la materia sia poca per far sì che la forza di gravità possa vincere la forza centrifuga che allontana le galassie e che quindi, tra miliardi di anni, l'universo stesso sarà così grande e lontano
l'un "pezzo" dall'altro, che semplicemente si disgregherà nel nulla. Persino gli atomi non riusciranno più a stare insieme. Questo universo come "unico" spaventa le menti scientifiche e piace alle religioni figlie di Abramo, ovviamente.
Quindi Lemaître per decenni, pur avendo estrapolato la teoria più logica dall'altra teoria, più famosa, della relatività, non fu creduto per decenni. Anzi non fu creduto fino a quando l'uomo non si dotò di strumenti che furono in grado di dimostrare che effettivamente l'Universo si stava allontanando (Hubble... lo scienziato, ben prima del telescopio orbitante a lui dedicato)..

Perché Lemaître non fu creduto? Perché si preferì credere ad Einstein, nonostante sbagliasse? Perché non fu creduto proprio da scienziati di prim'ordine come Einstein od Hoyle?

La risposta è tristemente semplice: perché era un prete.
Inambissibile che fosse proprio un prete ad arrivare per primo all'intuizione dell'universo in movimento. Inammissibile che - guarda caso - un prete trovava una teoria che prevedeva "l'inizio di tutto", come, in un certo senso, dicevano le sue Antiche Scritture.

La verità? La verità ha fatto, fà ed ancora farà fatica a farsi spazio fino a che la Scienza avrà le sue fettine di prosciutto davanti agli occhi, le Religioni storiche i loro "prosciutti interi" davanti ai propri..

La verità può a volte essere scomoda per il nostro modo di pensare.
Può sconvolgere credenze e "affidabilità" su cui contiamo costantemente.
Soprattutto affidiamo la scoperta della verità alla Scienza o alla Religione, che però, entrambe (seppur con ben diversa difficoltà) rifiutano di voler vedere quel che supera i singoli preconcetti (per gli scienziati) o dogmi (per le religioni rivelate).
Gli studi sulla memoria cellulare fanno fatica ad affermarsi perché se le cellule hanno memoria, li hanno anche i singoli organi. Se questo fosse vero, si rivoluzionerebbe totalmente il concetto stesso del Corpo Umano che oggi vede un computer al centro (cervello) e tanti terminali diffusi nel corpo (organi o "sistemi"). Se la memoria cellulare fosse una verità scientifica, dovremmo immaginare il corpo come una serie di elaboratori di cui il cervello rappresenterebbe solo il più importante e deputato all'organizzazione
delle funzionalità dell'intera rete, ognuno dotato di una sua memoria volatile (diciamo una memoria ram) ed anche, probabilmente, di una memoria stabile (diciamo memoria rom). Quindi anche un cuore o un fegato contribuirebbero, con le loro memorie, a far funzionare il sistema, in una comunicazione di informazioni bilaterale e non unilaterale.
Questo fatto da solo spiegherebbe perché così tante persone trapiantate riferiscono ricordi (a flash e spesso collegati ad una memoria che ha interessato l'organo.. tipo la paura, per il cuore) estremamente precisi, della persona donatrice. La scienza bolla tutte queste persone come visionarie e fa presto.
Ma la memoria cellulare, prima o poi verrà accettata, se ci sarà chi avrà il coraggio di affermarla, studiarla e provarla. Stessa sorte alcuni studi su alcune potenzialità telepatiche fra gemelli. Come è possibile che gli studi di chi crede nella possibilità telepatica dimostrino che sia plausibile e quelli svolti da chi non ci crede, il contrario? Sempre e senza eccezioni? Il prosciutto davanti gli occhi sembra rispamiare solo rare eccezioni, spesso derise e minoritarie.

E accade in ogni ambito. Ed è questo il motivo di un così lungo preambolo.

Ci sono voluti quasi dieci anni perché io ed altre poche persone coraggiose, riunite in AzioneTrans, potessimo capire quel che il nostro prosciutto non voleva vedere.
Non potevamo ammettere a noi stessi che, fra i nemici dei diritti delle persone trans, fra chi ne ostacola una vita serena, dovessimo contemplare non solo la "società cattiva, sessista, maschilista, fascista e chi più ne ha più ne metta", ma anche le persone che "amorevolmente" si prendono cura "di noi": medici (nella fattispecie l'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere, più semplicemente ONIG) e - dolore dolore - quasi tutte le Associazioni nate con lo scopo di tutelare le persone trans.

Ci sentiamo un poco come Lemaître.... o come Galileo Galilei, notoriamente credente. Siamo preti o credenti dello stesso tipo di "missione, siamo un'Associazione Trans, ma abbiamo scoperto verità che erano comode per la nostra comune Chiesa (il movimento trans) fino a che le scoprivamo senza dichiararne (come fece Lemaitre con il Papa, affermando che la sua teoria nulla c'entrava con la religione) estraneità. Inoltre, come Lemaître, rischiamo di non essere credut* da chi sta fuori il nostro "movimento", proprio perché ne facciamo parte.
Cosa sta accadendo di questi tempi alle spalle anche di quelle persone transche vogliono informarsi?

E' noto che AzioneTrans ha preso delle posizioni chiare e l'una conseguente all'altra:
  1. vogliamo una legge che non consideri obbligatorio ogni intervento chirurgico non necessario alla salute psicofisica della persona, per avere documenti adeguati al proprio genere
  2. vogliamo azioni positive sulle Pari Opportunità fra i Sessi inclusive delle persone trans (come previsto dalla UE)
  3. vogliamo azioni positive contro lo stigma sociale sviluppatosi contro le persone trans a causa di sciocche credenze etiche e morali sbagliate
  4. vogliamo una totale privacy sul percorso di transizione (e si torna anche al punto1, ma non solo)
  5. vogliamo che la scienza si aggiorni e ammetta di non conoscere l'eziogenesi della condizione trans (al momento) che, come tale, può essere riconosciuta, ma che non vi è un solo presupposto scientifico per qualificarla come malattia psichiatrica
  6. vogliamo che le persone trans che sono vissute, anche parzialmente, prima del 1982, anno di approvazione della legge 164, abbiano diritto ad un risarcimento individuale per il danno subito dall'essere state trattate ben al di sotto di quanto previsto dalla "Dichiarazione Universale per i Diritti Umani".
  7. vogliamo che la nostra transizione sia a totale carico del SSN perché se è patologia cronica, come ci dicono, allora ne abbiamo diritto
  8. vogliamo protocolli di diagnosi e cura aderenti il più possibile allo stato dell'arte della conoscenza della nostra realtà e quindi non marcatamente psicoqualcosa se non per escludere patologie gravi psichiatriche che possano mimare, ma non essere, una vera distonia fra sex e gender (cosa che un discreto psichiatra può comprendere quasi sempre facilmente nel giro di pochi incontri)
  9. non vogliamo che le Associazioni assumano in sé "consultori" privati e convenzionati di diagnosi e cura perché ambiamo al SSN e non ai ghetti e perché, essendo finanziati pubblicamente, questi
    Centri rischiano di incorrere in un conflitto d'interessi fra finanziamenti e rapidità della diagnosi (qualcosa dovrebbe far riflettere tutti, dopo i recenti fatti di cronaca nera a Milano, in una "clinica convenzionata" dove il rischio di conflitto di interessi si è prefigurato nella sua forma più disastrosa e inumana. Altri conflitti possono esservi senza arrivare a quello scempio... ad esempio allungando i tempi della diagnosi,possibile grazie ai protocolli ONIG che tanto piacciono alle ALTRE ass.ni
    trans).
Se per i primi sei punti (talvolta con fatica) siamo riusciti a farci almeno capire dalle altre ass.ni trans (alcune esprimono ancora un certo disprezzo verso chi non possa o non intenda operarsi ai genitali), per il settimo, ben poco ascolto e per gli ultimi due - fondamentali per un inizio di transizione sereno - abbiamo
dovuto ammettere che, nemiche del cambiamento, si sono rivelate essere proprio le stesse associazioni trans, legate mani e corpo all'ONIG (ricordo che la vicepresidente dell'Onig è Marcella di Folco, quindi un'esponente storica delle Associazioni che, a nostro parere, serve più che altro a far sentire l'ONIG "a
posto
" con i suoi barbari protocolli diagnostici).

Abbiamo più volte parlato contro questi protocolli e l'anno scorso abbiamo anche agito con la - ormai famosa in queste pagine - lettera (che a giorni rispediremo in raccomandata con ricevuta di ritorno e tradotta in inglese per l'WPATH).

Ad un anno di distanza dalla prima nostra lettera, arriva una mail da parte "onig", di cui ho già parlato nel post precedente, ed anche da altre parti continuano ad arrivare segnali, telefonate, per cercare di individuare "il ventre mollo" di AzioneTrans. Ventre mollo che non esiste più, vista la nostra scelta di essere piuttosto in pochi, ma omogenei nel pensare cosa sia il miglioramento della vita delle persone trans. Infatti non chiamano la presidenza nazionale (me). Ma possono chiamare altre persone e le risposte saranno identiche, se le domande sono sempre le stesse.

Quali? Il concetto è semplice: l'invito ad addivenire ad un accordo (immaginiamo intermedio) fra le nostre richieste e la disponibilità dell'Onig a rivedere i propri protocolli.
Che domanda - mi si perdoni l'espressione, ma la cosa è così disgustosa da richiederla- del cazzo è mai questa?

Noi chiediamo l'applicazione di protocolli approvati internazionalmente da professionisti che si occupano (da sempre) della questione transgender e alla quale si piccano d'essere iscritti anche parecchi professionisti ONIG, e ci chiedono di "mediare"?

Si possono mediare gli aumenti salariali, gli orari di lavoro, ma un protocollo di diagnosi e cura che è lo Stato dell'Arte cui sono giunti insieme professionisti di tutto il mondo, perché non dovrebbe andare bene per l'Italia? Perché dovrebbe subire una "mediazione"? Le persone transgender italiane sono forse dotate di un handicap cerebrale presente solo nel nostro territorio? Lo provino e vedremo.
Chiediamo l'applicazione di protocolli che non abbiamo scritto noi e che in alcuni punti neppure condividiamo al 100%, ma che comunque sono "un altro pianeta" rispetto a quel pastrocchio italiano, illecito e, secondo noi, illegale, chiamato "linee guida" (omonimo di Standard) dell'Onig.

In realtà la disputa è così semplice e così squallida da non poter essere più taciuta (ed infatti abbiamo già iniziato, ma solo iniziato, a parlarne pubblicamente).
Su cosa vogliono che ci "ammorbidiamo"?
Semplice. I protocolli internazionali di fatto non prevedono la figura dello psicoterapeuta nella fase
"diagnostica" nella persona transgender adulta, se non come figura di accompagnamento o, in rari e ben specificati casi, come parere diagnostico da affiancare a quello del MEDICO (psichiatra).
I protocolli internazionali prevedono il passaggio dallo psichiatra fondamentalmente per due ragioni che, tutto sommato, condividiamo: escludere che dietro il "sentirsi donna" (o uomo) non vi sia un "sentirsi Napoleone" (schizofrenia, personalità multipla ecc.), che vi sia una chiarezza di cosa sia e di cosa non sia un percorso di transizione, senza quindi pensieri deliranti (sindrome border line della personalità grave), e che constati un coerente e persistente (basta l'anamnesi e la visita ed eventuali test) bisogno profondo di vivere nell'altro genere (o anche in un genere misto, specie nel caso delle persone intersessuate) rispetto al sesso biologico. Più tardi dovrà anche constatare la persistenza del desiderio di affrontare interventi chirurgici irreversibili di conversione dei genitali... il tutto slegato però dall'inizio della terapia ormonale che dà il via alla "transizione" vera e propria, attraverso l'intervento degli endocrinologi e della "terapia
ormonale" (TOS).
I protocolli, lo scempio organizzato dall'ONIG con il consenso di quasi tutte le Ass.ni trans conosciute per un bocconcino di fama o di consociativismo, prevedono invece una terapia psicologica PREVENTIVA della durata MINIMA di SEI MESI.

Minima e rinnovabile in eterno, di sei mesi in sei mesi. Questi protocolli prevedono quindi la possibilità di assenza di diagnosi per anni e anni.

Cosa potrebbero chiederci ora? A quali privilegi potrebbero rendersi disponibili a rinunciare ora che la paura che i loro protocolli vengano sottoposti ad enti sovrannazionali e clamorosamente bocciati, si fa largo? Possiamo immaginarlo. Un periodo di sei mesi di psicoterapia (sempre obbligatoria) non rinnovabile. Al termine della quale emettere una diagnosi obbligatoriamente.
Sarebbe un passo avanti? No, se i criteri per un "si" o un "no" restano così aleatori come oggi (fondamentalmente devi convincere lo psicologo) e pertanto non ci fermerebbe dal contestarli nelle sedi che prevederemo di chiamare in causa.

Perché è proprio il concetto di psicoterapia (che la chiamino "accompagnamento psicologico" è una burla.. se fosse accompagnamento non sarebbe in antitesi con l'inizio della terapia ormonale, ovviamente!) coercizzata se non proprio coatta, a non starci bene! Non sta bene a noi, ma neppure a qualsiasi ordine degli psicologi del mondo. Psicoterapia coatta è simbolo di fallimento automatico. Vero che si praticano colloqui psicologici con persone psichichicamente dichiarate fortemente instabili ed incapaci di badare a sé stesse (TSO), ma le persone transgender sono lontane anni luce da questa tipologia di sofferenza psichica. Sono persone che in genere sarebbero in grado di svolgere qualsiasi
lavoro e relazionarsi al mondo in modo naturale e semplice (semmai il problema nasce dalla deprivazione del diritto al lavoro e alla socializzazione priva di stigma sociale!!!).

A cosa mirano questi "contatti informali" che ci raggiungono senza mai coinvolgere la presidenza (come se fra presidenza e segreteria non vi fosse una coesione forte, che forse tentano - invano - di rompere) e che cercano "il compromesso"? Se mireranno a salvare consultori finanziati dallo Stato, a preservare posti di lavoro a psicologi e psicoterapeuti; se mireranno ad aumentare - per questi settori - finanziamenti (pubblici all'interno del SSN o da Governi Locali, come le Regioni), noi resteremo contrari come oggi. Chi paga e pagherebbe comunque le conseguenze di questi "protocolli"? Le persone transgender - che non hanno maggiori garanzie sulla conservazione del loro stato di salute psicofisico -ma devono semplicemente convincere lo psicologo di turno (sapessero quali bugie vengono sistematicamente raccontate... cosa ovvia se la psicoterapia è obbligatoria e prevede un premio o punizione finale, cioè la
diagnosi).

La legge obbliga anche chi non lo vorrebbe a sottoporsi a costosissimi interventi chirurgici sui genitali, pur di poter vivere normalmente (senza documenti coerenti, scordarsela una vita normale), si obbliga a percorsi psicoterapeutici infiniti (anch'essi costosi per lo Stato) e poi si fanno pagare le terapie ormonali necessarie alla transizione. Si spendono milioni di euro per risparmiarne qualche centinaio di migliaia. Almeno lo Stato sapesse fare due conti. Almeno "gli specialisti" sapessero che non sono poche le persone trans che si operano solo per avere i documenti (barbarie come il chirugo di Milano che toglieva i polmoni...).

Per questo le nostre richieste sono insindacabili e ben poco mediabili. Perché le abbiamo formulate già al minimo degli interessi delle persone trans e al massimo degli interessi (persino non legittimi) di alcuni movimenti politico-culturali).
La nostra proposta di legge sul cambio di genere e nome, ad esempio, unica al mondo, prevedeva che - nella ipotesi (ben rara) che DOPO la riassegnazione anagrafica, un neo uomo o una neo donna, diventassero genitori secondo il sesso di origine - perderebbero il diritto al nuovo genere raggiunto. Non c'è in Spagna né in UK questa regola, perché sanno quanto sia statisticamente irrilevante l'ipotesi che anche solo dopo sei mesi di castrazione chimica si possa tornare ad essere fertili nel sesso di origine. Ma noi accetteremmo questo (non altri) compromesso se serve a tranquillizzare certe morali dominanti nel nostro paese. Sia chiaro, si parla di figli avuti DOPO la riassegnazione e non PRIMA. Quelli restano e
devono restare perché la storia si può riscrivere e cambiare ma non cancellare, e dopo deve essere aperta totalmente la porta delle adozioni.

Non chiediamo la Luna ma la norma che vale nel mondo: vogliamo i protocolli della World Professional Association for Transgender Health. Niente psicoterapia coatta. Una indagine seria psichiatrica, soprattutto ad escludere altre cose, l'avvio della terapia ormonale a carico del SSN e l'eventuale intervento prima o dopo il cambio dei documenti e la privacy per trovare più facilmente lavoro e poco altro. I soldi risparmiati per quegli interventi sui genitali che oggi vengono eseguiti anche su una discreta percentuale di persone trans che ci si sottopone in fretta e furia solo per i documenti, e quelli risparmiati per le eterne cure psicoterapeutiche diagnostiche, potrebbero essere meglio spesi per l'inclusione della condizione trans fra le indicazioni dei farmaci ormonali tutti e, magari per autorizzare qualche intervento chirurgico "costruttivo", laddove la persona ne senta il bisogno per sentirsi adeguata nel nuovo genere (possono essere i genitali, o magari un seno, o magari una mascella da "levigare" perché troppo macha o l'eliminazione della barba ecc. ecc.). Soprattutto si spendano per i reparti di endocrinologia che magari possano ordinare qualche esame diagnostico in più (ad esempio la predisposizione genetica allo sviluppo di problemi associati alla coagulazione del sangue) e, perché no, qualche SERIA ricerca scientifica, se ovviamente su base volontaria.

L'Onig faccia quel che creda. L'Onig e i loro invitati ed associati: il MIT, la CGIL Nuovi Diritti, Libellula 2001 e quant'altro. Noi non siamo iscritti all'ONIG (per scelta) da sempre: non tendiamo al consociativismo, so sorry.
Si collabora ma ognuno al suo posto. Se ci vogliono invitare, andremo. Ma non sarà questione fondamentale. Quel che valuteremo sarà il risultato del parto dell'Onig. Tanto più si distanzierà dai protocolli internazionali, tanto più ci porterà verso una pur odiosa battaglia che ci vedrà contro anche altre ass.ni trans (peraltro una scelta suicida fatta già da tempo perché non stiam a certi giochi e risultiamo"scomodi", rompiballe ).

Il nostro interesse sono i diritti e la qualità di vita delle persone trans, non delle persone trans inserite nelle associazioni a livello di vertice.
Nè ci interessa poi molto sopravvivere agli obbiettivi che abbiamo elencato.
Raggiungendoli, potremmo sentirci ben bene appagati ed avvicinarci velocemente alla "pensione militante" per una vita più tranquilla e serena dove magari trovare il tempo di scrivere qualche libro, come altre persone fanno, senza però curare bene gli interessi delle persone di cui scrivono.
Infine due necessarie precisazioni:
  1. Questo dibattito è interno al movimento trans e non vuole coinvolgere coercitivamente i movimenti gay e lesbico (se non per convinzione maturata)
  2. La contrarietà ai trattamenti psicoterapeutici è riferita all'uso di questi come metodo diagnostico. Nulla in contrario all'aiuto della psicoterapia, laddove sia volontaria e slegata dalla diagnosi. Laddove sia quindi un accompagnamento alle difficoltà della transizione e non una conditio sine qua non per arrivare alla terapia ormonale
  3. promuoviamo, sempre per chi lo desideri, oltre la psicoterapia, i Gruppi di Auto Mutuo Aiuto con facilitatori pari.
Mirella Izzo
presidente AzioneTrans
Genova, martedì 24 giugno 2008