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martedì 1 dicembre 2015

NEUROSCIENZE IDEOLOGICHE VETEROFEMMINISTE?

QUANDO LE NEUROSCIENZE
DIVENTANO IDEOLOGIA
VETEROFEMMINISTA
 
 
Confesso che l'ultima delle cose per cui sono predisposta da un po' di tempo a questa parte è scrivere e chiedo scusa anticipatamente per il probabile decadimento del mio italiano. Faccio molta fatica, ma oggi, primo dicembre 2015, in prima pagina su Repubblica, leggo un articolo dal titolo "Il cervello non ha sesso". Così la scienza sfata il tabù della diversità uomo-donna a firma Elena Dusi, che, a mio vedere, grida "vendetta al cospetto di dio" (si fa per dire). Nell'articolo si spiega che la "neuroscienziata" Daphna Joel (università di Tel Aviv) avrebbe scoperto e sfatato un vecchio mito della neurologia secondo cui i cervelli maschili e femminili sono differenti per attivazioni e, in piccola parte, morfologia. Daphna ha scoperto che i cervelli maschili e femminili sono uguali! Non basta, lo scritto riporta  che questo annuncio arriva solo due giorni dopo che "un'altra donna (ma guarda caso. NdA), Lise Eliot dell'Università Rosalind Franklin di Chicago aveva demolito un ulteriore pilastro del cervello bicolore". Secondo questa ultima scienziata l'ippocampo, da sempre verificato essere più piccolo nelle donne rispetto agli uomini, è in realtà di dimensioni paragonabili.
Che dire di fronte a queste ricerche che vanno contro il buonsenso (ne hanno sezionati di cervelli nella storia, no? Anche senza neuroimagining)?
Sicuramente si può affermare che che il nostro cervello, maschile e femminile, una cosa in comune ce l'hanno: trovano sempre quel che vogliono trovare per ragioni ideologiche, religiose, sociali.
Non a caso, dopo il "titolo proclama" e due righe senza spiegazioni sul metodo di ricerca delle due scienziate, la Dusi cita Ruben Gur, direttore del dipartimento di neurologia dell'università della Pennsylvania, che smentisce questi studi. Afferma che la differenza c'è ma riguarda più il funzionamento che le strutture e che non si tratta di questioni di cervello migliore o peggiore.
Una banalità tanto vera quanto provata dall'esperienza in prima persona di una certa percentuale di persone transgender. Cosa riferiscono? Che il cervello, uguale o diverso che sia nella struttura, ha poca importanza rispetto alla perfusione diversificata di tali sostanze informazionali. Le differenze aumentano a dismisura tenendo conto della prevalenza testosteronica o estrogenica.
Un cervello analizzato senza tener conto di tutte le sostanze informazionali che vi circolano è come guardare un hardware senza software.
A parte ricerche che ho citato decine di volte che dimostrano il contrario di quanto scoperto dalle "scienziate", a parte che è bastato essere transgender di media intelligenza per capire che i cervelli sono, come il gender, un continuum tra gli estremi "maschili" e "femminili" (presi come stereotipi estremi delle differenze), e così le loro strutture e funzionalità e attivazioni. Se è vero che, fino ad oggi, le trans studiate, hanno mostrato attivazioni cerebrali sovrapponibili a quelle delle donne nel 100% dei casi e analogamente quello dei transgender con gli uomini, in base allo studio citato nel mio libro Oltre le Gabbie dei Generi, avevo ipotizzato che, se la ricerca dimostrava un'adesione totale delle persone transgender al genere elettivo, dall'altra parte, se fosse stato estesa, avrebbe probabilmente scoperto che anche tra gli uomini e le donne con identità di genere conforme al proprio sesso, si sarebbero potute scoprire differenti graduazioni di funzionalità maschili e femminili nei cervelli di diversi uomini e donne. Questo spiegherebbe anche perché le motivazioni alla transizione sono spesso così diverse da una persona trans all'altra (lasciando perdere quel che diciamo agli psicologi/psichiatri che decideranno per noi se possiamo transizionare o non possiamo, dove quindi la menzogna è di casa). Come mai l'esordio della "disforia" possa arrivare a 4 anni o a 40... Deve esservi anche una graduazione di "inversione cerebrale" rispetto al soma di noi transgender. E che dire dell'esperienze di vita che possono attivare o tenere latenti ogni predisposizione?
Dire che i cervelli di uomini e donne sono diversamente differenti, caso per caso, è una cosa che appare molto vicina alla realtà (almeno statistica sulla morfologia), tanto quanto dire che sono "uguali" è profondamente sciocco, semplicistico e figlio di una mentalità di un triste veterofemminismo che cerca a tutti costi l'uguaglianza con l'uomo in quanto ha introiettato talmente tanto gli stereotipi del maschilismo, al punto da desiderare l'uguaglianza solo perché l'eventuale differenza sarebbe vissuta obbligatoriamente come inferiorità della donna. Da cui il bisogno spasmodico di dimostrare che non esistono mai differenze in mente e psiche.
Che peccato che il "W la difference" sia finito nel WC da parte di tante donne competitive con gli uomini ma non assistite dalla stessa quantità di testosterone per la giusta aggressività necessaria a imporre modelli culturali.
Eh si perché studiare il cervello senza sapere cosa succede allo stesso identico cervello se sottoposto a testosterone o a estradiolo, è comprensibile e perdonabile per chi non ha fatto esperienza diretta di quanti siano le attitudini che modificano (poi ovviamente ognuna/o personalizza l'impatto della diversa prevalenza), ma non tenerne neppure conto, non ipotizzare neppure che il cervello non è solo neuroimmagine ma anche "sostanze informazionali". è imperdonabile per chi si dichiara scienziato, uomo o donna (o trans) che sia...
Che peccato che il Femminismo non esista più come fenomeno di massa, sostituito da questo paraugualitarismo che genera fenomeni come questi studi (che saranno presto smentiti) o posizioni come quelle di "Se non ora quando", che voleva scendere in piazza contro le transgender extracomunitarie vittime di trafficking con i mattarelli perché alcuni mariti di donne borghesi ed "evolute" amavano trastullarsi con loro. Prendersela con queste ragazze che, per necessità, offrono al mercato quel che il mercato maschile chiede (corpo femminile con attributi maschili) anche se non amano affatto farlo e non con i loro uomini, loro sì perversi nel nascondere orientamenti sessuali mixati e fantasie particolari è quanto di più maschilista pervertito possa esistere. Discriminare sempre i pochi, i deboli, i "diversi", gli alieni.
Mi scuso ancora per eventuali forzature linguistiche o errori dovute alla fatica di organizzare il pensiero.
Mirella Izzo
Genova 1 dicembre 2015 

lunedì 7 settembre 2015

WINKTE - LAKOTA by Kenneth Dollarhide, Ph.D*

WINKTE - LAKOTA 

by Kenneth Dollarhide, Ph.D*

traduzione di Mirella Izzo e Matteo Manetti
All Rights Reserved.


Sono un sangue misto, Oglala Lakota. Sono nato e cresciuto nella riserva di Pine Ridge ed ho vissuto nelle città di confine lì vicino sia in Sud Dakota, sia in Nebraska. I miei primi ricordi di una persona winkte risalgono a quando ero bambino. Ero con mia nonna ad una cerimonia a Pine Ridge, forse avevo 10 o 12 anni. Un bambino camminò vicino a noi indossando un vestito da donna marrone. I suoi capelli avevano stretti riccioli; penso che fosse chiamata "permanente alla barboncino". Chiesi a mia nonna perché quel ragazzo stesse indossando un vestito da donna. Lei mi rispose con molte parole: "zitto. Quello non è un ragazzo, è una winkte .
Se la stuzzichi, ti nuocerà e potrebbe anche fare di te una winkte. Perciò devi sempre trattarla con rispetto ed essere gentile con lei." Non sapevo esattamente cosa mia nonna intendesse con la parola winkte, ma sapevo anche allora che la persona winkte aveva qualcosa a che fare con la magia ed il mistero, e volevo scoprire qualcosa su questo potere e come un ragazzo diventasse una ragazza e una winkte.

sabato 5 settembre 2015

TRADUZIONE UNOFFICAL DELLA RIVOLUZIONARIA LEGGE DI MALTA SU IDENTITA' DI GENERE E CARATTERISTICHE SESSUALI (2015)

Malta:Legge per il riconoscimento e la registrazione del genere di una persona e per regolare gli effetti di un tale cambiamento, nonché  il riconoscimento e la tutela delle caratteristiche sessuali di una persona.


BANDIERA MALTESE
(L.S.) MARIE LOUISE
COLEIRO PRECA
Presidente
14th Aprile, 2015
Legge numero. XI del 2015
UNA legge per il riconoscimento e la registrazione del genere di una persona e per regolare gli effetti di un tale cambiamento, nonché  il riconoscimento e la tutela delle caratteristiche sessuali di una persona.

martedì 1 settembre 2015

ESPONIAMO UNA BANDIERA DI MALTA IL 3 SETTEMBRE 2015

PERCHE'  UN MOVIMENTO PER I DIRITTI
DELLE PERSONE LESBICHE O GAY, O TRANSGENDER
O INTERSESSUALE O ALTRO
POTREBBE PROPORRE
DI ESPORRE UNA
BANDIERA DI MALTA
IN OCCASIONE DELLA PARTITA DI CALCIO 
ITALIA MALTA PER LE QUALIFICAZIONI EUROPEE
del 3 settembre p.v.

Malta ha, dal 2014, una legge sui matrimoni omosessuali parificati ed anche la più avanzata legge al mondo (insieme all'Argentina) sul diritto alla propria Identità di Genere autodeterminata

Malta è un paese che appartiene alla stessa nostra "comunità" chiamata Unione Europea... ed appare a noi, popolo italiano, una realtà talmente estranea, da sembrare extraterrestre. 

sabato 25 luglio 2015

MICHELE SERRA, L'AMACA, DEL 25/07/15, ISMAELE E IL MASCHILISMO MORTALE

MICHELE SERRA, L'AMACA DEL 25 LUGLIO, ISMAELE
E IL MASCHILISMO MORTALE


Non posso riportare le parole di una rubrica coperta da copyright, ma oggi, sabato 25 luglio, Michele Serra dedica la sua rubrica quotidiana al caso di quel ragazzo, Ismaele, che ha ucciso un suo coetaneo (per l'esattezza uno ancora più giovane di lui) per gelosia. Una gelosia cieca e folle a cui si accompagnano le stridenti parole della ragazza "del contendere" che perdona l'assassino, condanna il morto (ci provava ma a me non interessava) e dice che aspetterà Ismaele fino alla fine della sua inevitabile carcerazione. Michele afferma che "la barbarie" di questo crimine affonda le sue radici in profondissime, cruente abitudini, in sottomissioni mai discusse (,,,) "in prepotenze orribili spacciate per amore". Si rende conto che combattere la battaglia contro queste "radici" (chiamiamolo maschilismo patriarcale) è qualcosa di difficile. L'autore la chiama "preistoria", in realtà è sempre la stessa Storia che, nel tempo, ha cambiato modi di esprimersii. Conclude affermando che i delitti passionali non dovrebbero costituire una attenuante nei processi, bensì un'aggravante. L'ultima frase di Serra afferma che questi sono delitti politici veri e propri.

venerdì 24 luglio 2015

PROPOSTA DI ARTICOLO PER I MEDIA IN MERITO A SENTENZA CASSAZIONE "CAMBIO SESSO"

PROPOSTA DI ARTICOLO PER I MEDIA IN MERITO A SENTENZA CASSAZIONE "CAMBIO SESSO"




La recente sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce il non obbligo delle persone transessuali a sottoporsi ad interventi chirurgici sui genitali al fine di ottenere documenti congrui, sta già scatenando discussioni e pesanti critiche. Queste ultime, spesso, vengono motivate con ragionamenti che inducono a pensare che la Corte abbia annullato la differenza fra i sessi, “che per riconoscere una una donna “doc” da una “ex transessuale” si dovrà guardare negli slip” e così via.
E’ a costoro che vorrei dedicare queste mie parole.
Innanzitutto non vi dovete preoccupare, voi uomini, per le donne “trans” non operate. Rappresentano una estrema minoranza della popolazione e non vi sarà così facile avere occasione di guardare nei loro slip (ovviamente escludo la prostituzione dove sono i clienti a cercare trans non operate e non “ormonate” o sotto Viagra affinché siano attive sessualmente).

sabato 27 giugno 2015

PROPOSTA/BOZZA PER UN MANIFESTO SU UN "ALL FAMILIES DAY" dentro gli HUMAN PRIDE


SE PENSI
Che ovunque vi sia AMORE e il PRENDERSI CURA DELL’ALTRO vi sia una FAMIGLIA
SE PENSI CHE:
·      -  Sia FAMIGLIA una COPPIA di UOMO E DONNA uniti in AMORE
·       - Sia FAMIGLIA una COPPIA DI DUE DONNE unite in AMORE
·       - Sia FAMIGLIA una COPPIA DI DUE UOMINI uniti in AMORE
·      -  Sia FAMIGLIA una COPPIA con uno o due coniugi TRANSGENDER
·     -   Sia FAMIGLIA una COPPIA con uno o due coniugi INTERSESSUALI
·     -   Sia FAMIGLIA una COPPIA con tanti, pochi o nessun FIGLIA/O perché non può averne
·      -  Sia FAMIGLIA una COPPIA con FIGLI/E NATURALI, ADOTTATI, PROCREATI CON ASSISTENZA perché l’importante SONO I DIRITTI DEI FIGLI/E
· 

domenica 5 febbraio 2012

IO TRANSGENDER?

IO TRANSGENDER?
(contiene la poesia "Valium II (L'invidia)"

 
Oggi ho guardato un paio di trasmissioni americane sui bambini transgender e le loro famiglie. In tutti i casi questi bambini manifestavano la loro convinzione di essere bambine (o viceversa) a 4 anni, persino 3 e comportamenti tipicamente femminili già a 2 anni. In tutti i casi esprimevano un forte fastidio di avere il pene (o di avere la vagina per gli FtM). La loro consapevolezza, in tutti i casi esaminati, era ferrea al punto di confessare alla loro madre che «io non sono un ragazzo, ma una ragazza e prego Dio che domani mi faccia svegliare ragazza» (il viceversa per i casi di FtM d'ora in poi si consideri implicito). 
Ascoltare e vedere mi ha obbligata a pensare a me e alla mia infanzia, dopo tanto tempo che non lo facevo (cioè a 39 anni mentre mi sottoponevo a psicoterapia per avere la diagnosi di "Disturbo dell'Identità di Genere", per iniziare la mia terapia ormonale).
I ricordi dei miei 3 o 4 anni sono sepolti forse per sempre tranne qualche flash che emerge e che non so datare esattamente nel tempo, ma che sento antichi, i più antichi ricordi. 

domenica 14 agosto 2011

MATRIMONIO GAY A CUBA? COM. STAMPA

NESSUN MATRIMONIO GAY A CUBA
BENSI' CON EX TRANSGENDER
NEL GIORNO DEL COMPLEANNO DI FIDEL CASTRO

COMUNICATO STAMPA


Si fa fatica a contare le pagine web (spesso di quotidiani) che annunciano il primo matrimonio gay a Cuba, con tanto di foto degli sposi. Ma uno degli sposi è UNA sposa. Una ex transessuale diventata donna per la legge di Cuba. Se una donna sposa un uomo NON E’ MATRIMONIO GAY
Non volete pubblicare questo comunicato? Bene, ma vi prego, fate tesoro delle parole che scriverò da qui in poi. Ne và della vostra professionalità. I vostri colleghi americani, spagnoli, britannici stanno ridendo dei vostri titoli e articoli. Non conviene a nessuno fare certe confusioni.

CUBA HA DA QUALCHE ANNO APPROVATO UNA LEGGE CHE PREVEDE IL CAMBIO DI SESSO
CUBA NON HA ANCORA APPROVATO I MATRIMONI OMOSESSUALI
CAMBIARE SESSO NON E’ UN SOTTERFUGIO PER SPOSARSI TRA OMOSESSUALI.
QUALE UOMO RINUCEREBBE AI PROPRI GENITALI?

E’ molto probabile che il marito della sposa abbia un passato eterosessuale. Ad un omosessuale non possono piacere un viso ed un corpo ed un seno così femminili. Non sarebbe più omosessuale.
I regimi di derivazione militare (di sinistra o di destra) di norma non sopportano l’omosessualità che tradisce il machismo maschilista delle basi della loro cultura.
Diverso è per quegli uomini che tali non sono, non si sentono d’essere, non vogliono essere pur avendo una “xy” che li rende “maschi” ma non “uomini”.  I regimi sono più tolleranti perché quell’uomo, diventando donna, non metterà più in crisi quei valori.

giovedì 28 luglio 2011

LEGGE OMOTRANSFOBIA BOCCIATA: NON E' CAMBIATO NIENTE


E' davvero triste vedere lo spettacolo di un intero movimento LGBT impegnarsi in una battaglia persa per una leggina che ben poco avrebbe inciso nella vita reale e quotidiana del 99% delle persone gay, lesbiche, trans.
Certo vi era un valore simbolico ma neppure questo valore simbolico è passato.
E poi non ci si batte con tanta foga per un valore simbolico dimenticando le vere esigenze di un popolo (LGBT).

domenica 12 giugno 2011

EUROPRIDE 2011. E LE PERSONE TRANS?

EUROPRIDE 2011
E LE PERSONE TRANS? 

Guardo le vicende LGBT da "esterna" da ormai molti mesi perché se la mia condizione individuale è transgender, il mio cuore, il mio pensiero, la mia sensibilità è pangender e non trans. Detto questo non dimentico 10 anni di militanza nel movimento Trans italiano nè posso né voglio sfuggire ANCHE dalle tematiche trans, visto che fanno parte della mia vita, della mia biografia. Non ero a Roma e ho seguito l'Europride dalle 19 in poi su RaiNews 24, unico canale ad avere il permesso di trasmettere integralmente Pride e Lady Gaga in diretta. Sono rimasta molto interdetta nel vedere un "successo" che mi emozionava e, contemporaneamente, l'assenza totale della rappresentanza "Trans" nei momenti di maggiore visbilità del Pride. Ai tempi in cui le tv ci intervistavano ma poi non mandavano in onda gran ché (le dirette erano un sogno), ricordo le lotte positive per il microfono tra me e la compianta Marcella (Di Folco) per parlare delle NOSTRE ISTANZE che solo secondariamente sono l'aggravante per i reati di transfobia e, tanto più, per il riconoscimento delle coppie gay.
Un po' perché chi tra di noi si opera e ottiene i documenti, almeno civilmente può sposarsi, un po' perché NOI TRANSGENDER abbiamo ALMENO un PAIO di istanze troppo prevalenti per importanza (quasi di sopravvivenza):
* Una legge per il cambio anagrafico per tutte le persone trans, a prescindere da "passabilità" o da interventi chirurgici di sorta in funzione della dignità, di una vita riconosciuta (se non ti riconoscono l'identità diventa difficile anche farsi riconoscere la vita) ma soprattutto per un motivo d'ordine fondamentale e cioè
* L'accesso al lavoro. Per NOI transgender (ricordo che io uso il termine transgender sia per operate sia per non operate, sia per riattribuite anagraficamente sia per chi non lo è) le discriminazioni sul lavoro non sono l'eccezione che finisce sui giornali, ma la norma. Non veniamo assunte PERCHE' transgender, PERCHE' la nostra condizione non è facilmente nascondibile, (a volte anche per chi ha documenti a posto ma un sistema osseo rivelatore della transizione) per chi non vuole barattare "carne per carta" con uno Stato e non intende (talvolta non può per una vasta serie di patologie) operarsi ai genitali.


Ebbene l'Europride ha totalmente ignorato, nelle sue interviste mediatiche, nelle situazioni più importanti, le istanze trans. Si è preferito appiattirsi su un obbiettivo minore come la legge contro l'omofobia (talvolta è stata citata anche la transfobia) solo perché c'è un progetto di legge in corso e, secondariamente, persino le questioni del matrimonio a prescindere dagli orientamenti sessuali.
Dove erano le rappresentatività transgender capaci di farsi spazio e rubare qualche microfono per dire queste cose? Luxuria è l'unica che è stata intervistata su RaiNews ma - mi spiace dirlo - lei ha rivendicato i diritti delle e dei trans solo quando era "onorevole" e aveva una "suggeritrice" sempre disponibile per lei, anche quando era in aula e si avvicinava un voto. Ieri Luxuria non ha detto una parola per le più importanti istanze TRANS.
Vero che è stata intervistata nel casino di un Europride, vero che non ho tutta la rassegna stampa a disposizione, ma una trans può dimenticarsi una scarpa appaiata ma non le questioni "lavoro" e "identità" quando si è intervistate in diretta su una tv! Non una rappresentante trans, seppur fuori dall'associazionismo.


Rimpiango i tempi in cui la "battitrice libera" intervistata dai media era Helena Velena. Nessuno ha avuto la forza di imporsi. Quella forza che non mancava alla morta Di Folco e all'inabile Izzo.
Quella forza indispensabile per far passare le istanze T* e magari anche I* in qualsiasi manifestazione organizzata da un movimento GL (si GL perché le ass.ni trans forse un paio di volte hanno avuto la forza di organizzare i Pride e dare spazio anche alle questioni T e I in un caso) storicamente amnesico rispetto alle istanze T. La parola LGBT è stata pronunciata solo da Lady Gaga... Il pride è tornato Gay (e comunque LGBT, togliendosi dalle palle specialmente le persone Intersessuali)...
Dove è la rappresentatività trans? Una rappresentatività che non sia appiattita sulle ass.ni G e L e che sopravvive solo grazie alle elemosine che volentieri le ass.ni G e L ci fanno da sempre pur di poter mantenere, in Italia come in tutto il mondo, un senso alla T di LGBT.
Soprattutto però è agli organizzatori che mi rivolgo: al Mieli e all'attuale Arcigay. Il Roma Pride dell'anno scorso non era così dimentico delle persone T*. Quando però l'unica cosa che si guarda è il "successo numerico" (per non voler essere malefiche e parlare di business) le ed i TRANS servono a poco. O meglio servono a poco le organizzazioni trans. Sono sufficienti le trans seminude o le Drag che fanno tanto colore e attirano i media 100 volte di più di quanto facevano gli striscioni di Crisalide A.T. e MIT (un po' più il MIT per unamaggiore concessione alla spettacolarizzazione del Pride). Non che sia importante questo. Importante invece è la totale dissolvenza dei diritti delle persone TRANS.
Non è un caso che i Pride con maggior "peso" trans, Genova e Roma dell'anno scorso, hanno dovuto vedere l'abbandono dall'organizzazione da parte di Crisalide a Genova e a Roma, gli organizzatori di un Pride veramente LGBTQI che appartenevano ad Arcigay, sono stati tutti espulsi.
SORPRENDENDE LADY GAGA (ed anche Praitano)
Grande Lady Gaga. Premetto che non sono una sua fan. Conosco qualche tormentone delle sue canzoni più famose ma la sua musica non appartiene ai miei generi di musica preferita. Non che mi faccia schifo. Semplicemente non mi è mai interessata come artista (e tantomeno come "fenomeno").
Una premessa fondamentale per far solo capire che non sono influenzata dalla sua fama. Grande Lady Gaga, ripeto.
Grande perché, al contrario delle leadership LG italiane, ha capito che per un Pride è importante parlare e non urlare slogan, rivolgersi direttamente agli interlocutori e non "a nessuno" o solo ai "nemici politici" del momento (non a caso è stata un po' fischiata quando ha ringraziato Alemanno).
Perché ha capito - la regina del trasformismo, capace, secondo Luxuria, di far morire d'invidia le Drag Queen (a meno che non fosse volutamente ironica) - che ad un Pride è meglio presentarsi sobriamente. Non che fosse proprio invisibile ma ha indossato un abito significativo (di Versace, notoriamente omosessuale) e a metà show si è pure liberata delle parti più evidenti dell'abito, restando con un lungo vestito nero ed ha sia parlato seduta ed ha cantato con il solo pianoforte d'accompagnamento (suonato da lei che non è particolarmente brava, quindi poco "coperta" dagli strumenti).
Una voce davvero meravigliosa. Sinceramente facesse un album acustico, potrei cambiare opinione musicale su di lei e comunque ho capito che è una vera artista, una vera CANTANTE (oltre che autrice). Ma questo è altro argomento. Il discorso di Lady Gaga ha disatteso ogni aspettativa (non la mia però... io ci speravo almeno contando sull'intelligenza mediatica della Lady)...
Non sarà memorabile come quello di M.L.King ma le sue parole sono semplici e chiare. Un discorso quasi più "pangender" che LGBT. Pacato ma soprattutto con un messaggio semplice ma giusto: "siamo tutti uguali" (aggiungo io "nelle differenze"). ha detto "io come donna o uomo... ma che importa poi..." con l'unico riferimento della serata alle questioni di Genere della serata (almeno quella trasmessa.. Non escludo che alla fine, quando tutti se ne vanno, abbiano dato la parola a qualche trans).
Stupefacente per la sua determinazione e scelta voluta di non distrarre con strumenti o abiti, dalle cose che voleva dire, parlando lentamente per aiutare la comprensione anche di noi italiani che l'inglese lo mastichiamo poco e male. Quando poi ho sentito la Praitano (Mario Mieli) ringraziare Lady Gaga perché le sue parole corrispondono con il programma dell'Europride, ho strabuzzato gli occhi (tra qualche anno chissà mi sarei pisciata addosso) Nulla della storia delle Associazioni che hanno organizzato l'Europride è affine alle parole di Lady Gaga.
Ok si è d'accordo sui diritti civili (ci mancherebbe altro) ma per stile, politica e messaggio, l'evidenza era la differenza tra lei e la storia di quella parte di Movimento LGBT organizzatore dell'Europride. Lei ha ringraziato Alemanno per avere lasciato svolgere la manifestazione (memore, lei, che in paesi molto vicini geograficamente all'Italia, una cosa del genere non sarebbe stata neppure immaginabile), il Mieli (in buona compagnia... penso all'ArciLesbica e la radiazione della presidente del circolo romano) lanciò una vera e propria scomunica alle associazioni che chiesero un incontro con il Sindaco di Roma appena eletto (per capire le sue intenzioni per avanzare istanze, come è normale). Lady Gaga non sa (ed è meglio così) che in Italia l'ideologia arriva al punto che con "Alemanno non si parla perché è fascista" anche se è il sindaco che governerà la città e quindi anche le persone LGTQI residenti a Roma. Per carità...pura ipocrisia.
Quel che dava fastidio era che alcune ass.ni avessero agito senza prima chiedere al Mieli... perché poi eccome se si è rapportato con il sindaco fischiato e per cui alcune associazioni vennero "maledette" per quella richiesta, ovviae normale. Per questo Lady Gaga ha proseguito ignorando i fischi... perché si è rivolta AI GOVERNANTI per cambiare le cose... Si è rivolta a chi può cambiare almeno leggi e influenzare i costumi. E quando lo si fa, ovviamente, non si può fare la lista di chi ringraziare e chi no.
Se in Iran, un successore eventuale dell'attuale governante, togliesse la pena di morte o meglio, depenalizzasse l'omosessualità pur continuando a condannarla religiosamente, se a farlo fosse un Ayatollah... come dovremmo reagire?
Felicitarsi della cosa o no perché proviene da un Ayatollah che comunque è storicamente omofobico?
Lady Gaga, italo americana, è politicamente più avanti della media del "nostro" (anzi vostro) "movimento" LGBT. E dato che lei è una cantante e per quanto ecumenico, il suo discorso non può certo definirsi geniale, la cosa la dice lunga sulla miopia dei "vostri governanti" (governanti del "movimento" o di una sua parte.. ci sono state defezioni all'adesione a questo Europride, in Italia).
L'importante è stato farsi belli con Lady Gaga, tirar su soldi con le feste (legittimo per carità... i costi di un Pride sono enormi, ma ci deve essere qualcosa di più di un appoggio alla leggina Concia). Una domanda. Ma le ed i trans sono content* di questo Europride?
Della visibilità dei loro problemi? Finita l'occasione per divertirsi a sfilare (ognun* come crede), cosa resta in bocca? Non un gusto amarognolo? A me si.
‎... e dimenticavo una cosa importante. Lady Gaga è stata l'unica intervistata a dire e ripetere di essere ARRABBIATA... e di come voler usare la sua rabbia... Niente facce "ebeti" come ho visto negli "esponenti del movimento" come se ci fosse da essere allegri.
Un conto è scegliere politicamente di manterere la parata una festa, un altro è parlare come se davvero fosse una festa...
La rabbia chi la sente?

Mirella Izzo
PS: mi scusoin anticipo se il mio italiano non fosse, in qualche parte, comprensibile o corretto. Diciamo che non dipende dalla mia volontà....

giovedì 30 dicembre 2010

LODE ALL'IMPERFETTO (SDURATA COPPIE E SVITA CIVILE)

LODE ALL'IMPERFETTO (SDURATA COPPIE E SVITA CIVILE)

Guardando un banale film (seppur carino nella sua apparente semplicità della trama principale) come "Scusa se ti voglio sposare" (seguito di "Scusami se ti chiamo amore") mi sono emersi dei pensieri che il film, se guardato extra trama principale, quindi transversalmente, stimola (o perlomeno ha stimolato in me).
Le coppie scoppiano, non durano. I matrimoni mediamente si sfaldano dopo 4 anni (ufficialmente per cui mettiamoci già un anno di crisi precedente, mediamente), delle coppie di fatto si sa poco o niente grazie allla lungimiranza della politica italiana. Ho ragione di pensare che i tempi siano un po' più lunghi prima di arrivare allo sfaldamento. Questo perché l'aspettativa - di norma - è minore in una coppia di fatto rispetto a chi "decide il grande passo". Un passo così grande che le gambe non lo sostengono.
Prima era diverso. I matrimoni duravano una vita. Neppure era previsto il divorzio. Prima c'era la soggezione vicina alla schiavitù della donna nei confronti dell'uomo. Come minimo la soggezione economica. Le donne NON lavoravano e gli stipendi degli uomini erano pari a quelli che oggi danno a 2 lavoratori (mettiamo i componenti della coppia). La liberazione della donna si è miseramente schiantata contro il muro di un'astuta economia maschilista ancor prima che capitalista. Molte libertà la donna le ha conquistate e sono millenni di passi avanti avvenuti in pochi decenni (si pensi che fino a pochi decenni fa esisteva l'attenuante del "delitto d'onore").
Le coppie scoppiano e non durano, quindi, perchè le donne non sono più schiave, l'amore, per natura, non dura per sempre, e finito l'obbligo a stare insieme anche ad amore finito (che coinvolgeva anche gli uomini che però potevano distrarsi con amanti quasi ovvie e talvolta persino non nascoste).
Ma è davvero così? Meglio: è davvero solo questo il motivo?

domenica 10 ottobre 2010

Ramon o Manuela?


GRAZIE PAOLA CORTELLESI 
Ringrazio amodomio84 che ha pubblicato questo monologo su youtube.
Il monologo è secondo me molto interessante ed offre molti spunti di riflessione, sia nei suoi aspetti di denuncia, sia in altri dove Paola "cade" (ma in buona fede) in alcuni stereotipi su cui non mi trovo d'accordo.
Credo però che anche l'esigenza scenica contribuisca a semplificazioni che altrimenti appesantirebbero il testo. E' evidente che non è, per me, l'intervento ai genitali (o altra chirurgia) a farci veramente uomini e donne, o per lo meno, non sempre, non è così per tutt*. Lei però parla di prostituzione trans sudamericana e quindi è comprensibile immaginare che il mancato intervento sui genitali sia dovuto a "leggi di mercato".
L'unica cosa che mi sento, appunto, di correggere a Paola, è proprio questo:
non sempre e non tutte le persone trans che non si operano ai genitali lo fanno per motivi di "mercato", non sempre l'intervento rende più o meno donna (o uomo) una persona transgender. Nella mia vita ho incontrato trans operate (ma anche donne biologiche!) che proprio non mi trasmettevano nulla di quel che appartiene all'inclusivo femminile e persino "semplici" travestiti che emanavano un'anima femminile da ogni poro (e non mi riferisco certo alle moine o alla bellezza ecc. ma a quelle cose che per scoprirle, di norma, serve almeno una chiacchierata).
In ogni caso mi resta solo una parola da dire a Paola Cortellesi:
GRAZIE
Mirella Izzo

mercoledì 6 ottobre 2010

Dimissioni da presidente Crisalide PanGender

DIMISSIONI DALLA PRESIDENZA DI CRISALIDE PANGENDER
E DA OGNI ALTRA CARICA/RESPONSABILITA' RELATIVA
AL MOVIMENTO TRANS E/O LGBTQI

Sul sito di Crisalide PanGender potete leggere le ragioni (o LA ragione) per la quale mi sono ritirata da ogni responsabilità attiva. Qui il link al post



martedì 10 agosto 2010

Trans: problema o risposta?

CHI E COSA SIAMO?
Siamo in agosto, mese di scarso desiderio di impegnarsi e di preoccuparsi per le vicende del mondo intero. Molte persone desidererebbero una "pausa" da ogni problema... Purtroppo ci si può solo isolare dal resto del mondo non seguendo tv, giornali, internet, ecc., ma i problemi personali e familiari restano: soldi, salute, amore, umore, autostima ecc.. Problemi o concreti o esistenziali che in comune hanno solo il fatto di "inseguirci" anche sulla punta dell'Everest.
Dico "Inseguirci" perché noi vorremmo scappare, spesso da tutte le difficoltà pratiche (ecco perché si dice che "la ricchezza non fa la felicità ma l'aiuta molto") e da noi stess* e dalle dinamiche relazionali che abbiamo messo in gioco o che abbiamo ereditato per nascita (la famiglia di sangue o adottiva).
Noi transgender siamo specialist* nelle questioni esistenziali ("Chi e cosa sono?"), ma, più sovente di quanto non si creda, diamo risposte molto diverse alla stessa domanda.. «Sono un maschio uomo o sono un errore biologico e sono maschio per errore ma donna?» «Non sono né maschio né femmina, né uomo né donna? Sono, al contrario, sia uomo sia donna?».
Domande che - di norma - restano oscure al "grande pubblico" di chi non vive sulla pelle questa opportunità che la vita ci ha posto davanti. Non la chiamo né sfortuna fortuna proprio per il motivo accennato: diamo risposte diverse alla stessa domanda, C'è chi ritiene una fortuna avere in sé "entrambe le "anime" del maschile e del femminile", c'è chi la ritiene una grave ferita e tenta in ogni modo di cancellare "l'errore originale", chi, ancora, nega di essere "due anime" e ritiene la propria condizione un errore meramente biologico che non porta affatto ad essere sia uomo sia donna, ma "donna intrappolata in un corpo maschile" o, viceversa "uomo intrappolato in un corpo femminile".
Chi ha ragione? Chi dà la risposta corretta? Chi sono io o chiunque altro, per dare una risposta univoca nel decretare chi sbaglia e chi è nel giusto? Al di là di alcuni punti fermi strettamente biologici (alcuni noti altri ancora no) che negare sarebbe una falsificazione evidente - e cioè, per esempio, che nasciamo maschi o femmine in termini genetici anche se ci sentiamo e sappiamo d'essere l'opposto di quel che ci dice il corpo e non possiamo modificare questa differenza nelle sue parti più "funzionali" come l'impossibilità a far transizionare delle ovaie in testicoli e viceversa, un utero in prostata e viceversa, ecc. - il resto appartiene più all'intimo sentire che non ad una oggettiva realtà. Perlomeno allo stato attuale delle nostre conoscenze psicobiologiche.
Alcuni studi (troppo pochi per diventare scientificamente accertabili) sembrano dimostrare che a livello di neuroscienze, effettivamente qualcosa di diverso vi sia anche nelle funzionalità biologiche fra noi trans e chi non lo è. Studi che sembrano dimostrare che i cervelli di tutte le persone trans analizzate  "funzionino" e abbiano caratteristiche tipiche del sesso opposto a quello di nascita. Qualora dovesse arrivare uno studio, replicato, di massa e con "cieco", fatto su persone trans prima che inizino la terapia ormonale e che desse lo stesso risultato di difformità tra corpo e cervello, ci troveremmo di fronte ad un nuovo affascinante enigma scientifico che però, nella correlazione inestricabile tra psiche e soma (PNI) non modificherebbe in modo determinante la "risposta individuale" che si darebbe alla citata domanda e, in questo caso, anche alla successiva «cosa significa avere un corpo maschile e una mente femminile (o viceversa)... Mi rende donna (o viceversa) o una via di mezzo, una sorta di terzo sesso, una sorta di intersessuale cerebro-somatico?»
L'aspetto "esistenziale" e - come tale - individuale, non credo potrà essere spazzato via mai. Anche qualora si trovassero aspetti genetici predisponenti (e se ce ne fossero anche altri, ignoti, che annulla o rinforzano o sostituiscano quelli scoperti?), il "kit diagnostico" di transgenderismo non credo sarà mai disopnibile. 
Non è come essere in cinta o meno o la misurazione dell'insulina. Nell'identità di genere entrano fattori "esistenziali" tali da mettere persino in dubbio l'attuale caratterizzazione patologico/psichiatrica della condizione stessa.
L'attuale bisogno di "ormoni/chirugie" ecc., questo sì, potrebbe diventare un obsoleto ricordo qualora gli studi attuali sulle staminali e sulla terapia genica dessero risultati per ora solo sperati. Il ricorso alla medicalizzazione "pesante" (mi riferisco alla chirurgia e a farmaci con impatto pesante) renderebbe ancora più difficile giustificare il già ingiustificabile inquadramento di patologia psichiatrica curabile con farmaci non psichiatrici e chirurgia non neuropsicologica.

In realtà, a ben guardare, la nostra realtà è così evidenziata e caricata di significati, esclusivamente per motivi culturali che vedono nell'appartenenza all'uno o all'altro sesso la prima e più importante discriminante per spiegare la natura umana. Esigenza di "classificazioni" chiare, inequivocabili per spartirsi gli "oneri" di una vita sociale, basata sul sesso di appartenenza. 

Senza questi aspetti, il nostro interrogarci sul "chi e cosa sono" non dovrebbe essere poi così diverso dalle domande ancestrali e universali che dovrebbe porsi ogni essere umano, da sempre. I classici "chi sono", "perché sono", "da dove provengo", "dove vado".
Proprio questi motivi culturali che ci fanno balzare in testa agli interessi "popolari" sia in termini morbosi, sia in termini di condanna dogmatica, sia in termini positivi, di curiosità verso il confronto con una realtà "altra" rispetto all'imposto dualismo sessuale, rende - di fatto - la nostra condizione un qualcosa che, pur partendo da uno specifico territorio dell'identità umana, diventa di valore universale per ogni essere umano.
Per questo subiamo un carico di stigma sociale vergognoso.
Per questo siamo l'oggetto del desiderio di molti studiosi della natura umana.
Per questo siamo altrettanto interessanti per chi si occupa di psiche o di sistema neuroendocrinologico, di genetica ed epigenetica.
Per questo raccogliamo tanto successo sia con uomini sia con donne in ambito sensuale.
Per questo sempre più raccogliamo l'interesse di sociologi e studiosi di diritto.
Per questo la nostra presenza fa sempre alzare lo "share" nelle tv.
Generalmente non ne siamo pienamente consapevoli noi, non lo sono né i ricercatori che ci studiano per trovare delle risposte, né - tantomeno - il "pubblico popolare" di tv e giornali,
ma di fatto, la nostra realtà, per via dei dogmi culturali che spezza e corrode, rappresenta un universale "remind", valido per tutte e tutti alle domande essenziali che chiunque dovrebbe porsi per vivere una vita consapevole e che la cutlura di una vita tutta esoversa (rivolta all'esterno, alle merci, al denaro, all'accumulo di beni materiali e umani, alla carriera, al bisogno di arrivare a fine mese o di arricchirsi, ecc) rende così difficile da praticare.
Viviamo in un mondo che non lascia molto spazio e tempo ad interrogarsi su di sé e per questo suscitiamo scandalo o morboso o appassionato interesse.
In fondo, non lo sappiamo, ma abbiamo una grande responsabilità sulle spalle: ricordare al mondo degli uomini e donne, che per vivere bisogna prima essere e per essere bisogna prima capire chi e cosa siamo.
Non c'è che dire: una bella grande responsabilità.... di cui, prevedo, l'umanità diventerà più consapevole tra qualche decennio (2012 permettendo).


Mirella Izzo
Genova 10 agosto 2010, ore 12


PS: questo scritto doveva, in partenza, essere una breve presentazione alla riproposizione "in casa" di una mia vecchia intervista rilasciata a blog esterni, che ritenevo ancora attuale e importante per la natura divulgativa del suo contenuto.
Poi, come talvolta mi accade, le mani hanno iniziato ad andare da sole, spinte da sinapsi che si formavano via via scrivendo e quindi, il pezzo ha assunto una sua autonoma natura e come tale ve lo presento

sabato 3 luglio 2010

BASTA CON I POLITICI CHE INSIDIANO LE TRANS


PRESS RELEASE
SCANDALO: SEMPRE PIU’ SPESSO STIMATE TRANS EXTRACOMUNITARIE VENGONO TROVATE – FORZATE COI SOLDI E POTENZIALI MINACCE DI ESPULSIONE - IN COMPAGNIA DI POLITICI COCAINOMANI

Non è più possibile sopportare questo stato di cose immorali
Normali persone transgender che vengono sempre più spesso circondate dal malaffare di politici=cocainomani persino incapaci di mantenere il riserbo sulla loro doppia scandalosa situazione di politici e cocainomani.
E dovremmo anche finirla con questi sottili distinguo da salotto fra “politici” e “cocainomani”. 
In quale altro luogo è stato proposto di mettere degli “sniffometri” se non nel Parlamento Italiano? 
Come per i metal detector in certe scuole americane violente: là le armi degli studenti, qui la cocaina dei politici.
Dopo i tanti casi di politici scoperti con le narici nella polverina, si dovrebbe finalmente avvertire come socialmente accettabile l’equivalenza “politico = cocainomane”.
Altro che “trans = prostituta”. La percentuale di trans che si dedicano allo scambio "soldi/piacere" sono in una percentuale ben inferiore rispetto ai politici sospettati d’essere dediti allo sniffo!

E’ ora di dire basta alla libera circolazione notturna dei politici=cocainomani che molestano le transessuali, per di più straniere e senza permesso di soggiorno, quindi meno capaci di difendersi dalle loro morbose attenzioni.
La spinta interiore verso il Male porta questi “poliscocainomani” a frugare nel torbido persino fuori dalle aule parlamentari, in una sorta di delirio ossessivo-compulsivo: non cercano trans italiane, non ci si fidanzano, né le sposano. Cercano quelle straniere per poterle tenere nascoste e, magari, farsi aiutare a trovare cocaina per pochi spiccioli, per non apparire. 
Indemoniati spiriti di uomini che con questi atteggiamenti spingono povere ragazze nel giro della prostituzione né più né meno di qualsiasi “magnaccia” di borgata.
Scelgono le trans per aggirare con matematica certezza antiche ed eterne norme etiche, ovvero per non rischiare di incorrere nell'abominio di accompagnarsi ad una donna durante le mestruazioni (Levitico 15-19-21) e per  possedere degli schiavi “sia maschi sia femmine” purché stranieri (Lev. 25:44) ma poi si abbandonano, con costoro, a serate di Champagne, Cocaina e Crostacei (e questi ultimi costituiscono abominio per il Levitico).
Inoltre si rifiutano di battere le loro mogli che usano costantemente vesti di diversi tessuti, sempre in contrasto con il Levitico. Per fortuna –  almeno per quest’ultima violazione - ci ha pensato la Corte di Cassazione, a restituire il diritto degli uomini a  maltrattare le donne, attraverso una Sentenza recentissima, ispirata diretamente da Dio!
Tutto questo descrive questi uomini come falsi uomini degni di fede e dalla “doppia faccia”.

Per queste ragioni è giusto chiedere:
-      che per i politici=cocainomani venga applicato il coprifuoco alle 21 di ogni sera e che non possano circolare se non nelle aule parlamentari dove potranno dar sfogo ai loro vizi distruttivi solo attraverso il pigiare qualche tasto per votare qualche legge, parto della loro mente confusa o di quella dei loro capicorrente;
-     la tutela delle persone trans attraverso la fornitura di “auto blu” e scorta di polizia per tutte le persone transgender, al fine ridurre il rischio - durante gli spostamenti - dagli ignobili assalti di questi peccatori inveterati in cerca di festini con schiave che erroneamente credono essere "sia maschi sia femmine", cocaina e - orrore - aragoste e champagne!
-     che Camera, Senato e Aule Consiliari Regionali diventino dei C.I.E., con  la contemporanea chiusura di quelli attualmente aperti;
-      che venga aperto un terzo C.I.E., a Roma, per ospitare quegli extracomunitari provenienti dalla Città del Vaticano ormai noti come “preti=pedofili”.
-       
La dignità delle “persone perbene=transgender” è sempre più offesa dall’impunità offerta a questi mostri, liberi di aggirarsi intorno a povere donne indifese, in attesa delle loro malefatte. A poco valgono pentimenti tardivi che mettono a repentaglio la stessa vita delle persone trans che coinvolgono nei loro sporchi bisogni di deviazioni (crostacei, champagne e cocaina).

Mirella Izzo                                                               

Mirella Izzo è Presidente dell'Associazione Crisalide PanGender                             

martedì 27 aprile 2010

Congresso 24 aprile 2010 - Permanenze


Il seguente post vuole essere la continuazione di un dialogo iniziato con il pubblico durante le conferenze di Novembre 2009 (on line diviso in parte 1 - parte 2 - parte 3 e parte 4) e del 24 Aprile 2010, organizzata dal C.I.R.S. Genova (non ancora on line), con la speranza di dare una continuità di dialogo che vada oltre gli incontri e si apra anche ad altri soggetti, assenti alle suddette manifestazioni.
Le seguenti parole si riferiscono sopratttuto in merito all'incontro del 24 u.s.
Buona lettura e l'invito a partecipare a questo blog con i vostri interventi.
L'incontro organizzato dal CIRS, sull'Identità di Genere, a Genova, il 24 aprile u.s. e che mi ha vista come relatrice della mattinata del convegno, è stata sicuramente un'esperienza nuova e arricchente per me, transgender, lesbica, presidente di Crisalide Pangender, invalida civile e chissà quante altre cose dovrei aggiungere per dare anche una vaga idea identitaria di me stessa.
Fondamentalmente, la distinzione più evidente rispetto ad analoghe esperienze del passato, era nel trovarmi - io non "operatrice" della psiche - in mezzo ad un pubblico totalmente o quasi tale.
Una distinzione che ha fatto del mio personale vissuto dell'evento, una giornata originale, nuova e da ricordare. Non nuova io al ruolo di "relatrice", ma nuovo il "pubblico attivo" con cui mi relazionavo.
Non posso che ringraziare Roberto Todella e Jole Baldaro Verde in primis, per lo spazio "non marginale" offertomi, non tanto come "testimone d'un vissuto", quanto come "esperta", perché soggetto autocosciente di sé e quindi "portavoce" di una possibile visione delle Identità di Genere, nata in seno a chi ha vissuto la contraddizione tra sesso genetico e Identità di Genere discordanti fra loro.
Una novità che il CIRS ha saputo mettere in pratica con l'incontro; tentativo che anche io avevo pensato (fallendo) di realizzare qualche anno attraverso la pubblicazione di un libro multiautoriale, nel quale le visioni delle Identità di Genere si confrontavano tra chi le studiava e chi le vivveva (e, ovviamente, le studiava anche poiché non basta "essere" qualcosa per conoscerla, se non ci si interroga su di sè e confronta con l'altro da sé).
Una novità che auspico possa presto riflettersi anche nella produzione di documenti, libri ed altre forme di comunicazione, dove i testi rappresentino il "contrappunto" delle due esperienze di partenza  e in cui possa diventare il terreno fertile per nuovi frutti e comprensioni sempre più approfondite della meravigliosa complessità dell'anima umana.
Meravigliosa tanto più "cosciente di sé" perché ogni potenzialità e complessità può anche diventare "terribile" se mal compresa o fraintesa e talvolta negata, obliata, se non rinnegata, rimossa ed infine stigmatizzata, discriminata.
Mi è spiaciuto lasciare l'aula prima della fine dei lavori ma tra i miei aspetti identitari che è giusto siano consociuti per spiegare alcune mie particolarità, stanno proprio nella voce "invalida". Sono andata via prima semplicemente perché energeticamente esausta e quindi fisicamente dolorante. Dolente e dolorante, per usare due "quasi sinonimi" usati però, il primo prevalentemente per "l'anima" ed il secondo per il "corpo"
Sebbene il CIRS mi abbia offerto molto tempo per confrotnarmi con tutt* voi (e l'asterisco sta per il rifiuto del "maschile neutro", almeno nello scritto), ci sono molte cose che sono rimaste nel cuore e non dette. Almeno sicuramente così è successo a me e immagino anche a qualcun* di voi.
Per questo scrivo queste righe. Per "tirar fuori" l'inespresso, o meglio, quella parte di "inespresso" che più spinge perché vuole uscire fuori.
Per questo le scrivo in un blog, al fine di consentire a chi c'era analoga possibilità.
Per questo ma anche per dare l'opportunità di mantenere, come le briciole di Hansel e Gretel, un segno che possa, se lo si vuole, continuare a comunicare.
Tornando a casa, dormendoci sopra, stamattina mi sono resa conto che una cosa su tutte mi è rimasta "in gola". E questa cosa nasce dal vissuto personale, dalla domanda più personale che mi è stata rivolta e non quindi dall'astrazione, pur indispensabile, della narrazione collettiva di percorsi personali e sociali.
Nasce da un insight che mi ha "colpita" stamattina mentre Milky si avvicinava a me, portando in bocca il suo osso di corde intrecciate, per offrirsi al gioco mattutino preferito.
L'ho pensato in relazione alla domanda che mi è stata posta sulla maternità. Su quanto questa mi fosse mancata nella vita.e poi sul se e sul come ho potuto esprimere questa  tipologia di sentimento nella realtà della mia vita senza figli.
L'ho pensato anche in relazione interconnessa con l'affermazione che per sentirsi ed essere donna, non è necessario rinnegare il proprio maschile interiore.
Tenuto conto che Milky ha due "mamme" e nessun "papà" mi è venuto in mente lo stereotipo (molto comune nella realtà) dei ruoli delle madri e dei padri (senza virgolette, questa votla). Una delle distinzioni più frequenti è proprio il fatto che la madre accudisce i figli mentre il padre - specie con i più piccoli - gioca ed attraverso il gioco, condivide e passa una serie di contenuti psichici (e culturali) di non poco conto.
Il mio "maschile", cresciuto nell'infanzia libero di giocare e non costretto a pseudogiochi femminili dove il  fil rouge è sempre la preparazione al ruolo di madre/donna di casa... Il mio maschile che quindi, ovviamente, preferiva il calcio o anche più semplicemente il gioco del pampano, all'interpretazione anticipata dei ruoli che ti aspetteranno da adulto*, tipico dei giochi "per bambine", ha mantenuto una capacità anche dentro il mio femminile prevalente, di continuare a "giocare", ad apprezzarne il valore liberatorio, purificante e catartico che purtroppo invece vedo raramente nelle mamme, ma, in genere, nelle donne.
Alcune civiltà che definiamo (e sono) barbare, costringono le donne all'abrasione della clitoride fin dall'infanzia per abituarle alla fedeltà e ad una sessualità passiva al servizio del proprio uomo. Da noi ci si è accontentati (almeno fino a pochi anni fa) ad abradere dal cervello delle bambine la capacità piena del significato del gioco.
Certo c'erano sicuramente bambine ribelli che si divertivano a giocare ai giochi veri con "noi maschi" (e io, in realtà ero proprio uno di queste), ma erano minoranzze chiamate "maschiacci".
Il gioco se non è esplorazione libera da condizionamenti di ruoli (di non gioco) adulti, non è vero gioco. Imititare un adulto calciatore che "gioca" al calcio" ha valori profondamenti diversi dall'imitare il "banchiere" o la "mamma" o la "casalinga" o anche la donna d'affari".*
Ho quindi pensato quanto il mio maschile VISSUTO nell'infanzia, o per meglio dire, il minor condizionamento di cui i bambini maschi godono, sia stato un dono enorme per la mia identità femminile.
Donne madri: trovate la voglia ed il tempo di giocare con i vostri figli... e non dico "fateli giocare" ma "giocate con loro" divertendovi con loro, così come fanno spesso i vostri compagni che a volte magari guardate con occhi di "superiorità", giudicandoli eterni bambini.
E' vero che gli uomini abusano spesso di questo privilegio infantile da farlo diventare un grave difetto da adulti ma non è la rimozione del gioco la soluzione alla "pseudo sindrome di Peter Pan" di cui sembrano - agli occhi di molte donne - soffrire i propri compagni.
Semmai è nel riposizionare nella scala dei valori questo fondamentale momento di liberazione umana, non nella negazione (specie se nasce da una rimozione di tutta una vita, anche infantile).
Io, immaginandomi madre e donna eterosessuale, mai delegherei a mio marito il piacere (ancor prima che ruolo) di giocare con i miei figli. Oh, li accudirei forse un po' meno, con qualche "pezza al culo" in più, ma giocherei con loro fin dai primissimi giorni, mesi di vita. In questo sarei molto diversa dall'immagine media della mamma tradizionale italiana (ma, per questo aspetto, non solo italiana, credo). Peraltro la mia compagna, pur più giovane di me, ma "nata donna" gioca meno di quanto faccia io... Un caso non fa statistica, però....
Non tanto il "mio maschile interiore" quanto il come è consentito crescere a chi nasce maschio, dà al mio maschile interiore connotati rari tra le donne nate tali.
La vergogna dei genitali, l'approccio spesso straziante con i primi approcci alla sessualità, dove istinto ed educazione stridono pesantemetne fra loro, il coraggio (che c'è quando si ha paura, ovviamente) di essere assertiv*, sono tutti retaggi della mia educazione al maschile vissuta nell'infanzia che mi rendono più facile esprimere quella mia parte di maschile interiore, per quanto piccola, liberamente.
E' evidente che sto generalizzando e che quindi si possono trovare eccezioni ad ognuna delle cose che ho detto, ma forse solo in questi ultimissimi anni, i ruoli infantili femminili si sono aperti un poco di più senza far ricadere la bambina nel ruolo di "maschiaccio" (che è un giudizio oltre che un ruolo e che è gradito solo da quelle bambine in cui il proprio maschile interiore è realmente forte, quindi gradito ad una estrema minoranza di bambine).
Anche per queste ragioni, nel documentario "O sei uomo o sei donna. Chiaro?" mi sono definita "donna con uno specifico diverso da chi donna è nata" o qualcosa del genere... Perché senza un'educazione al maschile io sarei diventata una ragazza infinitamente inibita e timida, perché ERO un maschietto infinitamente timido e solo le pressioni a non esserlo (perché «i maschi devono sapersi affermare nelle relazioni con gli altri bambini») mi hanno dato la voglia di cercare degli strumenti per vincere la timidezza... So che quando dico che sono una timida (d'origine) la gente si mette a ridere perché sono considerata - come minimo - una faccia tosta, se non peggio... e l'appellativo di "caterpiller" che mi sono guadagnata solo dopo la transizione, quindi solo come donna, è stato per me un enorme complimento che non mi ha scosso il mio senso d'identità femminile, anzi l'ha reso persino più... come dire... "figo..."?
Quel che quindi non ho fatto, durante l'incontro, è un appello alle donne a reimpadronirsi del gioco (qualora non abbiano saputo ribellarsi già nell'infanzia)... con i figli, con un cagnolino, un gatto... Anche ovviamente con gli adulti ma c'è un ma. Il gioco con gli adulti, tra adulti non ha quasi mai una qualità del gioco che puoi invece vivere con i bambini o in subordine, con quegli animali domestici che, proprio perchè addomesticati, restano un po' cuccioli per tutta la vita, con un'intelligenza paragonabile a quella di un bambino di 4-6 mesi di vita. Mi riferisco all'elasticità delle regole e alla capacità di adattamento immediato ad ogni improvvisa variazione di "impostazione", di fantasia che genera il gioco stesso. Lo spazio libero che ha regole estremamente semplici e costantemente mutabili... Quel gioco e solo quel gioco è una ricchezza che - da donna che ama in tutti i sensi le donne - desidererei si diffondesse sempre più, e non più come "stereotipo maschile" ma come un femminile liberato dai condizionamenti immediatamente post natali cui le "bimbe" sono sottoposte.
Certo ci sono anche orribili condizionamenti imposti ai maschi*. Ma questo è un altro argomento su cui, magari altra volta, mi permetterò di condividere con voi.
Come di tante altre cose "non dette" e che differenziano maschi e femmine e, addirittura, se predisposti, differenziano una stessa persona, uno stesso corpo, a seconda della prevalenza delle "sostanze informazionali" prevalenti che "giocano" sull'identità di genere un ruolo (in primis, ovviamente, gli ormoni sessuali).
Grazie.
Mirella Izzo

* Più volte ho, nel testo, usato l'asterisco per richiamare a queste righe che sto aggiungendo in data 30. Esiste uno stereotipo imposto ai bambini maschi molto importante e con conseguenze enormi. Non ne ho parlato perché richiederebbe un "capitolo" a parte d'un eventuale libro: mi riferisco al gioco della guerra, dei soldatini e di tutti quei giochi che hanno a che fare con il "togliere la vita" violentemente o il rischio di perderla; che hanno a che fare con l'aggressività testosteronica (che arriverà più tardi in modo esplosivo, con l'adolescenza) e la sua manifestazione oppure controllo (dipende anche da "come" si gioca, come si viene indotti a giocare "ste robe che equivalgono per certi versi al gioco della mamma. Con una differenza: le mamme ci sono sempre, le guerre no. E non è una differenza da sottovalutare, nelle sue conseguenze.

lunedì 15 febbraio 2010

Depsichiatrizzazione in Francia? LA GRANDE BEFFA

DEPSICHIATRIZZAZIONE DELLA CONDIZIONE TRANSGENDER IN FRANCIA?
UNA COLOSSALE, GRAVISSIMA BEFFA

Di seguito pubblico un comunicato stampa molto esplicito sulla palla clamorosa che ci stanno raccontando sulla depsichiatrizzazione della condizione trans in Francia. I media LGBT Italiani pubblicano con gran risalto e tripudio la notizia. Ebbene ecco cosa ne pensa chi subirà il cambiamento francese. Il seguente documento è del "Supporto Transgenere" di Strasburgo che quoto come mio. Se si vuole la depsichiatrizzazione, PRIMA bisogna garantire DOVE verrebbero inquadrate le condizioni "trans". L'ICD 10 dell'OMS parla include le "patologie" che possono essere riconosciute dagli stati membri. Non ci sono solo patologie. Ad esempio la gravidanza ed il parto non sono patologie ma sono incluse nell'ICD 10 come eventi naturali che abbisognano di cure mediche. Anche il "mobbing" è una malattia sociale con conseguenze psicologiche e pertanto sta dentro indirettamente nell'ICD 10. La nostra condizione non è quella omosessuale. Le persone trans, nel 99% dei casi hanno bisogno di farmaci, controlli, chirurgie. Purtroppo la teoria della phd Anne Vitale (e appoggiata da me) di includere la condizione trans nel DSM ma solo come stato d'ansia da deprivazione (sociale) della propria Identità di Genere non sembra che verrà presa in considerazione anche se sembra vi siano leggeri miglioramenti per il futuro (vedi mia nota precedente). Ma attent* a festeggiare l'evento francese e ancora più attenté a NON proporlo al Governo attuale. Ci accontentano in mezzo secondo... e il giorno dopo ci vanno altri a dire alle persone trans che hanno perso quel poco di SSN di cui dispongono:
Di seguito il Comunicato Stampa che NON condivido per le proposte alternative che propone (irrealizzabili, utopiche in questo momento storico come ipotizzare l'anarchismo possibile con gli esseri umani di oggi), ma che certamente spiega cosa sta accadendo in Francia.
Per quanto mi riguarda la strada è uscire dal DSM (o restarci come patologia sociale) ma NON dall'ICD 10 dell'OMS... e far le cose burocraticamente bene per non trasformare una apparente vittoria in una tragica sconfitta (con beffa).
IMHO
Mirella Izzo
Di seguito il comunicato stampa che spiega la situazione reale di quanto stia accadendo in Francia:


*COMUNICATO STAMPA - “Depsichiatrizzazione” la grande menzogna – quando lo Stato francese si prende gioco dei trans.*
(questo testo puo' essere diffuso liberamente)

Il Ministero della Sanita' di Roselyne Bachelot ha appena messo in pratica, il 10/2/2010 [1] cio' che aveva annunciato in pompa magna nel maggio 2009 [2]: eliminare cio' che chiama il “transessualismo” (e che noi chiamiamo la transidentita') dalla lista delle “patologie psichiatriche di lunga durata”, o ALD, secondo la definizione del Codice di Sicurezza Sociale.
Vale a dire dalla lista delle “patologie” le cui cure sono di fatto prese in carico e rimborsate al 100% dalle assicurazioni di malattia, lista che riguarda notoriamente le melattie mentali, che comprendeva notoriamente anche il “transessualismo”.
Come a maggio 09, il Ministero diffonde questa informazione con una campagna mediatica tonante e isterica, sotto elezioni, salutata da istituzioni e persone che parlano al posto delle persone transidentitarie, come se fosse una novita' rivoluzionaria e come se lo Stato francese fosse un campione internazionale di progresso dei diritti delle persone trans.
Oppure, come gia' avevamo previsto dopo l'annuncio del maggio 2009, non e' proprio nulla: no, lo Stato francese non “depsichiatrizza” la transidentita' – la de-rimborsa!

Di fatto priva, con un tratto di penna, un gran numero di persone transidentitarie di qualsiasi forma di rimborso per le cure, senza fornir loro alcuna alternativa, ad es. sotto forma di un ALD
“indefinita”, come fu ufficiosamente promesso nel 2009. E tutto questo senza cambiare alcunche' rispetto alle condizioni invivibili che vengono imposte ai trans da decenni.

Si tratta dunque di una vera e propria menzogna quella annunciata dai media, che “la Francia e' il primo Stato del mondo a depsichiatrizzare il transessualismo”.

La vera informazione del giorno e' che la Francia e' appena diventata uno Stato ancora piu' transfobico di prima: un ennesimo Stato che spinge le persone transidentitarie ogni giorno sempre piu' profondamente nella miseria senza far nulla per i diritti umani, civili e sociali, ne'
contro le discriminazioni che queste subiscono, notoriamente da parte dello stesso Stato francese.

Il Ministero della Sanita' e i suoi servizi, in particolare l'Alta Autorita' della Salute, nel suo rapporto estremamente retrogrado e transfobico dell'aprile 2009 [3], continua a parlare di “disturbo di identita' di genere” ed ad esaltare la supervisione medica, e incluso psichiatrica, delle persone transidentitarie.
Si parla anche di introdurre un “elenco nazionale dei transessuali”:
sinistri ricordi...

Ma torniamo un attimo agli annunci rimbombanti del Ministero della Sanita', e supponiamo che lo Stato francese abbia realmente depsichiatrizzato la transidentita': potrebbe, come logica conseguenza, abolire istantaneamente ogni discriminazione che ci viene imposta a causa della classificazione della transidentita' come malattia mentale... Attenti! Prendiamo tutto questo alla lettera.

Esigiamo di conseguenza che lo Stato francese prenda immediatamente le seguenti misure:

- La fine di qualsiasi patologizzazione della transidentita', a qualsiasi titolo e di qualsiasi forma si tratti: e' la transfobia ad essere una patologia, non la transidentita'.

- L'accesso libero e senza condizioni alle cure necessarie alle persone transidentitarie, senza classificarle come malate, ne' mentali ne' di altro tipo, compresa la definizione “disturbo di identita' di genere”.
Infatti i trans non sono per niente malati: le loro sofferenze sono esclusivamente conseguenza della transfobia dello Stato francese e della societa' transfobica che questo crea e gli impone.

- La fine del “percorso” e del “protocollo” che lo Stato francese impone ai trans, in totale illegalita', dato che non abbiamo bisogno del parere di sedicenti “esperti” per sapere chi siamo: gli esperti in transidentita' siamo noi stessi, che viviamo questa condizione 24 ore su 24.

- In particolare la fine immediata di tutti i maltrattamenti “medici” che lo Stato francese impone arbitrariamente ai trans: obbligo di sterilizzazione prima di qualsiasi accesso ai propri diritti civili e di uguaglianza, trattamenti medicalmente distruttivi, “competenze” sotto forma di vere violazioni, lavaggi del cervello...

- Che lo Stato francese paghi i danni: secondo il principio che tutti i danni devono essere pagati da chi li causa, lo Stato francese deve ripagare i danni ai trans per tutto cio' che a fatto loro subire, a livello di Diritti Umani, ormai da decenni. Subordinare questo rimborso ad una qualsiasi condizione, in particolare ad una classificazione dei trans come “malati” o persone “disturbate”, a qualsiasi titolo venga fatto, e' inaccettabile.

- I diritti civili e sociali uguali, pieni e completi per tutte le persone transidentitarie (diritto al lavoro, diritto alla salute, diritti familiari e parentali, diritto di voto senza fitro secondo
l'apparenza della persona...)

- L'abolizione della prima cifra del numero di Previdenza Sociale che stigmatizza i trans e li esclude di fatto dal mercato del Lavoro.

- L'abolizione di qualsiasi menzione del sesso e del genere su tutti i documenti di identita', per la stessa ragione.

- Il cambio di stato civile (compreso l'atto di nascita della persona) dietro presentazione di semplice domanda.

- Una vera politica di educazione pubblica contro la transfobia e l'omofobia da parte dello Stato francese, assieme ai gruppi autogestiti di persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transidentitarie, intersessuate). Iniziando, ben inteso, dall'istruzione all'interno dello Stato francese stesso.

- Una vera politica di sanita' pubblica per le persone LGBTI, in particolare, ma non solo, nell'ambito delle Malattie Sessualmente Trasmesse. Cio' deve includere la possibilita' di donare sangue, cosa che a tutt'oggi ci e' ancora preclusa.

- La fine immediata delle violazioni, da parte dello Stato francese, della Carta Europea dei Diritti Umani, nello specifico a fronte delle persone transidentitarie, cosi' come richiesro dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa [4]

Tutto cio' vi sembra tanto? Ebbene non e' che lo stretto necessario per vivere una vita degna di questo nome. Noi siamo partiti. Lo e' anche lo Stato francese?
Non negozieremo alcuna di queste rivendicazioni minimali.
E continueremo a osservare da molto vicino tutto cio' che lo Stato francese e i suoi servizi faranno per o contro le persone transidentitarie, perche' crediamo nelle promesse solo quando esse si realizzano. E quando ci prendono sul serio.

*Support Transgenre Strasbourg*, 13 febbraio 2010
tel: 06 12 32 47 64 (après 18 h)
e-mail: sts67@sts67.org - web: www.sts67.org


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Note [i documenti sono in francese]:

[1] vedere
http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000021801916
(decreto originale consultabile su http://www.journal-officiel.gouv.fr/
alla data del 10 febbraio 2010)

[2] vedere
http://www.sante-sports.gouv.fr/declassification-de-la-transsexualite-de-la-categorie-affection-de-longue-duree-ald-23-affections-psychiatriques-de-longue-duree.html

[3] vedere
http://www.has-sante.fr/portail/jcms/c_766400/projet-de-rapport-sur-la-prise-en-charge-du-transsexualisme-la-has-ouvre-une-consultation-publique
e leggere la nostra analisi e risposta qui:
http://pccsxb.net/dl/sts/text/2009-05-11_cp_rapport_HAS.txt

[4] vedere http://www.coe.int/t/commissioner/Viewpoints/090105_fr.asp