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lunedì 28 dicembre 2009

piccolo Manifesto PanGender

MANIFESTO PANGENDER


La parola pangender non è un neologismo assoluto in quanto già usata in altre culture. Alcune definizioni del suo significato si trovano, ad esempio, nella versione USA di Wikipedia. La differenza più sostanziale rispetto a queste definizioni già esistenti, per quanto riguarda questo Manifesto, sta proprio nella specificazione “Identità di Genere” piuttosto che “Genere”.

Teoricamente, si sarebbe potuto usare – con maggiore precisione – il termine “pangender identity”, o “panidentitàdigenere”, ma il risultato sarebbe stato – dal punto di vista fonetico - poco comprensibile, mentre “identità pangender” avrebbe avuto un sapore identificativo di una specifica condizione. Cosa che assolutamente non è e non vuole essere la ragione di questo Manifesto.

Wikipedia internazionale, infatti, definisce la parola pangender con due diversi significati.
·       Il primo – relativo ad una specifica condizione individuale – si riferisce a quelle persone che sentono di appartenere ad entrambi i generi in senso sommatorio oppure in senso intermedio (un "punto" fra gli estremi “maschio e femmina”). C’è però da dire che per queste condizioni esistono già altri termini più conosciuti, quali Two Spirits (Due Anime) mediato dall’antica tradizione Lakota, il più moderno Genderqueer e lo stesso termine Transgender.
Utilizzare il termine pangender con questa accezione ci pare quindi ridondante e inutile.
·                 Il secondo significato dato da Wikipedia, invece, definisce una condizione generale. Secondo questa accezione, pangender significa “tutti (pan) i generi (gender)”. Non a caso il “rimando” cui invia Wikipedia, è il sito dei Radical Fairies che – nella sintesi estrema - definiscono pangender come: tutti i sessi, i generi e orientamenti (sessuali. Ndt)[1].

Cosa differenzia la nostra visione da quella dei Radical Fairies?
Per capirlo meglio è utile spiegare le differenze fra alcuni termini che useremo spesso: "sesso", "genere", "identità di genere", "ruolo di genere", "stereotipo di genere" e "orientamento sessuale". Vediamoli uno ad uno, criticamente:

-                 Sesso: si divide in “maschile”, “femminile” e “intersessuato” (più raro e sempre rimosso nelle leggi anagrafiche). Il sesso è considerato fondamentalmente in base alla combinazione che assumono i cromosomi “x” e “y” del nostro cariotipo (parte del genoma). La combinazione “xx” “produce”, di norma, una femmina biologica, la combinazione “xy”, di norma, un maschio biologico. Altre combinazioni possibili, sia cariotipiche (ad esempio: “xxy”) sia d’altra origine, danno luogo a diverse condizioni di intersessualità, che – in breve - generalmente presentano caratteri sessuali misti fra i due “sessi principali” o “altri da entrambi”.
I cromosomi sono quindi responsabili – con alcune eccezioni intersessuali - delle differenze tra il fenotipo maschile e quello femminile, sia per quanto attiene i caratteri sessuali primari (gonadi differenziate in testicoli e ovaie), sia per altre caratteristiche fisiche, metaboliche, ormonali, e relative ad alcune predisposizioni neuro cerebrali e, quindi, caratteriali.
L’aspetto psicologico dell’appartenenza ad uno dei due sessi non è sempre correlabile al solo cariotipo in quanto altre dinamiche fisiche e psicologiche intervengono a modellarlo (vedi sviluppo endocrinologico/ormonale, memoria cellulare, epigenetica, formazione cerebrale pre e post natale, esperienze di vita e, forse, anche genetica extra cariotipica)[2]. Per questa ragione, il sesso induce differenze soprattutto per quanto attiene alle modificazioni fisiche ed ormonali e - in particolar modo - per l’aspetto procreativo.
Esistono differenziazioni attitudinali, anche di tipo psicologico, date dalle diverse attività degli ormoni maschili e femminili che però, come detto, interagiscono con altri elementi di tipo culturale, sociale, storico, antropologico.
Se il sesso definisce in maniera netta il dimorfismo corporeo, altrettanto non accade - se non per una piccola percentuale - per quanto attiene all'identità di genere psicologica. Questa è la ragione per cui, oggi, si tende sempre di più a parlare di “Genere” piuttosto che di “Sesso”, ed è anche il motivo per cui, l’indicazione del sesso come dato anagrafico, è sempre più messa in discussione per qualsiasi altro aspetto che non riguardi la riproduttività[3].

-        Genere: rappresenta, quindi, l’aspetto sommatorio e di sintesi fra “sesso fisico” e “sesso psicologico”. Secondo una parte del movimento femminista, il Genere subisce anche influenze derivanti dalla cultura perché "gli elementi valoriali dell'essere "uomo" oppure "donna, sono cambiati (almeno in parte) e continuano a cambiare in diverse culture, tempi, luoghi". Per questa scuola di pensiero, anche il genere, pur includendo e sottolineando l’importanza del “sesso psicologico” riferito alla persona, piuttosto che alla mera “sommatoria cariotipica”, tende a separare dualmente i generi in “maschile” e “femminile”.
 Secondo il movimento transgender ed un’altra parte del movimento femminista, invece, il Genere rappresenta un “continuum identitario” ai cui estremi opposti vi sono la figura del cosiddetto “maschio identitario” e della cosiddetta “femmina identitaria”. Proprio per questa ragione, l’influenza di fattori culturali non è ritenuta significativa per definire il gender di una persona. Ciò non significa ignorarne l’importanza (determinante, talvolta, per alcuni differenti “ruoli e comportamenti” attribuiti a maschi e femmine in una data società ed in un dato tempo), quanto, piuttosto, tentare di evitare confusioni tra l’aspetto “identitario” e quello “culturale”.
Quest’ultimo aspetto trova infatti una sua propria definizione nel termine “ruolo di genere”.

Se il Genere è quindi un “continuum”, il posizionamento individuale al suo interno è definito con il termine “Identità di Genere”.

-        Identità di Genere: dovrebbe rappresentare la corrispondenza o la non corrispondenza fra sesso e genere. Quindi la rappresentazione di sé, in un punto qualsiasi del continuum citato, a prescindere dal sesso biologico di appartenenza. Nella prassi, però, l’accezione unica conosciuta è quella relativa alla totale distonia tra sesso e genere appartenente alle persone transessuali o transgender, fino a diventare un termine sinonimo di “transgender” o “transessuale”.
Questa definizione restrittiva è molto diffusa e differisce sostanzialmente nella visione Pangender.
L’Identità di Genere, infatti, riguarda l’aspetto identitario individuale ed “autoriferito”: “ci si sente donne pur avendo corpo maschile, ci si sente uomini pur avendo corpo femminile, ci si sente uomini e si è sessualmente maschi, ci si sente donne e si è cariotipicamente femmine, ci si sente “altro” dagli stereotipi “maschio/femmina, ecc”…
Come già detto, il termine viene, invece, applicato quasi esclusivamente per indicare la persona “transessuale”. A sua volta la condizione transessuale (totale o comunque prevalente distonia fra sesso e genere) è considerata ufficialmente un disturbo psichiatrico che porta il nome di “Disforia di Genere (ICD 10 OMS) o “Disturbo dell’Identità di Genere” (DSM IV), equivalenti fra loro, nella sostanza diagnostica.

L’Identità di Genere dovrebbe invece rappresentare il singolo posizionamento – valido per chiunque - all’interno del “continuum” citato, inclusi gli estremi culturali di “maschio” e “femmina”.

Una verità che il movimento transgender proclama da circa quaranta anni, ma che solo recentemente è stata presa in considerazione, anche a causa delle continue conferme scientifiche che la teoria riscontra, in particolar modo nelle “neuroscienze” e nella PNIE (Psico Neuro Immuno Endocrinologia).

Il Pangender intende quindi, con il termine “Identità di Genere”, uno status personale di tutti e chiunque, con molteplici possibili “posizionamenti”, alcuni dei quali, nel tempo, hanno acquisito anche “termini propri” aggiuntivi a “uomo, donna, transgender[4]”.

La definizione del “sentirsi” donna piuttosto che uomo e viceversa, deve necessariamente fare i conti con il Ruolo di Genere.

-        Ruolo di Genere: rappresenta – secondo il movimento transgender - quel che per una parte del movimento femminista è contenuto nel termine “Gender”, ovvero l’aspetto culturale, storico, antropologico derivante dalla separazione binaria dei sessi e dei generi. Tutto ciò che in una data società ed in un dato tempo, viene definito con espressioni tipo “cose da uomini” o “cose da donne”, riferito ad attività o comportamenti o modalità espressive, di vestiario, ecc. è un Ruolo di Genere. Questo è quindi l’unico fattore che può cambiare anche drasticamente, secondo l’ambito storico, antropologico, etnologico in cui vive la persona. Il Ruolo di Genere talvolta trova appoggi più o meno sensati in alcune predisposizioni dovute all’azione ormonale sessuale o a fattori genetici o, ancora, epigenetici. Affidare, ad esempio agli uomini, lavori più “pesanti” trova una sua motivazione nella maggior concentrazione di “massa magra” (muscoli) e ad una più elevata “soglia del dolore”, dovuta all’azione del testosterone. Così come una maggior predisposizione a lavori di media fatica ma di maggior dedizione e pazienza è riferita prevalentemente alle donne, per via della maggior resistenza all’impegno ed alla maggior sopportazione del dolore (nonostante la soglia sia più bassa) dovuta all’azione dell’estradiolo.
Queste predisposizioni sono comunque relative.
Nella realtà esistono donne con molta più massa muscolare rispetto ad alcuni uomini e uomini con una maggior resistenza al dolore rispetto ad alcune donne. Per questa relatività il “Ruolo di Genere” è stato talvolta messo in discussione. L’esempio storico più vicino a noi, e tra i più calzanti - è rappresentato dal potere maschilista presente e dominante in tutte le società umane di ogni tempo, originato dalla maggiore relativa aggressività e forza fisica dell’uomo rispetto alla donna. Dal ‘900 in poi, quando queste due caratteristiche hanno perso importanza - a causa dell’industrializzazione e dall’evoluzione delle “macchine” per eseguire lavori una volta svolti dagli uomini (maschi) - altre caratteristiche hanno sostituito forza ed aggressività; qualità quali la resistenza lavorativa, l’intelligenza, l’intuizione, hanno incrinato, per la prima volta, il  potere millenario maschile, originando, successivamente, le prime contestazioni femministe rispetto al lavoro e ai ruoli sociali delle donne. Se quindi i Ruoli di Genere trovano un “appiglio” in alcune predisposizioni – seppur relative - totalmente diverso è il discorso per quanto attiene gli Stereotipi di Genere.

-         Stereotipo di Genere: porta all’estremo le attribuzioni di “ruolo” riferite ai sessi e le regola secondo canoni estremamente rigidi e separati. Lo Stereotipo di Genere altro non è che il Ruolo di Genere usato in forma costrittiva, ammantato di moralismo, cui viene attribuito un senso etico e che viene spesso imposto, anche con la forza.

-        Orientamento sessuale: sebbene molti passi avanti siano stati fatti a riguardo del Genere e dell’Identità di Genere, l’orientamento sessuale è rimasto come “sordo” ai cambiamenti. Mutano i Generi ma non la binarietà dell’Orientamento Sessuale: “eterosessuale” e “omosessuale” (cui si aggiunge la “bisessualità” che non rappresenta un “terzo polo”, ma la sommatoria, parziale, prevalente, o omogenea, degli orientamenti “etero” e “omo”).

Ogni altra variazione (riferendosi sempre e comunque a sessualità consensuale adulta) è considerata una “parafilia”, termine asettico per indicare le perversioni.
L’Orientamento Sessuale dovrebbe essere considerato superato - inteso negli attuali termini - dalla nascita dei “gender studies” (studi di genere) in poi, che, come detto, non individuano più esclusivamente le polarità “maschio/femmina” ma una serie di posizionamenti intermedi individuali (Identità di Genere). Così però non è stato, almeno fino ad ora, in Italia, ma non solo. Se esistono le persone transgender e genderqueer e sono persone sessuate e con capacità affettive, è evidente che l’uomo o la donna che dovessero iniziare a preferire le persona transgender e/o genderqueer per le proprie ricerche di partner, costoro non dovrebbero essere identificati negli orientamenti sessuali attualmente catalogati. Ulteriori sfumature esistono anche nell’alveo delle binarietà etero e omosessuale. Una lesbica mascolina (butch[5]) che desidera esclusivamente donne estremamente femminili (femme[6]) non ha - secondo il concetto di genere e identità di genere - un “orientamento” identico ad un’altra donna mascolina che si innamora esclusivamente di donne altrettanto mascoline. Nella natura binaria dei sessi tutte le sfumature si perdono e tutto viene forzatamente incluso nei due orientamenti sessuali riferiti addirittura al sesso cariotipico. L’orientamento sessuale quindi rimane impermeabile alle novità portate dal movimento femminista e transgender, nonostante le Associazioni gay e lesbiche si definiscano parte di un movimento anche di Gender (LGBT, dove T è appunto TransGender). La stragrande maggioranza delle persone - incluse quelle di orientamento omosessuale - considerano, quindi, un uomo che si innamora o desidera sessualmente una transgender come “omosessuale represso” o “eterosessuale alla ricerca dell’esotico”, a seconda della propria formazione culturale. L’accertata esistenza di uomini che, pur preferendo la persona transgender, mai si accoppierebbero con uomini (semmai, piuttosto, con donne nate femmine), o quella di donne attratte dalle transgender che però mai si accoppierebbero con uomini, è invece un fatto evidente a chiunque conosca la realtà oggettiva delle relazioni interpersonali fra “trans” e uomini (o donne).
Esistono quindi donne che desiderano persone transgender MtF o genderqueer … Sono etero o lesbiche? E gli uomini? Sono gay o etero? E se desiderano un transgender FtM ? E la lesbica butch che cerca donne lipstick vs/ quella che cerca una donna butch come lei? E il gay “macho” che desidera l’uomo effeminato piuttosto che quello che desidera un suo omologo? Esistono oggi persone che desiderano esclusivamente persone transgender mtf e o ftm, ad esempio. Quale orientamento sessuale hanno tutte queste persone?
Come farle rientrare, se non a forza, nella visione duale “omo/etero”? La risposta è una: semplificando la realtà al punto di falsificarla.

Gli Orientamenti Sessuali sono in realtà tanti quante sono le Identità di Genere delle persone
(e volendo, è possibile “dare un nome” ad ognuno di essi)[7].

Tutte le “definizioni” sopra esposte sono utili a capire la natura del Pangender. Le interpretazioni restrittive date ai termini “Genere” (maschile o femminile), “Identità di Genere” (esclusivamente la condizione “trans”) e “Orientamento Sessuale” (esclusivamente etero od omo) non producono una fotografia reale delle identità personali, in ambito di genere e orientamento delle persone.
Né le sommatorie tentate dal movimento Lesbico, Gay, Bisessuale, Transgender (LGBT) sono riuscite a trovare un reale terreno comune tra le persone e le loro diverse tipologie identitarie.
Le incomprensioni tra le singole “realtà” rappresentate dalla sigla sono ancora piuttosto evidenti, con non pochi casi di discriminazioni fra le diverse soggettività – talvolta anche all’interno di singole componenti (i "gay non effeminati" contro i "gay effeminati", ad esempio, colpevoli di non “integrarsi” a sufficienza per poter ottenere diritti). Ricordiamo che – nonostante i Pride commemorino un evento (la rivolta di Stonewall) nel quale le persone “travestite e transgender” ebbero una parte fondamentale, per molti anni, gay e lesbiche escludevano la componente trans dalle proprie marce.
Infine, queste “associazioni sommatoria” mal si rapportano all’eterosessualità, se non in termini rivendicativi, relativamente ai diritti civili.

La forma “sommatoria” (L+G+B+T ed eventuali code Q e I, di Queer e Intersessuali) di questo movimento ha raggiunto il massimo delle sue potenzialità, spesso attraverso forzature non realistiche da parte dei vertici associativi nei confronti delle loro stesse categorie di riferimento (nessun vertice di associazione gay o lesbica o transgender dichiara pregiudizi verso le altre “categorie”, ma le basi reali, le/gli iscritti, le/i simpatizzanti se ne portano spesso dietro a decine). Al di là dei pregiudizi, è quasi sempre l’impostazione culturale della propria condizione a rendere anche i vertici incapaci di comprendere le altre realtà appartenenti alla sigla-sommatoria.
L’idea pangender supera questa forma sommatoria dell’attuale movimento “L+G+B+T”, include (le Q, le I ed anche altre identità[8] tra cui quella statisticamente prevalente dell’ eterosessualità con il “genere” coerente con il sesso).

Quei rari casi di capacità di “immedesimazione” rispetto alle altre realtà interne al movimento, appartengono quasi sempre a singoli/e o piccole associazioni che già, nei fatti, affrontano la propria ragione d’essere in una prospettiva “pangender”, anche inconsapevolmente.

Paradossalmente, più ci si rifiuta di vedere le quasi infinite possibilità identitarie dei relativi diversi e 'moltiplicati' orientamenti sessuali, più le persone fanno fatica a riconoscere un reale comune denominatore che le faccia sentire in piena legittimità di esistere e facenti parte di una realtà con mille differenze.

Tanto più si accettano le molteplicità di genere e di orientamento sessuale e tanto più le coscienze si avvicinano (persino in ambito “etero”, difficilmente raggiunto dal movimento L+G+B+T, se non in termini di solidarietà esterna). Il termine pangender inizia ad acquisire un suo senso e consistenza.

Il Manifesto Pangender ritiene falsa l’idea secondo la quale, aumentando le definizioni di sé, dando un nome ad ogni cosa che differisca dalle altre, si generi un frazionamento che produce isolamento e frammentarietà identitaria. Nella visione Pangender, “i nomi” dati alle differenze, servono a meglio definire ma non a separare, proprio perché il Pangender vede in queste differenze esclusivamente un dato conoscitivo di sé, senza alcuna valenza etica qualitativa e senza classifiche di “migliore” e “peggiore”. Vede, inoltre, il denominatore comune che abbraccia ogni Identità di Genere ed ogni Orientamento Sessuale.

Si moltiplicano Generi e Orientamenti perché ogni persona trovi liberamente il proprio posto nel teatro della vita ed eventualmente la propria “definizione” nella logica di un molteplice continuum.
Non più una sommatoria di condizioni diverse ma un’appartenenza comune nel riconoscimento delle differenze.

Perché Pangender prima che Pansessuale? Perché pur essendo Genere e Orientamento Sessuale (meglio Affettivo e Sensuale) talvolta indipendenti l’uno dall’altro e talvolta interdipendenti, interagenti fra loro, resta una priorità dell’Identità di Genere riassunta nella domanda:
Se prima non sai chi sei, non sei in armonia con il tuo “corpo/mente”, come puoi dare un nome al tuo orientamento sessuale?
Non è un caso, ad esempio, che tra le persone transessuali / transgender sia più frequente – specie nel periodo precedente l’inizio della transizione o nei suoi momenti iniziali, di vivere, a volte per molti anni, senza alcun tipo di rapporto sessuale e affettivo. Davide Tolu[9], intellettuale transgender, scrittore e regista, una volta, in una conferenza ebbe, sostanzialmente, a dire che se non senti di avere un corpo (identitario) è difficile pensare di avere rapporti con un “altro” corpo. Se manca (l’accettazione de) il proprio corpo, come può esistere un rapporto sessuale? La parola “rapporto” indica la relazione tra due (o più) elementi.
Anche per questa ragione riteniamo il pangender il terreno più fertile da cui partire per trovare un denominatore comune identitario, realmente aperto a tutti.

Per la coscienza pangender, la differenza fra la persona nata maschio che transiziona a donna e l’uomo che si sente tale ma vive con ruoli di genere attribuiti al femminile, è fondamentalmente quantitativa.
Sono diversi posizionamenti nella STESSA SCALA identitaria. Talvolta anche riferita al solo “ruolo di genere”.
Una prova di quanto detto la si può pensare nelle reazioni medie che si potrebbero incontrare in una immaginaria
“candid camera” nella quale, prima si vedono le reazioni della gente ad un uomo in giacca e cravatta, su un bus, che fa l’uncinetto e, successivamente, si osservano quelle di fronte ad una transgender con tratti somatici mascolini visibili. Quello che cambia, nella reazione della gente – ne abbiamo fatte esperienze simili, tutti - è la quantità di stigma, di “risolini” o di “schifo”, di discriminazione; non la qualità.
Non crediamo che, ad un colloquio di lavoro, un uomo in sala d’attesa mentre “sferruzza” con l’uncinetto avrebbe molte più chance di essere scelto rispetto ad una transgender molto femminile e riassegnata anagraficamente.

E’ “la quantità” di discrepanze con i dogmi riferiti alle forme binarie di sesso, genere e ruolo a determinare lo stigma.

Ciò detto, è altrettanto evidente che, comunque, la quantità abbia un proprio peso anche nella qualità delle reazioni negative di una società maschilista, sessista, eterosessista e genderista.
Ciò obbliga il pensiero Pangender a definire una scala di interventi (non di valori) in base alla maggiore o minore urgenza e carenza di diritti.
Per le persone Transgender, Intersessuali, Genderqueer, Omosessuali è evidente la significativa carenza di interventi legislativi utili al raggiungimento dell’equiparazione di diritti e doveri con il resto della popolazione. Altre “variazioni di identità di genere” o di “ruolo di genere” o di “orientamento sessuale” hanno più bisogno di un intervento culturale e di vigilanza sull’applicazione di norme esistenti.
Infine esistono regole che andrebbero cambiate per tutti/e. L’anagrafe, ad esempio, assolutamente dimentica delle persone Intersessuate (quindi né “maschi” né “femmine”) che vengono brutalmente “rettificate” attraverso interventi chirurgici invasivi e totalmente arbitrari sui genitali nei primi mesi di vita, pur di “normalizzarle”[10] all’appartenenza ad uno o l’altro “sesso anagrafico”; dimentica, inoltre, delle persone Transgender di ogni posizionamento possibile, che non trovano alcuna collocazione, se non, di nuovo, attraverso una “normalizzazione” genitale che si adatti agli unici due sessi “ammessi”.

L’adesione al “Manifesto Pangender” implica, quindi, il farsi carico delle diverse reazioni alle diverse “singolarità” che include, anche in ragione del diverso peso dello stigma sociale riversato sulle diverse modalità e quantità di disubbidienza alla binarietà sessuale, di genere e di identità di genere.

Lo scopo del Pangender è quello di promuovere la libertà di espressione di tutte le Identità di Genere, di tutti i “gusti” che differiscono dagli Stereotipi di Genere riferiti alle appartenenze sessuali e agli Orientamenti Affettivi e Sensuali (tra adulti consenzienti) e quindi riguarda chiunque – a prescindere dal proprio posizionamento identitario – ritenga di essere parte di un disegno più ampio rispetto alle libertà di espressione individuale.
Non è questione d’essere transgender, gay, lesbica, bisessuale, eterosessuale, uomo, donna, ecc., ma di una coscienza di sé integrata all’interno di una complessità più vasta di quella “dominante” e che non discrimina tra identità lecite ed illecite, o con maggiori o minori diritti di cui godere.

Novembre 2009

Per la stesura del testo “Manifesto Pangender” incluso in questo libro, ringrazio, per il confronto sulle idee esposte, le seguenti persone:
Darianna Saccomani
Nadia Berardi
Sheina Pecchini
Valeria Angelini
Chiara Masini
ed il confronto tematico con:
il dottor Roberto Todella, medico, psicoterapeuta e presidente del C.I.R.S. (Centro Interdisciplinare per la Ricerca e la Formazione in Sessuologia) e con la dottoressa Luisa Stagi (sociologa Università degli Studi di Genova, scrittrice)


[1] [1] Vedi: http://sites.google.com/site/pangendergathering/frequentlyaskedquestions
[2] per approfondire l’argomento consiglio la lettura del libro “Molecole di Emozioni”  di Candace B. Pert, Tea Pratica Edizioni
[3] Alcune anagrafi risolvono il dilemma sostituendo la voce “Sesso” con “Identificativo di Genere” senza comunque mettere in discussione il dualismo “maschio/femmina”.
[4] Alcuni esempi sono le identità Genderqueer, Two Spirit o il sentirsi “terzi” rispetto ai binomi di sesso (maschio/femmina) e di genere (“uomo/donna”).
[5] “Butch”, camionista, è un termine autoriferito dalla comunità lesbica con aspetto e modalità di vestire diverse dallo stereotipo femminile e spesso si identificano in modalità e con abiti prettamente maschili
[6] “Femme”, femmina, è, analogamente a “butch”, un termine autoriferito nel quale si identificano le donne lesbiche che preferiscono adottare modalità comportamentali e vestire con abiti tradizionalmente considerati femminili. Altri termini che identificano “sottocategorie” lesbiche sono “dyke” e, al suo opposto “lipstick”, analoghi ma non identici ai già citati “butch” e “femme”.
[7] Vedi il “gioco degli orientamenti sessuali” a pagina  45
[8] Ad esempio: Agender, Two Spirits, Genderqueer, Asessuale, Pansessuale, ecc.
[9] Scrittore, sceneggiatore teatrale, autore di libri, Transgender MtF. Per aggiornarsi sulle sue innumerevoli e apprezzabili opere: http://www.davidetolu.it
[10] “Normalizzazione” è il termine usato in medicina per gli interventi chirurgici sugli organi sessuali (talvolta anche urologici) degli infanti intersessuati


Novembre 2009
Copyrighted Mirella Izzo 2009-2010 - 2011

lunedì 21 dicembre 2009

L'INVITO PANGENDER (IL DIRITTO DI TUTT* ALL'IDENTITA' DI GENERE)

STA PER NASCERE CRISALIDE PANGENDER.... L'INVITO A 360 GRADI
(per ulteriori info: http://www.pangender.it)


Dal 2007 Crisalide AzioneTrans, a seguito di numerosi eventi che hanno caratterizzato le dinamiche interne ed esterne del “movimento LGBT” italiano, ha ritenuto il proprio compito di “associazione transgender”, in via di esaurimento. Per il 2010 – dopo un paio di anni di sperimentazioni ed elaborazioni interne, l’Associazione intende “rifondarsi” con nuove modalità e obiettivi.
L’essere contemporaneamente Associazione Transgender, interna ad un movimento che risulta essere una sommatoria di condizioni “gay + lesbiche + bisessuali + transgender” (a cui talvolta si aggiungono Queer + Intersessuati) e dentro un incrocio ideologico di “posizionamenti politici” di Enti il cui scopo dovrebbe essere più “simil sindacale” piuttosto che “simil partitico”, ha posto la nostra Associazione di fronte all’obbligo di un’analisi sui perché dell’essere “movimento LGBT” per come si è espresso fino ad oggi e soprattutto sui perché delle tante sconfitte (o mancate vittorie) sul piano dei diritti delle svariate “categorie” di persone teoricamente rappresentate da una pletora di sigle non indifferente.

Le conclusioni cui siamo giunt* ha messo in evidenza – secondo noi – la non più attualmente valida formula della sommatoria “L+G+B+T” e l’inadeguatezza di un movimento che trova in ragioni “ideologiche” di schieramento di politica generale, motivi di conflittualità paralizzanti. Conflittualità che di solito si cerca di risolvere attraverso la ricerca di un compromesso che alla fine rende debilitate e con le “unghia spuntate” le azioni comuni di tutela e/o promozione dei diritti di tutte le realtà incluse nella ormai un po’ logora sigla.

Ci siamo quindi chiest* se e cosa poteva e potevamo cambiare.

Quale fosse il miglior “comun denominatore” che mettesse insieme realtà anche molto diverse fra loro (come l’orientamento sessuale e l’identità di genere o l’identità di genere e l’intersessualità).


Ciò che abbiamo concluso, cercando di osservare sia la storia del nostro movimento, sia le quotidianità e le cronache, è che non l’orientamento sessuale, non il transgender, ma il Gender, è l’elemento che costituisce il denominatore comune più rilevante. Le condizioni disgreganti e anti-identitarie del “movimento” sono state spesso legate ad elementi connessi all’espressione di Genere. Elementi che hanno creato la maggior parte delle incomprensioni, estraneità, isolamenti, discriminazioni all’interno di un movimento che ha creduto per troppi anni che la sommatoria aritmetica di diverse condizioni, fosse sufficiente come elemento unificante del movimento.


A determinare chiusure mentali e culturali, è infatti ancora oggi l’espressione di genere non “definita dualmente”. Il gay effeminato visto come un problema dagli omosessuali aderenti allo stereotipo di genere maschile. Oppure la lesbica mascolina rispetto all’identità di genere femminile, tra le donne. Ma anche l’opposto: la lesbica “femminile” all’interno di un movimento lesbico critico verso ogni aspetto che in qualche modo faccia riferimento al gusto estetico maschile. Il gay effeminato che sradica la possibilità di sentirsi normale al gay “eteromimetico” a causa del suo aspetto e comportamento (Maicol al Grande Fratello?), ma anche il gay ipermascolino che, rifiutandosi di “cedere virilità” agli uomini etero, ad altri appare strategicamente fuori luogo. Machi e Gay contemporaneamente? Alcuni pensano che sia troppa “esibizione” nel far passare l’idea che si possa essere accettati (e quindi beneficiati da diritti), in una società maschilista e “binaria” che vede nettamente separati i ruoli e gli stereotipi maschili e femminili indissolubilmente legati ai relativi orientamenti sessuali “ammessi”. Anche in ambito “trans”, la “transgender” dichiarata, non operata per scelta, mette in crisi, con le sue rivendicazioni di diritti, chi si ritiene “transessuale”. “errore della natura”, “donna nata in corpo di uomo” e che desidera – nella transizione – lo “sparire” nella più assoluta normalità legata agli stereotipi femminili (e viceversa per il percorso di transizione opposto). Specularmente la ed il transgender dichiarato che entra in conflitto con quelle persone che si dichiarano transessuali e vogliono - terminata la loro personale transizione - tornare ad una vita totalmente privata abbandonando le altre persone trans alle loro battaglie e spesso rinnegando d’essere mai state/i trans loro stesse/i.


I bisessuali, i pansessuali, ritenuti troppo spesso meri “viziosi” dal potere “genderista/sessista” che domina la cultura in cui viviamo, ma anche troppo spesso ritenuti “gay non abbastanza coraggiosi da dichiararsi omosessuali” da parte di molta gente omosessuale.


La visione “omosessuale” piuttosto che “omoaffettiva” rende difficile comprendere la bisessualità come condizione dignitosa. Se invece si ragionasse in termini di affettività e di “identità di genere” (in un senso allargato e non di esclusiva “trans”), diventerebbe semplice comprendere come alcune persone si innamorino delle “individualità” a prescindere dal loro sesso, dalle forme del corpo più o meno “androidi o ginoidi”.


Così come potrebbero essere compresi quegli uomini e quelle donne che “preferiscono la trans” sia per l’aspetto erotico, sia per l’aspetto affettivo, sia per l’aspetto di genere, se si ragionasse in termini che diano il diritto a chiunque ad avere una propria “identità di genere” personale, non stereotipata, senza dover per forza essere giudicati come “gay mancati”.


Ed anche comprese quelle lesbiche che si innamorano di una trans non operata e vengono immediatamente espulse dalla “comunità” come traditrici e “amanti del pene (eufemismo)”. Quest’ultima cosa è capitata a me personalmente. Non si dica che non è vero.


Rientra nel diritto alla espressione della libertà di Genere (Identità di Genere) anche l’uomo eterosessuale che amerebbe fare in pubblico “l’uncinetto” (o qualsiasi altro interesse visibile e stereotipatamente assegnato alle donne) ma deve reprimersi salvo essere considerato automaticamente “femminuccia” o “gay” (questo peraltro rivela come ragionare in termini di solo orientamento sessuale determini una gran confusione tra “gender” e “sessualità” in tutti e chiunque).


Dentro il diritto generalizzato alla libera espressione della propria identità di genere originale - che noi chiamiamo “pangender” perché più di “multigender” rappresenta una sintesi piùttosto che un’altra sommatoria - sta il progetto della nuova Crisalide.


Crisalide PanGender, aperta alle persone di ogni “identità di genere” e quindi ad ogni possibile orientamento sessuale (lecito in quanto adulto e consensuale), quindi aperta alla persona intersessuata, alla persona transgender, alla persona lesbica mascolina, alla persona lesbica “lipsitick”, alla persona etero mascolina, alla donna etero femminile, all’uomo gay “macho”, alla persona gay effeminata ed anche alla donna e all’uomo che si identificano con gli stereotipi di genere assegnati, ma che li considerano vissuti personali fra tante altre possibilità di essere.

Non più una sommatoria ma una consapevolezza che nella libertà dell’espressione di genere è incluso l’orientamento sessuale (che anzi si amplia nelle sue sfumature, nella misura in cui esistono omosessuali attratti solo da uomini effeminati piuttosto che mascolini, esistono lesbiche attratte da donne “femminili” piuttosto che “mascoline”, esistono uomini che non amano gli altri uomini ma s’innamorano della transgender, e donne che preferiscono i trans ftm agli uomini nati tali, e trans che preferiscono i/le trans, ecc. ecc.) e che solo da questa prospettiva potrà nascere una consapevolezza di “movimento unitario” e non più di una sommatoria di differenze che spesso neppure sono state capaci di conoscersi e amarsi.

Si dirà: ma questo è “transgender”. Forse sulla carta. In realtà poi con transgender si è sempre intesa la persona che transiziona da un “gender all’altro” magari senza alcuni passaggi più “cruenti” (o apparentemente tali per chi non li vive come essenziali).


C’è bisogno quindi di un nuovo termine per una nuova consapevolezza, nella quale l’essere transgender è sicuramente la condizione più ostacolata, più stigmatizzata di altre ma che non si differenzia in qualità, ma solo in “quantità” rispetto anche all’uomo eterosessuale con alcune tendenze o interessi considerati effeminati.


Consapevolezza che dentro la realtà “pangender” - che include intersessuati, transgender, gay, lesbiche, etero, uomini più o meno stereotipatamente mascolini o femminili e donne più o meno stereotipatamente femminili o mascoline e molte altre “sfumature” di genere - non tutte le realtà subiscono pari stigma e discriminazioni violente, ma che anche in questo caso si tratta di quantità di stigma e non di qualità dello stesso.


L’”etero con l’uncinetto” sarà spesso discriminato meno della transgender o del transgender solo perché la sua libertà di espressione di genere si discosta meno da quella “stereotipata” e con l’imprimatur della cultura della chiesa romana e vaticana che tanto ha influenzato il pensiero occidentale.


Nasce per questo Crisalide PanGender. Resta il nome Crisalide perché questa parola è legata alla trasformazione e alla libertà, perché storicamente Crisalide è stata la prima associazione statutariamente transgender e non transessuale e quindi già innovativa 10 anni fa.

Resta il nome Crisalide come simbolo di una immagine di serietà data negli anni.
Il resto però cambierà. Almeno questo è l’invito!

Saremo un’Associazione che interviene nel sociale ma anche un gruppo di persone che studieranno e cercheranno di produrre materiale che spieghi la pacificazione a cui porterebbe un pensiero pangender diffuso fra la gente.


Forse all’inizio la nostra Associazione avrà una maggiore attrattiva verso le persone trans e magari verso i gay effeminati e le lesbiche butch, a causa della decennale storia di Crisalide, ma l’apertura è davvero a 360 gradi verso la libertà d’espressione di genere delle persone tutte.


Questo lo sforzo e l’invito. Chi ci crede o si convince della giustezza di un’esigenza unificante relativa all’Identità di Genere, come elemento, diritto, di ogni persona, per determinare un movimento, un pensiero meno disgregato e settario, è benvenut* nella nuova Associazione che sta per nascere.

Presto apriremo le prenotazioni per l’iscrizione alla nuova Associazione.


Mirella Izzo

del Comitato Promotore per la nascita di Crisalide Pangender

Genova 14/11/2009

mercoledì 2 settembre 2009

MENO DIRITTI = AUTORIDUZIONE DEI DOVERI - Lettera aperta al Movimento sulle violenze omotransfobiche

LETTERA APERTA AL MOVIMENTO

VIOLENZA OMOLESBOTRANSFOBICA A ROMA ED IN MOLTE ALTRE PARTI D'ITALIA: LE MANIFESTAZIONI DI PIAZZA NON BASTANO PIU'
"meno diritti = autoriduzione dei doveri"

Crisalide AzioneTrans, nel dare indicazione ai propri iscritti e simpatizzanti di partecipare alla manifestazione di questa sera alle ore 22.00 a Roma, nella "Gay Street (via San Giovanni in Laterano) ed ad eventuali successive manifestazioni organizzate dal movimento LGBT, coglie l'occasione per ricordare ancora una volta che - secondo la propria opinione - le mere manifestazioni di piazza non sono più uno strumento efficace di lotta per l'ottenimento dei diritti delle persone LGBTQI, per la tutela della libertà di espressione della propria identità di genere ed orientamento sessuale, per la promozione della qualità di vita delle persone che fanno riferimento al nostro movimento.

E' noto a tutti come sia il Pride a Roma sia il Pride Nazionale di Genova di questo 2009 siano stati oscurati dai media nonostante la massiccia partecipazione popolare ad entrambe le manifestazioni. E' altrettanto noto che in questi ultimi mesi, settimane e giorni, lavoratori a rischio del proprio posto di lavoro, cittadini (ed extracomunitari) sfrattati da alloggi occupati per necessità, siano stati in grado di attirare l'attenzione dei "media" e quindi dei cittadini italiani (che se non vengono messi a conoscenza dei fatti non possono neppure essere accusati di disinteresse) sui loro specifici problemi, attraverso atti dimostrativi più o meno eclatanti (arrampicandosi sul Colosseo o su altre strutture monumentali della Capitale, occupando stazioni e binari, attuando scioperi della fame, ecc.)

Se il diritto al lavoro ed alla casa sono diritti costituzionali, altrettanto si dovrebbe dire del godimento della libertà ad esistere e ad esprimersi secondo propria attitudine. Diritto variamente negato - in diversa misura e tipologia - a gay, lesbiche, transgender, intersessuati. Una carenza di diritti civili elementari, sancita per legge (o per assenza delle stesse), inaccettabile in una democrazia occidentale, in un paese che si dichiara libero e che è governato da un partito che, nel nome, inneggia alla libertà come valore fondante della natura umana.

A cosa ci riferiamo:

- Omosessuali e talvolta Transgender ed intersessuati non hanno diritto al riconoscimento legale e civile delle proprie unioni affettive (matrimonio);
- Le persone Transgender non godono del diritto
elementare ad esprimere la propria Identità (di Genere) sentita, se non a condizioni aprioristiche, ideologiche e, per molti, vessatorie;
- Alle persone che nascono intersessuate viene negato persino - fin dalla nascita - il diritto a sviluppare la propria identità personale a causa di arbitrari interventi di chirurgia genitale e attribuzione all'uno o l'altro sesso ben prima che si possa sviluppare una coscienza di sé e, di conseguenza, anche una identità reale e sentita.
- Per Omosessuali e Transgender non vengono applicate le norme sulle pari opportunità fra i sessi nel mondo del lavoro, seppur esplicitamente previste dal Parlamento e dalle Corti Europee. Lo Stato non ha ovviamente mai neppure immaginato le - anch'esse previste - "azioni positive" per facilitare le "pari opportunità" per le persone LGBTQI.
Alle persone Transgender, costrette a vivere con documenti discordanti per tutta la vita, viene negato, alla radice, il diritto alla privacy per dati estremamente sensibili come quelli relativi all'identità, al sesso, alla salute.

Come se non bastassero questi fatti oggettivi di carenza di diritti, attraverso la scusa della "sicurezza" dei cittadini, l'attuale governo ha avviato azioni che spingono alla diffidenza e all'odio verso qualsiasi differenza (o diversità, termine che non amiamo ma di più facile comprensione).
I risultati non sono tardati ad arrivare: dai respingimenti fino alla mancata assistenza in mare dei profughi, dalla supposta e falsa dichiarazione di innaturalità delle relazioni omosessuali e delle varianti delle identità di genere alle violenze che normalmente conseguono a prese di posizione di tal fatta. Così come i nazisti ci hanno messo anni a diffondere - attraverso una sistematica campagna d'odio - la diffidenza verso gli ebrei, per poterne poi organizzare lo sterminio con l'accondiscendenza della maggior parte della popolazione tedesca, altrettanto, il Governo - con l'aiuto delle gerarchie Vaticane - sta preparando il terreno per infondere nella popolazione la diffidenza e - nelle teste calde - l'odio, verso le persone LGBTQI (e non solo LGBTQI, ma anche immigrati ed altri soggetti resideboli)

L'aumento della violenza è un segno inequivocabile di questo processo: la carenza di diritti di qualsiasi comunità, da sempre, è un elemento fondamentale per scatenarle contro l'odio diffuso.

Crisalide AzioneTrans ritiene pertanto insufficiente l'organizzazione di manifestazioni di piazza come reazione del movimento LGBTQI Italiano a quanto sta accadendo. Aderisce alle manifestazioni con la speranza che siano fondamentalmente il luogo in cui diffondere la disubbidienza civile secondo lo slogan "Meno diritti = meno doveri".

Fino a che le persone LGBTQI non avranno raggiunto una parità assoluta nel godimento di elementari diritti civili con il resto della popolazione, non si vede motivo per cui i doveri dovrebbero invece essere uguali per tutti.

Crisalide AzioneTrans pertanto invita tutte le Associazioni e le persone LGBTQI non aderenti all'associazionismo ma che davvero sentono il peso della discriminazione e dell'insicurezza sulla propria pelle, ad assumersi responsabilità collettive ed individuali nell'immaginare azioni non violente di disubbidienza civile, di autoriduzione dei doveri fiscali, di atti dimostrativi che possano anche mettere a repentaglio salute e vita di chi volontariamente deciderà forme di lotta e resistenza passiva, quali scioperi della fame, della sete, dell'assunzione di farmaci, e quant'altro ognuno, per la sua parte, vorrà "mettere in gioco" per la causa. Chiede che il Movimento si faccia carico e promuova, coordini o tuteli forme di lotta più incisive rispetto alle sole manifestazioni di piazza che vengono spesso dimenticate il giorno stesso in cui si svolgono.

La presidenza di Crisalide AzioneTrans si dichiara personalmente pronta ad intraprendere forme di lotta e disubbidienza civile organizzata, qualora fosse raccolta l'istanza al movimento LGBTQI italiano di iniziare a pensare e realizzare un piano nazionale di autodifesa dei cittadini LGBTQI, attraverso forme di lotta non violente ma che abbiano in sé la capacità di determinare conseguenze, qualora ignorate.

Auspica che ogni manifestazione che si svolgerà in Italia da oggi in poi - cui Crisalide aderisce, in linea di principio, fin da ora - rappresenti il terreno nel quale condividere e mettere in atto, forme di lotta reali e concrete, che superino (senza cancellarle) i cortei o i "sit in" e le "piattaforme rivendicative". Queste ultime dovrebbero sempre avere un destinatario preciso che, qualora non dovesse rispondere, si assumerà le responsabilità di provocare forme di lotta più marcate e decise.

Noi popolo LGBTQI non dobbiamo vivere nell'insicurezza della nostra incolumità in nome della tutela della sicurezza a favore di un'astratta cittadinanza che "odora" sempre più di "ordine etico" che istiga all'odio delle differenze e che non risponde più al legittimo bisogno di sicurezza che deriva dal corretto rapporto fra diritti, doveri, leggi e applicazioni delle stesse, uguale per tutti i cittadini.

Genova 2 settembre 2009

Mirella Izzo

Crisalide AzioneTrans - Genova

Mirella Izzo
Presidente


mercoledì 22 luglio 2009

MEMORIAL PER TIZIANA LORENZI



Tiziana Lorenzi è scomparsa dopo una lunga agonia risalente al 27 giugno 2009, durante il corteo del GenovaPride. Là, sul carro dell'Associazione Transgenere e della Comunità di San Benedetto, si è sentita male. Dal corteo è stata trasportata d'urgenza in ospedale. Fino alla notizia di ieri che ne annunciava la morte. Per chi l'ha conosciuta, sia in internet sia nella vita reale, dedico lo spazio dei commenti al suo ricordo. Chiunque voglia può lasciare poche o tante righe in sua memoria ed in suo ricordo. Anche io lascerò il mio nei commenti.
Militava nell'Associazione Transgenere, che opera in Versilia ed in Toscana, regione nella quale risiedeva.
Esprimo la mia costernazione e la dolorosa sorpresa per la notizia.

Mirella Izzo

martedì 23 giugno 2009

Ipotesi di Art. 2 dello Statuto di Crisalide

NOTA BENE: il seguente post è dedicato alla discussione in corso nel Gruppo "FaceBook" dal nome "Rifondare Crisalide?". Chiunque sia interessat* ad approfondire l'argomento è pertanto invitato ad iscriversi a FaceBook e aderire al gruppo citato (Rifondare Crisalide?)

IPOTESI DI ARTICOLO 2 DELLO

STATUTO DI CRISALIDE GENDERBENDER


N.B.: IL NOME “CRISALIDE
GENDERBENDER” E’ ASSOLUTAMENTE PROVVISORIO, COSI’ COME PERALTRO E’ EMENDABILE
IL TESTO PROPOSTO


Crisalide Genderbender ha per scopi la tutela e la promozione del diritto all'Identità personale di coloro che aderiscono agli ideali di questo Statuto, sintesi delle idee che animano l'Associazione. In particolar modo intende opporsi agli “stereotipi di genere e sessuali” , figli di una cultura predominante che determina - anche attraverso l’assenza o la presenza di leggi dello Stato - l’esclusione parziale o totale di molte persone dal godimento dei diritti elementari, discriminazioni sociali, familiari, lavorative e – non raramente – violenze sia psicologiche, sia fisiche.


Crisalide Genderbender si pone l’obbiettivo di lottare contro ogni restrizione e disuguaglianza di trattamento derivanti da:

·
Maschilismo, che teorizza l’inferiorità della donna rispetto all’uomo;


·
Eterosessimo, che sostiene l’orientamento eterosessuale come unica affettività accettabile tra quelle con implicazioni sensuali/sessuali;


·
Genderismo, secondo il quale i generi sessuali sono due, senza alcuna possibilità intermedia, non possono essere modificati per volontà o esigenza della persona;

·
Determinismo Genetico per il quale sono socialmente accettabili solo le combinazioni cromosomiche XY (maschio) o XX (femmina) e che differenti combinazioni che producano effetti di intersessualità fisica e psicologica, debbano essere “normalizzati” ai due modelli accettati, per via chirurgica in età neonatale;


·
Imposizione di ruoli di genere stereotipati differenziati fra Uomini e Donne (e quant’altro), per i quali devono conseguire comportamenti, modi di vestire o atteggiarsi, interessi, passioni, sensibilità differenziate fra i generi e non mescolabili;


·
Trisessismo, che prevede come unici orientamenti sessuali possibili quelli eterosessuali,
omosessuali e bisessuali, con ciò negando forme di identità di genere intermedie ed il loro diritto ad una vita sessuale accettata.



Crisalide Genderbender si propone di diffondere una cultura che esalti le differenze, come qualità primaria dell’essere umano in ogni ambito ed in particolar modo a riguardo dei temi di Genere e di Orientamento Affettivo.


Chiunque, fra “Donne Eterosessuali”, “Uomini Eterosessuali non Maschilisti”, “Donne Lesbiche”, Uomini Gay, Uomini e Donne Pansessuali o Bisessuali, Transgender, Intersessuati , persone con Varianti di Genere e che si batte per una Società laica, per l’uguaglianza dei diritti civili derivanti da sesso, genere, identità di genere, è potenziale socia/o dell’Associazione e/o suo utente.


In particolare, Crisalide Genderbender promuove i diritti:

·
delle persone transgender, gender variant, genderqueer e/o transessuali, anche definiti con i termini clinici di “Disforia di Genere” e “Disturbo dell’Identità di Genere” (DIG) - d’ora in poi indicati conl'acronimo " T* " sia per la realizzazione della pari dignità e delle pari opportunità tra tutti gli individui e per la tutela della privacy del percorso di transizione di genere.

·
delle persone che rientrano nella definizione di Intersessuati (indicati con l’acronimo “I*”), sia per ciò che attiene al lavoro di socializzazione e aggregazione della comunità T* e I*, sia per ciò che riguarda il diritto alla salute fisica e psicologica del singolo, sia per l'affermazione dei diritti civili delle persone I* ed il divieto assoluto di assegnazione ad un genere sessuale in età precedente alla formazione di una Identità di Genere personale maschile, femminile, neutra o intermedia

·
delle donne, femministe o non, che [qualche donna femminista/lesbica o quant’altro vuole scrivere questo punto?]

·
degli uomini che non si riconoscono nella cultura maschilista…. [qualche uomo etero/gay non maschilista vuole scrivere questo punto?]

·
degli esseri umani (donne, uomini, transgender, intersessuali) che non si identificano con i Ruoli di Genere imposti dai costumi e dalla Società e che determinano dileggio o discriminazioni (le cosiddette donne mascoline, i cosiddetti uomini effeminati, di qualunque orientamento sessuale).


Si batte per la realizzazione di leggi che prevedano:

1.
la possibilità di modificazione dell’identificativo di genere (sesso) delle persone transgender, a prescindere da interventi medico-chirurgici, eventualmente autorizzabili;


2.
una modificazione dell’istituto dell’Anagrafe, nella quale siano presenti:


a.
l’aggiunta del genere “neutro” per le persone Intersessuali


b.
la possibilità di assegnazione di “sesso” temporanee per i bambini e adolescenti
intersessuali


c.
la possibilità di cambiare identificativo di Genere e Nome nel rispetto delle
norme sulla privacy


3.
leggi stringenti sull’assoluta parità di trattamento fra le persone (pari opportunità) d’ogni appartenenza di genere e/o di orientamento affettivo


4.
un unico strumento legislativo che disciplini diritti e doveri delle famiglie delle persone di qualunque orientamento affettivo o identità di genere



5.
leggi che istituiscano “l’aggravante per odio o pregiudizio” per i reati contro le persone che non si identificano con gli stereotipi di “maschio eterosessuale” e “donna eterosessuale”;



6.
[altro?]


Crisalide Genderbender promuove inoltre la libera espressione delle relazioni affettive e sentimentali consensuali tra ogni tipologia di persona.


Promuove la libera e riconosciuta espressione dei cosiddetti orientamenti sessuali (o affettivi), in modo particolare rispetto alla: omosessualità (o omoaffettività) maschile e femminile (lesbismo), la bisessualità, la pansessualità, la a-sessualità.

Crisalide Genderbender si prefigge di intervenire nel campo della cultura e nell'informazione, nel dialogo e confronto con istituzioni, partiti e sindacati, nell'alleanza con altri movimenti che condividano – anche in parte - i suoi obiettivi e principi.

Crisalide Genderbender è un’organizzazione democratica, apartitica, non violenta, ecologista, antirazzista, antitotalitaria, libertaria, (trans)femminista e per l’affermazione di un “Uomo Nuovo” liberato dai condizionamenti di supremazia e dominio maschilista. Ha inoltre lo scopo di opporsi
dialetticamente e democraticamente contro i seguenti atteggiamenti:

maschilismo – sessismo - etero sessismo – genderismo – trans fobia – omolesbofobia - a-bi-pan-sessuofobia, ed ogni sorta di separatismo derivante da condizioni di “genere” e/o “orientamento sessuale” consensuale.

Crisalide Genderbender persegue finalità di solidarietà sociale, supporto e socializzazione nei confronti delle persone che si identificano nel presente articolo dello Statuto e di informazione nei confronti di terzi al fine di fornire una migliore e realistica conoscenza della realtà delle persone
“gender variant” e difenderne dignità, diritti ed esigenze."


L’Associazione valuterà nel suo insieme, le priorità di azione in base alla maggiore o minore urgenza rispetto alle discriminazioni subite dalle diverse soggettività che rappresenta.


Le priorità non dovranno comunque mai trasformarsi in “esclusività” e le attività associative saranno frutto della collegialità delle diverse componenti interne all’Associazione.


Auspica che tali componenti, nel tempo, possano sviluppare una coscienza comune che si identifica con la parola inglese “genderbender”, che significa “piegamento, allargamento dei Generi sessuali”.

lunedì 15 giugno 2009

One New Man Show a Genova!!

CRISALIDE AZIONETRANS
PRESENTA:
ONE NEW MAN SHOW
atto unico per solo uomo nuovo

Genova Sabato 20 Giugno, ore 21
Teatro Hop Altrove
Piazzetta Cambiaso 1

Sabato 20 giugno alle 21, al teatro Hop Altrove di Genova va in scena "One New Man Show" di Davide Tolu con Matteo Manetti. "Atto unico per solo uomo nuovo" recita il sottotitolo. L' "uomo nuovo" è colui che uomo non nasce e che deve conquistare la propria identità maschile lottando contro il mondo e un destino deciso nei geni. Nato in un paesino di provincia, Pietro rievoca i protagonisti del suo passato per spiegare la propria vita, a se stesso innanzitutto. Alla fine, troverà un solo modo per fuggire dalla sua prigione. La storia è ambientata negli anni '70, quando non esisteva ancora la legge 164/82 che permette la rettificazione sessuale. "One New Man Show", interamente prodotto da persone transgender, è finora l'unico spettacolo italiano a toccare la tematica del transgenderismo da donna a uomo e mira a portare lo spettatore nei panni del protagonista per aprire la strada alla comprensione e al rispetto.

One New
Man Show

con: Matteo Manetti

luci: Luca Riggio

consulenza: Marco Pasquinucci

musiche, drammaturgia e regia: Davide Tolu

produzione: Officine Papage



organizzazione Genova Pride 2009

giovedì 7 maggio 2009

CRISALIDE: DIECI ANNI DI BLUFF INVOLONTARIO

CRISALIDE: DIECI ANNI DI BLUFF INVOLONTARIO
Dimenticate tutto quel che ho scritto a riguardo di “cultura transgender”, di nativi americani e “two spirits”, “Winkte”, ecc.
Dimenticate che esista realmente, in Italia, un movimento transgender capace di esprimere una, anche vaga, propria cultura alternativa rispetto a quella socialmente dominante, basata sui “dualismi”.
Dimenticate che le persone “trans” italiane, assomiglino, anche vagamente, a come spesso io le ho dipinte.
Non che io abbia mentito consapevolmente. Un po’ sono stata ingannata da una serie di eventi, un po’ mi sono aggrappata – all’ultimo disperatamente – a quel che io stessa avevo costruito come immagine delle persone transgender.
Capita, quando ci si sbaglia e si investe tutta la propria vita su un errore di valutazione iniziale, di attaccarsi a quell’errore per non ammettere di non avere capito. Per non ammettere di avere costruito una realtà che non esiste o meglio, che esiste come fenomeno marginale, elitario, ed ormai completamente privato.
Le persone transgender che in Italia avevano qualcosa di importante da dire sono, ormai, tutte fuori dai “giochi”. O perché ritiratesi a vita privata o perché si occupano di altro. Mi permetto di fare io dei nomi: Davide Tolu, Matteo Manetti, Diana Nardacchione, Helena Velena, Alex Barbieri. E’ triste che l’elenco finisca qui, potrei dimenticarne un paio, ma gli altri nomi “noti” sono solo costruzioni artificiose (talvolta al limite del plagio) basate sulle idee di chi ho menzionato. Idee riportate ma non elaborate, quindi non vissute. In altro “post” ho già citato un libro di altra autrice che dovrebbe essere ascritto a me perché riporta al 90% elaborazioni da me scritte su web da anni.
Altre persone continuano a sciacquarsi la bocca con le idee di un movimento transgender ma praticano una vita da manager maschilista e venale.
AzioneTrans è, con la volontà di Francesca, ormai un’associazione di “transessuali primarie”, che lotta per leggi più giuste, ma che trascura l’elemento culturale che è poi quello che forma le persone e, successivamente, i movimenti. Ottimo lavoro ma anche lei credo stia iniziando a chiedersi: “per chi lo faccio?”.
Se non lo stesse facendo, mi preoccuperei.
Crisalide nacque proprio dall’incontro fra me e Manetti. Poco dopo si aggiunse Davide Tolu.
Non conoscevo gran che dell’”altro” prevalente. Conobbi loro (e più tardi gli altri nomi citati) e mi feci un’idea molto ottimistica a riguardo della profondità delle persone transgender.
Quando iniziai a vedere cosa invece facevano, come vivevano, cosa pensavano, la stragrande maggioranza delle persone “trans”, capii che gli sparuti altri che avevo conosciuto all’inizio del mio percorso di transizione, erano un’intellighenzia che per caso era entrata in contatto con me e che mi fece avere suggestioni errate.
La realtà è che una grande maggioranza di trans non è affatto interessata al “transgender”, alla rottura dei ruoli “binari” maschio/femmina e tutto quel che ne consegue anche in termini di diritti civili (si pensi all’istituto del matrimonio o all’istituto dell’anagrafe come sarebbero stravolti); vuole solo passare da uno stereotipo all’altro. Chiede non un diritto che provenga da un’elaborazione culturale e scientifica, ma il privilegio di transitare da un sesso all’altro senza mettere in discussione la binarietà dei sessi (per questo lo chiamo “privilegio”, perché la binarietà non prevede che si passi da una parte all’altra tanto allegramente).
La grande maggioranza delle persone trans italiane, non sa neppure chi siano le persone intersessuate, ovvero quelle persone a noi “sorelle” (o fratelli) maggiori.
La stragrande maggioranza delle trans MtF, non scende in piazza per il diritto al lavoro, ma si mobilita in massa (con la benedizione delle “associazioni” riunite in “coordinamento”) a Napoli per chiedere che si preservi il “diritto a prostituirsi”, motivandolo con il fatto che «noi trans non abbiamo altro lavoro per mantenerci».
Non interessa il diritto al lavoro, ma il diritto a restare marginali (ma ricche) riconoscendo che il vero lavoro (pre)destinato alle trans, è la prostituzione.
Non sono opinioni, ma fatti. A Napoli sono scese in piazza molte più trans di quante ne scesero a Sanremo, quando si manifestò contro la fine dei pregiudizi contro le persone transgender sul lavoro (gli altri, non la prostituzione).


“Transfemminismo”? “Uomo Nuovo” (de-maschilizzato e proveniente dal movimento internazionale FtM)?. Si, si… esistono le transfemministe ed anche uomini FtM che rifiutano gli stereotipi di genere maschilisti. Una percentuale irrisoria rispetto alle trans “maschie” nel cuore e nelle modalità di vivere il rapporto sesso/sentimento e agli FtM che sognano di diventare i migliori strapazzapapere dell’universo.

L’altro giorno parlavo con un’amica transgender americana del mio libro “Translesbismo: istruzioni per l’uso” (ormai davvero vicino alla pubblicazione italiana…) come di una novità assoluta nel panorama librario nazionale, per i temi trattati. Lei era molto stupita perché i temi del translesbismo e ancora di più del transfemminismo, sono oggetto di numerosissime pubblicazioni in USA e sono temi centrali nel dibattito dei movimenti femminista, lesbico, transgender.
Mi viene da ridere (o da piangere) se penso allo sparuto numero di translesbiche che associano al proprio orientamento sessuale lesbico, una coscienza di dignità femminile, di “femminismo transgender”.


Crisalide è stato un grande bluff che, per un certo periodo, ha quasi convinto una parte dei “media” italiani che le persone transgender potessero avere qualcosa di speciale, di utile alla società.
La realtà è che ancora oggi la maggioranza delle trans MtF SCEGLIE (dichiara di) la strada e ne rivendica grande dignità.


Mi sono vergognata a leggere su un bel libro femminista come “Altri Femminismi”, un intervento di Porpora Marcasciano che inneggiava alla prostituzione come strumento di indagine e conoscenza socio/psicologica e rivendicava alle trans questo ruolo di mediatrice tra i sessi che, chissà perché, dovrebbe avvenire facendo pompini o altri splendori della sessualità mercificata.

Mi vergogno ancora a leggere la sua approvazione ad affermazioni di sex worker americane e mistress (sadomaso in ruolo dominante) che giustificano il proprio mestiere e voglia di far soldi con frasi del tipo: «facciamo agli uomini quello che gli uomini hanno fatto da sempre alle donne».
Non capire che tali spiegazioni erano mere giustificazioni al proprio business, da parte di una trans; non capire la differenza tra chi ti paga per farsi frustare e la violenza perpetrata contro le donne per millenni, per me può significare soltanto che si è restate uomini e pure un po’ “stronzi”, dentro. Ovviamente è un’opinione personale derivante dalla mentalità che esce da certe dichiarazioni.
Oh, per carità… si sa che «le trans sono ottime prostitute…»
E’ noto, specie fra i clienti affezionati: «le donne lo fanno per lavoro, la trans per proprio piacere». Farsi pagare per il desiderio sessuale come conferma di una femminilità raggiunta, dimenticando un paio di particolari: che le donne raramente provano soddisfazione nel prostituirsi e che questi uomini che pagano le trans, pretendono l’”uccello” e possibilmente attivo e funzionante. Sai che conferma di femminilità!! Uno stereotipo? In parte sì, ma gli stereotipi, l’ho imparato, non nascono dal nulla. E reale che per molte trans che si prostituiscono, farlo è fonte di autostima e piacere. Se non bastasse la mia parola, la presidente di Libellula 2001 di Roma, ha dichiarato cose analoghe in una tv romana. Si, è così: una rappresentante vera (non come me, che rappresentavo me stessa e pochissime decine di altre persone) delle trans, ha affermato che prostituirsi ha anche un valore di crescita nella propria nuova condizione femminile (sic!).


L’”Uomo Nuovo”? Oh, basta frequentare per un’ora Davide Tolu o Matteo Manetti per accorgersi che esiste e per capire quanto è differente dallo stereotipo classico maschile/ista.

Certo è, però, che dall’altra parte sono decine le mie conoscenze di “nuovi uomini” (in senso temporale, in questo caso), che con la crescita dei primi peletti di barba hanno fatto impennare la loro stronzaggine testosteronica, prendendo e lasciando ragazze come fossero fazzoletti di carta. Ragazze incantate e inebetite da questi apparenti nuovi uomini “senza pene” che evocano il maschio non prevaricatore.
Quanti FtM maschietti perfetti, in tiro, alla continua ricerca dell’affermazione sociale nel lavoro, nel sesso, nei soldi… e nell’insopprimibile desiderio di far conquiste su conquiste! Quanti FtM yuppy anche ora che lo “yuppismo” è morto negli anni ‘90!


Non volevamo essere un “bidone”, noi di Crisalide… anzi non credevamo di esserlo, nei primi anni di attività. Pensavamo che il nostro fosse un sentire diffuso e comune e che magari noi avessimo semplicemente più voglia di comunicare e di farlo politicamente. Dopo un paio di anni, già sapevamo di esserci sbagliati ma pensavamo ancora che il nostro stimolo avrebbe potuto svegliare le nuove generazioni transgender ad una propria dignità in quanto tali. “Two spirits”, uomini e donne “come gli altri”, ma con un proprio specifico culturale, dovuto alla realtà oggettiva della propria condizione, realtà, biografia di transito fra i generi.

Ci abbiamo provato con tutte le forze per anni. Al massimo siamo stati ingannati da qualche falsa/o “discepola/o” della prima associazione transgender (e non transessuale) italiana, che ha usato la “novità” a proprio uso e consumo.

Solo io – di quel gruppo - ho resistito così a lungo (segno di minor intelligenza, di maggior impegno o di mera testardaggine? A chi legge la scelta) nel perseverare con la cultura transgender in Italia.
Sia chiaro: la cultura transgender esiste eccome! In USA, in UK, in Spagna, in Olanda, in quasi tutta Europa, ma non ha scalfito lo status di “italiota” che non ci distingue dal resto della popolazione, anzi, spesso, pur di piacere, ci rende, noi “trans”, più italioti degli italioti.


In tutto il mondo, le cure di cui necessitano le persone trans, sono fornite dai Sistemi Sanitari Nazionali (così come sono organizzati) tranne che negli USA, dove però il problema delle cure mediche a carico dello Stato è generalizzato.

In Italia, una classe politica (di sinistra) squallida e di un’ignoranza abissale, alleata a squali transgender che cercavano la via individuale alla ricchezza, magari stanche di dar via il culo, sta “dando vita” ai cosiddetti “consultori”, gestiti dalle Associazioni.
Non consultori che diano informazioni utili - come ci sono in tutto il mondo - ma che proprio gestiscono la salute e la transizione medica delle trans, ovviamente con personale medico, ma decontestualizzato dalla multi specializzazione che offre un ospedale.

Così le trans ed i trans “utenti” fanno più favori (a proprie spese): si tolgono dai coglioni negli ospedali dove ci sono “i malati veri” , spendono molti più soldi che con i ticket, e non hanno l’assistenza – normale negli ospedali – delle consulenze gratuite di eventuali altri specialisti per altri ambiti della salute che possono derivare proprio dalla terapia ormonale. Il tutto per mantenere vive queste Associazioni e soprattutto chi le dirige.

Complimenti alle soluzioni all’Italiana. Poi abbiamo protocolli diversi da quelli internazionali perché noi siamo più furbi di tutti ed infatti le ed i trans italiani si devono sorbire a volte anni di psicoterapia (quasi sempre pagata) per avere l’ok agli “ormoni” (nel mondo si eseguono test psichiatrici e si ha una diagnosi in pochi mesi).
Ci si potrebbe immaginare una rivolta popolare di fronte a questi abusi: «vogliamo essere seguite/i negli ospedali che offrono maggiori garanzie e sicurezza, in cui spendiamo meno e sostiamo meno a lungo nella terra di nessuno delle indagini psicologiche senza diagnosi».
Niente di niente di niente. Piegare il capo e obbedire: questa è l’attitudine prevalente in ambito trans, salvo poi scatenarsi di notte (per le MtF) nelle discoteche ad offrire il proprio corpo conquistato, come un trofeo di silicone o, per gli FtM, darsi finalmente alla “dolce vita” fatta di alcool e tanta più figa possibile…

Insomma Crisalide ha per anni falsificato la realtà. Io, in prima persona, ho raccontato a giornali, riviste, radio e tv, una realtà di persone meravigliose che in realtà non esistono, se non in una percentuale inferiore rispetto al resto della popolazione.
Di me un ex dirigente di Arcigay, ora presidente onorario (e che non è Grillini), so che disse: “è l’unica trans con il cervello”, o qualcosa del genere.

Mi offesi allora perché derideva una “categoria” che credevo esistere. Oggi, sebbene non pensi di essere l’unica, comprendo molto meglio tale affermazione. Ripeto non sono l’unica e poi “nel movimento” c’è tanta “merda” che ovviamente, anche una persona di media onestà intellettuale, fa già un figurone!
E poi, non sono così convinta che ripeterebbe tale affermazione, leggendomi oggi, negli ultimi periodi in genere.
Mi pento di avere rappresentato una realtà come prevalente, quando invece è ultra minoritaria? No, perché alla fine è bene rappresentare anche le minoranze. Perché è bene conoscere Stalin ma anche Trotzky, Bush ma anche Luther King.

Certo gente come King sembrava rappresentare il sentire comune dei neri d’America… ma era un falso. Tolto di mezzo lui, tutto si è perduto. E questa è la prova che tante belle menti, rappresentano solo se stesse, anche se a volte, godono di una certa popolarità. Perché anche gli stronzi, a volte, sognano d’essere buoni e si scelgono un leader che li rappresenti per continuare a farsi i propri affari (più o meno sporchi).
Succede ovunque? Vero. Tanto vero che molti anni fa ebbi a dichiarare in pubblico che le persone transgender avranno conquistato pari diritti solo il giorno in cui avranno diritto alla “mediocrità”.
Cioè che per riuscire a trovare un lavoro non fosse più necessario essere talmente brave/i e redditizie/i da far superare i pregiudizi, in nome del Dio “convenienza”.
In quella frase c’era la mia consapevolezza della realtà in cui mi muovevo ma che non potevo dichiarare come realtà prevalente.
Continuo a pensare che le persone transgender debbano avere accesso ai diritti di tutti, anche se non particolarmente brillanti, ma quel pensiero non mi sarebbe mai venuto in mente se non avessi già capito in che ambito mi muovevo.
Perché la mediocrità – lo dico perché è la verità, non perché sono diventata una vecchia acida – in ambito trans è molto più diffusa che altrove.
In un certo senso è normale che sia così. Lo è in genere per tutte le comunità emarginate al punto da portare chi vi appartiene ad auto ghettizzarsi pur di avere qualche vantaggio (vedi la vocazione alla prostituzione) Perché la comunità trans avrebbe dovuto fare eccezione?
Perché una cinquantina è riuscita a vincere l’emarginazione per fortuna o per merito?

Non è così, non lo è stato e non è.
Orgoglio transgender? Mi viene da ridere (o ancora da piangere). Esistono talmente tante trans che dopo avere completato la transizione, cambiano città, e nascondono la loro ex condizione persino ai loro partner, da far tristezza. In gergo si dice “vivere in modo stealth”. Ecco l’orgoglio transgender! Oppure esiste l’orgoglio” che vanta il diritto a prostituirsi come una bandiera dell’essere transgender. O l’orgoglio di corpi totalmente sintetici e denudati alle parate dei Pride.
Poco, pochissimo orgoglio rispetto alla propria intelligenza, sensibilità, ecc.
Anni fa a Matteo Manetti capitò di polemizzare con un CTU che faceva eseguire il Quoziente di Intelligenza alle ed ai trans, per avere l’ok all’intervento. La risposta che lo psichiatra gli diede fu laconica. Disse: “faccio questo test, lo ammetto, per una ricerca mia personale, perché il riscontro, rispetto al resto della popolazione, di capacità intellettive delle persone trans – specie da maschio a femmina – sono sconfortanti. Sono felice che lei faccia eccezione e “alzi” la media”. Al tempo, quando mi riferì l’episodio, sia io sia lui, rifiutammo ideologicamente l’affermazione dello psichiatra… Mentiva.. doveva per forza mentire. Oggi mi chiedo: “perché avrebbe dovuto farlo? A che pro, dato che era persona supportiva e non ideologicamente contraria alla transizione?”
Non che io creda poi molto al test del Q.I….. certo però che la cosa fa pensare

Un’amica lesbica, leggendo la bozza di quanto scritto fino a qui, mi ha contestato varie cose: che le situazioni di cui parlo sono comuni a tutte le realtà, che – ad esempio - anche la maggior parte delle lesbiche pensa a scoparsi qualcuna e non certo ai documenti programmatici di ArciLesbica, ma ci si iscrive perché delega all’Associazione il “pensare sociale” per i suoi diritti.
Mi dice che sbaglio a ritirarmi e soprattutto che è grave che io diffonda questi messaggi a tutti e non, magari, solo all’interno del “movimento”.
Sono anni che dico tante cose, all’interno del movimento, invano (forse le mie controparti non hanno mai effettuato un Q.I.? ).
In realtà non voglio dire che sono scontenta del lavoro fatto in Crisalide. Credo che l’Associazione abbia prodotto tanta qualità al punto che oggi, a sito fermo (dagli aggiornamenti) mi è arrivata una proposta di pubblicità sulle pagine del sito di Crisalide AzioneTrans. Segno che è ancora letto e visitato. Non è questo il punto. Il punto è che io ho rappresentato all’esterno una realtà transgender italiana che semplicemente non esiste. Ho proiettato su tutte le ed i trans l’identità mia e di uno sparuto gruppo di “intellettuali transgender”, forse un po’ segaiole/i, visti i risultati. Questo è il bluff, non certo le nostre proposte, articoli, interviste, lettere, proteste, ecc. Sono orgogliosa della produzione di Crisalide e semmai potranno essere altri a contestarne la qualità o validità.
Il bluff è solo la rappresentazione in “collettiva” di una realtà poco più che individuale.
Questo, secondo la mia amica, non va detto a tutti: «ci sarà chi utilizzerà le tue parole per gettare fango sulla “categoria”».
A parte che non mi ritengo così “seguita” da far sì che le mie parole vengano usate contro “la categoria”, il punto per me è un altro. Qualsiasi conquista di diritti, nella storia, passa attraverso una realtà vera di movimento e non attraverso rappresentazioni fantasiose, proiezioni dei propri desiderata.
E’ bene dire la verità sulla realtà trans italiana. Una realtà pessima come pessimo è quasi tutto, oggi, in Italia. Siamo diventati un popolo razzista, intollerante, abbuffino, senza ideali.
Chi li ha gli ideali, non è più rappresentativo. Capita a Crisalide come è capitato ai sognatori di “uguaglianza e fraternità” di Rifondazione Comunista e come capiterà anche ai sognatori di una destra rinnovata (penso a “Casa Pound”, se ne ricordo la dizione esatta). Siamo un popolo forcaiolo che però si commuove tanto se si raccontano storie strappalacrime. Diritti niente, ma solo gentili concessioni che portano, magari, Luxuria a vincere “L’Isola dei Famosi” o poche altre “transfortunate” a godere di un certo appeal mediatico.
Non potrei “andarmene” senza avere dichiarato prima il “bluff”.
Non perché voglia far del male alla “categoria”… questa il male se lo fa già da sola inseguendo il nulla, semmai per lanciare il mio ultimo “allarme”.
Se non si impara a “muovere il culo” diversamente da come si fa in discoteca, se non si impara a studiare, pensare, elaborare, leggere e poi, solo poi, lottare, beh, se le cose poi andranno male, ci sarà solo da fare un enorme e collettivo “mea culpa” perché si perderà, senza lottare, senza verificare se ci poteva essere una chance, un futuro diverso e migliore.
Tutte cose che non mi toccheranno gran che personalmente dato che lo status di persona con handicap è infinitamente più pressante, nella vita reale, di quello di transgender.
Già è noto cosa io pensi di chi oggi rappresenta il movimento trans in Italia. Mi basta aggiungere che tutte, ma proprio tutte, le persone perbene e soprattutto capaci, si sono ritirate a vita privata, alcune sconsolate, altre depresse, altre con un «andate a dar via il culo» represso per anni passati ad ascoltare pretese senza mettere mai in campo un millimetro di impegno, di assunzione di responsabilità.
Quel che fa rabbia è che questa non è la realtà transgender, ma quella italiana.
Basterebbe varcare il confine per accorgersi che di “Mirella Izzo” non ce ne è una sola, che non è né “mitica”, né “pazza”, ma che sarebbe una fra tante che provano ad usare cuore e cervello (maschile o femminile che sia… se non lo si usa, non si nota la differenza).
Di libri sul translesbismo e transfemminismo o riguardanti le riflessioni di trans FtM rispetto ad un modello maschile non maschilista, è pieno il mondo. Non in lingua italiana però.
Perché non ne vengono scritti e neppure vengono tradotti i tanti provenienti da paesi civili, senza scomodare le fatiche di pochissime/i italiane/i appartenenti a questa Repubblica delle Banane.
Non avrei finito ma sono stanca e poi «non si scrive così tanto su internet… dovresti fare un riassunto».
Beh, io alle elementari odiavo i riassunti, ma se qualcun* si vuole dilettare, che ci provi .
IMPORTANTE PRECISAZIONE: i nomi delle persone transgender che ho fatto, come esempio di bontà intellettuale (e non solo), non implicano alcuna condivisione – da parte loro – del mio pensiero, passato ed attuale, né l’appartenenza a Crisalide AzioneTrans. Sono nomi che io ho fatto per la stima che porto verso di loro e che non necessariamente è ricambiata, salvo – credo di poterlo dire – il caso di Davide e Matteo.

Mirella Izzo

PS: non so cosa rispondere a questa Azienda che vuol fare pubblicità sul sito di un’associazione abbandonata…